DAL MEDITERRANEO IRROMPE IL SILENZIO

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Gentile Direttore, ogni notte ci sono i sommersi e i salvati nel Sud del Mare Nostrum. Molti naufragi non vengono più riportati in prima pagina e anche nei siti web: pochi le vanno a leggere. Non portano pubblicità. Ci siamo assuefatti. Forse se ci facessero vedere la foto di un Alan, un poco ancora ci commuoverebbe. C’è una vasta cappa di silenzio fatta di Sos non raccolti o raccolti troppo tardi, di mezzi insufficienti, di minacciate stratosferiche sanzioni ai trasgressori del Decreto (in)Sicurezza di turno. Sgomenta voltare le spalle ai miserabili. E’ qualcosa che non fa parte nel Dna del nostro Paese. Almeno, fino a poco tempo fa. Se non si vuole guardarli in faccia, specie i bambini, almeno li si salvi davvero dal mare. Quante piccole imbarcazioni finiscono nei buchi della rete smantellata dei soccorsi? Non ne sapremo mai nulla. O forse è proprio il silenzio ciò che non pochi ormai, da noi come in Europa vorrebbero? Un opaco silenzio su media affollati di toto nomine di ministri, di previsioni di Borsa e anche di sciocchezze. Chi è nato dopo la guerra, come lo scrivente, ha sentito dai genitori l’ansia per la democrazia, le speranze di rinascita, i ricordi del conflitto, fatica a riconoscere questo Paese. Credo che esista però un’ Italia diversa, che non grida “prima gli italiani” per dispetto a qualcun altro. Che sa, come ha detto papa Francesco, che davanti a Dio non ci sono stranieri. E non occorre essere cristiani per ricordarselo. Basta essere uomini e donne.

 Cordialità
Paolo Pagliani

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MIHAJLOVIC: UN GRANDE UOMO

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Caro direttore, erano circa un migliaio le persone che hanno partecipato al pellegrinaggio da BO alla Madonna di San Luca pregando che la malattia di Sinisa venga debellata. Quando l’allenatore del Bologna ha detto, in una drammatica conferenza stampa, di avere la leucemia, tutti hanno avvertito una scossa come se quel male si fosse impadronito di una parte di loro. Ci vuole coraggio a mettere in piazza le proprie cose.
Specie se dolorose. Lui non ha nascosto emozione e lacrime. Ha mostrato la debolezza ma pure la forza di non arrendersi, di aggredire il male e vincerlo, così come insegna a fare in campo ai suoi giocatori. Sinisa sta giocando un’altra partita con grande dignità, affermando il legame con la vita, con la sua famiglia, i collaboratori e con tutti coloro che gli vogliono bene. Lo ha detto lui stesso con parole piene e dense, dritte ed esplosive come erano i suoi calci di punizione. Ha salvato il Bologna dalla retrocessione entrando nel cuore dei tifosi, ora deve salvare se stesso. Un’altra impresa ancor più importante. Difficile farcela da soli, c’è  bisogno di medicina, forza di volontà ma anche di tanto altro. E di tanti altri. Cercando facce amiche a cui chiedere aiuto e non pacche sulle spalle. E’ anche questo a sconvolgere e suscitare non solo commozione ma compartecipazione verso chi è messo alla prova. In tal moto umano cadono muri e si generano solidarietà e, persino, fraternità. Si abbraccia anche la speranza di una nuova vita.

Cordialità
Paolo Pagliani

IL PROGETTO DEL RICCO EPULONE

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Gentile direttore, molti buoni cattolici (anche quelli praticanti) sono d’accordo con il Papa sostenendo che fa bene a insistere sulla necessità di creare ponti e aprire porti. Ma nella situazione concreta attuale, troppi, considerano più opportuna e realistica la proposta leghista, che vuole i “porti chiusi” perché l’Italia non può ospitare tutti gli immigrati che sbarcano sulle sue coste. E’ questione – dicono – di buon senso. Il cuore può essere grande ma le braccia non possono accoglierne così tanti.. Non si è capita una verità semplicissima. Non si parla delle barche di migranti (o naufraghi) ma dal principio universale e realissimo della destinazione a tutti dei beni della terra, per evitare che ci sia chi sguazza nell’opulenza e chi muore di fame. Spetta all’intelligenza e al cuore dei responsabili della cosa pubblica inventare i modi adatti, che non sono certamente quelli del ricco Epulone che chiude le porte a Lazzaro. Se c’è è da far voce grossa e mostrare i muscoli non è con i deboli che non hanno voce, ma con i potenti che rifiutano di collaborare, evitando di disertare le riunioni organizzate dalle nazioni europee per discutere il problema. Risulta abile la riflessione sul detto “prima gli italiani” che unisce dividendo. Se è logico questo egoistico principio, che è stato consigliato da un Ministro all’arcivescovo di Torino, è altrettanto logico il principio: in Emilia prima gli emiliani; e a Reggio Emilia prima i reggiani; e a Gavassa prima i gavassesi; e tra le famiglie gavassesi quelle della mia famiglia; e nella mia famiglia, prima il mio io. Così non esiste nessuna comunità ma tanti piccoli io che guardano con sospetto tutti gli altri, perché possono restringere lo spazio vitale del proprio io che si allarga sempre di più. Era il progetto del ricco Epulone e non proprio di Qualcuno lassù.

