DISCRIMINAZIONE PER BAMBINI ALLA FESTA

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Un’iniziativa sin troppo stupida per essere vera è apparsa su un quotidiano mantovano pochi giorni orsono. Si tratta di una piccola storia relativa ad un consigliere di FdI, che aveva annunciato che presso il luna-park cittadino, sarebbero state distribuite gratuitamente frittelle ai bambini. Postilla: solo ai bimbi di cittadinanza italiana in quanto si presterebbe troppa attenzione alle famiglie di extracomunitari. Chissà come si sarebbero comportati gli addetti al bancone. Avrebbero chiesto la carta di identità? Cosa avrebbero risposto a quelli che abusivamente innocentemente chiedevano una frittella? Personalmente non vorrei trovarmi dietro quel banco. Esistono “individui”, stimato direttore, che nella loro frustrazione e povertà d’animo, hanno bisogno di un capro espiatorio su cui sfogarsi; sullo straniero, il nero. Offenderlo, discriminarlo, deve dare loro un sapore di rivalsa. Prima gli italiani! Gli altri, i piccoli cinesi, africani, via. Saranno però quei bambini, fra trent’anni, gli infermieri che cureranno negli ospizi tanti di noi vecchi e soli. Bisognerebbe rallegrarsi che ripopolino le nostre periferie svuotate. Bisognerebbe trattarli come figli perché diventino generosi. Perché lo siano con noi, il giorno in cui ne avremo bisogno.

Cordialità
P
aolo Pagliani

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MANI IN TASCA AI PENSIONATI

Taschendieb

Caro direttore, recentemente i pensionati sono scesi in piazza responsabilmente, senza forme di violenza come forma di lotta  per avere risposte adeguate partendo dalla separazione della previdenza dalla assistenza come sancito da una legge del 2016. Si protesta per una società più giusta, una vera riforma fiscale che salvaguardando la progressività, abbassi le tasse a chi le paga e recuperi le risorse dalla lotta alle mafie e ai loro tesoretti scandalosi. Si chiedono soldi a chi ha lavorato una vita e percepiscono assegni superiori di tre volte il minimo: a partire cioè da 1522 euro lordi  corrispondenti a 1200 euro netti il mese. Sono persone che da anni non vedono aumenti tali da garantire la difesa del potere d’ acquisto. Vengono prelevati dai pensionati perché ci sono subito essendo la cosa più facile. Si sarebbe potuto chiederli a chi in questi anni si è arricchito con mega stipendi, operazioni di borsa, dall’ evasione fiscale, contributiva e dal mancato recupero dell’ IVA. Solo ai pensionati si domanda di contribuire tacciando di avarizia chi si lamenta dicendo che sono solo pochi soldi. Ma non è così. E’ da tempo che si chiede venga riconosciuto un meccanismo di rivalutazione rispondente ai reali bisogni. Cresce la rabbia perché al contrario si assiste a nuovi provvedimenti di <<PACE TOMBALE>>, saldi e stralci, in faccia ai pensionati che insieme ai lavoratori pagano il 90% delle tasse, prima sui salari poi sulle pensioni. Queste sono le più tartassate d’ Europa. Se questo è il cambiamento…

Cordialità
Paolo Pagliani

Farmacia Costituzione

IL DOVERE DI RESTARE UMANI

Sono forse io il responsabile di mio fratello

Caro direttore, gli slogan dell’attuale politica governativa mettono sempre al primo posto i diritti: prima gli italiani, prima i veneti… in una forma sempre e molto maschilista. Chi ricorda e parla di doveri? In una società, in una comunità che si stanno disgregando, si continua a parlare solo di diritti. Ecco allora che i tanti “no” in forma di “chiusura dei porti” ma solo per i poveri, persino allo sbarco a terra di donne e bambini, entrano nella mente delle persone tanto da far pensare ai più che non esiste ai tanti un dovere di soccorrere le persone che stanno naufragando in mare. Con il continuo richiamo ai diritti, stanno venendo meno gli obblighi di leggi umane, anche non scritte, che ci rammentano, che soccorrere il debole e dunque salvare le persone in mare, è un dovere e, come ci ricorda la Bibbia, nel racconto di Caino e Abele, sta ritornando un disimpegno umano tanto da far dire ai nuovi Caino: <<Sono forse io il responsabile di mio fratello>>? Credo che l’obbligo morale di una politica seria sia riprendere a parlare assieme ai diritti anche del principio di responsabilità, dei valori della solidarietà.

