“NON ABBANDONAMMO SAMAN”

Intervista al Sindaco Elena Carletti sul caso della ragazza pakistana scomparsa.

Ad un anno di distanza dalla scomparsa di Saman Abbas, quali sono i sentimenti nell’opinione pubblica e come è stata e viene vissuta tra la gente questa drammatica vicenda?
Il caso di Saman Abbas ha colpito moltissimo la nostra comunità sia per la vicenda in sé, per la violenza immane, per il sistema criminale ricostruito dagli inquirenti, per il mistero di un corpo mai trovato, sia per il fatto che per un’intera estate e tutt’oggi siamo stati e siamo al centro di un morboso interesse mediatico.
Novellara e il suo sistema di accoglienza ha raccolto delle critiche. C’è qualcosa che si poteva fare e che non si è fatto?
Non abbiamo mai smesso di interrogarci, di approfondire, di metterci in discussione da allora e stiamo portando avanti nuovi progetti, anche finanziati dalla Regione, per migliorare competenze, sensibilità e per qualificare sempre più il nostro sistema. Sul fronte femminile poi, da anni lavoriamo sul progetto “Rosa dei venti” per favorire l’inclusione e l’emancipazione delle donne.
Detto ciò, nella vicenda di Saman Abbas il sistema dei servizi ha sempre agito in accordo con il Tribunale e con le Forze dell’ordine, applicando tutti gli strumenti possibili. Saman non è stata abbandonata, ma ha creduto forse di potere conquistare una propria libertà, svincolandosi dalla famiglia e, purtroppo, anche dalla protezione che abbiamo cercato di garantirle per mesi e che avremmo continuato certamente a garantirle.
C’è da dire che sul tema dei matrimoni forzati il sistema giuridico italiano deve evolversi, deve mettere a disposizione strumenti più efficaci e noi ci siamo sempre messi a disposizione della Politica per potere dare un nostro contributo di esperienza rispetto a un tema che purtroppo conosciamo da anni. La Regione ci sta ascoltando e alcune nostre proposte sono state accolte nel piano triennale contro la violenza di genere. Ho anche letto della cosiddetta “Legge Saman” che riguarda il rilascio del permesso di soggiorno alle vittime del reato di costrizione o induzione al matrimonio. E’ un piccolo, ma ancora insufficiente, passo in avanti.
Noi però non ci fermiamo e intendiamo portare avanti proposte e idee che stiamo elaborando con le migliori Università e con legali specializzati in questa materia.
Mi sia però permesso dire un’altra cosa: al di là dei limiti giuridici citati, questo nostro sistema tanto criticato per il caso Saman è lo stesso sistema che ha salvato dal matrimonio forzato diverse altre donne, di cui naturalmente non si parla e di cui non intendo parlare. Ma sarebbe profondamente ingiusto demolire un sistema che in questi anni ha raggiunto risultati importanti e che ha fatto in generale dell’accoglienza e del dialogo un segno distintivo.
Le associazioni che rappresentano i cittadini stranieri residenti hanno dato inizialmente segnali importanti. Sono seguiti dei passi concreti sulle prese di distanza manifestate?
Durante la tempesta mediatica dello scorso anno c’è stata una mobilitazione. Lo stesso Console del Pakistan si è recato a Novellara per incontrare me e i rappresentanti della comunità pakistana del territorio della Bassa.
Purtroppo a Novellara non è rappresentata la comunità pakistana, non esiste cioè un’associazione. E, nonostante le sollecitazioni del Consolato, ancora non si è costituita, cosa che sarebbe davvero auspicabile per potere costruire progetti e confronti, così come accade con altre comunità, come quella indiana, con cui da anni abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione.
Alcune persone di origine pakistana si sono avvicinate e partecipano alle iniziative che organizziamo; spero che abbiano la determinazione e la forza di intraprendere un percorso.
Quale potrebbe essere la conclusione giudiziaria della vicenda?
Mi auguro venga fatta piena chiarezza sulla sorte di Saman e che i responsabili siano condannati in modo esemplare. Credo che il Pakistan dovrebbe dare massima collaborazione per rintracciare i genitori ancora latitanti; questo sarebbe un fatto importantissimo per dimostrare a tutti che quanto accaduto a Saman non deve più accadere e che i matrimoni forzati sono una barbarie.
Il Comune di Novellara, nel caso di rinvio a giudizio di qualche persona ritenuta responsabile, si costituirà parte lesa?
Ci stiamo confrontando con i nostri legali, l’intenzione è quella di costituirci parte civile.