Cordialità
Paolo Pagliani

PUBB LUGLIO[4898]

I VERI PROBLEMI SONO ALTRI

igienista2Con tutti i seri problemi che abbiamo dall’aumento delle tasse, della povertà, dall’evasione fiscale, dal debito che cresce ogni giorno, dal lavoro e ..altro, non Le sembra che la vicenda di 42 disperati, possa occupare le prime pagine di stampa, per non parlare di Tv. Non credo, come tanti, di essere completamente rimbecillito come ci vogliono far credere.

Cordialità
Paolo Pagliani

NONNI, UNA PRESENZA DOLCE E COSTANTE

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Gentile direttore, in un concorso “Io e i nonni” migliaia di ragazzi, dalle elementari al liceo, da tutta Italia, hanno raccontato i loro nonni. Un singolare spaccato del Paese ne emerge: un’Italia di affetti forti, in cui magari, come spesso succede, i genitori sono divisi, ma la casa dei nonni resta un approdo fermo e sicuro. Una porta sempre aperta, una tavola apparecchiata con cura, cose buone da mangiare. Soprattutto qualcuno che ha tempo e voglia di starti ad ascoltare. Un’Italia in cui già le etnie più diverse si intrecciano e magari, come racconta una bambina, una nonna è polacca e un nonno indiano: eppure quando arrivano i figli dei propri figli lo schema tradizionale sembra ricomporsi, non poi tanto diverso da quello delle nostre città e campagne. La domenica si va dai nonni. Tutte le nonne, pare, sono bravissime a cucinare. Tutti i nonni, sembra, sanno riparare i giocattoli rotti. Un momento di pace, di dolce rallentamento del tempo, alla fine della settimana. Un regalo, una mancia, un cinema e poi quelle meravigliose crostate, danno l’ idea di una generosità gratuita, abbondante, di mura solide  fra le quali riparare. Nonni e bisnonni, perché i più piccoli li hanno ancora. Un rapporto comunque forte e fecondo. Si meravigliano gli adolescenti del 2019, che i nonni siano rimasti assieme per tutta la vita. Eppure questo li colpisce, come si sentissero dire: volersi bene per sempre è possibile. I nonni, poi, sono i primi volti che vengono a mancare nella vita di un bambino. Il primo schiaffo della morte, la porta che era sempre aperta ora serrata. Ma, anche, la prima occasione di pensare a cosa ci attende e a cosa resta delle persone care.

Cordialità
Paolo Pagliani

 CANNABIS LIBERA?  NO

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Il dibattito sulla cannabis si infiamma sempre più ma le conclusioni dovrebbero essere chiare. Ci facciamo aiutare dall’Ordine dei medici di quattro stati americani, New York, New Jersey, Connecticut e Delaware che alla fine di Marzo hanno detto: “Siamo contrari alla legalizzazione dell’uso ricreativo della marijuana. Siamo molto preoccupati dalla mancanza di prove scientifiche a sostegno del consumo creativo di marijuana da parte di giovani e adulti. Soprattutto, non è stato dimostrato che la marijuana sia sicura. Bisogna considerare i potenziali effetti che avrà la legalizzazione sul consumo in generale e sui danni che provocherà. Incidenti stradali, creazione o peggioramento di gravi malattie mentali e impatto negativo sullo sviluppo cognitivo. Bisogna considerare le statistiche raccolte in altri stati dove c’è stato un aumento nel consumo della droga da parte dei giovani e negli incidenti stradali Gli stati che si affrettano a legalizzare la marijuana ignorano come le corporazioni guidate dal profitto, abbiano spinto generazioni di americani a fumare sigarette e fare uso di oppioidi uccidendo milioni di persone e drenando risorse pubbliche. Già dieci stati hanno legalizzato l’uso creativo della marijuana. E’ ora di finirla qui”. Ora ci sono anche i dolcetti alla marijuana. Si è visto che fanno ancor più male della cannabis inalata perché si accumula pian piano. Non inganniamo i giovani, i genitori ci ringrazieranno.

Cordialità
Paolo Pagliani

LA TRAGEDIA DI IVREA

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Gentile direttore, il commerciante di Ivrea che ha sparato ad un giovane, (29 anni), ladro uccidendolo, ora si è pentito sentendo gravare su di sé quanto è accaduto l’altra notte.
Credo che tutto ciò sia il frutto di questa ondata di pensiero che si è diffusa; in pratica un pensiero contro umanitario. Vuol dire come sparare e freddare se qualcuno viene contro di me: ho il diritto di uccidere. E’ l’ondata di tempi nuovi che stiamo vivendo e la nuova legge autorizza tutto questo: anti umanesimo pieno. Questo ci porta a perdere di vista i valori diventando persone che ragionano: <<prima di ogni altra persona ci sono io e gli altri non sono niente>>. Questo tema si adatta anche alla questione dei migranti considerati meno degli esseri umani, lasciandoli morire nei campi di concentramento libici, senza troppi rimorsi e senza troppe domande. Occorre recuperare, a mio avviso, quel senso di solidarietà che ci apparteneva. Tornando alla vicenda del tabaccaio piemontese ora pentito, ha capito che ha compiuto un gesto contro l’umanità, frutto di questo di questo tempo che si è propalato nel nostro Paese. E che non smette di instillarsi.

Cordialità
Paolo Pagliani