GOVERNO: SI NAVIGA A VISTA

STORIABANCHE

Gentile direttore, prendere i soldi in prestito per cercare di crescere, nonostante la difficile situazione fiscale dell’Italia e degli investitori globali, non è produttivo. Anzi, confermato dalla stragrande maggioranza degli economisti, è controproducente e non funzionerà. Mi sembra che si giochi d’azzardo con la salute economica e fiscale di lungo periodo del nostro Paese. Forse l’economia riceverà un po’ di spinta dall’aumento delle attività del governo, ma tutto ciò che sarà guadagnato verrà annullato dagli interessi più alti che imprese e cittadini dovranno pagare. Muovendosi così ritengo che non si vada da nessuna parte. E’ come navigare a vista.

Cordialità
Paolo Pagliani

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PROBLEMA POVERTÀ

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Gentile direttore, molte teorie della povertà si basano su un assioma fondamentale, una sorta di pietra angolare del suo solido edificio: la povertà è l’impossibilità che ha una persona di poter svolgere la vita che amerebbe vivere. Il primo e radicale problema di chi legifera e di chi scrive occupandosi appunto di povertà, è la incompetenza in quanto non essendo poveri non si possiede quella conoscenza specifica che ha soltanto chi è dentro una condizione di povertà. A questa per poterla capire e operare, non basta il buon senso che spesso produce danni. Si deve lavorare (molto) facendo di tutto per acquisire, con lo studio e la frequentazione delle persone che si vorrebbero aiutare, le competenze che non si hanno ma che si devono avere. Pensare, infatti, che le persone abbiano bisogni ordinari dove alla base ci siano i bisogni fisiologici (fame, sete, caldo, freddo…) e che una volta siano soddisfatti questi, si possa permettere il lusso di passare ai bisogni di ordine superiore (sicurezza e protezione), poi a quelli di appartenenza quindi ai bisogni di stima, è una teoria astratta per essere vera. Come se le persone non morissero per mancanza di stima e di senso, o se l’attesa di un nipote che viene a visitarci ogni sera in ospedale ci nutrisse meno della minestrina. Questa antica teoria (del 1955) ha subìto molte critiche, sviluppi, rettifiche ma l’idea che ci siano bisogni primari ed essenziali legati al corpo, al coprirsi, al tetto, e solo dopo tutti gli altri più “alti”, è ancora molto radicata nelle politiche pubbliche e nella cultura media della popolazione. La troviamo, implicita nel reddito di cittadinanza di questi giorni in Italia (e non solo). L’assenza di beni capitali come istruzione, famiglia, comunità, talenti lavorativi, reti sociali, richiederebbe, per  essere curata, interventi strutturali nel tempo, una volontà politica e un coinvolgimento serio della società civile. Se quindi i cittadini non useranno il reddito che giungerà dal Governo per rafforzare o creare alcuni di questi capitali, quei soldi non diminuiranno la povertà, perché le persone povere resteranno povere con un po’ di consumi in più. E il primo bene capitale da cui una persona può ricominciare si chiama ancora con un antico, bellissimo, nome: lavoro. Se questi 780 euro al (massimo) non diventeranno anche una maggior libertà di comprare libri, giornali, di fare festa, un viaggio, una cena esagerata con amici, un giocattolo bello per in bambino, per dire che stiamo cambiando vita e che abbiamo ricominciato a sperare…, quei redditi non ridurranno nessuna povertà, o ne ridurranno gli aspetti meno importanti. Se è vero che la povertà è mancanza di libertà, allora non offendiamola con liste di beni primari “scritte a tavolino”. Il primo “reddito” di cui molti poveri del nostro Paese hanno bisogno è un segnale di fiducia. Di sentirsi dire che sono poveri ma prima sono persone adulte, e possono decidere, anche loro, se è più primario un vestito o un regalo per chi amano.

