VINCERE IL JACKPOT E RIGIOCARSELO. TUTTO

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Gentile direttore, secondo una studiosa americana autrice di un libro, (Ingegnerizzare la dipendenza), sul rapporto tra giocatore e slot, la gente non gioca per vincere. Ma per giocare. Il denaro non è un fine ma il mezzo per stare seduti più a lungo. Non vogliono vincere il jackpot e andare via. Vogliono vincerlo e rimanere seduti fino a quando non se lo sono giocato tutto. Per una piccola percentuale della popolazione – spiega l’antropologa – questi giochi diventano un’esperienza totalizzante, un modo per estraniarsi dal mondo per ore e ore. E’ una piccola percentuale quella che si ammala, negli USA tra l’ 1 e il 2 della popolazione ma quel “piccolo” numero genera tra il 30 e il 60 per cento del fatturato dell’industria delle slot; per questo è così “prezioso” per l’industria stessa. Chi progetta le macchinette sono persone molto intelligenti. Nessuno di loro si siede alla scrivania pensando a come rendere dipendenti i giocatori. Pensano soltanto a come aumentare i profitti. E, purtroppo, cercano di isolarsi eticamente dal risultato delle loro azioni.

Cordiali saluti
Paolo Pagliani

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AZZARDOPOLI

Caro direttore, la crisi economica sta contribuendo a trasformare il gioco d’azzardo in una pandemia. I dati di quelle che, in termine tecnico, si definiscono ludopatie sono impressionanti; gli italiani che tra i 15 e i 64 anni giocano d’azzardo sono circa 19 milioni (ma il dato pare sottostimato!). E’ indubbio che le difficoltà economiche giocano un ruolo non indifferente e le nuove generazioni che hanno lavori precari, quelli che hanno perso il lavoro, i pensionati, attraverso il gioco sembrano cercare una via di fuga dalle reti delle finanziarie e delle tassazioni di massa. Ma è solo una grande illusione. Pericolosissima. Anche la TV, (con l’esempio dei pacchi), instilla l’idea che si possa vincere senza fatica e senza abilità, frutto di una totale casualità. Giovanissimi con basso reddito e bassa istruzione, sono i più vulnerabili, come si deve registrare la fortissima avanzata degli anziani e delle donne che preferiscono l’anonimato della propria casa o di una tabaccheria. Per i più giovani trovarsi come in un grande casinò, come sono i giochi online, è compulsivo e contribuisce anche a depauperare il prezioso valore del tempo fino a consumarlo. Il giocatore in genere è una persona che fatica a tessere relazioni, che della loro compulsività si vergognano e tendono a nasconderla, soprattutto ai familiari, fino a quando le difficoltà economiche diventano sempre più forti e sempre più difficili da giustificare. La pubblicità incide anch’essa con slogan tipo <<lasciateci sognare>>; terrificante perché da una parte avverte di <<giocare responsabilmente>> mentre dall’altra legittima l’impulso al gioco. E’ fondamentale la prevenzione ma siamo di fronte ad una malattia sociale una emergenza, che in molti non sanno come combatterla. Attualmente l’unica strada in grado di ottenere risultati è quella dei gruppi di auto e mutuo aiuto, finalmente presente anche a RE dove si utilizza il metodo degli alcolisti anonimi. Si può ritrovare così quella dimensione della costruzione della vita che il gioco azzera e a ritrovare il desiderio di relazionalità: l’unico antidoto a questa grande malattia del nostro tempo.

Cordialità
Paolo Pagliani

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/a-reggio-emilia-una-comunita-per-malati-di-gioco-dazzardo-989374/

AZZARDO E DIPENDENZA

Gentile direttore, non pochi psicologi confermano che i video-poker, sfruttano a fini di lucro alcune mancanze affettive e il <<vuoto sociale>> dei giocatori. Nei soggetti più fragili e in presenza di altri fattori, questo isolamento può trasformarsi in dipendenza.
<<Il meccanismo delleslot è semplice: molta frustrazione e una piccola ricompensa ogni tanto, abbinate ad un’eccitazione costante, che proviene da suoni ripetitivi, immagini cangianti e ritmo frenetico>>. Il risultato è una concentrazione totale sugli elementi di gioco. Tutto il resto svanisce e i giocatori vengono completamente assorbiti dall’esperienza. Quella che Natasha Schull, antropologa sociale e ricercatrice americana, è riuscita a dimostrare che un giocatore può arrivare fino a 300 giocate all’ora utilizzando una slot tradizionale, con gettoni e leva ma se sostituiamo la leva con i tasti tipici delle macchine moderne, questo numero raddoppia! Si entra nella machine zone, cioè quella “zona” dove si vuole prolungare il più possibile la durata di questo stato: vincere o perdere ormai non ha più significato, basta che il gioco non finisca mai.
E’ stato presentato in pompa magna il fiore all’ occhiello dei Monopoli e cioè il “poker veloce” dove si permette di giocare online su più tavoli contemporaneamente, sempre tra loro differenti. E sempre con il limite delle puntate a 1000 (mille) euro, cifra chiaramente visibile ai giocatori prima che prendano parte al tavolo. Questo basti, a chi chiede conto delle responsabilità nel caso di dipendenza e bancarotta familiare.

Un cordiale saluto
Paolo Pagliani