LIBERTÀ E RESPONSABILITÀ

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Gentile direttore, quando si arriva al porto di New York, i passeggeri incontrano la statua della Libertà; sarebbe meraviglioso poter edificare sulla sponda dell’ oceano Pacifico la statua della Responsabilità. A proporla è un medico austriaco vissuto a lungo negli Stati Uniti. La libertà è la base per il riconoscimento della dignità e delle capacità delle persone. Ma, se è lasciata da sola, può sconfinare presto nell’ egoismo e nella prevaricazione. Ecco, allora, la necessità di esaltare l’ altra componente umana, altrettanto decisiva, la responsabilità. Essa nasce dalla coscienza, si nutre della morale ed è pronta a imporsi limiti e obblighi. Se la libertà è il territorio in cui ci muoviamo, la responsabilità è il tracciato delle strade e, se si vuole, anche il perimetro o confine. La responsabilità è la consapevolezza del proprio limite e dei doveri che si hanno nei confronti del bene comune. L’ educazione dovrebbe condurre a quel senso di responsabilità che tanto spesso registriamo assente dai comportamenti di tutti, giovani e adulti.

Cordialità
Paolo Pagliani

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DIFFIDARE DELLA PIETÀ

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Gentile direttore, troppo spesso si sente parlare di pietà, un sentimento ambiguo come sottolinea uno scrittore cattolico francese (G. Bernanos) quando afferma che: <<diffido della pietà. Esalta in me sentimenti piuttosto vili, un prurito di tutte le piaghe dell’anima>>. C’è infatti una pietà che nasce da viltà e sconfina nel disprezzo. E’ quell’atteggiamento apparentemente compassionevole nei confronti del più debole ma che sottilmente nasconde in sé un’arroganza o l’intimo compiacimento di non essere in quello stesso stato miserando. Altra considerazione è che troppo spesso ci imbattiamo in persone spietate. In questi casi la loro arroganza è esplicita, la loro crudeltà non si premura di velarsi, la loro indifferenza non cerca alibi ma si ostenta in tutta la sua brutalità. C’è pure un’altra forma, meno appariscente di essere senza pietà ed è quella espressa dall’aggettivo “impietoso”. Esso può adattarsi a chi si fa indifferente di fronte alla sofferenza e alla necessità altrui. Il suo comportamento è egoistico come quello del sacerdote e del levita nella parabola del Buon Samaritano: essi <<passano oltre dall’altra parte>> della strada ove è accasciato a terra chi avrebbe bisogno di quella pietà che è umanità, solidarietà e autentica compassione. La vera pietà è, di fatto, sinonimo di amore.

Cordialità
Paolo Pagliani

SIAMO INDIFFERENTI

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Gentile direttore, leggevo un articolo sulla cultura contemporanea e ho trovato una citazione perfetta, a mio avviso, sulla indifferenza: <<Il peggior peccato verso i nostri simili non è odiarli, ma essere indifferenti >>. Certo anche l’odio è un grave peccato ma forse ha ragione l’autore nel ritenere ancor più inquietante e malvagia l’indifferenza. Eppure è a questo stile di vita e di comportamento a cui ci stiamo assuefacendo. Sappiamo certamente di più sulla miseria del mondo, abbiamo occasioni per confrontarci con gli altri, differenti da noi, ma il risultato non è quello né della premura né del rigetto, bensì quello dell’insensibilità. Si è sempre più distaccati, impassibili, apatici di fronte al mondo che bussa alle porte della nostra casa ben protetta e isolata. E’ il cosiddetto “menefreghismo”, vessillo del nostro tempo. E’ necessaria una sorta di elettroshock della coscienza, che dobbiamo più spesso scuotere e interpellare, svegliandola da un letargo che è fatto di noncuranza e grigiore.