Cordialmente
Paolo Pagliani

Baby-Shop 

MERCATI BUONI E CATTIVI

LA CRISI DI GOVERNO FA PAURA AI MERCATI, MILANO VA GIU'

Gentile direttore, era scontato che dopo alcuni giorni la risposta dei mercati ai contenuti del Def governativo non si sarebbe fatta attendere.
La manovra salvo ravvedimenti che a questo punto caldeggiano non solo a Bruxelles, visto che il messaggio dei mercati è chiarissimo, è fatta tutta in deficit.
Resta da vedere chi pagherà l’onere di tanta beneficienza (scacciapovertà) che non sembra un problema per chi arriva a mettere in dubbio anche la dura realtà delle cifre.
Purtroppo non esistono mercati buoni e cattivi e neppure fessi.
In economia e finanza i numeri non sono solo importanti ma sono l’unica cosa che conta.
Non sorprendiamoci, pensiamo piuttosto che aumenterà il costo del debito che pagheremo tutti noi e le generazioni a venire. Purtroppo.

Cordialità
Paolo Pagliani

VELOCE RICOSTRUZIONE

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Gentile direttore, ha trovato poco risalto, se non su certa carta stampata, l’inaugurazione (lunedì) del ponte autostradale di Borgopanigale (BO) semidistrutto da un’esplosione di un camion che trasportava gas liquido. Il terribile incendio avvenuto ai primi di agosto aveva provocato gravissimi danni alle strutture viarie quindi alla circolazione, alle imprese commerciali circostanti e case private. Dopo nemmeno due mesi, (e con quindici giorni di anticipo), la disastrosa situazione è stata riportata alla normalità (rifacimento di ciò che era crollato), rimborsi assicurativi a chi era stato danneggiato, grazie all’instancabile lavoro anche durante il Ferragosto di tecnici e dirigenti della nostra Regione. Trovano poco spazio le buone notizie ai giorni nostri. Ci sarebbe invece da complimentarsi perché sono stati praticati <<fatti>> e non <<chiacchiere>>, queste ultime, ora, assai di moda.

Cordialità
Paolo Pagliani

LA RICREAZIONE E’ FINITA

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Gentile Direttore, le chiacchiere stanno a zero. Le parole disinvolte contro i vincoli UE hanno fatto danni come ha detto senza perifrasi Mario Draghi. C’è una tregua ma l’Italia resta una sorvegliata speciale, la fiducia è un bene prezioso. Si distilla con il tempo. E con i fatti. Che sono chiesti in Europa, dalla BCE all’Unione.
<<Fatti>> significa <<manovra>> nella sua annunciata professione di rispetto delle regole UE e di capacità di conciliare gli opposti (flax tax, reddito di cittadinanza, pensioni anticipate, sgravi per i giovani, ecc.).
Esercizio difficile ma forse non impossibile se governato con gradualità e realismo.
Il tempo degli spot è concluso, la ricreazione finita. L’Europa ha fischiato il vero inizio partita.
Cordialità
Paolo Pagliani

