PREDICATORI E PAROLAI

CAMPAGNA ELETTORALECaro direttore, l’atmosfera che si respira è da … notte delle streghe. Rabbia più o meno giustificata si riversa nelle strade e nelle piazze mentre risposte e soluzioni sembrano non arrivare mai. E ai giovani oltre agli slogan, alle manifestazioni, agli scioperi rimangono ancora gli ideali, i sogni, i valori? “E’ una vergogna, è uno scandalo, tutti a casa!”. A mio avviso bisogna stare attenti al rischio della verbosità, della prolissità, dell’eccesso come nel caso dei parolai, dei logorroici e degli urlatori, caratteristici di questa campagna elettorale. Spesso in quel fiume grigiastro, da un lato spesso si annida la serpe di una parola sbagliata o cattiva e d’altro lato, si manifesta l’assenza di pensiero. La protesta invece non lascia spazio invece a chi ogni giorno s’impegna in silenzio nelle associazioni, nel volontariato, nelle parrocchie, nel mondo missionario. Perché fa sempre più notizia chi urla e rompe, rispetto a chi lavora, raccoglie e sussurra. La sobrietà è una dote della vita ma anche del linguaggio.

Cordialità
Paolo Pagliani

Farmacia Web

Diventare famiglia: le relazioni di ogni giorno

Vanna Iori

Sabato 19 gennaio, presso la Scuola Materna “Lombardini” di Novellara, dalle ore 18,00 alle ore 20,00 circa, si è svolto una importante conferenza tenuta dalla prof.ssa Vanna Iori, docente dell’Università Cattolica di Milano ed esperta di relazioni famigliari. Il tema dell’incontro è stato “Diventare famiglia: le relazioni di ogni giorno”. Le famiglie di Novellara hanno risposto in modo corale all’invito e il salone della scuola materna era colmo di genitori interessati mentre i bimbi potevano usufruire di un servizio “baby sitter” appositamente predisposto. Dopo una breve presentazione la Prof.ssa Vanna Iori ha iniziato l’incontro che tenteremo di riassumere per punti. Durante la prima parte si è analizzata la fase costitutiva della coppia per “svelare” l’inganno della ricerca dell’anima gemella e/o di una relazione statica e immutabile che resta un’utopia. In realtà la coppia cresce in un amore che tende a gemellare le due parti e di fatto, questa tensione all’unità, porta ad una evoluzione del rapporto che è l’antitesi della immobilità. Le differenze che alimentano una coppia sono delle ricchezze e non delle minacce o dei pericoli e queste diversità gettano le basi di una continua evoluzione e un conseguente investimento che i singoli debbono mettere in atto continuamente per “gemellarsi”. Dopo la prima parte introduttiva la professoressa si è focalizzata sul rapporto ragione/emozione ricordando alla platea che “noi conosciamo non solo con la ragione ma anche con il cuore” (B.Pascal). L’importanza di una educazione dei sentimenti, in questa realtà così fortemente “mediaticizzata”, è emersa in modo inquietante; l’educazione agli affetti viene delegata spesso ai reality show che spettacolarizzano e a volte dissacrano la preziosità e la purezza della sfera emotiva. I sentimenti forti come la rabbia possono essere delle chiavi di lettura dello stato del rapporto della coppia/famiglia e se vissuti in modo corretto, nel rispetto reciproco, aiutano nel cammino di crescita. La tenerezza, in contrapposizione con la rabbia, può evitare danni irreversibili alla coppia e se coltivata, diventa un’espressione felice dell’amore che viene vissuto. Occorre poi una capacità nell’identificare le proprie necessità, imparando a chiedere, a domandare, senza obbligare. Questo può evitare i deterioramenti silenziosi dei ricatti; interpellando si impara a costruire un dialogo fecondo. La relazione fra rabbia/tenerezza, domanda/dialogo ha condotto poi la relatrice verso un’ approfondimento di alcuni motivi per cui le coppie possono andare in crisi. Si è partiti dalla crisi del primo figlio, le ingerenze delle famiglie d’origine, il “darsi per scontato”, la competitività. La crisi odierna della famiglia italiana passa anche attraverso una riduzione costante del numero di figli per donna feconda ora giunto ad 1,4.  I genitori intrattengono difficilmente rapporti sociali con l’esterno, i figli (essendo per lo più unici) si relazionano principalmente con i nonni e tutto ciò rende evidente che le famiglie sono sempre più sole ed isolate. Con la scusa della privacy e del rispetto si è approdati all’indifferenza e alla noncuranza; la tendenza poi a nascondere le difficoltà insite nella famiglia crea la sindrome “dell’Iceberg” in cui il disagio reale resta sommerso e celato alla società per nulla interessata ai piccoli problemi che vengono manifestati verso l’esterno. Le coppie allora “deflagrano” e spesso i figli diventano un oggetto di contesa e vengono coinvolti nel conflitto anzichè essere tranquillizzati sull’amore dei due rispettivi genitori. Un altro tema toccato dalla prof.ssa Iori è stato l’educazione dei bambini e la necessità di avere degli adulti autorevoli e credibili. L’accreditamento verso i propri figli non lo si ottiene attraverso la TV e le “super-tate” che ci vengono frequentemente propinate bensì attraverso un cammino di relazione e di capacità di gestione dei conflitti che sfocia nel prendersi cura “empaticamente “ dell’altro preoccupandosi di “sentire con il cuore dell’altro”. Al termine della relazione il pubblico ha poi avuto modo di porre diverse interessanti domande di approfondimento che sono state un’ulteriore ricchezza per gli uditori. Un caloroso e convinto applauso finale ha concluso i lavori di questo interessante evento. L’auspicio che viene posto in essere dopo questa conferenza è che si instauri sempre di più una promozione di fiducia nelle famiglie e fra le famiglie attraverso spazi di condivisione.

