Circolo Wilma, 40 anni e non sentirli


Ancora oggi, con gli stessi scopi associazionistici di 40 anni fà, Eugenio Cepelli e altri soci si ritrovano in Via Levata, per cercare di tenere vivi quei principi che fin da allora hanno fatto da cardine alle attività del circolo “Craw Wilma”. 

Mi sono ritrovato un sabato pomeriggio di metà settembre a scambiare alcune parole con il Sig.Cepelli ad altri soci come lui del circolo Wilma, conosciuto a Novellara ma non solo, soprattutto per le attività legate al mondo dei pescatori. E qui bisogna subito sfatare un “falso mito”, al circolo Wilma non esiste solo la pesca! Ma anzi è un luogo splendido per tante iniziative legate alla natura, adatto sia alle famiglie che alle compagnie di giovani. Parlando con Eugenio vengo subito colpito da un aspetto puramente “emotivo”, ossia l’entusiasmo che ancora ha, dopo tanto tempo, quando parla di quello che si può fare alla Wilma, di quello che si potrebbe fare, se ci fossero forze fresche e maggior condivisione tra le varie associazioni del paese. Il circolo nasce nel lontano 1972 per opera dei dipendenti della cooperativa agricola Cila; in un primo momento l’accesso era riservato ai soli dipendenti, ma poi ben presto apre le proprie porte anche ai non dipendenti, purchè associati e rispettosi di quei valori ancora oggi validi e ben saldi. I valori dello stare insieme, dell’associazionismo,  della solidarietà, sono solo alcuni di quei “paletti” che Cepelli ed i suoi colleghi esprimono con forza e anche un pizzico di orgoglio, ancora oggi a distanza di 40anni. E mentre lo ascolto raccontarmi alcuni episodi che hanno fatto la storia del circolo, come la “pesca a mano”, sento una voce provenire dalla cucina… “qui la politica è sempre rimasta fuori”, e probabilmente aggiungo io, questo è stato e forse è ancora uno dei motivi che rendono questo posto unico e accogliente. Il circolo può essere frequentato tutto l’anno, l’accesso è libero. L’unico requisito richiesto è il rispetto per l’ambiente, tenuto così pulito e curato grazie all’impegno dei soci, purtroppo sempre meno presenti e volenterosi di iniziative. Cepelli mi spiega che anni fà il socio, oltre a pagare una quota annua, doveva mettere a disposizione 1 giornata di lavoro volontario all’anno, al servizio della manutenzione del circolo. Ma poi questa idea venne ben presto azzerata dal consiglio, con il risultato che oggi, come capita in tante organizzazioni di volontariato, sono sempre gli stessi 7/8 soci a darsi da fare. Questo per Cepelli è un punto di sconforto, perché capisce che prima o poi anche la sua forza e disponibilità, così come quella degli altri 7/8 amici colleghi, scemerà inevitabilmente, portando un declino nella struttura attuale del circolo, così tanto bella e curata nei dettagli. In questi ultimi anni infatti sono stati fatti interventi di recupero, ristrutturazioni importanti, investimenti che hanno portato ad avere oggi nelle disponibilità del circolo e degli associati, buche con varie tipologie di pesce, animali di varie specie e parco per far giocare bambini, strutture per organizzare pranzi e cene anche all’aperto. Nel 2012 il circolo Wilma è riuscita a ripulire e allargare una buca, rendendola perfetta per il divertimento, con varie tipologie di pesce: il pesce gatto “nostrano”, quello americano e le spigole. Poi c’è una buca più piccola, per la pesca delle trote d’inverno. La buca “a sorpresa”, per pescare un po’ di tutto. E poi non manca il “campo di gara”, una buca con gobbi e carpe, tra le più invidiate e prestigiose della provincia. Ma anche su questo tema Cepelli non manca di manifestarmi un po’ la sua delusione. Delusione nel vedere nei giovani di oggi la mancanza di un vero e proprio spirito “associazionistico”, oggi per loro conta solo la competizione. Arrivare e trovare tutto pronto, senza conquistarsi la soddisfazione di far parte magari di una realtà come la Wilma, in cui contribuire a preparare le buche, per poi darsi da fare divertendosi nella pesca. Per chi vuole pescare al circolo Wilma, l’accesso è libero a qualsiasi ora, occorre pagare la quota sociale (la quota serve per l’affitto della struttura, per le manutenzioni e le spese energetiche); il pescatore può venire, anche con la famiglia, pesarsi il suo pesce e andarsene, tutto in completa autonomia, senza burocrazia particolare. Tutto avviene in un clima di assoluta fiducia, che rappresenta un cardine del gruppo “Wilma”. Oltre al pesce, alla Wilma si possono organizzare bellissime gite domenicali, anche e soprattutto con i bambini. Si accede al circolo da un bellissimo e lungo viale alberato su via Levata (subito dopo gli uffici della Cila ma prima della Sabar), e ci si ritorva davanti l’imponente casa che ospita cucina attrezzata e industriale, ingresso con bar, e due sale da pranzo idonee ad ospitare 30 più 90 persone a sedere. Cepelli con un pizzico di sano e giusto orgoglio mi spiega che in queste sale, e con questa cucina, lui e i suoi amici e soci del CRAW WILMA, hanno cucinato per le associazioni che operano nel sociale, dalla casa della carità fino alla casa di riposo. Ma la bellezza di questo luogo poi non finisce qui, e con un pizzico di mio stupore lo seguo nella zona animali, dove lui e il sig. Montanari mi mostrano tutte le razze ospitate con tanta cura e passione quotidiana: conigli, tacchini, ogni tipo di gallina, capre, oche, pavoni, maiali, e varie tipi di uccellini. Una vera e propria oasi, ideale anche per percorsi guidati, per mostrare e far scoprire ai bambini la natura animale. Ma anche in questo caso poi Cepelli non manca di segnalarmi come occorrerebbero più persone a dare una mano, appassionati di animali e desiderosi di mantenere in piedi una così bella e rara realtà. Nell’allontanarmi verso l’uscita del circolo poi però Cepelli e gli altri soci presenti ci tengono quasi a urlarmi con forza la loro volontà ad andare avanti, perché credono in questo progetto, credono nell’associazionismo e nei valori che hanno sottoscritto la bellezza di 40anni or sono, ma vorrebbero e chiedono a tutta la cittadinanza, alle tante associazioni presenti nel nostro splendido paese, ai soci già presenti, una maggiore collaborazione, un maggiore impegno per tenere in vita tutti assieme la struttura, con tutte le cose belle che possiede !! Per me è stato bello passare un sabato pomeriggio alla Wilma, per il calore che ho visto nelle persone, e il sano impegno che mettono nel gestire le strutture.

