SUBDOLA PRESSIONE MEDIATICA

caos-politicoGentile direttore, si può palesemente notare la pretesa di assegnare alle parole un significato molto diverso da quello etimologico. Ad esempio “omofobia” che significa paura del proprio simile, viene stravolta intendendo la “discriminazione di chi è omosessuale” facendo violenza al linguaggio, poiché “discriminare” come primo significato ha distinguere e non quello di emarginare. Altro esempio “matrimonio omosessuale” è un ossimoro perchè matrimonio significa “dono della maternità” il che biologicamente comporta una relazione tra sessi diversi. La pressione mediatica per introdurre questi nuovi significati è condotta in maniera sfumata attraverso la pubblicità, i salotti televisivi e chi critica, viene relegato come reazionario e perseguito non solo verbalmente. Il vuoto etico e la dittatura del relativismo sono concause di questa situazione in cui ciò che è giusto non è un dato di coscienza ma imposto dall’alto in maniera subdola, così accanto alla giustizia reale, guadagna sempre più quella mediatica; una neolingua!
Cordialità
Paolo Pagliani
Per gli inserzionisti del PORTICO, il vantaggio di essere visibile on-line.

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PERCHÉ L’INCONTRO FA PAURA ?

Gentile direttore, durante un viaggio mi sintonizzo su un canale di musica e attualità dove il tema del giorno è l’incontro; il conduttore propone interessanti e provocatorie riflessioni in questi tempi in cui tutto entra facilmente in crisi. La parola incontro fa paura. La sera, tutti dicono di stare in casa per non fare… strani incontri. Per non parlare dell’incontro con il diverso, con chi ci sembra lontano da noi; un lontano che poi magari si rivela essere il vicino di casa. E   l’ immigrato? Non si sa niente di lui, per cui è meglio rinchiudersi nella propria identità, perché ciò che è identico non fa paura. Possiamo però dire, che tutti progressi dell’uomo sono nati da incontri. Le nostre radici cristiano giudaiche sono figlie di un incontro, i romani secondo il mito sono figli di Enea scappato da Troia: un turco. Poi ci siamo mischiati con gli etruschi che qualcuno dice d’essere di origine fenicia: libanesi, il pomodoro arriva dagli aztechi, ogni giorno usiamo i numeri…arabi! Tutti figli di incontri e senza la curiosità verso l’altro, la nostra identità non sarebbe mai nata. Il vero coraggio, come sostiene pure Papa Francesco, sta nel guardare in faccia l’ altro, scoprire una nuova identità e, già che ci siamo, anche un po’ della nostra. Forse i giovani sono in grado spesso di testimoniare meglio cosa sia l’incontro perché lo vivono in classe o nel tempo libero. Sanno cos’è è il confronto, lo scontro, l’amicizia con il diverso più di tanti scrittori o politici che parlano di chiusure e diffidenze. Basterebbe volgere lo sguardo verso figli e nipoti per scoprire come si fa, quali sono i limiti e i pregi di tanti incontri che ormai sono inevitabili. Asili e scuole sono le vere palestre dei cittadini del domani…sono i luoghi privilegiati dove non esistono discriminazioni e pregiudizi che spesso appartengono al mondo degli adulti. Sono i luoghi privilegiati dove si sperimentano i primi veri incontri della propria formazione umana. Non sprechiamo l’ occasione, non rinunciamo a noi stessi ma nemmeno rinunciamo all’ intrigante possibilità di scoprire chi vive vicino a noi.

Cordialità
Paolo Pagliani

jessica