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IL SAPORE DELLA SOBRIETA’

Gentile Direttore, siamo ancora in estate e si parla ovviamente di ferie vissute, sognate, rimpiante ma cosa cerchiamo in vacanza e quale parte di noi e delle nostre attività <<va in vacanza?>>. Se ci ponessimo seriamente queste domande, potremmo fare davvero della crisi attuale un’opportunità, non per cercare utopiche vie di uscita ma per addentrarci in quell’atteggiamento della realtà circostante. Avere del tempo libero e gestirlo senza l’angoscia di doverlo riempire di gesti ed eventi diversi ma speculari a quelli quotidiani, ci può condurre a porci domande essenziali- Chi sono? Da dove vengo? Dove desidero andare? Cosa mi fa essere quello che sono? – e, magari trovare abbozzi di risposte sempre più sensate. Non è indispensabile frequentare monasteri, conventi, santuari, luoghi di spiritualità: è ben più importante fare spazio al silenzio interiore ed esteriore, ricorrere a letture di ampio respiro, discernere ciò che ci fa star bene o star male, a riconoscere i propri limiti e le proprie potenzialità. Non è un’operazione facile. Certo anche lo svago, il divertimento può avere questa azione di stordimento, di negazione della riflessione intesi come alibi, per non pensare a se stessi anestetizzando il dolore che l’esistenza ci riserva. Sempre la crisi e le sue ricadute possono funzionare da stimolo arricchente per la nostra umanizzazione e quello del rapporto con gli altri e con l’ambiente: la sobrietà che percepiamo ha solo risvolti negativi? E’ un impoverimento del nostro essere donne e  uomini degni di tal nome? Che ne faccio dell’altro che mi sta accanto? Quali incontri e quali rapporti voglio davvero coltivare? Che rispetto ho per la dignità di ogni essere umano e quali responsabilità sono pronto ad assumermi? Domande che evitiamo di porci quando siamo assillati dalle cose da fare, dai guadagni da conseguire, dalle lotte da combattere, dalle concorrenze da vincere. Domande però che attendono risposte se non vogliamo smarrire la nostra qualità umana, unica e irripetibile per ciascuno.
Cordialità
Paolo Pagliani