Paolo Paterlini
Sergio Calzari

LE BIMBE E I BIMBI DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA ARCOBALENO PER LA PACE

Questa mattina le bimbe e i bimbi della scuola dell’infanzia Arcobaleno si sono raccolti nel cortile della Rocca per manifestare a gran voce il loro desiderio di pace.
I bambini hanno incontrato il Sindaco Elena Carletti, a cui hanno illustrato gli striscioni realizzati dalle tre sezioni.
Viviamo tempi molto angoscianti a causa dell’attuale situazione internazionale, ma l’entusiasmo con cui i giovanissimi coltivano la speranza in un futuro migliore
non può che essere un’ispirazione per tutti noi. Ringraziamo insegnanti ed educatrici per l’impegno costante che pongono nella sensibilizzazione a tematiche così importanti.
Ci uniamo alla richiesta delle bambine e dei bambini della scuola Arcobaleno che, nella straordinaria semplicità delle loro parole, danno voce al desiderio di tutti noi: “non vogliamo la guerra, fate pace”

Ilaria Codeluppi

CS – TUTTI A SCUOLA A PIEDI O IN BICICLETTA – GRANDE PARTECIPAZIONE ALL’INIZIATIVA DEL 21 E 22 MARZO

Tante le adesioni a “Tutti a scuola a piedi o in bicicletta”, iniziativa ecologica promossa dal Comune di Novellara in collaborazione con l’Associazione 9Pedali che ha consentito agli alunni della scuola primaria di recarsi a scuola in modo ecologico.
Due le linee attive e gestite dai volontari: una linea bicibus, con punto di ritrovo presso il campo da basket del Parco Primavera,  e una linea pedibus con ritrovo preso il parcheggio della Coop. Vista la grande richiesta, il servizio è stato attivato anche per il ritorno.
Inoltre, grazie alla collaborazione con la Polizia Locale sono stati realizzati momenti di educazione stradale sia a Novellara che a San Giovanni, mirati a sensibilizzare i  bambini ai rischi della strada e a prepararli a spostarsi in modo sicuro e consapevole sia a piedi che in bicicletta.
Ringraziamo per la preziosa collaborazione anche i volontari delle GGEV – Guardie Ecologiche Volontarie.

Ilaria Codeluppi

CS – La Molli. Divertimento alle spalle di Joyce

Domani, martedì 22 marzo, sul palco del Teatro F. Tagliavini andrà in scena “La Molli. Divertimento alle spalle di Joyce”, uno spettacolo di Gabriele Vacis e Arianna Scommegna

Sono confidenze sussurrate, confessioni bisbigliate quelle della Molli. Il personaggio di Molli viene calato in una quotidianità dalle sonorità milanesi, traslando il testo in una trama di riferimenti culturali, storie e canzoni che hanno il sapore del nostro tempo. Le note dolenti si stemperano sempre nell’ironia e in una levità che tutto salva; il testo gioca sempre, costantemente, con il doppio registro denunciato fin dal sottotitolo, Divertimento alle spalle di Joyce. Frammenti di vita raccontati in modo ora scanzonato ora disperato, storie di carne e sangue, vita che scorre come lacrime, che si strozza in un grido o si scioglie in una risata.

E’ possibile prenotare i biglietti tramite la mail teatro@comune.novellara.re.it
o telefonicamente al numero 0522/655407

Apertura biglietteria:

  • tutti i giovedì dalle 10:30 alle 12:30
  • il giorno prima di qualsiasi spettacolo in cartellone dalle 17:00 alle 19:00 (si possono acquistare i biglietti di qualsiasi spettacolo in stagione)
  • il giorno dello spettacolo dalle 20:00 alle 21:00

Regia di Gabriele Vacis
Con Arianna Scommegna
Produzione Atir Teatro Ringhiera
Biglietti euro 16,00

La guerra e i sentimenti degli aggrediti

È la sera del dieci di marzo, con Paolo Paterlini ci siamo dati appuntamento per andare ad ascoltare e a raccogliere il pensiero, le valutazioni e i sentimenti di una Famiglia ucraina che vive da noi da parecchi anni.

