UN SUBDOLO NEMICO

cosa-fa-la-televisioneEgr. Direttore, per anni abbiamo creduto – perchè così i mass media ci hanno convinto a pensare – che la televisione “accomuna”, “avvicina”, riunisce le famiglie”; abbiamo creduto che la TV fosse, comunque, occasione per godere “insieme” di uno spettacolo, magari alla sera, dopo cena, quando tutti sono tornati a casa dagli impegni della giornata, e che fosse possibile sedersi “insieme” davanti alla scatola luminosa a “condividere” ciò che viene trasmesso. Purtroppo non è così. Lo spettacolo di una famiglia “riunita” davanti al televisore è come una serie di facce illividite dal riflesso del monitor, con il quale ognuno ha il suo personale rapporto, nel quale gli altri non entrano se non per qualche sommesso commento tra se stessi, subito zittiti. Davanti alla televisione, anche in mezzo a un gruppo, ognuno di noi è solo. Ecco la verità. Allora proviamo a cementare l’unione della famiglia, per una sola sera, in un altro modo. Lasciamola spenta e tiriamo fuori le carte o un altro gioco e stiamo sul serio insieme. Non è un tentativo di demonizzare la TV, anzi. Guai se non esistesse. Oggi poi, che c’è un televisore in ogni stanza – che desolazione e che spreco di energia elettrica – e che ciascuno se ne sta nella propria stanza, da solo, davanti alla sua TV, quando magari tutti stanno guardando lo stesso programma. Ci sarebbe da ridere, se non fosse da piangere.
Cordialità
Paolo Pagliani
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LA COMUNICAZIONE ASSENTE

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Gentile direttore, non ci si parla molto, oggi, in famiglia e in società: non si ha tempo, non si ha molto tempo, per parlare e per ascoltare le cose che più ci stanno a cuore e si sbriciola il tempo il tempo nel parlare della chiacchiera che nulla fa riemergere delle aspirazioni e delle nostalgie. Ma le chiacchiere, le conversazioni mondane, non danno un senso alle giornate e alle stagioni della vita; scorrono veloci e inafferrabili mai in profondità e sempre in superficie non lasciando tracce nella memoria vissuta. Nelle famiglie e negli incontri sociali il parlarsi è intralciato dalla presenza dilagante della televisione, dalla sua influenza egemonica sui modi di comunicare e sui modi dare un senso alla vita. Non di rado le informazioni televisive hanno i loro contenuti emozionali inquietanti e slabbrati. Cose, che si ascoltano e si vedono nella vita delle famiglie, con le loro preoccupanti risonanze comportamentali, che sottraggono tempo alla parola, al parlarsi, al dialogo, al colloquio, allo scambio di pensieri ed emozioni, di timori e attese, di illusioni e speranze, che hanno bisogno di essere portate alla luce della comunicazione e della reciprocità della stessa. Cose sempre più difficili, cose talora impossibili in molte famiglie nelle quali TV e social network, isolamento e distrazione, si associano in cocktail impenetrabili all’ascolto e al dialogo. Si finisce così nei deserti di una comunicazione che non crea nè ascolto nè comunicazione.
Cordialità
Paolo Pagliani
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COMUNICARE PER UMANIZZARE

FOTO-SAGGIAEgregio direttore, la <<fabbrica della notizia>> è capace di trasformare ciò che è irrilevante in un evento mentre i criteri di notiziabilità decretano che solo alcuni accadimenti diventino notizia; quelli più catastrofici, o legati a interessi economici. Senza contare il rischio denunciato anche da papa Francesco:<<Il danno causato da pseudo-modelli, basati sul consumismo e il culto dell’apparire, che influenzano i ceti sociali più poveri e incrementano la disgregazione dei legami familiari>>. Un sociologo scriveva che:<<Nell’era della informazione istantanea, le dicerie sono la realtà>>. Anche la politica ha imparato a usare blog e social media in chiave populistica e anche su questi territori, si rischia di replicare la sterile logica degli schieramenti contrapposti ascoltando solo chi ci somiglia e insultando chi la pensa diversamente. Ma ci sono anche buone notizie. Se si esce dall’imperativo tecno-economico (quel che è fattibile va fatto; quel che rende va fatto) e si adotta uno sguardo di simpatia per ciò che è umano, si può acquistare una grande libertà anche nel campo della comunicazione mediale. Ripartire dalla << disciplina comportamentale >>, ci consente di raccontare con amicizia e mostrare che è possibile una comunicazione capace di dire la verità nel linguaggio della bellezza; che si può alimentare la speranza senza raccontare favole e sfuggire alla doppia trappola del cinismo nichilista e del buonismo consolatorio un po’ stucchevole. Si può inoltre usare lo straordinario dono del linguaggio per rompere slogan e luoghi comuni immaginando insieme nuove vie di umanità.
Cordiali saluti
Paolo Pagliani

