LA COMUNICAZIONE ASSENTE

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Gentile direttore, non ci si parla molto, oggi, in famiglia e in società: non si ha tempo, non si ha molto tempo, per parlare e per ascoltare le cose che più ci stanno a cuore e si sbriciola il tempo il tempo nel parlare della chiacchiera che nulla fa riemergere delle aspirazioni e delle nostalgie. Ma le chiacchiere, le conversazioni mondane, non danno un senso alle giornate e alle stagioni della vita; scorrono veloci e inafferrabili mai in profondità e sempre in superficie non lasciando tracce nella memoria vissuta. Nelle famiglie e negli incontri sociali il parlarsi è intralciato dalla presenza dilagante della televisione, dalla sua influenza egemonica sui modi di comunicare e sui modi dare un senso alla vita. Non di rado le informazioni televisive hanno i loro contenuti emozionali inquietanti e slabbrati. Cose, che si ascoltano e si vedono nella vita delle famiglie, con le loro preoccupanti risonanze comportamentali, che sottraggono tempo alla parola, al parlarsi, al dialogo, al colloquio, allo scambio di pensieri ed emozioni, di timori e attese, di illusioni e speranze, che hanno bisogno di essere portate alla luce della comunicazione e della reciprocità della stessa. Cose sempre più difficili, cose talora impossibili in molte famiglie nelle quali TV e social network, isolamento e distrazione, si associano in cocktail impenetrabili all’ascolto e al dialogo. Si finisce così nei deserti di una comunicazione che non crea nè ascolto nè comunicazione.
Cordialità
Paolo Pagliani
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CIBO: DIRITTO PER TUTTI

eucharistie_300pxGentile direttore, l’esortazione <<Dacci oggi il nostro pane quotidiano>> che pur trovandosi all’interno di una preghiera cristiana, chiama in causa ciascun abitante del pianeta, indipendentemente dalle sue sensibilità religiose. Il cibo, nutrimento del corpo che è anche nutrimento della mente, è ciò di cui noi tutti abbiamo bisogno ma non dobbiamo dimenticare che nel mondo in cui viviamo oggi interconnesso come mai nella storia, esso non dà l’adeguato pane quotidiano ad un miliardo di persone. Con una produzione alimentare capace per quantità di nutrire 12 miliardi di esseri umani, 800 milioni dei 7,3 miliardi che siamo, non ha ancora accesso ad un adeguato modello di alimentazione. Ci si chiede perchè succede e che cosa non funziona in un sistema che noi in Occidente percepiamo come opulento e grasso. Chiaramente è un sistema fallimentare che in nome del dogma del libero mercato, che libero in sostanza non è, affama proprio coloro che producono il cibo, accaparra risorse non rinnovabili e comuni per metterle a frutto come un qualunque input industriale. A questo proposito basti pensare alla corsa alla terra che le grandi multinazionali e i fondi di investimento stanno realizzando a discapito di molti Paesi africani, dell’Est europeo, dell’America latina o di ampie porzioni del sudest asiatico. Il meccanismo di accaparramento e di concentrazione di potere e risorse in atto, fa sì che il cibo sia diventato a tutti gli effetti una qualunque merce utilizzando direttive come qualsiasi processo manufatturiero, Ma c’è un’ enorme differenza. Acqua e suolo sono beni comuni, risorse non rinnovabili che noi abbiamo il dovere di riconsegnare intatte ai nostri figli e che non possiamo sperperare nè distruggere in nome di una miope visione di corto raggio. E poi il cibo, per sua natura, non può essere una merce poichè consente all’uomo di vivere; semmai è un diritto inalienabile sancito nel Patto sui Diritti da 145 Paesi nel 1966. Troppo spesso, nella pratica, viene alienato. Questo è il vero nodo.

