Panchine letterarie in memoria di Augusto Daolio

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Una decina di studentesse e studenti del Liceo artistico Gaetano Chierici di Reggio Emilia hanno iniziato la scorsa settimana, con l’ausilio dei loro docenti, la realizzazione di dieci panchine “letterarie” da collocare presso il Parco Augusto Daolio.
Il progetto, iniziato a marzo ha visto diversi alunni incontrare amici, amori e luoghi che hanno fatto parte della vita di Augusto Daolio, compianto leader dei Nomadi. Con Rosanna Fantuzzi dell’associazione “Augusto per la vita”, l’artista e amico Graziano Pompili, il Sindaco Elena Carletti e l’assessore alla cultura Marco Battini ed infine anche Beppe Carletti questi ragazzi hanno visitato il parco pubblico e la sala civica a lui dedicata e che contiene decine di suoi dipinti, infine si sono fatti trascinare dalle canzoni e poesie di Augusto per realizzare delle panchine a forma di libro che saranno collocate nella doppia piazzetta centrale, vero anfiteatro del parco.
Una commissione ha infine valutato i progetti ed ecco queste panchine ora prendere forma, colore e vita. Si scoprono così panchine romantiche, fantastiche e con chiari richiami alla natura. I lavori dovrebbero terminare in pochi giorni, giusto in tempo per l’inaugurazione ufficiale del Parco Augusto Daolio in programma domenica 9 ottobre.

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Non lasciare che l’alcol rubi il tuo futuro…

Alcolisti Anonimi, una risorsa nel recupero dall’alcolismo.

drunk-girlSono Cristina e sono un’alcolista sobria da dodici anni, immensamente grata ad Alcolisti Anonimi perchè grazie a questa Associazione ho dato una svolta alla mia vita ritrovando la perduta dignità di persona a causa dell’alcolismo.
Sono arrivata in gruppo grazie al suggerimento del mio medico di base dopo innumerevoli tentativi in cui ho cercato invano di smettere da sola con una grande frustrazione perchè ogni volta vedevo svanire tutte le promesse che mi ero fatta.
Dal momento in cui ho partecipato alla mia “prima riunione” in un gruppo di Alcolisti Anonimi, mi sono sentita subito a mio agio, libera di dare voce a tutti quei momenti di sofferenza, vergogna e tanto altro non sentendomi più inadeguata perchè insieme a persone con il mio stesso problema.
Ho trovato la speranza, la comprensione, la condivisione. Non ero più sola….anch’io avrei potuto farcela.
Ho iniziato a bere da adolescente, forse per soffocare la mia mia inadeguatezza, per non sentirmi ipersensibile, forse per anestetizzare il dolore, non fisico ma emotivo.
Il mancato riconoscimento da parte di mio padre, la morte prematura di mia mamma, il dover essere forte per affrontare la vita, il grande senso di responsabilità che mi è sempre appartenuto, i numerosi sensi di colpa che poi ho compreso essere ingiustificati e del tutto assurdi…..
Paradossalmente l’alcol è stato quella sostanza che mi ha aiutato per lunghi anni a “coprire” le mie fragilità e le mie paure di non farcela. Tutti mi vedevano come una persona forte, brava nel lavoro, moglie e poi madre premurosa pronta a prendersi cura degli altri ma che in realtà si sentiva morire nell’anima.
L’alcolismo non avrebbe avuto effetti così devastanti se avesse riguardato solo la componente fisica; il danno maggiore è consistito in un totale svuotamento da ogni risorsa, interesse e dignità personale man mano che il mio bere, nel suo inesorabile progredire, si portava via la mia mente e la mia anima.
Nell’ultimo anno di alcolismo attivo mi sono ritrovata costretta a bere superalcolici alle cinque di mattina per calmare il tremore delle mani e riuscire ad andare al lavoro.
Poi rigorosamente una forzata astinenza fino al pomeriggio quando,finalmente a casa iniziava la dolorosa prassi quotidiana col bere il primo bicchiere. Da qui la successiva compulsione a prenderne ancora e ancora fino a quanto ce n’era e poi l’ossessione di non rimanere senza il giorno successivo.
Tutto questo in gran segreto, da sola.Naturalmente bevevo anche a tavola e nel sociale per giustificare l’alito alcolico.
I peggiori guai sicuramente li ho fatti a me stessa, sulla mia fibra morale con enormi sensi di colpa: essere un’alcolista donna lo ritenevo squallido e più degradante di quello dei maschi.
Smettere di bere non è stato semplice, il gruppo degli alcolisti anonimi mi è stato vicino, mi ha sostenuto ed incoraggiato fortemente ma ora dipendeva da me.
Il passaggio da una precaria astinenza ad una stabile sobrietà ha richiesto una costante frequenza alle riunioni di gruppo, un impegno convinto e la forza di non mollare mai; l’alcolismo purtroppo viene spesso sottovalutato, ma non è un vizio. L’O.M.S. della Sanità lo definisce malattia progressiva, inguaribile, mortale e di recente lo inquadra come disturbo comportamentale cronico. Il metodo di alcolisti anonimi si basa sull’aiuto vicendevole di persone che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza per risolvere il loro problema e per aiutare altri a recuperarsi dall’alcolismo, ma non solo: c’è un bellissimo programma da mettere in pratica, conosciuto in tutto il mondo come “metodo dei dodici passi”, grazie al quale c’è la possibilità concreta di raggiungere una vera e stabile sobrietà ed un nuovo stile di vita.
Nel mantovano esistono cinque gruppi di A.A.: Ostiglia, Quistello, Mantova, Volta Mantovana e Castel Goffredo. Chi avesse bisogno può contattare il Referente per la provincia di Mantova al numero telefonico 334/7341327.
Io vi ringrazio per l’attenzione, forte e doveroso il messaggio che ho sentito di portarvi attraverso questa mia testimonianza sperando possa essere d’aiuto e di incoraggiamento per le tante persone che soffrono a causa dell’alcolismo. Insieme possiamo farcela. Per vivere serenamente il presente e per non lasciarci rubare il nostro futuro…..