SI E’ PERSA ANCHE L’INDIGNAZIONE

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Gentile direttore, pochi giorni fa ero tra quel fiume umano a MN al Festival della Letteratura per ascoltare lo scrittore Carofiglio in Piazza Castello. Nella presentazione del suo ultimo libro alcune frasi dell’ex togato hanno riscosso entusiastici consensi. La parola gentilezza ad esempio è un sostantivo importante che ci permette di percepire gli altri punti di vista. E’ un valore politico. Con questa si può cambiare il mondo partendo dall’accettazione dell’idea che nessuno di noi è detentore della verità. Purtroppo oggi si fa politica attraverso lo strumento dell’ego che porta a sopraffare qualcuno. Stuzzicato dal conduttore se gli ricordava qualcuno in particolare ha risposto :<<Nooo>> ridendo, poi lasciandosi andare, non ha nominato il nome di quel ministro che di recente ha cercato di impedire ad un gruppo di richiedenti asilo di scendere da un pattugliatore della guardia costiera italiana ignorando che le navi battenti bandiera italiana sono terreno italiano. In compenso è convinto di avere dalla sua parte 60 milioni di persone. Proseguendo nel suo intervento molto applaudito, lo scrittore confermava che oggi va di moda lo sdegno, figlio del rancore, una virtù civile mentre l’indignazione verso determinate situazioni, non è più praticata. Ci siamo assuefatti alle bugie dei politici, non ci indigniamo più, molti sono diventati dei sudditi. Condivido questa affermazione rammentando il principio dei panem et circences che non valeva solo per gli antichi romani: ancor oggi, basta che uno prometta un’elargizione o cancellazione di tasse e riesca a narcotizzare la massa con qualche sport popolare, che si ha facilmente la caduta di ogni indignazione morale. Il vantaggio personale, a scapito di quello generale, il corporativismo, la superficialità nei giudizi riescono agevolmente a far dimenticare il bene comune, il senso dello Stato, gli obblighi civici. E’ per questo che lo sdegno etico, autentico, come fremito della coscienza, è una virtù e non l’ira rabbiosa che è uno dei vizi capitali. Il grande Montanelli in una sua citazione sempre incisiva delineava che: <<Oggi manca la capacità di indignazione. Spesso si dice che l’opinione pubblica è indignata. E magari è anche vero: al mattino. Alla sera siamo tutti a guardare la partita>>.
Cordialità
Paolo Pagliani

LA RICONOSCENZA PERDUTA

ela-e-diritti-degli-anima-la-riconoscenza-è-una-malattia-6795647Gentile direttore, l’intelligenza, che un autore (Ackerman) chiama anche il “genio”, è la capacità di fare bene ciò che chiunque riesce a far male. E’ un’abilità mentale che risulta eccezionale in confronto ad altre della propria specie o di una specie diversa. I piccioni hanno un genio per la navigazione, le ghiandaie e le nocciolaie ricordano molto bene dove hanno lasciato gli oggetti, una capacità mnemonica che fa apparire ben misera la nostra…il genio è la capacità di sapere cosa stai facendo – di “cogliere” il tuo ambiente circostante, comprendere le cose e scoprire come risolvere i problemi. I cani, a differenza degli uccelli non sanno fare quasi niente. Lasciati soli non costruiscono nidi né alcun manufatto, lasciati soli faticano a procurarsi il cibo per non parlare dell’abilità a scegliere un partner utile a mandare avanti la specie; si accoppiano a caso. Però hanno una qualità, della quale sono provvisti in maniera abbondantissima, quasi esagerata. Una qualità che noi uomini siamo spesso carenti. I cani sono capaci di provare empatia. Così ci hanno conquistato sempre pronti a partire con te per qualsiasi impresa ti venga in mente. Come dall’ addestramento ad annusare la vita sotto le macerie di un terremoto finché il cuore batte e il corpo è caldo fiutando cemento sbriciolato e trovare bambini senza più voce. Kaos grazie alla sua canina generosità e alla pazienza di chi lo aveva allenato, poteva rimanere ore e giorni a cercare persone sepolte così in fondo che nessuno di noi avrebbe neanche potuto immaginare. E’ morto non si sa se ammazzato o di infarto; la liturgia della riconoscenza è stata infranta e questo ci fa infuriare. Non come è successo a Victor, cane antidroga, che in Piazzale Marconi a RE, è riuscito a scoprire nei tubi di una pensilina droghe proibite. Questi “eroi” andrebbero tenuti in salvo, essere loro grati, mostrati alle cerimonie, mangiare cibi buonissimi, vivere al caldo, godersi una pensione felice perché sono un deposito aureo di bene che sta lì, a garantire  che gli esseri viventi non precipitino verso la barbarie. Deposito che, ahimè, stiamo ormai saccheggiando senza pudore.
Cordialità
Paolo Pagliani