Sono le 19,00, saliamo al terzo piano di una palazzina dell’Abicoop in Via Togliatti, ove la Famiglia risiede come assegnataria di un alloggio di detta Cooperativa. Siamo accolti con garbo e senza inutili riverenze. L’alloggio è ben disposto e arredato in modo conveniente.
La famiglia è composta da una signora anziana, dalla figlia e da due delle sue tre figliole.
La terza non abita con loro, e non è presente all’incontro perché al lavoro. Le due figlie, spigliate e affabili, sono maggiorenni e lavorano come operaie in imprese di Novellara. Sono anche presenti Giulia e David, lei di trentuno anni e il suo bambino di otto, appena giunti dall’Ucraina, da Kiev. La particolarità che ci fa piacere cogliere è che la donna e il bambino sono stati accolti nonostante non abbiano vincoli di parentela con gli ospitanti. Quando si parla di solidarietà, questo ne è un piccolo-grande e significativo esempio. Ci presentiamo e dopo i primi convenevoli la conversazione diventa via via più facile e spontanea. Natalia, la madre, è la figura centrale della Famiglia: fa l’operatrice sociosanitaria da oltre vent’anni, in specie nei servizi domiciliari. La due figlie presenti: Anna e Laura, sono nate in Italia, e sono italiane a tutte gli effetti o meglio novellaresi doc: sciorinano un dialetto alla Sergio Subazzoli. La più grande: Vittoria (30 a.) è nata in Ucraina, ed è lei che ha fatto il viaggio insieme alla madre per venire da noi. L’argomento per il quale siamo lì, la guerra nella loro patria, coinvolge emotivamente tutta la famiglia e le due ragazze non hanno remore ad affrontarlo, tanto è il bisogno di parlarne, di fare uscire le loro ansie, paure e preoccupazioni. Hanno le idee chiare e le espongono con naturalezza e forte partecipazione. Anna, ad esempio, alla precisa domanda di Paolo relativa a cosa ne pensano del loro presidente Zelensky, afferma senza mezzi termini: “Siamo fiere del nostro presidente. Finora si è mosso con coraggio e ci ha ben rappresentato. Ovviamente ha fatto quello che poteva, ma ha dato fiducia e ci ha aperta la porta della speranza”. Laura: “Sono in collegamento con amici che vivono in Ucraina e che ora sono a combattere per la libertà, la nostra libertà che è anche la vostra, quella dell’occidente. I miei amici hanno paura dei russi, ma non scappano perché difendono degli ideali in cui credono fermamente:” Entrambe: “L’Ucraina non si arrenderà così facilmente. Sarà una lunga guerra, per noi la libertà è irrinunciabile.” Natalia dice di non riuscire più a guardare la televisione: “Ogni volta che la guardo piango”. Poi in modo deciso afferma: “L’Ucraina è stata svenduta da una vecchia classe dirigente corrotta, dispotica e senza onore. Ma nessuna nazione ha fatto niente per l’Ucraina. Lasciare mano libera a Putin in Crimea prima e nel Donbass dopo ha aperto le porte verso la nostra nazione.
Ma attenzione Putin non si fermerà a prendere Kiev e il resto del nostro Paese. Vorrà ancora e ancora tanto altro.” La signora Giulia, l’ospite appena giunta dalla zona di guerra, ci racconta, grazie alla traduzione di Laura, del loro a dir poco travagliato viaggio: “Mio marito è andato volontario al fronte in Donbass. Prima di partire ci ha messo su di un convoglio che ci ha portano prima a Bratislava (Slovacchia) poi in Italia. E’ stato un viaggio interminabile con il cuore in subbuglio, verso l’ignoto, lontani da casa, dagli affetti, da mio marito. Lui prima di darci l’ultimo abbraccio ci ha detto che andava a combattere per la giustizia e per il nostro diritto a vivere liberi: <voi andate in occidente e, qualsiasi cosa accada, non scordatevi mai che l’Ucraina è la vostra patria e che la libertà se verrà perdura andrà riconquistata.” Mamma mia, che forza d’animo!! Paolo chiede a Laura e Anna come si trovano in Italia e qual è il loro destino e quali sono i loro sogni: “A noi piace stare in Italia. A Novellara conosciamo tante persone, abbiamo il lavoro, viviamo bene. Siamo fortunate ad essere qui. L’Ucraina l’abbiamo dentro nel cuore, ma è l’Italia il nostro destrino, il nostro futuro e ora la nostra terra.” Natalia, invece, vorrebbe poi ritornare in Ucraina. “Là ho una piccola casetta e un po’ di terra intorno per farci l’orto e qualche piccola produzione agricola. E’ là che vorrei poter trascorrere quello che la vita mi vorrà ancora concedere.” Sono le otto di sera.
E’ ora di andare. Scattiamo qualche foto. David sorride, come tutti i bimbi quando hanno vicino la mamma e si sentono in un ambiente protetto. E pensare che al mondo c’è chi fa piangere i bambini.

Paolo Paterlini
Sergio Calzari

“Il Portico” si schiera per la pace. Si schiera contro la guerra

Nei nostri occhi ci sono le vittime, le case distrutte, le macerie, gli ospedali bombardati. I bambini e gli anziani morti. Gli innocenti che pagano con indicibili sofferenze e spesso con la stessa vita la barbarie degli aggressori. Perché la guerra è tutto questo.
Ma il nostro giudizio etico morale lo diamo, non vogliamo nasconderci dietro nessuna ignobile foglia di fico.
Un giudizio che analizza con severità, e non per partigianeria, la situazione e condanna chi ha avviato la guerra, chi ha invaso contro ogni legge e diritto internazionale una libera e democratica nazione. Noi siamo per andar a toccare con mano chi è nel giusto e chi nel giusto non è. La vittima sacrificale della cupidigia di Putin è il popolo ucraino. L’aggressore non può nascondersi dietro il paravento di una presunta appartenenza storica dell’Ucraina alla grande madre Russia. Poi, attenzione, è aggredita anche la stessa democrazia, la nostra forma di convivenza pacifica. Il disegno è chiaro, non facciamo finta di niente, abbiamo rispetto e a cuore il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Perciò non possiamo che stare con gli aggrediti, senza distinguo, senza pericolosi “se” e “ma”, che la storia ci ricorda quanti danni e quanto porte hanno aperto alla malvagia dei dittatori, ai lori disegni infausti, ai lori destini di morte.

Sergio Calzari