LA CROCE SUL PETTO

Schulz-NapolitanoGentile direttore, in questi tempi di continue ruberie in ogni settore, specie quello legato alla politica, leggevo una frase di Giuseppe Mazzini che sosteneva: <<Nei tempi antichi, barbari e feroci, i ladri si appendevano alle croci: ma nei presenti tempi più leggiadri s’appendono le croci in petto ai ladri>>.
Del suo rigore morale è emblematica questa citazione che l’ironia non riesce a temperare la verità dell’asserto>>. Ruba un chiodo e sarai impiccato come malfattore; ruba un regno e diventerai principe ammonisce un aforisma cinese. Senza essere giustizialisti, dobbiamo fortemente deprecare che troppi crimini rimangano impuniti o si dissolvano in bolle di sapone quando in di mezzo c’è chi la possibilità di schierare plotoni di avvocati o di ostentare un potere intoccabile. Ma più in generale, bisognerebbe ricordarsi che il merito non sempre è da cercare dietro una croce di cavaliere o commendatore. Dovremmo invece smentire con i fatti una battuta sarcastica di un dramma di Brecht: <<Ti ho insegnato a essere onesto, perché intelligente non sei!>>. L’onestà dovrebbe indicare l’agire ed il comunicare, in maniera sincera e trasparente, principi morali universalmente ritenuti validi. Di strada, noi italiani, ne abbiamo tanta da fare!

Cordialità
Paolo Pagliani

DONNE IN VENDITA

Gentile direttore, la ministra francese delle Pari Opportunità affermando che: <<Il mio obiettivo è far sparire la prostituzione>>, non ha temuto accuse di oscurantismo quando ha proposto che per sradicare la piaga, occorre punire i clienti.
La Francia pensa seriamente di calcare le orme delle legislazioni svedese e norvegese che rispettivamente dal 1999 e dal 2009 puniscono la domanda anziché l’offerta. Don Oreste Benzi fondatore dell’Associazione Giovanni XXIII e di centinaia di comunità in tutto il mondo, faceva notare che: <<Nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre qualcuno che la fa diventare tale>>.
Il modello svedese che punisce il cliente con multe salate e con detenzione sino a sei mesi di carcere, permette di debellare il racket colpendo chi causa il traffico degli esseri umani. <<Sui marciapiedi e nei locali si trovano migliaia di donne annientate, usate, ricattate, il 40% minorenni, oggetto degli istinti più perversi dei maschi>>. Purtroppo la civile Italia, differentemente dai Paesi Scandinavi, sostiene uno dei responsabili anti-tratta, ignora ancora il dramma delle 100 mila schiave sulla strada (e circa il doppio nelle case). E molti dei nostri politici, già scaduti sul piano morale, hanno dimostrato di essere scadenti quando propongono la riapertura delle case chiuse come soluzione per sanare la crisi economica. Per impinguare le casse dell’erario nessuna pietà per la dignità di ragazzine, vendute, picchiate, violentate che potrebbero essere loro figlie ma pure questo progetto si è arenato nelle paludi parlamentari. Certi temi, si è capito, meglio non toccarli, perché i clienti in Italia sono dieci milioni secondo il Prof. V. Andreoli, dieci milioni di voti che nessuno vuole perdere mentre le prostitute quasi sempre sono straniere e spesso pure minorenni: alle urne non sono nessuno. Richiedendo la “merce” umana  si è individuato il maggiore responsabile di chi mette in moto il racket. <<Quando una persona ruba, va punita>>, è la filosofia che sottintende la legge. <<Il cliente paga, non ruba>>, si potrebbe obiettare. Ma paga chi?
L’oganizzazione criminale quella che compra le ragazze e le schiavizza. Svezia e Norvegia hanno così aperto una strada che ha dato ottimi risultati; c’è da chiedersi che cosa impedisce all’Europa un’azione congiunta di civiltà!

Cordialmente
Paolo Pagliani