ESTATE RAI

TV SPAZZATURAGentile direttore, la banalità della programmazione estiva, televisiva e radiofonica non è nuova e ci fa comprendere l’abisso culturale su cui naviga l’emittente di Stato. Di nuovo c’è la storia che avanza inattesa e inesorabile verso lidi sconosciuti: Isis, Lampedusa, la crisi serissima dell’UE, xenofobia e nazionalismi montanti, i nostri figli che guardano all’estero, la Grecia che affonda e altro ancora. Nel mentre succede tutto questo, si mandano in vacanza giornalisti e conduttori, anchorman e registi, si chiudono programmi di approfondimento, dibattiti, talk show che nel bene e nel male informavano sull’attualità, si riducono edizioni e si spostano orari attingendo a fondi di magazzino con repliche e film da anni 50, sopperendo con la gastronomia di una Italia pensata crapulona e con la cronaca nera di un Paese supposto amante del trucido. Non è un palato esigente il nostro. Credo molto di più che l’opinione pubblica italiana da Casina in su, abbia il diritto di non vedere  e sentire ovvietà, assieme a quello di essere informata anche d’estate. Il canone lo paghiamo per 12 mesi non per 10!
Cordialità
Paolo Pagliani
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TELEDIPENDENZA ITALIANA

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Gentile direttore, notavo con curiosità che una poderosa ricerca francese condotta su scala europea (Mediametrie), colloca l’ Italia al secondo posto al mondo (dietro gli USA), come tempo passato davanti alla TV con 4 ore e 34 minuti…e siamo in aumento. Prendendo per buone queste statistiche, si può dire che un terzo dell’intera giornata viene spesa davanti al piccolo schermo, in una sorta di narcosi collettiva addormentando le coscienze allentando i freni inibitori, come in una sedazione di massa che neutralizza il vaglio critico. E le nuove tecnologie, da Internet agli smartphone, anziché sostituire la televisione non fanno che accrescerne e amplificarne il potere mediatico riciclando i suoi prodotti. In Europa guidiamo il corteo dal sofà dove guardiamo strabordare la fiction seguita dall’intrattenimento. La superficialità televisiva forse ci sta annebbiando? Se anche davanti ai Grandi Libri si reagisce sbadigliando, non perché siamo affaticati ma perché non ci dicono nulla, dovremmo preoccuparci. Abbiamo orecchi colmi di rumori e di chiacchiere, il palato rovinato da banalità insipide, gli occhi sporcati da immagini brutte e volgari; ecco che allora le grandi parole e le visioni sublimi le releghiamo in un futuro lontano. Mai come oggi si spengono i valori considerandoli zavorra, si naviga a vista, si rifiutano le mappe tradizionali convinti che facciano solo perdere tempo. E così si procede a caso e spesso ci si incaglia, ostinandosi a non riprendere la via sicura, quella di <<ritornare a guardare il cielo>>, ritrovando la luce fissa e viva della natura umana, della verità solida e dei valori morali autentici.
Cordialità
Paolo Pagliani
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SI VUOLE SVUOTARE IL TEMPO DEL RIPOSO E DELLA FESTA

Amica TVGentile direttore osservando attentamente di domenica, si scopre che solo le piazze di città d’arte sono affollate mentre brulicanti di gente e di auto sono invece altri luoghi: i centri commerciali. Insieme ad altri ho aderito alla raccolta di firme, da presentare al Parlamento per una proposta, (Libera la domenica), che abbia lo scopo di rendere le aperture domenicali dei negozi, meglio compatibili con le esigenze dei lavoratori, degli imprenditori e delle famiglie. Tra l’altro, dalle statistiche emerge un dato interessante: la politica del <<sempre aperto>> non ha fatto aumentare i consumi né l’occupazione; in compenso i piccoli negozi costretti a chiudere sono sempre più numerosi. Ma le ragioni dell’economia e del consumo che sembrano prendere il sopravvento su ogni altra ragione, non rischiano di impoverirci socialmente? Il riposo ha un’essenziale dimensione sociale essendo il tempo in cui la comunità – familiare, sociale, ecclesiale – si ritrova e si rigenera.
Se poi entrassimo nelle case potessimo osservare da che cosa è riempito il tempo del riposo, specialmente a pranzo o a cena, troveremmo un altro <<padrone>> sempre più invadente: la televisione e i nuovi mezzi di comunicazione. Non si intende negarne l’importanza ma esiste il rischio che diventino il fattore sostitutivo della compagnia alle persone, soprattutto ai bambini e agli anziani. Però è fuori di dubbio che la persona vive, cresce e fiorisce grazie alle relazioni. Svuotare il tempo del riposo, della festa e della sua vita comunitaria, significa indebolire pericolosamente la buona esistenza della società.

Cordialmente
Paolo Pagliani

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8 giugno 2011 – Incontro sulla televisione

Buonasera a tutti
segnaliamo questa iniziativa-dibattito sulla Televisione che si terrà mercoledì prossimo, 8 giugno, presso il Circolo Ricreativo Novellarese di via Veneto.
Relatore sarà Matteo Iori, presidente dell’associazione Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia.
Per coloro che fossero interessati c’è anche la possibilità di cenare al circolo (prenotazioni 328 1056195 – 349 4277730
Grazie per l’attenzione
L’Altro Punto di Vista