Con affetto, Cristina

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Lezione di uncinetto alle scuole elementari di Novellara

unginettoI primi giorni di scuola per centinaia di bambine e bambini della scuola primaria di Novellara sono iniziati in modo creativo ed originale grazie al gruppo “Urban Knit Novellara” che tra oggi e domani insegneranno a tutti gli studenti a lavorare all’uncinetto.
Armati di un gomitolo e dell’apposito ferro, i bambini sono stati divisi in piccoli gruppi ed hanno iniziato a imparare le prime tecniche da parte delle nonne e mamme volontarie, già conosciute in città per alcuni interventi di guerrilla knitting (allestimenti coloratissimi fatti all’uncinetto per abbellire luoghi pubblici degradati, come in via Cavour e sull’impalcatura dell’ex Campo delle noci in Piazza Unità d’Italia).
La dirigente scolastica Maria Cristina Santini ha accolto molto volentieri la proposta d’insegnare quest’arte ai propri studenti perché, oltre a far apprendere ai più piccoli queste antiche tecniche che ormai si stanno via via dimenticando, l’uncinetto aumenta senz’altro la concentrazione, la pazienza e la manualità, doti utilissime anche in classe.

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Dalle vette Himalayane… all’Africa equatoriale !

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Le missioni di volontariato di un medico novellarese – di Santa Maria. Intervista al dr. Guido Corradi, stimato professionista novellarese, nato e cresciuto a Santa Maria, il nostro piccolo paese di cui ha sempre vantato con orgoglio le origini e in cui tutt’ora vive.

D: Cosa significa, per Te, fare il medico volontario?
R: Come per tutti i volontari (così numerosi, fortunatamente, nella nostra terra) significa mettere a disposizione il proprio tempo libero – per me il periodo delle vacanze estive e spesso anche quelle di Natale – e partire per l’Africa o per l’India pagando di tasca propria il biglietto aereo e le spese logistiche e portando con sé medicine e materiale sanitario.
Lo si può fare singolarmente, privatamente – come io ho fatto in Africa dal 1998 ad oggi, raggiungendo la destinazione finale – una Missione Cattolica in Ghana, il “Comboni Hospital” di Sogakope – oppure come inviato, rappresentante di un’Organizzazione umanitaria, quale Fondazione ANDI Onlus, l’Associazione dei Dentisti Italiaani, come ho fatto a partire dal 2011, in qualità di “Responsabile del PROGETTO LADAKH – PICCOLO TIBET”.

