NON “SOLO” ECONOMIA

Caro direttore, oggi tutti parlano con disinvoltura di spread ma sono pochi coloro che hanno il coraggio di criticare un sistema che ha generato una depressione morale di indicibili proporzioni. La dicono lunga i casi di suicidio e la crescente disaffezione della gente nei confronti della politica che negli anni si è sempre più asservita a interessi di parte. Per comprendere che cosa è realmente accaduto, la storia ci insegna che la questione di fondo è incentrata sul significato che nei secoli le persone hanno attribuito a due parole, desiderio e soddisfazione. Fin dalla antichità, la prima parola ha riguardato il progresso e la crescita mentre la seconda si riferiva ai bisogni  personali e collettivi. L’esperienza umana ci insegna che tra questi due estremi, per quanto possiamo affannarci correndo a destra e a manca, non potremo mai possederli entrambi pienamente. Il divario lo possiamo ridurre o producendo più bene e incrementare il potere di acquisto della gente (questa è la ricetta edonistica scelta dai greci e dai romani) oppure, al contrario, possiamo ridurre la domanda in modo che essa coincida con l’offerta. Con l’avvento del capitalismo quella ritenuta vincente è stata la prima, per le possibilità di sviluppo impresso dall’ingegno umano e alla cosiddetta impresa privata. Un economista (Sedlacek) definiva che; <<più = meglio>> dovendosi ricredere considerata la crescente divaricazione tra ricchi e poveri determinata dalla globalizzazione. In pratica si è determinato un appiattimento materialistico riducendo progressivamente le dimensioni su cui si giudica ogni aspetto della vita e della società. Se da una parte è giusto che l’economia si concentri sull’efficienza e l’utilità, dall’altra è sbagliato che tutto si riduca all’economia senza valori morali. Una società funziona se poggia su tre pilastri: moralità, concorrenza e regole. Si tratta perciò di far rientrare il <<movente del profitto>> entro il suo ragionevole alveo: una decisione economica è sempre una decisione morale, poiché una società fondata sull’egoismo amorale sprofonda nell’anarchia. E’ quello che le nostri classi dirigenti devono scongiurare a tutti i costi.

Cordialità
Paolo Pagliani

UN MARE SENZA STELLE

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Simili a un vascello che il pilota vuole dirigere senza il ricorso alle stelle, i popoli hanno perso la loro rotta e non la ritroveranno se non ritornando a guardare il cielo.

Robert de Lamennais

L’autore francese (1782-1854), sacerdote dalla vita e dalle idee discutibili, osteggiato da Napoleone, riflette in questa sua massime un’immagine che sembra calzare a pennello pure ai nostri giorni. Mai come oggi ci si vuole ostinare a navigare nella vita senza avere nessuna stella di riferimento. Anzi, si spengono i valori considerandoli zavorra che ostacola la corsa veloce della nave; si oscura l’etica accontentandosi del puro e semplice procedere a vista, così come capita, si rifiutano le mappe con le rotte tradizionali, convinti che facciano solo perdere tempo. E così si procede a caso e spesso ci si incaglia, ostinandosi a non riprendere la via sicura, quella di <<ritornare a guardare il cielo>> ritrovando la luce fissa e viva della natura umana, della verità solida e dei valori morali autentici.