GIOVANI: MUTUI IN PICCHIATA

egoismoGentile direttore, siamo quasi alla fine di un anno terribile, in cui siamo rimasti con il fiato sospeso a causa di una crescita che non è arrivata, di una recessione sempre più forte, dall’altalena dello spread e di un debito pubblico impazzito. Un anno dove abbiamo ancora una volta dovuto sperimentare quanto poco la corruzione nella pubblica amministrazione – nazionale e locale – conosca confini di partito o limiti di pura decenza. Tra le brutte notizie del 2012, una mi pare non abbia avuto la giusta attenzione, cioè il calo del 30% della concessione di mutui ai giovani sotto i 35 anni, rispetto al quadriennio precedente. Le banche, dunque, considerano i giovani una categoria a rischio e meritano poca fiducia evidentemente. Non aver accesso al mutuo, perciò, significa restare in una situazione precaria di affitto, oppure continuare a risiedere presso la propria famiglia di origine ma implica inoltre il rinviare l’inizio di un nuovo progetto di vita, di coppia, di genitorialità. Di futuro. Le banche, lo sappiamo bene, pensano solo al presente, la politica, dal canto suo, continua a lavorare per le prossime elezioni, dimenticando il destino delle nuove generazioni. Non resta che augurarci che il prossimo sia un anno migliore per i nostri giovani, perché è solo dalla loro possibilità di realizzare i propri progetti di vita, che potrà arrivare quella spinta vera all’uscita dalla crisi generata dall’egoismo di tanti avidi adulti.

Cordiali saluti
Paolo Pagliani

PIÙ TASSE O MENO SPESE?

Gentile direttore, ogni cinghia si può tirare fino ad un certo punto, poi non c’ è più spazio neppure per i buchi: in fondo è una legge fisica. Dopo i già tanti massicci sacrifici chiesti al Paese, dovuti in buona parte dalla dissennatezza dei governi precedenti, sugli italiani incombe lo spettro di un aumento dell’Iva, con il prevedibile effetto a cascata sui prezzi e quindi sui consumi già oggi drasticamente ridotti. Vuol dire, comunque, ragionare su nuove tasse, scelta rischiosa perché il nostro Paese è già a livelli altissimi.
L’alternativa c’è ma non meno problematica; ridurre fortemente la spesa pubblica, la cosiddetta spending review, che in parole povere vuol dire convincere lo Stato a spendere meno e meglio. Si tratta di una decisione chiaramente politica perché mette a rischio la popolarità dei partiti, già particolarmente compromessa. Ed è davvero difficile che chi sta per presentarsi al giudizio delle urne, tra qualche mese o a primavera prossima, approvi tranquillamente un piano organico di tagli alla spesa che, a regime dovrebbe raggiungere i 16 miliardi di euro. L’attuale governo ci sta lavorando bene, seppur ostacolato dalobbies, caste e politici stessi, nel tentativo di raggiungere intanto un obiettivo minimo fissato per il 2012 in 4,2 miliardi di euro. Per entrambe le cifre, l’alternativa è secca: o ce la si fa riducendo le spese, o si mette mano all’aumento dell’Iva. Nessuna delle due strade è facile. Sarebbe però arduo capire perché chi prende meno di 1300 euro al mese e oltre la metà dei pensionati meno di 1.000, debbano raschiare il fondo del già vuoto barile e lo Stato limitarsi alle briciole. La democrazia è anche giustizia sociale ed equità!! Altrimenti. diventa una parola vuota, paravento per troppi furbi e mascalzoni.
Paolo Pagliani

“L’alcol è come un lubrificante sociale ma questi ragazzi rischiano grosso”

Parla Emanuele Scafato (Osservatorio Nazionale sull’Alcol): “Consumare regolarmente alcolici nell’adolescenza provoca danni irreversibili al cervello. Per le ragazzine aumenta la probabilità di tumori al seno. Abbiamo fatto nascere una ‘generazione chimica’. Ora dobbiamo correre ai ripari”