COSA RENDE I BAMBINI PAUROSI

“A volte noi adulti non ci rendiamo conto dell’enorme lavoro che il bambino sta facendo, cercando di ordinare la realtà, di darle dei significati. Lui parte da un caos assoluto di percezioni sensoriali e gli occorre tempo per distinguerle e decodificarle, poi per imparare i nessi di causa ed effetto, poi ancora per scoprire attivamente. Per gli adulti questo è scontato, ma l’universo non si è presentato ai nostri occhi bello e fatto, tutto ordinato, siamo noi che gli abbiamo dato un senso, peraltro opinabile, ma necessario per cominciare a muoverci in un senso.
Un bambino ha tutta la vita per imparare che non esistono i buoni solo i buoni, né i cattivi solo i cattivi, che il mondo è fatto di ben altre sfumature.
Questa relatività non è adatta alla mente del bambino nelle prime fasi dello sviluppo.
All’inizio c’è bisogno di elementi semplici per cominciare ad esplorare le combinazioni ed è meglio che le cose siano stabili e ben definite….”

( P. Santagostino, 1997)

Non a caso, fra le tante che potevo scegliere, ho voluto iniziare a parlare delle ansie e angosce dei bambini attraverso le parole dello psicoanalista Santagostino, poiché ci ricorda quanto sia difficile per un bambino che non ha strumenti cognitivi e una base sicura da cui partire essere preda di paure, perché la paura che si trasforma in ansia o nel senso di angoscia paralizzante nasce soprattutto dalla non conoscenza di ciò che ci circonda e dal non aver introiettato dentro figure di riferimento contenitive e rassicuranti, ma su questo aspetto torneremo a parlarne in un capitolo specifico.
Ma intanto che cos’è la paura?
La paura è innanzitutto un sentimento, come la rabbia, la gioia, il dolore e il piacere.
Quindi fa parte integrante della nostra vita e non esiste persona che non abbia qualche genere di paura perché se la paura non esistesse noi moriremmo.
Infatti la paura è importante perché ci aiuta a rispondere nelle varie circostanze, cosicché possiamo prepararci ad agire rapidamente in situazioni di pericolo.
La paura è la risposta emotivo-comportamentale che un individuo mette in atto in presenza di una minaccia o di un pericolo ben riconoscibile.
Anche la paura è una sensazione molto legata all’ansia, ma che nasce come risposta normale ad un pericolo reale, ben identificato. Essa è un campanello d’allarme interno che ci segnala la presenza di un pericolo o di una minaccia che ci arriva dall’esterno.
Avere un po’ di paura è quindi, del tutto normale e necessario, soprattutto per i bambini, poiché li aiuta a rispondere in maniera adeguata ai vari pericoli che possono incontrare nella vita di tutti i giorni. Essa ci insegna a riconoscere le situazioni pericolose e ad affrontare l’ignoto con prudenza e ci fa reagire con la fuga di fronte ad un eventuale pericolo.
Il mondo infantile è animato da mille paure sia reali che paure irrazionali.