Cordialità
Paolo Pagliani

LETTURA SERIA E RESPONSABILE

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Gentile direttore, ogni giorno vengono sfornate notizie che invadono le nostre case attraverso radio, tv, stampa, internet e altri mezzi di comunicazione. Sono cronache di fatti locali, nazionali e mondiali, una descrizione di fenomeni variamente interpretati. Più raramente vengono proposti argomenti capaci di provocare una serena e attenta considerazione della vita quotidiana di singole persone, di movimenti, di scelte capaci di suscitare partecipazione e responsabilità conseguente negli ascoltatori o lettori. La comunicazione è oggi diventata fondamentale per formare una mentalità, una cultura e condizionare in bene o in male la vita delle persone e dei popoli. Il tutto può essere a disposizione di poteri forti economici e politici, capaci di indirizzare anche le scelte societarie. Si parla troppo spesso del “dar contro”, delle cattive notizie al limite dell’insulto mentre quelle buone poche volte trovano posto. In questi tempi di terrorismo, solo sporadicamente si è lodato il nostro servizio segreto. Gli attuali 007 credo che abbiano fatto un ottimo lavoro di intelligence prevenendo possibili azioni criminali avvenute recentemente invece in diverse metropoli europee. Roma per questi stragisti sarebbe il massimo ma senza dubbio è molto più difficile che altrove, mettere in pratica, da noi, folli propositi omicidi. In questo oceano della comunicazione c’è chi si distingue per serietà professionale e di intenti dove gli avvenimenti sociali ed eventi naturali sono presentati e documentati con impegno, per portare i lettori a non soffermarsi alla superficie delle notizie, ma ad approfondire le cause anche remote dei vari fenomeni e formularne valutazioni serie e responsabili.

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Paolo Pagliani

LA POVERTÀ NON VA IN FERIE

poverta-italiaGentile direttore, l’equilibrista cammina sul filo. Rischia continuamente di cadere. Condizione precaria si direbbe. Può solo sperare, nel caso di un colpo di vento o di un piede mal posto, che sotto ci sia una rete, preparata per abbracciarlo prima della rovinosa caduta. Pronta a salvargli la vita. A concedergli una nuova occasione, a dare speranza. Sono centinaia le famiglie che camminano sopra questo filo, a cavallo tra la povertà e la disperazione. La crisi che ha colpito padri e madri che hanno perso il lavoro, stranieri arrivati in Italia con il cuore pieno di sogni, anziani soli con una pensione che non concede la giusta dignità. Sono alcuni esempi delle migliaia di persone che ogni anno, prima di toccare il fondo, vengono assistite dalla solidarietà (Caritas in primis). La nostra situazione rispecchia quasi quella nazionale, molti (troppi) vivono al disotto della soglia di povertà; i flussi migratori non aiutano ma l’ordine di grandezza non cambia. La differenza è fatta dall’enorme numero di famiglie attualmente in difficoltà, persone che fino a dieci -cinque anni orsono avevano una vita normale e serena. Occorre ringraziare chi lavora ogni giorno dietro le quinte per porre un argine al dilagare di una piaga che la crisi economica ha contribuito ad accentuare (pasti, dormitori, spese per utenze, per sfratti e per la salute). <<E’ solo una goccia nel mare>> ribadiscono tutti. Ma arriva dove spesso i nostri occhi occupati non si degnano di posare lo sguardo. Buon ferragosto.