D: Di che progetto si tratta?
R: Innanzi tutto è necessario fare una premessa. Non tutti sanno che ancora oggi, il 70% della popolazione mondiale NON riesce ad accedere ad alcun servizio odontoiatrico! E che addirittura il 90 % della popolazione rurale dell’Africa NON riesce ad essere sottoposta alla terapia della carie! In alcune regioni africane vi è 1 dentista stabile ogni 2 milioni di abitanti!! Gran parte delle cure odontoiatriche effettuate in questi paesi, sono rese possibili solo grazie all’opera di “dentisti volontari” – italiani in modo particolare – presso strutture missionarie cattoliche o di volontariato umanitario. E’ quindi molto importante quello che fanno i dentisti, singolarmente o attraverso le loro associazioni – come FONDAZIONE ANDI ONLUS – e io ho sempre sperato che questo possa contribuire a cambiare, migliorandola, quell’immagine negativa e non più attuale che la gente ha avuto in passato della categoria dei dentisti.
Il PROGETTO LADAKH – PICCOLO TIBET si propone quindi di portare la prevenzione e la terapia delle malattie della bocca in una valle sperduta di questa regione Himalayana, a quasi 4.000 metri di altitudine, completamente priva di assistenza odontoiatrica di base e in cui ancor oggi le estrazioni dentarie vengono eseguite – senza anestesia (!!) – da un monaco del monastero di Rangdum o dalla ex regina dello Zanskar, che io e il collega Stefano Dallari di Votigno di Canossa – da cui è partita l’idea di questo progetto – abbiamo conosciuto e utilizzato come “assistenti” durante la nostra prima missione, nell’ormai lontano 2011.
Il mio compito, come responsabile del progetto, è stato duplice: da un lato quello di realizzare un ambulatorio odontoiatrico dotato di due poltrone da dentista e una sala sterilizzazione all’interno di un piccolo ospedale (un poliambulatorio) voluto direttamente dal XIV° Dalai Lama in persona, a Padum, un piccolo villaggio posto al centro della ZANSKAR VALLEY, una vallata di 20.000 abitanti a cui Lui è particolarmente affezionato; e dall’altro quello di organizzare le visite preventive e le istruzioni di igiene orale agli studenti delle scuole di tutti i villaggi e dei monasteri della valle (che non hanno mai visto un dentista), grazie al lavoro dei dentisti volontari italiani che porto direttamente con me e con i quali, di anno in anno, organizzo almeno tre missioni nel periodo estivo, quello secco, il solo in cui è possibile raggiungere la regione.

D: Ma il LADAKH, dove si trova esattamente?
R: Situato nell’estremo Nord dell’India, incuneato fra il Pakistan e la Cina (Tibet), racchiuso fra le immense catene montuose del Karakorum e dell’Himalaya, il LADAKH, che per secoli è stato uno stato autonomo governato da una monarchia dinastica, oggi è semplicemente una regione dello stato del KASMIR e i suoi 230.000 abitanti, sono per la maggior parte di religione buddista. Lo stato del Kasmir, invece, è totalmente di fede musulmana.
Questa regione, un “deserto in alta quota” interrotto qui e là da piccole oasi di verde irrigate da ruscelli alimentati dai vicini ghiacciai perenni, isolata per lunghi mesi dell’anno a causa del freddo, è un vero paradiso per gli amanti del trekking ed è una meta scelta dai turisti di ogni parte del mondo per la bellezza dei suoi passaggi, il fascino dei monasteri buddisti e la sorridente gentilezza della sua gente. E’ considerato una delle regioni più pacifiche al mondo!
Il Ladakh è conosciuto anche come “PICCOLO TIBET“ per la somiglianza con la regione tibetana con cui confina, con una differenza che lo rende unico: mentre il Tibet (Tetto del Mondo) ha subito l’infinita e dolorosa devastazione dell’invasione cinese, a partire dagli anni ’50, il Ladakh, incontaminato e intatto, è un esempio di armonia e fratellanza fra i popoli.
Terra pacifica da sempre, nonostante la massiccia immigrazione musulmana degli ultimi anni, provocata dalla guerra civile nel vicino Kashmir, in Ladakh questa convivenza pacifica continua anche oggi, insegnando al mondo intero che la fratellanza fra i popoli e le religioni è ancora possibile.
Il “Progetto Ladakh” nasce con questo ideale e vuole aiutare concretamente il popolo ladako creando un nuovo presidio dentistico nella remota regione dello Zanskar, priva di assistenza sanitaria, lì, dove il tasso di denti cariati nei bambini è del 95% e la capitale Leh, con il suo ospedale, è lontana almeno tre giorni di viaggio.