Le paure reali sono quelle che si provano rispetto ad una realtà esterna, quelle legate ad esperienze reali che il bambino vive e sperimenta, come ad esempio l’intensa paura che un bambino può provare quando si fa male o la paura dei rumori forti e improvvisi per i neonati, la paura del fuoco se ci si è scottati, per l’ape che ci ha punto o il cane che ci ha morso.
Le paure irrazionali sono invece quelle che vivono dentro di noi e sono scatenate da stimoli interni, dai nostri pensieri e fantasia.
Sia le paure reali che quelle irrazionali possono in alcuni casi amplificarsi e distorcersi, dando avvio a paure problematiche, ad ansie post-traumatiche o a fobie, che danneggiano il rapporto con gli altri e la realtà e minano la fiducia del bambino in se stesso.
Ma durante la crescita, i condizionamenti, la fantasia e l’immaginazione assumono un ruolo sempre più importante nello sviluppo e nel mantenimento delle paure infantili, soprattutto a causa di una più complessa strutturazione del pensiero del bambino e quindi di una maggiore capacità di anticipare conseguenze future: ad es.un bambino di 10 anni con uno sviluppo cognitivo-emozionale adeguato sa che Batman è un personaggio non reale e che quindi non può essere che nella realtà degli umani si possa arrampicarsi sui muri o volare da un grattacielo ad un altro senza correre il rischio di spiaccicarsi in strada, mentre Claudia, una bambina di 20 mesi con discrete capacità motorie, si identificò a tal punto con il personaggio che riuscì ad arrampicarsi sul tavolo e a tentare il “volo alla Batman” fortunatamente senza danni gravi alla sua persona!
Questo esempio ci porta a capire quanto sia importante per noi psicologi infantili, quando un genitore si rivolge a noi per un consulto su come affrontare le paure del proprio figlio, avere ben chiaro se si ha a che fare con paure normali legate alle diverse  fasi di sviluppo di un bambino oppure di sintomi ansiosi o di veri e propri attacchi di panico.
Le paure dei bambini spaventano spesso anche i genitori ma sono un normale momento di crescita, conoscerle  dà la possibilità ai genitori di aiutare il figlio a superarle.
Il bambino quando cresce tende ad abbandonare alcune paure ma ne compaiono altre di significato ed intensità diverse e che riflettono il suo processo di sviluppo cognitivo ed emotivo, in altre parole, il bambino crescendo tende ad abbandonare alcune paure e la stessa assume nuove connotazioni poiché cambia sia la comprensione del mondo del bambino e la sua capacità di affrontare le minacce.

COSA RENDE I BAMBINI PAUROSI
PRINCIPALI PAURE

  • Età dai 2-4
    Forti rumori, persone, situazioni, oggetti sconosciuti, cadere, distacco daigenitori, movimenti improvvisi, luci abbaglianti, ombre, animali, incubi.
  • Età dai 4-6
    Fantasmi, buio, esseri immaginari, sogni, morte, ladri.
  • Dai 6 in su
    Essere canzonati, sgridati, puniti, criticati, rimproverati o sentirsi umiliati, perdere l’amore o la stima dei genitori, dolore fisico, eventi naturali, rapporti con i coetanei, scuola, esami, sport, nudità (es. doccia, spogliatoi).