Cordialità
Paolo Pagliani

SAPER GUARDARE AVANTI

21storie_carcere_marco__cinque_171Gentile direttore, c’è un vecchio proverbio che dice:<< Sinchè c’è vita c’è speranza>> ma cristianamente potremmo anche dire l’inverso: <<Sinchè c’è speranza c’è vita>>. Vivremo i minuti, le ore e i giorni della nostra vita in modo diverso, se saremo animati dalla speranza. Questa non dipende dal fatto che vi sia pace nel Paese, giustizia nel mondo, successo negli affari. La speranza è disposta a lasciare le domande di cui non si conosce la risposta esattamente così come sono: senza risposta; e il futuro ignoto, esattamente così com’è: ignoto. Nessuno può dire con certezza dove sarà tra dieci o vent’anni. Se saremo liberi o prigionieri, onorati o disprezzati, circondati da amici o soli, amati o respinti. Ma davvero la speranza può cambiarci la vita? Liberarci dal nostro scoraggiamento e dal nostro fatalismo? Per rispondere si potrebbe raccontare la storia di un soldato fatto prigioniero in guerra. Lo deportarono lontano dalla sua terra, strappato ai luoghi amati, privato degli affetti più cari, estraniato da tutto ciò che gli era familiare, si sentiva terribilmente infelice. Non sapendo più nulla da casa, la sua solitudine si fece drammatica. Non sapeva neppure più se la sua famiglia vivesse ancora, che ne fosse del suo Paese. Aveva perduto il senso di qualcosa per cui valesse la pena di vivere. Ma, inaspettatamente ricevette una lettera. Era sporca, consunta ai margini da tanti mesi di viaggio. Ma apertala vi lesse: <<Aspettiamo il tuo ritorno a casa. Qui da noi tutto bene. Non stare in ansia>>. All’istante tutto sembrò diverso. La sua situazione era immutata. Costretto a svolgere lo stesso lavoro, riceveva la stessa misera razione quotidiana, ma ora sapeva che qualcuno attendeva la sua liberazione e il suo ritorno a casa. La speranza aveva cambiato la sua vita. Il paradosso della speranza è che quelli che credono nel domani riescono a vivere meglio l’oggi.
Cordialità
Paolo Pagliani

IL COMUNE OSPITA L’ASSOCIAZIONE AIDO

La Giunta del Comune di Novellara ha aderito nelle scorse settimane al programma informativo sulla “Donazione di Organi e Tessuti” promossa dall’associazione AIDO di Novellara. Il responsabile della sede AIDO di Novellara sarà a disposizione del pubblico ogni terzo sabato del mese dalle ore 10.00 alle ore 12.00 per ogni informazione ed eventualmente per registrare le dichiarazioni di volontà. Informazioni presso l’URP del Comune di Novellara.
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A mio marito a nostro figlio e a me stessa

Willy Cattabiani

Ok sono tornata, un pò malconcia ma con il desiderio di esserci. Ho attraversato mesi difficili conclusisi con un lutto importante: la morte di mio marito, il compagno di una vita, l’Amore. Venticinque anni insieme e ancora tanti progetti da realizzare. Ho deciso di tornare nel mondo e di tornare a incontrarvi, cari lettori. Un regalo che faccio a me stessa e a lui che amava la vita e che avrebbe voluto che non interrompessi il legame con le persone che mi leggono e, che spero, abbiano e possano trovare attraverso i miei scritti suggerimenti per una vita migliore.
Questa volta non scriverò un vero e proprio articolo ma voglio regalarvi e mi voglio regalare le parole di una persona saggia che dal nulla ma con il suo credere nelle persone e amarle riuscì a far costruire scuole, orfanatrofi e ospedali e case ai senzatetto e la sua organizzazione rifornisce più di 50.000 pasti tutti i giorni agli affamati. il suo nome è Amma, ovvero Madre. Queste le sue parole: “la vita è una partita a carte. Le carte vengono distribuite da un mazziere a cui possiamo dare vari nomi: Dio, destino, karma, caso…. A volte riceviamo carte bellissime con cui è facile giocare, avolte invece ci ritroviamo in mano carte decisamente più scadenti. In ogni caso non abbiamo nessuna influenza sulla scelta delle carte. Ciò su cui abbiamo totale padronanza, invece, è la maniera in cui decidiamo di giocarle. E’ questa la differenza nella nostra vita e nel mondo”
Quello che Amma ci dice è che noi dobbiamo essere RE-sponsabili delle nostre scelte, dobbiamo riappropiarci dell’abilità di rispondere agli eventi attraverso accettando le “carte” che la vita ci ha dato da giocare ma scoprendo e usando la nostra Abilità al cambiamento e ai cambiamenti che la vita continuamente ci elargisce.