D: Ci sono state difficoltà nella realizzazione del progetto?
R: Sì e non poche. Innanzi tutto quelle “ambientali”.
Non va dimenticato che mentre raggiungere LEH, la capitale, è relativamente facile, si arriva in aereo, bisogna poi restare fermi tre giorni nei dintorni per “acclimatarsi”, cioè per abituare il nostro corpo all’altezza di 3.800 mt e a superare, nei giorni successivi, passi carrozzabili che arrivano a 4.500/5.000 metri e, nel caso del Khardungla Pass, il passo stradale più alto al mondo, i 5.650 mt di altitudine! In queste condizioni qualsiasi movimento rapido o anche il solo camminare ti costringe a fermarti, ansimando, per la carenza di ossigeno. Di notte è poi facile svegliarsi in preda alla dispnea e al mal di testa.
Poi le strade. Non tutte sono asfaltate; per raggiungere la Zanskar Valley servono due/tre giorni di jeep su strade sterrate , strette e polverose, non protette da guard-rail e con strapiombi spaventosi che, ad ogni incrocio con altre auto o camion, ti costringono a chiudere gli occhi dallo spavento e a innalzare una preghiera a Dio: le ruote sul ciglio stradale sono a 5/10 cm dal baratro!!
Se poi arriva un temporale e piove .. le montagne sassose franano con estrema facilità. E basta una frana per interrompere la strada e costringerti ad attese di 2/3 giorni .. con tanti saluti ai tuoi programmi di viaggio o al volo aereo che doveva riportarti a casa.
Poi ci sono le difficoltà “tecniche” nella realizzazione dei due studi dentistici in una valle in cui NON esiste un solo negozio di materiale edile o idraulico: nessun tubo o connessione a “T” o a “C”! Tutto deve arrivare dalla capitale. Se c’è.  Purtroppo, poi, a fine luglio, a SRINAGAR, la capitale dello stato – il KASMIR – sono scoppiati gravi tumulti fra esercito indiano e integralisti musulmani che vogliono annettersi con il vicino Pakistan. Risultato: 20 morti e centinaia di feriti. Imposto il coprifuoco totale sulla città, che è tutt’ora isolata anche con il telefono e internet. Nessuna possibilità, per me, di comunicare con il deposito di materiale dentale da cui avevo acquistato poltrone dentali, macchine per la sterilizzazione e tutto il materiale necessario ad aprire uno studio dentistico.
Situazione terribile: sarebbe arrivato questo indispensabile materiale nel lontano Zanskar, nel mio piccolo ospedale di Padum? Questa domanda ha tormentato a lungo le mie notti fino a quando ho visto arrivare il camion! Era partito di notte da Srinagar, violando il coprifuoco e impiegando tre giorni di viaggio su strade secondarie per raggiungere lo Zanskar. Il peggio era scongiurato!
Per fortuna avevo avuto l’idea di portare con me, dall’Italia, un tecnico del settore odontoiatrico, il bravissimo Renato Pantano di Brescia – con cui avevo già lavorato in Africa – che ha portato con sé tutto quello che poteva portare… e tanta esperienza e capacità. Spesso eravamo in 10 persone a lavorare in due stanze ( i mobili sono stati realizzati sul posto dai falegnami indiani che hanno seguito alla lettera i disegni fatti a mano libera dai due dentisti volontari che mi avevano preceduto: Barbara Duprè di Venezia e Enrico Carlino di Verona, il cui lavoro preparatorio è risultato indispensabile) e si parlavano almeno 4 lingue diverse ! Ed io dovevo dirigere e coordinare il tutto. E prendere, all’istante, tutte le decisioni del momento.
Un ringraziamento particolare va all’amico Paolo Zarantonello di Novellara che, cinque giorni prima di partire, mi ha mostrato una pompa autoclave così piccola che la potevo portare con me in valigia (6 kg!) e anche una matassa leggerissima di tubi in plastica con i quali abbiamo poi costruito l’impianto dell’aria compressa. Un aiuto determinante: grazie!
Insieme abbiamo superato tutte le difficoltà e, lavorando una settimana dal mattino alla sera tardi, siamo riusciti a completare i due studi dentistici, tra lo stupore e la soddisfazione dei monaci buddisti.  Alla fine ce l’abbiamo fatta: i due studi dentistici sono finiti e sono bellissimi! Ho fatto mettere anche le tende alle finestre e appendere un immagine del Dalai Lama in zona reception. I monaci erano soddisfatti e ai miei piedi!
Dopo una semplice cerimonia inaugurale eseguita dai due monaci del piccolo ospedale, i due dentisti volontari venuti con me – Omar Aberrà e Amedeo Acquaviva di Perugia, hanno iniziato subito a lavorare eseguendo le terapie dentali (gratuite) sui giovani studenti della scuola musulmana di Padum, che avevano già visitato nei giorni precedenti. Fantastico!