Paolo Bigi

LE PARALIMPIADI DEI VINCENTI

Gentile direttore, enorme è stato il successo che hanno avuto su tutti i media le Paralimpiadi del mese scorso a Londra, solo una voce discorde ed infelice di un grande attore comico (e non solo), ha condannato i Giochi dove gareggiavano atleti danneggiati dalla sfortuna con la motivazione: <<Esaltano la disgrazia>>. Credo che non esista immagine più consolatoria dell’uomo senza gambe che alza la bicicletta, da lui stesso costruita, con la quale ha appena vinto una medaglia d’oro. Sarebbe giusto evitare che le Paralimpiadi, che tutti abbiamo negli occhi passino senza che portiamo alla luce il messaggio che ci fanno fatto intravedere. Mi ha commosso sentire Alex Zanardi, dopo il successo che ha alle spalle molti sacrifici, a proposito di suo figlio 14 anni, di cui ne va fiero. <<Dopo la vittoria mi ha detto: “Papà sono quasi dispiaciuto nel dirti che ti voglio bene adesso, perché sembra che te lo dica nel momento in cui hai fatto una straordinaria figura. Voglio che tu sappia che ti voglio bene perché tu sei mio padre. Punto. Sono molto orgoglioso di essere tuo figlio”>>. Gli atleti delle Paralimpiadi ce l’hanno fatta: sono vincenti. Hanno cercato e trovato gli strumenti per contrastare e superare la sventura. Sono riusciti a farcela  perché la famiglia e gli amici, li hanno aiutati. E’ utopico oggigiorno solo pensare, purtroppo, che dovremmo noi tutti aiutare gli sfortunati. Non c’è solo la lotta contro le ingiustizie sociali, ci si dovrebbe occupare pure contro quelle naturali. La sventura che colpisce un uomo non dovrebbe essere un problema suo, o di sua moglie, o della sua famiglia, ma di tutti; sarebbe il giusto traguardo dell’umanità.

Cordialità
Paolo Pagliani

BUONUMORE FERRAGOSTANO

Caro direttore, nel giorno di ferragosto con familiari ed amici si è infranta quella seriosità che caratterizza le giornate quotidiane con battute ed ironie di taglio popolare e un po’ sbarazzine. Tra queste ne spiccava una dallo spirito maschilista che nella barzelletta predilige, per lanciare i suoi strali, le donne (<< Al cimitero una vedova ha fatto scrivere sulla tomba del marito defunto: Riposa in pace, finché verrò a  raggiungerti!>>. L’ironia che è una spezia necessaria per insaporire la vita, così come lo è il sorriso, l’allegria, lo scherzo bonario, non deve però eccedere, altrimenti intacca pure la satira. E così si precipita nel dileggio, nella derisione, nello scherno, nella dissacrazione ed il motto pungente lascia spazio al detto volgare. Si arriva alla critica graffiante ed alla tracotanza grossolana e per questo è necessario, ritornare alla lievità dell’umorismo vero e d’altro lato, riscoprire il controllo di sé, prima di precipitare nell’offesa. Altra battuta che ho apprezzato, riguardava un predicatore che al termine di un’interminabile omelia, si rivolge retoricamente ai fedeli:<<Fratelli miei, che altro potrei dirvi?>>. Una voce dal fondo della chiesa risponde prontamente: <<Amen!>>.

Buona giornata
Paolo Pagliani