Con affetto.
Dott.ssa Anna Pace

KENNEDY PREDISSE CHE LE BANCHE AVREBBERO CREATO UNA GRANDE CRISI GLOBALE. POI MORI’.

Il 4 Giugno del 1963, un decreto presidenziale di John Fitgerald Kennedy, detto Ordine Esecutivo 11110, fu firmato impedendo alla Federal Reserve Bank di prestare soldi a interesse al Governo Federale degli Stati Uniti.La FRB sarebbe presto fallita e l’America sarebbe tornata l’unica vera detentrice del proprio debito.

John Fitzgerald Kennedy fu il primo presidente della storia a comprendere quanto lo strapotere delle banche private avrebbero ben presto creato un collasso dell’intero sistema economico e decise di combatterlo. Secondo JFK, le banche private, non potevano esseri i creditori di un’intera nazione e, cosa più importante, non potevano avere il potere di stampare monetaLe somiglianze fra la Federal Reserve e la BCE, nonché la nostra cara Bankitalia, sono a dir poco imbarazzanti.

JFK fu il primo ad opporsi alle banche private ma purtroppo anche l’ultimo. Il suo assassinio fece desistere qualsiasi altro presidente, americano e non, dal dichiarare guerra alle banche private.

L’Ordine Esecutivo 11110 avrebbe messo fine all’attuale sistema bancario mangia-soldi. La FRB, come tutte le banche del resto, prestava (e presta ancora) soldi che non ha. Solo un decimo dell’intero ammontare di capitale che le banche private danno in prestito, é realmente detenuto dalla banca. L’FRB crea a piacimento ricchezza. Un potere immenso per dei privati. Immenso e rischioso. É un enorme castello di carte, basta un semplice soffio di vento per farlo crollare. L’intero sistema si basa su soldi che le banche non hanno. JFK aveva compreso a pieno quanto tutto ciò fosse sbagliato. Aveva intuito che, di quel passo, l’intera economia mondiale sarebbe finita male. Aveva anticipato la crisi economica mondiale che ci sta affliggendo.

Con il suo Ordine Esecutivo, il Dipartimento del Tesoro avrebbe avuto il potere di “emettere certificati d’argento a fronte di ogni lingotto di argento/dollari d’argento della Tesoreria.” Questo significa che la Tesoreria degli Stati Uniti poteva introdurre soldi in circolazione basandosi esclusivamente  sui lingotti d’argento fisicamente presenti nelle casse dello Stato. Niente più speculazioni, niente più creazione ad hoc di falsa ricchezza. Solo una economia solida, costituita sul reale valore dell’argento realmente detenuto dal governo.

L’FRB non avrebbe più potuto prestare soldi ad interesse all’America. Gli uomini più ricchi del mondo non avrebbero più avuto in mano lo scettro del potere. Gli stavano per portare via il loro amato giochetto per fabbricare soldi.

Ma questo cacchio di Giovannino Fizgeraldo voleva proprio morire!? Si era già messo contro tutta l’ala conservatrice e militarizzata dell’America schierandosi contro la guerra in Vietnam, ci mancavano solo i banchieri privati da indispettire. La sua morte era già praticamente scritta.

4 miliardi di banconote degli Stati Uniti, stampati cioè dalla Tesoreria e non dai privati, sono stati messi in circolazione in tagli da 2 e 5 dollari. Ben presto avrebbero sostituito le banconote stampate dai privati. Furono stampate dal Dipartimento del Tesoro anche banconote da 10 e da 20 dollari, ma non vennero mai messe in circolazione in quanto Kennedy, nel frattempo, venne assassinato. La sua politica morì con lui. Tutte le banconote stampate dalla Tesoreria vennero immediatamente ritirate. Davvero JFK pensava che avrebbe potuto sopravvivere dopo aver tolto alle banche private l’incostituzionale diritto di stampare moneta?

