Novellara – Presentazione libro su Ferrante Gonzaga

585DEA71-6188-4454-9916-B01C606FA994Sarà presentato Giovedì 20 febbraio alle ore 17, nella Sala Civica della Rocca dei Gonzaga di Novellara, il libro di Alberto Cavazzoli su Ferrante Gonzaga.
Uomo d’armi e di governo, Ferrante combattè per la causa del Sacro Romano Impero, fedele all’Imperatore Carlo V.
Questo dice la biografia ufficiale, rispetto alla quale l’autore, dopo decenni di studi e ricerche, ne propone una “segreta” in cui ipotizza che il Principe sia stato a capo di un ordine cavalleresco misterioso: il Priorato di Sion, del quale Ferrante sarebbe stato Gran Maestro.
Introdurrà lo storico Giancarlo Malacarne, direttore della Rivista Civiltà mantovana.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Museo Gonzaga e il Circolo culturale Marta Beltrami di Novellara.

Francesca Amadei

VIVERE, VIVERE E ANCORA VIVERE

valzerUn filosofo, un certo Sachs, ebbe a dire: “La morte è più universale della vita; tutti muoiono, ma non tutti vivono”. Ecco il mio punto di partenza: per quanti anni io non ho vissuto preso com’ero dalla sola ricerca dell’alcol? Il mio lavoro mi portava a viaggiare per il Veneto e più ero lontano da casa più il ritorno era pieno di fermate: bar, osterie, bettole.
Non aveva importanza il luogo ma cosa mescevano, la mia richiesta era sempre la stessa: vino o cognac. Potete immaginare come era il mio rientro. Se ero troppo lontano da casa dormivo in albergo, premurandomi però di aver comperato una bottiglia di grappa che alla mattina trovavo vuota.
Fatta una doccia ritornavo al lavoro, ma una volta terminato, rientravo a casa facendo le solite ormai fisse fermate. Ricordo che una volta mi fermai in un Agriturismo e, terminato il pranzo, mi portarono una ciotola di grappa con un cucchiaio di quelli che si usano per la maionese. Non so quanto bevvi, ma di quell’Agriturismo persi le tracce.
Mi domando ora, parafrasando Primo Levi, “se questo era un uomo”. L’alcol mi aveva trasformato in un animale. Oggi 15 Aprile sono trascorsi esattamente 19 anni e due mesi da quando ritornai a vivere.
Vivere significa per me saper vedere con occhi nuovi tutto ciò che mi circonda; vedere le stagioni che si alternano con i suoi mille colori; io, appassionato della montagna, vedere e vivere sempre nuovi paesaggi e soffermarmi a guardarli con il cuore gonfio di gioia.
Mia madre mi diceva che la vita è un giro di valzer, per cui bisogna viverla intensamente e con volontà.
Ecco ciò che ora cerco di fare: vivere, vivere e ancora vivere.

Giancarlo, Veneto

SERGIO CIROLDI – Un novellarese di valore

sergio ciroldiLunedì 27 gennaio, sono da poco trascorse le 15,00 e nella solennità della “Insigne Chiesa Collegiata di S.Stefano in  Novellara” il parroco don Giordano Goccini accogli la salma di un novellarese di valore, il prof. Sergio Ciroldi; l’accoglie con parole che richiamano la passione, la dedizione e l’amore che Sergio Ciroldi, a piene mani, ha profuso nella sue ricerche, nei suoi studi e nella innumerevoli pubblicazioni che narrano la nostra storia e valorizzano lo straordinario patrimonio artistico-storico-architettonico che fa di Novellara una vera “città d’arte”.
Le parole del parroco, che giustamente definisce il prof. Ciroldi un novellarese che profondamente amava Novellara, sono di conforto ma anche di riconoscenza, una riconoscenza corale espressa anche dalla sindaca Elena Carletti e dalle tante manifestazioni che la comunità scolastica, culturale, associativa ha significato a ricordo di un uomo che nell’approfondimento e nella divulgazione della conoscenza e della storia ha fatto la sua missione di vita.
Il bellissimo e intenso ricordo dell’Istituto Tecnico Statale Luigi Einaudi di Correggio, dove per 39 anni dal 1962 al 2001 è stato Preside, testimonia il legame profondo di Ciroldi con il mondo della scuola che egregiamente viene richiamato come quello di un “uomo di grande cultura, che cercò di educare i giovani ad ampio spettro: dalla storia dell’arte, dalla tecnica, alla scienza”. Sentimenti questi ricambiati dal prof. Ciroldi, che nell’accomiatarsi al raggiungimento della quiescenza, scrisse “quanto i giorni si fanno sempre più lunghi e luminosi in una normale primavera, quando cominciano a sbocciare le rose e i merli a cantare, fanno capolino in me i giorni trascorsi all’Einaudi”.
Le opere librarie pubblicate da Ciroldi sono innumerevoli e di notevole valore storico. Dal volume, prestigioso, sull’Insegne Collegiata di S.Stefano in Novellara, si spazia nella direzione della “Casa di probazione dei gesuiti di Novellara”, alla “Spezieria dei Gesuiti di Novellara”, della quale n’è testimonianza  (tanto caro ai novellaresi quanto benevolmente invidiata dai cultori e appassionati dell’arte) la stupefacente raccolta (173 pezzi) dei vasi, albarelli, brocche e boccioni che facevano parte di quel luogo (spezieria) dispensatrice allora di pomate, linimenti, pozioni, saponi destinati alla cura e al sollievo della popolazione dolente. Anche sulle altre chiese (“Il cammino artistico della Chiesa di S.Maria della Fossa”) e sulle Immagini Miracolose delle quattro icone della Vergine Maria( presenti nel Santuario della B.V. della Fossetta, nella Chiesa del Popolo, nella stessa Collegiata),  Sergio Ciroldi ci ha donato volumi e libretti di grande effetto devozionale e documentario. Vanno inevitabilmente citati il libro su Giaches de Wert, celebre compositore fiammingo che dimorò a lungo presso la corte dei Gonzaga di Novellara, oltre ai “Piatti della chiesa Collegiata di Santo Stefano di Santo Stefano di Novellara”, che mette in luce la valenza e impareggiabile maestria nella realizzazione dei due piatti, finemente istoriati, di grande valore, e non solo storico-artistico.
Ecco cos’è stato e cosa ha rappresentato per noi e per la sua Famiglia il prof. Sergio Ciroldi; una Famiglia che con estrema delicatezza e sensibilità ha scritto sull’avviso funebre: Sergio Ciroldi di anni 88 – già insegnante nella Scuole Pubbliche, studiosi e ricercatore. Senza aggiungere aggettivi. Quelli però ci sentiamo di apporli noi: aggettivi che di fatto richiamano più propriamente dei sostantivi: grande, appassionato, amante di Novellara.

