LA POVERTÀ NON VA IN FERIE

poverta-italiaGentile direttore, l’equilibrista cammina sul filo. Rischia continuamente di cadere. Condizione precaria si direbbe. Può solo sperare, nel caso di un colpo di vento o di un piede mal posto, che sotto ci sia una rete, preparata per abbracciarlo prima della rovinosa caduta. Pronta a salvargli la vita. A concedergli una nuova occasione, a dare speranza. Sono centinaia le famiglie che camminano sopra questo filo, a cavallo tra la povertà e la disperazione. La crisi che ha colpito padri e madri che hanno perso il lavoro, stranieri arrivati in Italia con il cuore pieno di sogni, anziani soli con una pensione che non concede la giusta dignità. Sono alcuni esempi delle migliaia di persone che ogni anno, prima di toccare il fondo, vengono assistite dalla solidarietà (Caritas in primis). La nostra situazione rispecchia quasi quella nazionale, molti (troppi) vivono al disotto della soglia di povertà; i flussi migratori non aiutano ma l’ordine di grandezza non cambia. La differenza è fatta dall’enorme numero di famiglie attualmente in difficoltà, persone che fino a dieci -cinque anni orsono avevano una vita normale e serena. Occorre ringraziare chi lavora ogni giorno dietro le quinte per porre un argine al dilagare di una piaga che la crisi economica ha contribuito ad accentuare (pasti, dormitori, spese per utenze, per sfratti e per la salute). <<E’ solo una goccia nel mare>> ribadiscono tutti. Ma arriva dove spesso i nostri occhi occupati non si degnano di posare lo sguardo. Buon ferragosto.

Cordialità
Paolo Pagliani

Annunci

SFORZIAMOCI DI VEDERE CIò CHE VA BENE

bicchiere-blog
Gentile direttore, tutti ci lamentiamo di qualche cosa che non va in Italia, i treni sono sporchi e sempre in ritardo, i politici sono tutti corrotti, ci nascondono la verità, la sanità pubblica non funziona… Ma perché non iniziamo a vedere la parte positiva delle cose e non le condividiamo? I treni regionali non sono pulitissimi ma molto economici e spesso in orario. Cerchiamo di denunciare gli onorevoli corrotti, ma per coloro che non lo sono riconosciamolo. La Sanità pubblica fa ottime cose, (specie da noi), salva molte persone: diciamolo. Il volontariato è una struttura portante ed in una comunità occorre educarsi a fare memoria di ciò che è buono, di ciò su cui siamo fondati, di ciò in cui crediamo e speriamo. Senza questa tensione a un bene comune un Paese non va da nessuna parte. Si arena nelle sue carenze, nei suoi difetti, nei suoi pubblici e privati peccati. Si intristisce e si ferma. Bisogna coltivare il bene comune come un giardino prezioso. Esserne consapevoli, sottolineare tutto ciò che è buono, tutto ciò che funziona. Bisognerebbe ricominciare da un quotidiano esercizio di gratitudine: grazie a coloro perché i treni vanno, l’autobus è puntuale, la scuola dei bambini è pulita. Proviamo a pensarci: ogni mattina trovare una ragione per dire grazie, nelle nostre città. La gratitudine fa bene all’ anima, tanto quanto l’indignazione amareggia.
Cordialità
Paolo Pagliani