Cordialità
Paolo Pagliani

Farmacia costituzione febbraio

Ci ha lasciato Vittorio Ariosi, maestro nello scrivere, ha raccontato e divulgato la sua amatissima Novellara

Vittorio Ariosi-012Il prof. Ariosi si è speso tantissimo nei campi a Lui prediletti, vale a dire la cultura, la scuola, la storia, la pubblica amministrazione, il giornalismo. In tutti questi ambiti ha lasciato un segno forte e risoluto, com’era il suo carattere.
Parlare della personalità e della vita di Vittorio Ariosi è come svolgere un libro che narra e racconta di Novellara, della sua storia, del suo splendore acceso nei periodi gonzagheschi, perso con la fine della Contea e infine riconquistato nella stagione post guerra dei diritti alla persona; di fatto è come parlare di noi, della nostra comunità, di ciò che ci unisce, del nostro cammino comune.
Con la morte di Vittorio è venuto a mancare uno dei protagonisti della seconda metà del Novecento novellarese, e indiscutibilmente uno degli attori di queste due prime decadi del terzo millennio.
Il prof. Ariosi si è speso tantissimo nei campi a Lui prediletti, vale a dire la cultura, la scuola, la storia, la pubblica amministrazione, il giornalismo. In tutti questi ambiti ha lasciato un segno forte e risoluto, com’era il suo carattere. Un carattere sobrio e signorile, ma deciso e senza appello. A questo proposito ricordo la partecipazione ad una delegazione che rappresentava Novellara nella gemellata città Cecoslovacchia (siamo nel 1986) di Novy Jicin. Là è facile che con i brindisi si esageri un tantino. Noi peonos di turno dovevamo stare al cerimoniale che prevedeva che ad ogni piè sospinto ci fosse da alzare il bicchierino di slivovica, con le conseguenze facilmente intuibili. Ma al Prof. Ariosi, assolutamente non incline all’alcool, mai riuscirono a fargli trangugiare nulla, arrivando ad approcciarlo non solo con il rispetto dovutogli per la carica ricoperta ma anche in evidente sottomissione culturale.
Un’altra caratteristica personale, che va ricordata, si riferisce al suo non sentirsi mai arrivato, mai stanco, mai con il pensiero rivolto al passato. Vittorio non voleva sentirsi un ex. Parlando con Lui non era facile carpirgli note o episodi dei suoi straordinari e innumerevoli trascorsi. Il curriculum, sotto detti aspetti, è rimarchevole: ufficiale della marina mercantile, docente di scuola media e superiore, consigliere comunale e vicesindaco della nostra cittadina, assessore alla cultura, giornalista apprezzato per tanti anni della Gazzetta di Reggio. Ma davvero è stato un maestro nello scrivere, nel raccontare, nel divulgare la sua amatissima Novellara. I suoi libri sono tesori che dobbiamo avere nelle nostre case, perché sono dei veri e propri atti dPamore per un bene collettivo che si chiama Novellara, un paese, una cittadina piena di storia, di vicende, di tragedie, di rinascite, o meglio un grande patrimonio di sentimenti, valori e affetti.
Nato nel 1930, il periodo adolescenziale l’ha vissuto negli anni della seconda guerra mondiale, ove i disvalori e le crudeltà del conflitto e gli aneliti alla libertà, giustizia sociale e democrazia, rifioriti ed emersi, hanno temprato in Lui valori e principi che sono stati alla base del suo essere uomo delle Istituzioni, marito e padre, appassionato e diffusore della storia, uomo di scuola e di cultura. Tantissimi libri di testo scritti da Vittorio sono stati adottati in svariate scuole disseminate sul territorio nazionale.
Vari sono stati i suoi capolavori. La grande mostra organizzata nel 1987 nel corso delle celebrazioni dei 400 anni dalla morte di Lelio Orsi, uno dei grandi manieristi del sedicesimo secolo, nonché fine urbanista ed eccelso architetto, le cui straordinarie opere ammiriamo girando per Novellara o negli splendidi locali del nostro museo. Un evento, giova ricordare, davvero straordinario e di assoluto livello nazionale. Decine di migliaia di persone sono andate a visitare la mostra al Valli di Reggio, e anche quella esposta nel museo a Novellara, dedicata agli allievi del grande pittore, fu presa letteralmente d’assolto. Il modello, ora si direbbe il format, fu poi imitato dai grandi musei e gallerie nazionali che ne hanno fatto un business di grande successo.
Fu, assieme al sindaco Fabrizio Camellini, promotore del gemellaggio con il villaggio israelo-palestinese di Nevè Shalom/Waat as Salam, luogo nel quale in pace e fraternità vivono ebrei e arabi, nonché cristiani, mussulmani e cittadini di religione ebraica. La simbologia di quel gemellaggio, la testimonianza dei valori che rappresenta è stata ed è tuttora il faro che indica che la strada della convivenza è possibile, se si è armati della buona volontà, della sapienza, della speranza, e non della spada e dei miti della supremazia della razza e/o della religione.
Altro periodo di estrema fecondità della vita sociale e professionale di Vittorio fu quello del giornalismo. Vittorio Ariosi e la Gazzetta di Reggio. Una voce puntuale, precisa e seria. Tutt’altra cosa rispetto alle fake news dei giorni nostri. Novellara ne ha beneficiato a piene mani. Associazioni, Enti, singoli cittadini si rivolgevano al loro cronista per divulgare le rispettive attività, animare i lori lavori, riferire progetti e programma. Vittorio caera, eccome se ceera.
Senza retorica, ma profondamente, credo che sentiremo tanto la mancanza di Vittorio. Avvertiremo in varie occasioni leassenza degli stimoli e obiettivi che fissava e ci prefissava. Principalmente mancherà la “voce” dei novellaresi, la storia divulgata a tutti, e non solo quella per pochi, le bellissime cronache delle attività, iniziative, manifestazioni del nostro ricco tessuto sociale. Forse la cosa migliore per onorarlo sarà quella di continuare il suo lavoro, accompagnandolo con alcuni impegni ben precisi: a) dare ulteriore e continuo lustro al nostro splendido museo Gonzaga;  b) riaprire il Museo della Civiltà Contadina, ove oggetti, ricordi, memorie sono state da Lui, in primis e dal suo gruppi di fedelissimi (Giampaolo Gozzi, James Scottini, Giannetto Menozzi e altri che mi scuso di non citare puntualmente;  senza tralasciare l’immane opera di pulitura, catalogazione e amore dell’attuale e stupendo gruppo che quotidianamente lavora per la riapertura del Museo) raccolti, custoditi, indirizzati nei primi luoghi espositivi, diventando poi uno dei nostri spazi espositivi dei quali dobbiamo essere orgogliosi. Ricordiamoci che quando si parlerà di Musei a Novellara una chiara matrice e una primogenitura caè, ed è limpida e indiscutibile, e porta il nome di Vittorio Ariosi.
Altro impegno sarà quello di completare il libro da Lui iniziato e impostato sui processi di integrazione sociale, di apertura culturale, di valorizzazione degli uomini e delle donne avvenuti qui a Novellara, qui da noi, in questa piccola comunità, che uomini come Ariosi hanno reso grande nei valori, nei sentimenti, nella dimensione culturale, nella solidarietà, perciò nella storia.