Sergio Calzari

 

 

 

Sergio Calzari

INVESTIAMO SULLA NATALITÀ

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Gentile direttore, l’allarme natalità non figura mai tra le priorità dell’agenda politica. Eppure tra meno di vent’anni, la diminuzione di lavoratori attivi e il conseguimento degli anziani renderanno impossibile sostenere il nostro sistema di welfare. Servirebbero misure efficaci (davvero), per favorire le giovani coppie. Ma allo stesso tempo, è indispensabile un’azione culturale univoca, tesa a dimostrare che il “far famiglia” non è solo bello e giusto ma è un vantaggio per tutti. La denatalità non è un fenomeno casuale, che spunta all’improvviso. Deriva dalla disgregazione della famiglia. Deriva dal nostro modello di coppia. Dal crollo dei numeri di matrimoni. Dalla costante impennata di separazioni e divorzi dell’ultimo trentennio. E’ urgente investire sulla natalità (più nascite più crescita) cambiando rotta al declino demografico dando valore ai figli come bene sociale da tutelare E ancora: andiamo oltre l’assistenzialismo riconoscendo la famiglia come prima cellula della società; diamo un’alternativa all’individualismo puntando su padri, madri e i figli. Certo anche gli interventi economici (incisivi sgravi fiscali) sono necessari ma, come dimostrano le esperienze di altri Paesi europei, non fanno la differenza. Per questo è indispensabile un grande progetto educativo su amore e sessualità – cioè sulle ragioni stesse della vita – da costruire con il contributo di tutti. E’ essenziale che l’intera società, in modo trasversale, senza barriere etniche, culturali o religiose, si faccia carico di questa drammatica emergenza.

Cordialità
Paolo Pagliani

NATALE IN TONO MINORE

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Gentile direttore, conversando con amici abbiamo notato un Natale che ha perso il vero significato, riducendosi a consumo e spreco. E’ stato un tempo in cui si sono alternati a più non posso auguri di buon Natale. Ma che cosa si dice con questa formula? E che cosa si ascolta? Spesso nulla, perché al  “buon” non si dà alcun contenuto, e neanche al Natale. Talvolta anche i doni che ci si scambia sono semplici ringraziamenti. Ci si affida quasi sempre a parole superficiali, non a parole dettate dallo spirito. Quelle le dicono a se stessi coloro che sono nella solitudine pensando a quanti sono lontani, o non ci sono più e con i quali vorrebbero vivere un buon Natale. Non è che questa Festa abbia perso la sua vera denotazione, anche se ridotta a luci sfavillanti e beni di ogni genere da acquistare. I padroni del mondo, (anche se alcuni reucci sbraitano), sono diventati anonimi: sono le multinazionali dei metalli, del petrolio, delle armi. Sono loro che fanno muovere i popoli, impoveriti dal commercio ingiusto o messi in fuga dalle guerre. Ma ci sono anche aspetti positivi. C’è una gioventù che scende pacificamente in piazza per chiedere che i politici facciano meglio il loro dovere e non diffondano odio e disprezzo. Ci sono volontari che servono ogni giorno alle mense e agli alloggi per senzatetto. Ci sono gruppi di persone che organizzano la solidarietà e risanano quartieri degradati. Ci sono imprenditori che costruiscono giustizia con i loro collaboratori. Ci sono persino alcuni che si dicono atei ma difendono Cristo come modello umano insuperabile. Sarebbe bello nella Festa più bella dell’ anno, trovare la vera gioia nel dono sincero di se stessi; alle famiglie e agli adulti ritrovando quella speranza che ci aiuta a guardare con occhio chiaro anche le tragedie che sovente ci circondano.

Cordialità
Paolo Pagliani