LA SOLIDARIETÀ NON VA IN FERIE

bernolda-035-medium
Poche sere fa si è concluso il 16° Torneo di calcio della Bernolda, frazione di Novellara dove esiste un campetto di fianco alla Chiesa che annualmente ospita squadre di ragazzi ed un pubblico partecipante. Sono presenti otto squadre divise in due gironi che si affrontano sino a raggiungere secondo i risultai, le semifinali e la finalissima. Questa apprezzata minuscola competizione è stata ideata a suo tempo dal parroco Don Nino Ghisi e promossa negli anni da giovani volontari con lo scopo benefico di aiutare la missione di un coetaneo e compagno di scuola di Don Nino: il missionario Padre Giancarlo Pacchin (per gli amici Padre Gianchi), che cerca in ogni modo di aiutare bambini brasiliani e abitanti di baraccopoli, nella favelas di Jandira vicino a San Paolo. Durante le serate del torneo sponsorizzato da ditte e negozi locali, si è potuto approfittare anche di un punto di ristoro allestito dai ragazzi volontari, chiamato simpaticamente Bar Nolda dove si potevano gustare piadine, salsicce e gelati a prezzi contenuti preparati da due adulti di sostegno. Il ricavato dell’intera manifestazione negli anni passati era consegnato al Padre missionario che ha potuto costruire un asilo che accoglie ottocento bambini togliendoli dalla strada, istruendoli e …altro.; quest’anno si è pensato di destinare una certa cifra all’acquisto di materiale didattico per gli Asili delle scuole di Novellara. Le partite molto combattute e come sempre discusse con arbitri di turno (ben 4 di cui due ex), ha visto prevalere diversamente da altri anni una delle squadre di più “anziani” (35-40 anni), che nei due tempi di 25 minuti hanno fatto il pieno di vittorie “ruotandosi” a vicenda (I Cocchi Parrucchieri). Alla serata finale erano presenti autorità comunali (Assessore Sign. Battini), il parroco Don Carlo Fantini, Don Nino ora a Campagnola che hanno distribuito premi a tutte le squadre, in ordine di classifica, al miglior cannoniere (Ciroldi), portiere (Ferrari) e giocatore (F.Bocedi) gentilmente forniti da società alimentari o altri imprenditori novellaresi. Particolare toccante è stato il momento quando si è ascoltato tramite la registrazione whatsapp, un breve discorso di Padre Gianchi dal Brasile che ringraziava ripetutamente l’intera comunità dicendo pure che parte delle risorse pervenutegli sono servite ora per portare vestiti e coperte nelle baraccopoli perché in questo periodo si verificano notevoli sbalzi termici specie di notte. Tutto è finito in allegria con un buffet di pizza, salami, meloni e angurie innaffiate da aranciate e bevande analcoliche. Una splendida serata a favore della solidarietà. L’augurio è sempre quello di riuscire ad organizzare l’iniziativa benefica anche nell’anno a venire.
Cordialità
Paolo Pagliani

PORNO E SMARTPHONE

Child using an Iphone, France
Gentile direttore, si potrebbe affermare che la nostra è una società pornografica, che vende la persona per il piacere: dalla donna che troneggia gigantesca nei cartelloni pubblicitari, vestita solo di un intimo che è tutto meno che “intimo”, alla cantante che fa concerti solo se svestita e mimante scene di sesso. Un cultura che mentre fa indigestione di sesso “impossibile”, perché è tale quello pornografico, causa patologie e dipendenze che rendono “disordinata” l’intimità coniugale e la tenerezza dell’amore. Trovo che la questione smartphone educativamente stupida, per non dire dannosissima, sia quella di regalare tale aggeggio a ragazzi e bambini (anche in caso di prime comunioni). Prima abbiamo dato i cellulari ai ragazzi e poi ai bimbi perché servivano da “guinzaglio”: li abbiamo pensati come un “collare elettronico” capace di placare l’ansia di sapere il figlio non immediatamente a portata di sguardo. La mania del controllo forse più dell’educazione credo sia più responsabile. Adesso siamo molto oltre: con le nuove tecnologie stiamo dando in mano a un bambino/a una Ferrari con l’invito a salirci dentro e guidarla. Uno strumento del quale viene fatto l’uso che la maturità personale consente. E non facciamoci illusioni circa il controllo, pur con tutti i filtri che vogliamo, infarcite di frequenti incursioni, il bimbo-ragazzo farà esattamente ciò che il suo cervello di sette, otto, dieci anni, gli dirà di fare e si destreggerà assai meglio degli adulti nei meandri del web alla ricerca di ciò che più lo attirerà. E purtroppo è certo che molte madri e padri hanno in qualche misura, affrontato il mondo del porno in modo ordinario che si ripete in ogni angolo del mondo occidentale (le statistiche sono implacabili).
Cordialità
Paolo Pagliani