ROMA – In Italia 400mila minori bevono alcol in maniera regolare. E rischiano malattie del fegato e deficit cognitivi. A preoccupare sono soprattutto le ragazzine, che possono subire anche danni al seno. L’allarme di Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale sull’Alcol
Cosa rischia un adolescente che si ubriaca regolarmente?
“Abbiamo fatto delle risonanze magnetiche a un gruppo di adolescenti dopo due mesi di consumo. Risultato: una parte del cervello aveva perso il suo volume. Viene colpito l’ippocampo, che è una zona molto delicata deputata all’orientamento visuo-spaziale e alla memoria.  A causa dell’alcol i nostri ragazzi perdono la capacità di orientarsi e di memorizzare: parliamo di un 20 per cento di deficit cognitivo. Deficit  irreversibile, perché si tratta di cellule specializzate che il cervello non può riformare.  In più c’è la steatosi epatica, l’infarcimento del grasso del fegato. E nelle ragazzine si verificano lesioni al seno: non dimentichiamo che l’alcol provoca il cancro. Nelle donne causa un aumento di rischio di tumore al seno. Le più vulnerabili sono le giovanissime, che non hanno ancora sviluppato l’alcol deidrogenasi, il sistema metabolico che serve a distruggere l’alcol”.
Perché gli adolescenti bevono?
“I ragazzi usano l’alcol come fluidificante sociale, come lubrificante. Li rende meno timidi, li facilita nelle relazioni. La prima volta prendono un bicchiere. La volta dopo ne prendono due, poi quattro. Ed entrano nel vortice della dipendenza. I responsabili sono gli adulti, che hanno anche abilitato il sistema del marketing nel proporre l’alcol come qualcosa di positivo”.
Il consumo di alcol è in aumento soprattutto tra le giovanissime.
“Sono le ragazze al di sotto dei 14 anni che destano la massima preoccupazione. Bevono in pubblico  per rendersi visibili, per essere trasgressive. Hanno insegnato loro che comportarsi in quella maniera può  dare successo sociale, può essere utile a emergere nel gruppo. Il 17 per cento delle intossicazioni alcoliche riguarda i bambini, ragazzi al di sotto dei 14 anni. Sono dati che dovrebbero far riflettere le famiglie, la scuola, ma anche le istituzioni, perché dovrebbero garantire la massima applicazione delle normative vigenti. Ricordiamo che dare alcol a ragazzi che hanno meno di 16 anni è vietato”.
Dove bevono gli adolescenti?
“I ragazzi bevono dappertutto. C’è una nuova moda: non si fa più il regalo di compleanno, ma la “colletta alcolica”. Si raccolgono i soldi in classe, si va al supermercato, si riempie il carrello di bottiglie e poi si va a bere tutti insieme: in un locale, in una stanza, in un garage o in un parco. Questo è quello che noi abbiamo consentito: la nascita di una generazione chimica. Adolescenti incapaci di costruire sensazioni, emozioni, esperienze senza l’uso dell’alcol. Sostanza che fa da “droga ponte” alla cannabis e alla cocaina”.


BASTA PUBBLICITÀ PER IL GIOCO

Caro direttore, è constatato che in diversi casi il gioco d’azzardo è diventato una vera piaga sociale e vien da chiedersi come sia possibile ammettere la pubblicità di questo tipo di “dipendenza” che ormai quando è compulsiva, viene riconosciuta come patologia.
E’ chiarissimo che lo Stato incassa molto denaro da questo settore ma non può non occuparsi delle categorie più a rischio e dei problemi, non marginali, che il gioco d’azzardo produce. Si cerca addirittura di incrementare alcune campagne mirate a far “giocare” i più giovani instillando l’illusione di uscire rapidamente e miracolosamente da un quadro di vita che appare frustrante; teniamo presente che sono due milioni i giovani senza lavoro e senza studio. Attraverso la pubblicità si trasmettono messaggi seducenti, che promettono qualcosa che in realtà non esiste ma che stimola questo senso della vita come azzardo. E’ indubbio che si debba intervenire, mettere un freno, specie in questo momento di accresciuta miseria, all’apertura di nuove sale da gioco, di “slot machine” che arrivano a 400 mila (e vi sono domande per introdurne altre!) ed alla pubblicità, che attrae particolarmente le categorie più deboli, i disoccupati, anziani soli e famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. La ricerca della “magia” di un momento, di una vittoria, di un gioco, contro la prospettiva di una vita difficile e pesante, che è sempre, ed è bene ripeterlo, un’ illusione.

Cordialità e buona domenica
Paolo Pagliani
Novellara