D: Ci sono stati anche momenti belli e ricordi positivi ?
R: Assolutamente sì e sicuramente superano quelli negativi.
Innanzi tutto la bellezza e la maestosità del paesaggio del Ladakh. I suoi monti privi di alberi, di aspetto lunare, che si accendono di colori al tramonto e le sue valli verdi a tratti, ricche di fiori e di mandrie di cavalli liberi al pascolo, di mucche dal manto lunghissimo, di grasse marmotte e di pecore dal vello pregiato. E le altissime vette innevate che si stagliano contro un cielo di un blu così intenso da sembrare ritoccato con photo-shop; i ghiacciai che scorrono più in basso rispetto alla strada e da cui nascono migliaia di ruscelli che corrono a valle, formando fiumi sempre più impetuosi e maestosi – e sacri, come il Gange o l’Indo. E’ qui che nascono i grandi fiumi sacri dell’India … fino a quando i ghiacciai finiranno, consumati dal caldo che avanza. Un grande problema!
E i suoi monasteri, detti “Gompa”, posizionati sulla cima dei colli più belli o inerpicati sui fianchi dei monti come pecore al pascolo. E i mantra dei suoi monaci, ritmati dal battere dei tamburi durante la “puja” (preghiera) del mattino, annunciata dal suono greve e profondo di una tromba che si espande nella valle.
Basterebbe questo a fare del Ladakh un paese meraviglioso. Ma c’è di più!
C’è la sua gente che – prima che il turismo di massa spazzi via ogni cosa – vive ancora in villaggi sperduti, coltivando un piccolo pezzo di terra strappata al deserto e portando al pascolo una mucca e poche capre. Solo nei tre mesi estivi. Poi, per sei mesi, durante il rigido inverno himalayano, si chiude in casa assieme agli animali. E tutto si ferma, nel silenzio totale.
E’ un popolo mite e gentile, il popolo ladako. E poverissimo. Ma è ricco di una saggezza infinita e di una fede profonda, alta quanto i monti che circondano le sue valli. Camminano roteando al cielo la “ruota della preghiera”, stretta in una mano; nell’altra un rosario di legno scandisce il tempo e il ritmo. Se li fermi, ti rispondono gentilmente … con un sorriso: “JULLAY !” (Grazie!)
Non si arrabbiano mai e non alzano mai la voce.
Quando il Dalai Lama viene a fare loro visita, ogni 4 anni, vestono gli abiti più belli e colorati che hanno, i copricapo più preziosi ornati di lapislazzuli e attendono pazientemente, per ore e ore, sotto il sole, che Sua Santità passi e li benedica.
E quando tu, attraversando quei villaggi, incontri un gruppo famigliare che, in cerchio, su un prato, sta mangiando o semplicemente sta prendendo il thè .. e ti fermi per scattare una foto, ti invitano a sederti accanto a loro e ti offrono il thè, magari insaporito con il burro di yak. Gesti semplici, poveri, a cui non servono le parole, ma che ti riempiono il cuore di gioia.