Cordialità
Paolo Pagliani

SFORZIAMOCI DI VEDERE CIò CHE VA BENE

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Gentile direttore, tutti ci lamentiamo di qualche cosa che non va in Italia, i treni sono sporchi e sempre in ritardo, i politici sono tutti corrotti, ci nascondono la verità, la sanità pubblica non funziona… Ma perché non iniziamo a vedere la parte positiva delle cose e non le condividiamo? I treni regionali non sono pulitissimi ma molto economici e spesso in orario. Cerchiamo di denunciare gli onorevoli corrotti, ma per coloro che non lo sono riconosciamolo. La Sanità pubblica fa ottime cose, (specie da noi), salva molte persone: diciamolo. Il volontariato è una struttura portante ed in una comunità occorre educarsi a fare memoria di ciò che è buono, di ciò su cui siamo fondati, di ciò in cui crediamo e speriamo. Senza questa tensione a un bene comune un Paese non va da nessuna parte. Si arena nelle sue carenze, nei suoi difetti, nei suoi pubblici e privati peccati. Si intristisce e si ferma. Bisogna coltivare il bene comune come un giardino prezioso. Esserne consapevoli, sottolineare tutto ciò che è buono, tutto ciò che funziona. Bisognerebbe ricominciare da un quotidiano esercizio di gratitudine: grazie a coloro perché i treni vanno, l’autobus è puntuale, la scuola dei bambini è pulita. Proviamo a pensarci: ogni mattina trovare una ragione per dire grazie, nelle nostre città. La gratitudine fa bene all’ anima, tanto quanto l’indignazione amareggia.
Cordialità
Paolo Pagliani

LA SOLIDARIETÀ NON VA IN FERIE

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Poche sere fa si è concluso il 16° Torneo di calcio della Bernolda, frazione di Novellara dove esiste un campetto di fianco alla Chiesa che annualmente ospita squadre di ragazzi ed un pubblico partecipante. Sono presenti otto squadre divise in due gironi che si affrontano sino a raggiungere secondo i risultai, le semifinali e la finalissima. Questa apprezzata minuscola competizione è stata ideata a suo tempo dal parroco Don Nino Ghisi e promossa negli anni da giovani volontari con lo scopo benefico di aiutare la missione di un coetaneo e compagno di scuola di Don Nino: il missionario Padre Giancarlo Pacchin (per gli amici Padre Gianchi), che cerca in ogni modo di aiutare bambini brasiliani e abitanti di baraccopoli, nella favelas di Jandira vicino a San Paolo. Durante le serate del torneo sponsorizzato da ditte e negozi locali, si è potuto approfittare anche di un punto di ristoro allestito dai ragazzi volontari, chiamato simpaticamente Bar Nolda dove si potevano gustare piadine, salsicce e gelati a prezzi contenuti preparati da due adulti di sostegno. Il ricavato dell’intera manifestazione negli anni passati era consegnato al Padre missionario che ha potuto costruire un asilo che accoglie ottocento bambini togliendoli dalla strada, istruendoli e …altro.; quest’anno si è pensato di destinare una certa cifra all’acquisto di materiale didattico per gli Asili delle scuole di Novellara. Le partite molto combattute e come sempre discusse con arbitri di turno (ben 4 di cui due ex), ha visto prevalere diversamente da altri anni una delle squadre di più “anziani” (35-40 anni), che nei due tempi di 25 minuti hanno fatto il pieno di vittorie “ruotandosi” a vicenda (I Cocchi Parrucchieri). Alla serata finale erano presenti autorità comunali (Assessore Sign. Battini), il parroco Don Carlo Fantini, Don Nino ora a Campagnola che hanno distribuito premi a tutte le squadre, in ordine di classifica, al miglior cannoniere (Ciroldi), portiere (Ferrari) e giocatore (F.Bocedi) gentilmente forniti da società alimentari o altri imprenditori novellaresi. Particolare toccante è stato il momento quando si è ascoltato tramite la registrazione whatsapp, un breve discorso di Padre Gianchi dal Brasile che ringraziava ripetutamente l’intera comunità dicendo pure che parte delle risorse pervenutegli sono servite ora per portare vestiti e coperte nelle baraccopoli perché in questo periodo si verificano notevoli sbalzi termici specie di notte. Tutto è finito in allegria con un buffet di pizza, salami, meloni e angurie innaffiate da aranciate e bevande analcoliche. Una splendida serata a favore della solidarietà. L’augurio è sempre quello di riuscire ad organizzare l’iniziativa benefica anche nell’anno a venire.
Cordialità
Paolo Pagliani