Sergio Calzari

Farmacia costituzione febbraio

 

MIGRANTI: LA PIETÀ E’ MORTA

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Caro Direttore, concordo con quell’Associazione che recentemente ha denunciato che la pietà è ormai morta parlando in tema di migranti dopo l’ultima vicenda relativa a 47 profughi. Non è giusto, a mio avviso, lasciar annegare centinaia di persone solo perché non hanno i documenti in regola: non è scritto così nella coscienza degli uomini liberi. I naufraghi vanno soccorsi, non rimandati nelle mani dei loro aguzzini ma trasportati nei porti più vicini e fatti rapidamente sbarcare. Solo dopo aver compiuto il nostro dovere di esseri umani possiamo pretendere un’equa distribuzione delle persone nei Paesi europei. Sono tristissime le storie di persone che fuggono dalle loro Nazioni attraversando deserti vagando per centinaia di chilometri per arrivare in Libia dove, (i superstiti), vendono derubati, picchiati e se pagano caricati su un barcone diretto in Italia. Se vengono poi salvati da navi ONG la loro avventura non è finita perché trovano qualche politico un po’ cattivo e molto furbo che impedisce loro di sbarcare. Senza rancore, con la voce soffocata dagli sconfitti, in nome dei bambini annegati, chiedo anch’io al ministro, di non perseguitare ulteriormente questi disgraziati con quella disumana crudeltà che sarà grave elemento di giudizio nel giorno in cui dovrà render conto (non a me) delle sue parole e dei suoi atti. 