PAROLE VUOTE SUL WEB

bakunin_fondo-magazineGentile direttore, la sempre crescente diffusione e l’uso smodato sei social network ci hanno ormai abituato alla frenesia di comunicare la propria opinione su qualsiasi argomento, da cui pochi sembrano immuni. Pur di dire qualcosa e pur di dirlo con la massima urgenza, gli internauti popolano la rete con dichiarazioni spesso sgrammaticate, mancanti ovvero ridondanti di punteggiatura e di maiuscole, che a loro volta possono generare sequele di commenti altrettanto frettolosi e scomposti, accompagnati da faccine che sintetizzano ancor più velocemente gli stati d’ animo. Se c’è un naufragio di migranti spesso non manca quello che dice: <<Lasciateli andare a fondo>>.
E così via. Gli interventi pacati, meditati, articolati, non sono molti. E’ come un muro il social network, su cui incidere i propri graffiti. D’ istinto: ciò che sale, anche dalle viscere. Forse la ragione sta nell’ avere ormai sempre in mano uno smartphone e dei momenti vuoti? Senza firmare con nome e cognome, senza essere, almeno in molti casi, identificabili. Perché di persona, certe cose non si oserebbe dirle, sentendosi responsabili di ciò che si dice. E soprattutto si guarda l’altro negli occhi, e i suoi occhi ci guardano. E forse, al di là degli insulti, è proprio questa vaghezza, questa collettiva irresponsabilità che fa, a volte, dei commenti sui social un vento di parole vuote.
Cordialità
Paolo Pagliani
37

Info 3333460860

NON ALIMENTIAMO LA MACCHINA DELL’ ODIO

odio_by_proyectocabra-d68nmfuGentile direttore, sono tempi davvero bui, quelli in cui un libero cittadino viene “arrestato” o preso a sassate da un gruppo di sconosciuti mentre cammina per la strada.
Se poi la persona in questione è un ex deputato ora consigliere a To (O. Napoli) e una onorevole della Repubblica (D. Santanchè), i brividi lungo la schiena di qualsiasi italiano di buon senso dovrebbero aumentare. Perché vuol dire che la macchina dell’odio alimentata con palate di populismo, demagogia, ignoranza e paura sta macinando strada e incontra sempre meno ostacoli. E non si parli di goliardia o di provocazione, per favore. E’ stato necessario l’intervento della Forza pubblica in soccorso dei malcapitati.
Ma dove si vuole arrivare con i forconi, “vaffa” e “li scoveremo casa per casa”? Questa è una china terribile potenzialmente senza ritorno. Lo insegna la storia: subito dopo ci sono i manganelli e l’olio di ricino. Poi il mitra. Ci pensi bene chi non lascia mai senza carburante la macchina dell’odio, perché un giorno potrebbe finire anche lui sotto le ruote.
Paolo Pagliani
Portico_alien

SELFIE E SORRISI

donna-che-fa-selfie-con-i-pollici-su-firenze-51834773Gentile direttore, avendo la comodità dell’alta velocità a RE, pochi giorni fa in compagnia di amici siamo stati a Firenze per farla anche conoscere a uno di noi che non c’era mai stato. Nella stupenda città che da sempre mi attrae, trovo sempre diversità; ad esempio una volta si fotografava maggiormente ricordando le comitive giapponesi mentre oggi nei selfie tutti sorridono, fotografandosi da soli continuamente, quasi ossessivamente pure con smorfie. In Piazza della Signoria una scolaresca era totalmente impegnata a fare scatti ai compagni e quasi indifferente a quello straordinario spazio. Una inconsapevole idolatria di sè, della propria immagine, sempre esibita con lo stesso sorriso di ordinanza. Certamente il sorriso, questo atto tipico dell’uomo perché – come diceva un poeta spagnolo del Cinquecento – <<solamente l’uomo ride e nessun altro animale>> – può aprire uno squarcio di serenità e di simpatia in un mondo cupo e scontroso. Adesso però non fotografiamo nemmeno il David di Michelangelo ma noi stessi, sorriso automatico e David in secondo piano. Particolare da poco se vogliamo, eppure indicativo di una certa crescita abnorme dell’IO, marchio del tempo in cui viviamo. Diversi invece davanti all’obiettivo sono uomini e bambini di Kigali (Rwanda) che si mostrano con i loro bianchissimi denti con un sorriso bellissimo. Hanno sorrisi veri, genuini, occhi splendenti i bambini che giocano fra baracche e periferie, e che si meravigliano davanti ad uno smartphone, perché, loro, nessuno li fotografa mai. Oggi noi siamo infestati da sorrisi; ma che durata hanno e tante volte che valore hanno? Forse dovremmo imparare a riappropriarci del vero senso del sorriso.
Cordialità Paolo Pagliani
rinaldopace_13