Come possiamo vedere le paure attraversano le diverse fasi dello sviluppo infantile. Non c’è nulla di strano nel fatto che un bambino provi paura, quello che deve preoccuparci sono le paure che impediscono al bambino di condurre una vita sana, le così dette paure invalidanti.
Ecco come si presentano:
Il bambino è terrorizzato, si agita anche solo all’idea di dover affrontare  la situazione a rischio; da come la sensazione di sentirsi annientato dal pericolo.
Sono paure arrivate in seguito a traumi: si manifestano sempre e solo in una situazione specifica che il bambino associa a una esperienza negativa (ad esempio un luogo chiuso dopo essere rimasto chiuso di notte in bagno).
Sono invadenti: condizionano la vita del bambino e dei genitori, impedendo alcune attività fondamentali (ad esempio affrontare uno spostamento in macchina dopo che si è rimasti coinvolti in tamponamento).
Queste paure rischiano spesso di rimanere permanenti, non si modificano nel tempo e rimangono intatte nonostante lo sviluppo del bambino, rimanendo vistosamente fuori tempo e fuori luogo e possono portare a sviluppare vere e proprie crisi d’ansia.
Il disturbo d’ansia nel bambino piccolo è spesso manifestato con sintomi quali cefalea, vomito e dolori addominali.
A partire dalla pre adolescenza le crisi assumono atteggiamenti di continua richiesta, manifestazioni di collera e alterazioni comportamentali.
Gli psicologi e i neuropsichiatri infantili prestano molta attenzione a quei bambini e ragazzi che manifestano ansia da separazione, ansia generalizzata, fobie specifiche e disturbi ossessivo compulsavi.
Ho seguito diversi casi dove bambini tra i 5 e 10 anni sentivano il bisogno compulsivo di lavarsi continuamente le mani o di ricorrere a una masturbazione eccessiva e debilitante per poter alleviare i loro stati di ansia.
Il disturbo d’ansia da separazione è più frequente nei bambini più piccoli, il disturbo d’ansia generalizzato nei più grandi, e il disturbo da panico da panico generalmente non si presenta prima della pubertà.

Dott.ssa Anna Pace

Siete arrabbiati? Comunicatelo in modo sano

Le persone che parlano apertamente e in modo appropriato di quello che pensano e provano a livello emotivo sono meno soggette a sentimenti malsani come la rabbia e la depressione.
Affermare se stessi in modo efficace implica difendere se stessi, dare voce alle proprie opinioni e ai propri sentimenti e assicurarsi con fermezza che i nostri diritti di base siano rispettati.
L’affermazione è diversa dall’aggressione in quanto non contempla la violenza, l’intimidazione o la mancanza di rispetto per i diritti altrui.
E’ più probabile che le persone esaudiscano i vostri desideri quando siete assertivi semplicemente perché riuscite a spiegarvi in modo chiaro, e non perché hanno paura della vostra rabbia.
L’assertività è una abilità che si acquisisce facendo pratica ma come si fa?
Ecco alcuni passi da adottare:

  • Ottenere l’attenzione dell’altra persona: non mettetevi a gridare in mezzo ad altre persone se volete chiarire la situazione con qualcuno o quando è impegnato in altri compiti. Se volete chiarire qualcosa con il vostro partner, chiedetegli quando può dedicarvi un po’ di tempo per parlarne.
  • Essere nel posto giusto: Se il vostro responsabile vi mette in cattiva luce durante una riunione, sarebbe meglio riprendere la questione con lui/lei in un secondo momento, in un luogo meno affollato.
  • Avere ben chiaro ciò che volete dire: prendetevi un po’ di tempo per pensare a ciò che volete dire e non agite di impulso
  • Attenetevi al punto e siate rispettosi: non inveite e insultate
  • Assumetevi la responsabilità per i sentimenti di fastidio: non accusate l’altra persona di avervi fatto arrabbiare. Usate frasi del tipo “ mi sento deluso e arrabbiato quando……”

Un altro consiglio: prima di affermare voi stessi, decidete se davvero la situazione vale il vostro tempo e le vostre energie. Forse il risultato procura più danni di quanto valga la pena?