Cordialità
Paolo Pagliani

 

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Intervento di riparazione e miglioramento sismico a Fabbrico.  – SOIP srl – Via Cristoforo Colombo, 38, 42017 Novellara RE – Telefono: 0522 662591

Installati quasi tutti i cestini per la raccolta di deiezioni canine

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Al via il posizionamento dei cestini per deiezioni canine in diverse zone di Novellara. I cestini saranno senza dubbio utili a chi frequenta con un amico a quattro zampe parchi e viali, e saranno un ulteriore incentivo al rispetto del decoro urbano.

L’intervento si è focalizzato sulle aree verdi centrali di Novellara (con grande attenzione al parco Augusto) e le zone più frequentate del paese, ma non ha dimenticato le frazioni: i cestini sono stati posizionati presso l’area verde di via de Curtis a San Giovanni, presso Piazza Prati della fiera a Santa Maria e nell’area verde antistante la chiesa della Bernolda.

Ad oggi S.a.ba.r. ha installato un totale di 21 cestini; rimangono ancora nove cestini da alloggiare, la cui posizione è stata già stabilita (parliamo del Parco Primavera, del Parco Castello, di via Pavese, del parco Olimpia di via Ponchielli, del parco Poli, via Martiri della Bettola, parco Principessa, via don Minzoni e via Pertini).

 

Francesca Amadei

Giochiamo intelligente il mondo dei giochi da tavolo

Preston

Dopo avervi illustrato qualche gioco per tutti e i giochi collaborativi questo mese vi introduco nei mondo dei German Game (da wikipedia: german game, è un gioco da tavolo o di carte appartenente a un’ampia categoria di giochi sviluppatasi a partire dagli ottanta in Germania che si caratterizzano per le regole semplici, partite brei (ma però non è sempre cosi per), meccaniche di gioco astratte o comunque poco legate all’ambientazione e l’uso di materiali curati).  che non vuol dire necessariamente costruiti e pensati in Germania ma semplicemente un modo per strutturare un gioco da tavolo.
Sono nati negli appunto, anni 80’ e  negli anni si sono evoluti, trasformati e modernizzati tant’è che oggi molti giochi cosiddetti geman game hanno perso un po la caratterista migliore che è quella di giochi poveri di materiali ma estremamente strategici e complessi ma non complicati.
Il primo di cui vi voglio parlare è Carcassonne  german game classico, presentato all’inizio degli anni 2000 e vincitore di tutti i premi migliori dei giochi da tavolo, gioco cosiddetto di piazzamento tessere ed ispirato alla famosa cittadina medievale Francese di cui richiama anche la grafica della città. Lo scopo del gioco dei giocatori (da 2 a 5) tramite le tessere che si pescheranno al proprio turno si dovranno costruire villaggi, strade, monasteri e campi con cui si faranno punti per vincere la partita. Di questo gioco vengono organizzati regolarmente tornei molto partecipati anche a livello mondiale.
Poi come non presentarvi I coloni di Catan forse il gioco più venduto al mondo di questo genere.
Qui siamo nei panni di colonizzatori di un modo inesplorato dove ognuno deve costruire strade villaggi e per farlo si dovranno raccogliere, tramite il lancio di due dadi da 6, le risorse che il nuovo mondo offre, attenzione però perché in agguato ci sono dei briganti pronti a rubarvi le risorse appena raccolte, il gioco è per tre/quattro giocatori ma esistono espansioni per poter giocare fino a sei.
L’ultimo gioco del genere che voglio farvi conoscere è Clan di Caledonia un gioco che amo di più di questo genere e creato e pubblicano un paio di anni fa.
L’ambiente è la Scozia alla fine del 800’ e nei panni di uno dei clan presenti a quel tempo e che si contendevano il mercato e la produzione di vari generi alimentari e di bevande. Nella partita dovremo contenderci il territorio per produrre, appunto, carne, latte, pane, grano, formaggio, e luppolo per la produzione di whisky e una volta prodotti dovremmo essere i migliori nel soddisfare i contratti che ci vengono proposti. Il gioco non è sicuramente per neofili ma, una volta imparato i meccanismi del gioco, vi terra incollato alla sedia e al tavolo per un paio d’ore senza accorgervene.
Concludo ricordandovi gli appuntamenti con i Giochi da tavolo proposti da me e da Sara, del Sabato pomeriggio in biblioteca a Novellara, per le date vi consiglio di contattare la Biblioteca stessa o di guardare la relativa pagina Facebook della biblioteca stessa.

Uboldi Ubo Pierangelo

Kitty settembre