D: C’è un’immagine particolare, che vorresti ricordare di questa missione?
R: Dei tanti monasteri che ho visitato in Ladakh, tutti bellissimi, uno diverso dall’altro, ne porto uno in particolare nel cuore. E’ il più piccolo, povero e scalcinato di tutti: il monastero di Rangdum, situato sulla cima di una collina nella omonima valle, a 4.250 mt, una delle valli più belle che io abbia mai visto, circondata da monti dai colori stupendi e con un prato tappezzato da migliaia di stelle alpine.
Vi vive un gruppo di monaci altrettanto poveri e “sgarrupati”, il cui priore si chiama TUNDUP. E’ un uomo semplice e buono. L’ho conosciuto nel 2011 a Dharamsala, dove il Dalai Lama vive in esilio, durante un corso di formazione per giovani dentisti tibetani neolaureati, che io ho tenuto per loro. Lui non è medico, ma fa il dentista per necessità: toglie i denti senza anestesia alla sua gente , come la Regina dello Zanskar.
Tutti gli anni mi fermo al monastero di Rangdum, sulla strada per lo Zanskar, per salutarlo. Siamo così diventati amici. Un anno fa, ad agosto, l’ho rivisto. Era molto dimagrito e sofferente; era sicuramente molto ammalato, ma non si poteva sapere dove e ho pensato che forse era quella l’ultima volta che lo vedevo.
Ma ad ottobre, pochi mesi dopo, ho ricevuto un suo SMS. Aveva scoperto di essere affetto da “diabete grave”. Doveva misurarsi la glicemia più volte al giorno per poter dosare l’insulina … ma non aveva i soldi per acquistare l’apparecchio che fa i test. Mi chiedeva aiuto per evitare la morte!
Con grande difficoltà, sono riuscito a fare in modo che gli arrivasse il tester con le apposite strisce della glicemia, in tempi brevi. Attendere l’estate, poteva significare la morte per lui, in quel luogo lontano da tutti e da tutto.
L’ho rivisto, finalmente, quest’anno. Stava molto meglio. Determina la sua glicemia più volte al giorno e cucina i pasti per conto proprio, separato dagli altri monaci, in una cucina di 1,5 metri quadri.
Era il giorno del mio compleanno. Tundup ha cucinato per me, in una pentola (a pressione, data l’altitudine) della pasta asciutta (in brodo): penne alle verdure, nella sua cucina .. tra ragni giganti, ragnatele stagionate e polvere secolare.
Ma era un grande onore per me, un segno della sua gratitudine.
Al mattino all’alba, prima che io partissi, ho visto il monaco Tundup uscire dal monastero e scendere dalla sommità della collina, fra le rocce. Aveva fra le mani qualcosa, avvolto in un telo bianco. Quando mi ha raggiunto, mi ha abbracciato e mi ha consegnato il pacco. Era il suo regalo per me: “il suo reliquiario buddista da viaggio”, da appendere alla cintura, di cui si privava per farmene dono. E’ un’immagine che mi porterò per sempre nel cuore !
Io vado in Ladakh dal 2011 … ma ero e resto ancora cattolico. Nessun dubbio.
Eppure quel reliquiario mi è molto caro e prezioso, come se fosse il reliquiario di Madre Teresa di Calcutta, che domani (04 settembre 2016) verrà proclamata Santa da Papa Francesco.

D: E della seconda parte della missione, dell’Africa, raggiunta direttamente, via Dubai, subito dopo il Ladakh ? Di Patrick , dei bambini dell’orfanatrofio Providence Home e di Debora, la bimba cieca che hai fatto operare agli occhi, quando ci racconterai??
R: Se vorrete, ne parleremo una prossima volta … come al solito,mi sono fatto prendere dalla voglia di raccontare! Grazie dello spazio che mi avete concesso.