Le “Banconote degli Stati Uniti” furono emesse come valuta senza interessi e senza debiti avvallate dalle riserve d’argento nella Tesoreria degli Stati Uniti. Nessun privato si arricchì in questa transazione. Molti privati s’ incazzarono.

L’artefice di tutto ciò venne ucciso il 22 Novembre 1963I banchieri privati tornarono a sorridere e a speculare. Nessun altro presidente della storia degli Stati Uniti si azzardò mai più ad applicare l’Ordine Esecutivo 11110.

Quell’Ordine Esecutivo in realtà é ancora lì. Non é stato mai abrogato da nessun governo. Basterebbe che il Presidente Obama applicasse semplicemente la legge per decapitare la Federal Reserve. Evidentemente però tiene troppo alla sua vita. Non é facile andare incontro alla morte sicura per il bene del proprio popolo. JFK lo sapeva bene. La mafia delle banche pure: Kennedy é diventato il monito per tutti coloro che vogliano un giorno opporsi al potere delle banche: quei simpaticoni della FRB hanno anche avuto il coraggio di stampare l’effige di JFK su dei dollari d’argento. Mai monito fu più macabro ed efficace. Nessuno osa più pestargli i piedi.

Link: http://ilcorsivoquotidiano.net/2011/11/30/kennedy-banche-crisi-assassinio/

Cambiare i nostri pensieri per cambiare la vita che non ci piace

Un proverbio polisiano così recita: “guarda dentro di te, cambia te stesso, il tuo mondo cambierà”.
La maggior parte di noi ha una percezione di se stesso/a limitante, mediocre, e negativa. E’ più facile credere di non riuscire a fare e ad essere ciò che ci fa star bene e ci realizza. Viviamo la maggior parte del nostro tempo immersi in pensieri negativi in modo più o meno consapevole. Se ci fermiamo a pensare cosa realmente pensiamo di noi è molto più facile che ci accorgiamo di dare a noi stessi giudizi negativi del tipo: “non valgo niente, sono un incapace, gli altri sono migliori di me, la sfortuna mi perseguita…..”
Questo genere di pensieri ha un impatto enorme sulla nostra immagine mentale e sulla sfera emotiva perché non aspettandoci niente di buono e bello nella vita creiamo le condizioni che ci porteranno proprio a riconfermare ogni volta che ciò che pensiamo realmente di essere e cioè dei perdenti, poi, continua ad avverarsi.  In psicologia questo meccanismo si chiama “profezia che si auto avvera”. In pratica si avrà la tendenza inconscia di mettere in atto tutta una serie di meccanismi che inevitabilmente ci porteranno ad autosabotarci.
Esempio: se io penso di me che non mi piaccio perché mi vedo grasso/a il mio pensiero dominante è “non mi piaccio” e questo mi porterà a far fallire tutte le diete che inizierò per perdere peso. Se invece incomincerò a visualizzare il mio corpo snello e tonico e a dirmi che mi piaccio sulla base di una visualizzazione positiva anche il mio fisico tenderà ad allinearsi a questa nuova immagine di me stesso/a.

Ora vi lascio con un semplice esercizio:
ogni volta che ti sorprendi a focalizzarti sugli scenari negativi, ricordati un principio che dice “ciò su cui ti concentri si espande”, quindi, allenati a interrompere questo processo mentale negativo e debilitante nel momento stesso in cui ti accorgi che si innesca. Appoggia la tua mano al centro dell’addome, respira e domandati “di che cosa ho paura in questo momento?”, “che cosa ho bisogno che faccia in questo momento per riconnettermi al mio centro?”
Esercitatevi a sospendere lo scenario negativo, la conversazione negativa, gli assunti negativi.
Imparate a sospendere il pensiero negativo senza  rimanere ancorati al dubbio, al senso di colpa e all’autocritica, allenate la vostra mente a rispettarvi, perché ognuno di noi è degno di amore: perdonatevi.

Un caro saluto
Dott.ssa Anna Pace