FATE IL NOSTRO GIOCO

Qui Lecco Libera, che azzardo la serata sull’azzardo&#8230Gentile direttore, leggevo che due giovani comunicatori scientifici, un matematico ed un fisico, spiegano in alcune scuole altoatesine com’è facile e utile capire le leggi matematiche che regolano la fortuna alle slot machine. Essi dimostrano che il destino di ogni giocatore è perdere, premettono i due membri della Fondazione: “Fate il nostro gioco” ed allora si inizia a prendere coscienza di tanti rischi degli eccessi del gioco d’azzardo. Questa “industria” nazionale con volumi di affari in crescita, è l’altra faccia della crisi italiana dove esiste una correlazione negativa, fra la partecipazione a questi giochi e il reddito. Più basso è il reddito più si gioca a Lotterie, Gratta e vinci, nelle sale giochi. E più si esagerano le aspettative di vincita. Sosteneva un monetarista americano, Nobel in economia nel 1948, che chi ha un basso reddito ha una maggiore propensione ad assumersi un rischio, perchè il costo che sostiene non è tale da modificare il suo reddito, che al contrario in caso di vincita, migliorerebbe notevolmente e gli cambierebbe la vita. In una situazione del genere, sembra conveniente rischiare una somma modesta, pur sapendo che le probabilità di vincere restano molto ridotte. Chi è ricco, invece, non ragiona allo stesso modo, perchè il suo vantaggio sarebbe insignificante. Esiste in pratica una linea di demarcazione sociale, quasi di classe, tra chi gioca e chi no e una massa di giocatori che in Italia si va paurosamente estendendo. Non solo. La rincorsa alla fortuna sarebbe <<anticiclica>> rispetto all’andamento dell’economia. Quasi un investimento per fronteggiare la perdurante recessione, diversamente da un professionista che mi confidava che dai suoi 5 ettari di terreno, facendolo lavorare, non guadagna quasi nulla ed alla mia ingenua domanda: <<Perchè non vendi?>>, mi ha confessato che ricavando anche 150 mila euro, non gli avrebbe cambiato assolutamente niente. Beato lui che non ha problemi economici al contrario di tanti e ricordando, trovavo sempre più attuale la definizione di Cavour sul gioco d’azzardo quando lo definiva: “la tassa sui poveri”. E’ però vergognoso che lo Stato diventi biscazziere.

Il Nobel americano (1948) è Milton Friedman.

Cordialità
Paolo Pagliani

AVARIZIA E CUPIDIGIA

Caro direttore, sfogliando e leggendo più del solito in queste afose giornate estive, mi è capitato più volte di notare definizioni e commenti inerenti all’avarizia ed alla cupidigia, che Le confesso non conoscevo perfettamente. Vittorio Buttafava 1918-1983) in uno splendido aforisma affermava che: <<L’avaro vive da povero e muore ricco>> mentre San Bernardo definiva l’avarizia come <<un continuo vivere in miseria per paura della miseria>>. Ho avuto modo di conoscere persone che rispecchiavano totalmente le due affermazioni; risparmi maniacali, accumulo di beni, oscura paura del domani, come tutti i taccagni riponevano la loro fiducia nei suoi averi, non dormendo tra due guanciali ma sul loro denaro che li rendeva ansiosi e permanentemente inquieti. In pratica <<il ricco anche quando non subisce alcuna perdita teme di subirne>> e questo vizio capitale, appesantisce il cuore, ritarda la conversione, il cambiamento di vita impedendo l’adesione a qualsiasi Potere Superiore. C’è un’altro tipo di avarizia, quella dei sentimenti, una cupidigia a cui poco si bada ma dagli esiti altrettanto deleteri. Si ha, infatti, spesso la tentazione di negare al prossimo non tanto i soldi (un gesto di carità talvolta non costa molto e mette in pace la coscienza) quanto piuttosto il tempo dell’ascolto, nella vicinanza, nella tenerezza. Paradossalmente questa avarizia è molto più seria perché rifiuta non tanto un bene materiale, pur importante, quanto una realtà intima e profonda che non può essere acquistata. Tutti credo, dobbiamo confessare di esserci negati a chi voleva solo sentirci al telefono per avere una parola buona, di aver evitato chi voleva essere ascoltato, di aver rifiutato la compagnia a una persona sola e malata; questa è avarizia meschina. La cupidigia produce pure effetti devastanti su scala sociale: in Brasile, l’80% delle terre appartiene a meno del 10% della popolazione mentre le ricchezze di numerosi Paesi africani sono saccheggiate da qualche despota e chissà quanti siti naturali del mondo sono violati e danneggiati per procurarsi guadagni immediati. Già nel XVI° secolo non si confessava il peccato di avarizia: <<Nessuno al mondo vorrà mai ammettere di essere avaro! Tutti negano di essere contagiati da questo tarlo che inaridisce il cuore. Chi adduce a scusa il pesante fardello dei figli, chi la necessità di crearsi una solida posizione. Non si possiede mai abbastanza; si trova sempre un motivo per avere di più>>. Cinquecento anni dopo, (oggi), cosa è cambiato?

Cordialità
Paolo Pagliani

CIBO NEI CASSONETTI

Caro direttore,
è passata pure l’Epifania che “tutte le feste porta via”, lasciandoci come ricordo anche quest’anno le cattive abitudini dissipatorie e nemiche dell’ambiente, si parla di enormi sprechi nelle tavolate specialmente natalizie. Le attendibili statistiche dimostrano che nonostante la perdurante crisi, il 20% delle spese alimentari pari a 1,3 miliardi di euro (440 tonnellate di cibo), sono finite nei cassonetti della spazzatura; un vero schiaffo alla miseria pari a 50 euro a famiglia. A passare con più facilità dal piatto alla pattumiera sono stati latticini, uova e carne quindi il solito pane ed a seguire frutta e verdura. Si pensava che dopo la manovra <<lacrime e sangue>> ed i consumi in calo, cambiassero le nostre abitudini ma gli sprechi si sono contratti solo di un 2-3%. E’ uno scempio dal punto di vista etico ed economico ma anche sul versante ambientale, basti pensare che una sola tonnellata di rifiuti organici, genera più di 4 tonnellate di CO2 (anidride carbonica).

Cordialmente 
Paolo Pagliani