Lucio Reggiani

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Rimpatriata tra ex alunni ed ex professori dell’Istituto Sidoli di Novellara

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Domenica 22 maggio presso il Ristorante Beata Vergine del Pilastro, a Novellara a 32 anni di distanza, noi ex compagne, classe 65 – 68 ci siamo ritrovate e c’eravamo quasi tutte, 22 ex studentesse e 16 professori, per racccontarci in questi 6 lustri di vita percorsi su strade differenti, che ci hanno condotto tutti a traguardi diversi ma  importanti a creare nuove famiglie e a generare eredi, a realizzarsi professionalmente ma anche  a prendersi cura di sè e della propria vita e spenderla a servizio degli altri.
I nostri carissimi prof, come li chiamavamo affettuosamente e confidenzialmente, si sono lasciati coinvolgere dal nostro entusiasmo aderendo a questa bella iniziativa. Insieme abbiamo ricordato i lunghi anni passati tra i banchi di scuola, sottolineando l’incoraggiamento ma anche le strigliate che non sono mancate ma sono servite per farci crescere e maturare.
Tutto ha avuto inizio tramite facebook dove una di noi, Antonella, ha per così dire, ritrovato l’indimenticabile e storica Prof di Dattilografia e calcolo a macchina, Sig.ra Elsa Misseroli, che ha espresso il desiderio di rivedere le sue ex alunne e così un passo dopo l’altro siamo riusciti a rintracciare tutte le ex compagne, riuscendo ad organizzare questa storica rimpatriata.
Domenica 22 maggio ci siamo finalmente rivisti nel cortile del Sidoli e tra strette di mano, lunghe chiacchierate e salutari risate non poteva di certo mancare la foto di gruppo davanti alla storica scuola!
Il professor Rino Giovannini ha animato lo storico pranzo intonando simpatiche canzonette con la sua chitarra. A ricordo di questa bella giornata, in un tuffo nel passato carico di emozioni, è stata donata ad ogni partecipante una pergamena con una frase che sintetizza quello che hanno rappresentato per ognuno di noi i prof e il percorso di studi in quegli anni:
“Ciò che abbiamo scritto sulla lavagna della vita, noi studenti e voi insegnanti, al Sidoli, nei mitici anni 80 non potrà mai essere cancellato.”
La nostra gratitudine verso i nostri professori è rimasta immutata negli anni ed è riassunta in un pensiero che ha scritto una di noi, Daniela e che riportiamo di seguito:
“Con una buona testa si diventa Professori, con un gran cuore si raggiunge l’eccellenza, voi ne siete l’esempio, Grazie”.
Esprimiamo profonda gratitudine a tutti i presenti per l’interesse e la voglia di volerci essere, abbiamo nuovamente sperimentato che le amicizie nate tra i banchi di scuola fanno ancora scuola. Arrivederci alla prossima!

Antonella, Elsa e le mitiche del Sidoli anni 80

ivan

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“Ebrei e cristiani: l’alterità come dono e compito”

FONDAZIONE PIETRO LOMBARDINI
“Ebrei e cristiani: l’alterità come dono e compito”

