RICICLARE: BUONA PRATICA

come-riciclare-i-tessuti-in-modo-creativo_81ac03de303e805562cbdebbe33e3affGentile direttore, consumare con rispetto significa trattare bene gli oggetti affinché possano durare a lungo. La società dei consumi ci ha abituati a buttare via le cose quando sono ancora utilizzabili solo perché non sono più di moda o perché non più all’avanguardia tecnologica. Quando un oggetto non è più riparabile diventa inesorabilmente un rifiuto ma con adeguati accorgimenti può tornare a vivere in altri prodotti: il segreto si chiama riciclaggio. Nel caso del vetro pur non essendo un materiale inquinante, una bottiglia di vetro impiega 4.000 anni per essere smaltita nell’ambiente mentre per realizzarla (350 gr.) con materiale riciclato, occorrono solo 350 grammi di rottame di vetro rifuso; per realizzarla ex novo occorrono 420 gr. di materiale estrattivo. Per la produzione di una tonnellata di carta dalla cellulosa vengono utilizzati 15 alberi, 440 mila litri di acqua e un’energia di 7600 kW. Se si ricicla invece la carta non occorre abbattere foreste, la quantità d’acqua si riduce a 1800 lt., l’energia necessaria si riduce di due terzi e con emissioni di anidride carbonica dimezzate. Produciamo sempre più rifiuti e il problema principale è come smaltirli; riciclarli è una buona pratica quotidiana di ogni cittadino per aiutare il mondo, risparmiando grandi quantità di risorse naturali non rinnovabili e di salvare risorse come gli alberi.

Cordialità
Paolo Pagliani

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DISASTRI D’ ORO

Caro direttore,
se disponessimo di depositi infiniti potremmo prelevare minerali nella misura che più ci aggrada? Appurato che non è così perché zinco, piombo, argento e rame, hanno tempo di esaurimento intorno ai 16 anni, questa domanda andrebbe posta a chi vive nei dintorni delle miniere e delle fabbriche di trasformazione. Per noi le cose sono semplici. Quando compriamo una lattina di Coca Cola abbiamo solo il problema di come smaltire quei sei grammi di alluminio. Se siamo intelligenti li ricicliamo, se siamo ottusi li gettiamo in discarica sorbendoci tutti i problemi tipici dei rifiuti. Ma nella storia di quella lattina il suo destino finale in quanto rifiuto, è il problema minore. Da quando si trova come bauxite nelle viscere della terra a quando arriva al supermercato, quella lattina di sei grammi ha generato più di un chilo di rifiuti solidi e ha utilizzato 19 litri di acqua. Questa parte invisibile di rifiuti che ogni prodotto lascia dietro di sé, è stata battezzata “zaino ecologico” e per alcuni versi è molto pesante. Questo “primato” spetta all’ oro, basti pensare che un anello di cinque grammi lascia dietro di sé due tonnellate di rifiuti rocciosi. Per separare l’oro dal resto dei minerali, si usa il cianuro spruzzato con acqua sopra i cumuli di materiale rimosso e molto spesso le miniere versano i liquidi contaminati direttamente nei fiumi. Si potrebbe continuare con i danni ambientali come le emissioni di anidride solforosa emessa dalla fusione dei metalli e altre emissioni tossiche ma vanno aggiunti i danni umani. Molte persone sono state espulse dalle loro terre per consentire l’apertura di nuove miniere, molte altre ridotte alla fame a causa della contaminazione ambientale; in Australia, in Perù, in Indonesia gli aborigeni e i contadini si oppongono all’apertura di miniere da parte di multinazionali protette dagli eserciti a dai governi locali. Infine i lavoratori delle miniere che si ammalano spesso ai polmoni o rimangono vittime di incidenti e statisticamente (?) sono il 5% dei decessi sul lavoro, non hanno diritto di organizzarsi in sindacati, come Cina, Russia, Myanmar e chi cerca di farlo, rischia la vita come in Colombia dove tre sindacalisti sono stati uccisi a colpi di pistola. Se non poniamo un freno alla nostra superproduzione e al nostro iperconsumo, condanneremo i nostri figli a fronteggiare disastri ambientali dalle proporzioni incalcolabili.

Buon Ferragosto
Paolo Pagliani
Novellara