“Il ruolo dell’alimentazione in oncologia” a Novellara

il PorticoIn occasione di Ottobre Rosa, il mese internazionale della prevenzione del tumore al seno, l’associazione per la prevenzione dei tumori al seno di Guastalla e i commercianti di “Novellara Viva” invitano alla conferenza “Il ruolo dell’alimentazione in oncologia” in Sala del Consiglio alle ore 20.30.
La conferenza, che gode del patrocinio dell’amministrazione comunale sarà a cura della dottoressa Laura Scaltriti, responsabile DHO di Guastalla dell’Ausl di Reggio Emilia che informerà il pubblico, non solo sugli alimenti adeguati per affrontare la malattia, ma più in generale su tutti i cibi virtuosi per la salute.

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Il tumore alla mammella

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Sala del Consiglio gremita sabato mattina per ascoltare il dott. Corrado Tinterri, invitato per relazionare sul tema “Il tumore alla mammella”. Il dott Tinterri, uno dei massimi esperti sulla ricerca al cancro al seno, che dal 2008 ricopre l’incarico di direttore dell’Unità di Senologia, all’interno del Dipartimento Oncologico dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano (IRCCS) ha esposto con precisione e dovizia di dati la dimensione del problema, diventato negli anni un tema che ha un impatto sociale enorme. Solo in Europa sono 380mila le donne che sono state colpite da questo tumore, ed in Italia quest’anno si conteranno 50mila nuovi casi. L’informazione, sensibilizzazione e conoscenza di questo problema è necessario ed utile soprattutto perché sta aumentando notevolmente il numero di giovani donne, spesso in stato di gravidanza, colpite da questa malattia.
Ritrovarsi insieme, parlarne, condividere il problema senza isolarsi è la prima strategia da attivare per  prevenire ed affrontare insieme questa malattia” hanno detto il Sindaco Raul Daoli e Vice Sindaco Barbara Cantarelli che hanno portato il saluto dell’Amministrazione Comunale. Un’iniziativa di cui si sentiva il bisogno e di sicuro da ripetere.

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UN CORSO FATTO DI VITA

La prima serata, coinvolgente e seguita con grande attenzione, si è svolta in modo molto professionale, ma già al secondo appuntamento l’atmosfera ha cominciato a scaldarsi ed una profonda intesa ha iniziato a diffondersi in quel gruppo eterogeneo composta da “malati” e “simpatizzanti”.
E allora eccoci lì, tutti insieme a scoprire le note fruttate ed i tannini, i sentori di frutti rossi ed esotici, la vaniglia, la frutta secca, il cacao……
Ognuno azzarda un sapore, un profumo e poi ecco le risa, quelle che nascono dal cuore, dalla svagata spensieratezza del donarsi l’un l’altro con semplicità…..
Al terzo appuntamento qualcuno porta del salume, dello gnocco, i dolci ed al termine dell’incontro nessuno accenna ad alzarsi, per non rompere l’incanto di un’atmosfera di amicizia che stimola gli abbracci.
La penultima sera scivola allegramente nella più totale confidenza….ammalati e non, in un clima di crescente intesa…un autentico idillio.
Ci sentiamo un gruppo, come così spesso accade tra noi “clienti” del Day Hospital, quando facciamo qualcosa insieme.
Si cresce così, tutti insieme, sempre di più ed in fondo, forse, poco importa se il vino che degustiamo è fruttato, se si avvertono sentori di rosa, di pepe o di frutti di bosco.
Quello che conta è che attraverso un corso di avvicinamento al vino abbiamo imparato a riconoscere insieme le sfumature ed i profumi inebrianti del calore umano, della speranza, dell’amicizia, del senso della vita insomma.
Ci piace questo ospedale che “un po’ ci appartiene” e ci permette di mettere in pratica e trasmettere agli altri ciò che questa malattia, per quanto orribile, ci ha fatto comprendere.

Il canto nomade di un poeta vagabondo

A Novellara, in Rocca, il 24 – 25 giugno prima visione assoluta della mostra antologica di testi, foto e arte di Augusto dal titolo “Il canto nomade di un poeta vagabondo”.
Rosanna Fantuzzi, compagna di vita e di pensiero di Augusto, ha aperto la miniera impressionante di creatività e tenerezza del leader storico della band novellarese. La mostra sarà esposta, nella sua Rocca, dove era avvenuto l’ultimo incontro con la sua gente.
Torniamo ad ascoltare le sue poesie, a guardare i suoi quadri, a riscorrere i sorrisi dolci delle sue fotografie più vive che mai. E i pensieri straziati dell’esercito ammutolito dei suoi fans, i ragazzi che sognano di “vagabondare” e ora possono farlo, tra tutte le diversità.
L’associazione “Augusto per la vita” con il suo ricordo fa cose meravigliose per la ricerca contro il tumore che ce l’ha portato via. Ma Augusto è restato qui a dirci la sua. Nell’ultimo pannello scrive appunto: “ ma che film…la vita”

La forma

Che aspetto può avere un tumore secondo voi, a chi o che cosa lo assocereste?
Sì lo so, un tumore o neoplasia sono solo delle cellule “diverse” dalle altre e le cellule assomigliano… a cellule per l’appunto.
Conosco, però persone che hanno identificato il male con i pipistrelli, altri con dei demoni, altri ancora con un grosso dispiacere che si materializza.
Io l’ho identificato senza un reale motivo con Moby Dick, proprio la balena bianca, (in realtà un capodoglio) resa celebre dall’omonimo romanzo di Melville.
Penso sia un retaggio della mia, ormai lontana, adolescenza. Ero rimasto molto impressionato dal film trasmesso per televisione allora in bianco e nero, che vedeva Gregory Peck interpretare un ottimo capitano Achab. Ricordo che quando vidi il film mi trovavo al mare per le vacanze estive, per qualche giorno fare il bagno divenne un problema…sto divagando.
Così come Moby Dick appariva dal nulla aggredendo, con ferocia inaudita, chiunque si parassero davanti anche il tumore può apparire improvvisamente nella nostra vita, senza annunciarsi, senza sintomi e per questo molto temuto.
Può essere se vuole talmente spietato da condannarsi alla autodistruzione pur di annientare colui che lo ospita.
Ma non sempre di tumore si muore, certo bisogna essere molto fortunati e se questo accade si possono scoprire risvolti della vita che prima avevamo solo sfiorato senza apprenderne appieno il significato. Solamente due anni fa io stesso non sarei stato capace di scrivere queste cose. Con la malattia ci si può convivere, qualcosa in tutti i casi ti toglie ma comunque qualcosa di dà, bisogna saper cogliere quello che in ogni caso è una lezione di vita.
Vorrei azzardare un’idea, una speranza; e se noi malati oncologici fossimo una specie di avanguardia, i prototipi di un ennesimo mutamento della razza umana? Insomma le future generazioni, grazie anche alla nostra “esperienza”, potrebbero essere in grado di sviluppare delle difese capaci di reagire a questa malattia.
 Se così fosse, forse potremmo accettare diversamente le vittime di questa lotta.
E’ solo una mia idea ma…lasciatemela praticare.

 Ettore Lusetti ‘ 57

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