Sabato ore 18:30, Teatro F. Tagliavini

ebrei-e-cristiani-lalterita-come-dono-e-compitoUn lavoro assiduo ma svolto quasi nell’ombra, destinato soprattutto a studenti e circoli di amici, è quello che Pietro Lombardini (1941-2007) ha svolto per decenni, come docente di studi biblici e di teologia fondamentale, accostandosi con interesse sempre più sistematico al mondo ebraico antico e odierno. Matura così in lui la convinzione che il rapporto con il popolo di Israele è per i cristiani assolutamente imprescindibile: «La giustizia resa al popolo ebraico non è soltanto un imperativo della verità ma anche il segno che i popoli cristiani sono capaci di accogliere coloro che rimangono estranei a essa», scrive in un intervento del 1993; e aggiunge: «Nella misura in cui non sono riusciti ad accogliere l’altro, che è Israele, [i popoli cristiani] non hanno saputo nemmeno accogliere gli “altri”» (cf. P. Lombardini, Cuore di Dio cuore dell’uomo. Letture bibliche su sentimenti e passioni nelle Scritture ebraiche, EDB, Bologna 2011, 14).
Poco incline alla pubblicazione, prediligendo la relazione viva con gli uditori, Lombardini ha consegnato la sua riflessione soprattutto nei corsi, nelle lezioni e cicli di conferenze. La morte interrompe il suo percorso didattico e di ricerca nel 2007, ma spinge in allievi e amici a custodirne la memoria e portare avanti le sue linee di riflessione.
Nel corso degli anni escono postumi alcuni suoi testi (da ultimo: Osea, a c. di F. Manini, EDB, Bologna 2016) e si costituisce – nella primavera del 2016 – la «Fondazione P. Lombardini per gli studi ebraico-cristiani», con la duplice finalità di custodire e divulgare il lavoro di ricerca e riflessione di Lombardini, e di favorire lo studio e la conoscenza delle tematiche di suo interesse, in particolare l’approfondimento della tradizione ebraica e del suo rapporto con il mondo cristiano.
Di tutto questo si parlerà nell’incontro pubblico su «Ebrei e cristiani: l’alterità come dono e compito», che si terrà sabato 29 ottobre 2016, alle 18.30 nel Teatro comunale «F. Tagliavini» di Novellara (RE), paese natale di Lombardini, con interventi di Paolo Ricca, docente emerito alla Facoltà Valdese di teologia di Roma, e di Bruno Segre, saggista e scrittore, presidente dell’Associazione italiana Amici di Nevé Shalom /Wahat al-Salam. Per informazioni e contatti: info@fondazioneplombardini.it.

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Novellara apre le porte alle Cene Filosofiche

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Novellara, città d’arte indiscussa, accoglie la cultura in una delle sue sfaccettature più coinvolgenti: le Cene Filosofiche.
Lo scrivente, laureato in Filosofia, e lo staff del minimal-chic “Ristorante Macondo” (P.zza Unità d’Italia, 62, Galleria Santo Stefano) promuovono l’evento che unisce sapienza e gastronomia nelle raffinate sale del ristorante medesimo, location perfetta per “assaporare” la cultura nei suoi risvolti pragmatico-sociali attraverso i piaceri della tavola e del convivio.
Il convivio, quella riunione di persone intorno a un tavolo al fine di condividere il cibo presente, ha rappresentato e continua a rappresentare nella storia dell’uomo quel frangente, solitamente piacevole, in cui gli intelletti si confrontano fruttuosamente tra di loro e spesso deliberano. Il cibo condiviso fa da collante tra le idee che frullano nelle nostre menti.
Le Cene Filosofiche saranno tematizzate facendo riferimento ai periodi storici e ai ceti sociali, quindi saranno estratti un periodo definito e un ceto dell’epoca e si degusteranno vivande e bevande di allora immedesimandoci ampiamente nella classe sociale esaminata. Durante la degustazione, il sottoscritto intratterrà i conviviali interloquendo con loro dell’amore per il sapere, ossia la filosofia, che in un tutt’uno andrà ad amalgamarsi con l’amore per il sapore. I temi trattati faranno riferimento al periodo storico prescelto, ma non soltanto…
Unica nota dolente: i posti, almeno inizialmente, tenderanno ad essere limitati fino a un massimo di 10/12 conviviali, scelta dettata dalla volontà di comporre un gruppo in cui tutti i partecipanti siano decisamente protagonisti.
La Cena Filosofica pilota si terrà Mercoledì 05 Ottobre alle ore 21:00 e durante la medesima saranno svelate simpatiche iniziative. L’evento sarà pubblicizzato presso i locali pubblici di massa della cittadina e sul profilo Facebook del ristorante.

Per ulteriori informazioni e prenotazioni contattare esclusivamente lo scrivente (Massimo Vecchi) al 340.5116915.

Dr. Massimo Vecchi
Massimo Bellei, cuoco

Macondo

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