Dott.ssa Anna Pace

PROPRIO A ME? IMPOSSIBILE

Senti schiamazzare rumorosamente, ridere forte, urlare, imprecare e bestemmiare, senti dire che tutti mi sono contro, senti dire al diavolo il lavoro, senti dire tante cose e ti accorgi che queste persone hanno il problema dell’alcol. Allora incominci a pensare, ma porca miseria è mai possibile ridursi così, vuoi che non capiscano, staranno pure male, i genitori, gli amici o i parenti non possono fare qualcosa, perché quello lì continua a dargli da bere, se continua così si uccideranno, avranno il fegato spappolato, ecc. Viene quasi un rifiuto per persone di quel tipo, le scansi come fossero chissà chi, fai finta di non vederli, praticamente lì ignori, li vorresti cancellare ma non puoi perché fanno chiasso. Non ti accorgi che anche tu piano piano, giorno dopo giorno, bicchiere dopo bicchiere, stai diventando come loro? No anzi, la forza che ti senti, la sicurezza di te, la tua superiorità ti danno la certezza che a te non capiterà mai. Cosa vuoi che sia una bevuta. Però queste diventano frequenti. Ed ecco che un giorno, senza rendertene conto, tocchi il tuo fondo e ti spaventi (così è stato per me), non ci badi e prosegui sino a quando ritocchi ancora una volta il tuo fondo ancora più fondo. Cosa mi capita, cosa mi è successo, è mai possibile che proprio a me stia accadendo una cosa simile? Sì è possibile, l’alcol è entrato. Chi ti sta vicino cerca di farti capire, di correggerti, di fermarti di dirti che ti fa male ecc. e che occorre rimediare. Prendo (nel mio caso) una decisione e dato che hai sentito parlare di A.A, telefoni e vai al primo incontro con il cuore in gola e la paura della sconfitta. Si è quasi increduli di tanta serenità che naviga nel gruppo che ti ascolta e ti sponsorizza. Sei turbato da tanto, sei frustrato da quello che dici e di quello che hai fatto ma noti con il passare dei minuti che qualcosa ti distende, ti comprende, ti rasserena. Arrivo all’anno della sobrietà, il gruppo decide di fare i compleanni ma ecco come una sciabola vecchia ma affilatissima, l’alcol riesce a farsi breccia e a ritornare. Un gesto inconsulto? No un gesto consapevole ho bevuto anche se poco ma ho bevuto. La causa? La rabbia e l’ira. Le parole della persona amata che dice «ma cosa fai, non ti metterai a bere nuovamente, sarà bene che tu ne parli con gli amici di A.A.». Tutto questo mi ha fatto ripiombare indietro di un anno, facendo crollare quella barriera che con troppa sicurezza pensavo perfetta. Un’esperienza tremenda che deve far pensare che il nostro nemico è sempre lì, pronto ad insinuarsi al più piccolo cedimento. La sobrietà è un lungo cammino e non è nulla di più importante della propria felicità; la vita è tutto questo, l’opportunità di viverla e la felicità di meritarla quindi occorre difenderla. Ad ogni costo. Serene 24 ore, Piero alcolista anonimo di Modena.

P.S.
Se hai un minuto, fammi sapere se l’articolo ti è piaciuto lasciandomi
un commento. Sarò più che felice di risponderti.

La rabbia: una emozione che ci fa sentire vivi /1

La rabbia è una emozione che tutti noi conosciamo e che la maggior parte di noi, per cultura, educazione e timore etichetta come negativa.
Esiste però una rabbia sana e una rabbia malsana.
La rabbia sana è un fastidio, una irritazione utile, è quella che ci spinge a difendere i nostri diritti quando è importante farlo per non essere sopraffatti.
La rabbia malsana è una furia, un odio inutile. Questo tipo di rabbia ci induce a comportarci in modo violento e aggressivo a provocazioni poco importanti.
Ci arrabbiamo quando qualcuno viola una nostra regola personale o minaccia la nostra autostima con parole e azioni; oppure ci arrabbiamo quando ci sentiamo frustrati, quando qualcuno si intromette tra noi e il nostro obiettivo.
Le motivazioni sono le stesse sia per la rabbia sana che per quella malsana e il modo di gestire questa emozione che cambia e che la trasforma da sana a malsana.
La rabbia malsana, quindi la rabbia espressa con furia e odio, rischia di causare rotture nelle nostre relazioni personali, creare problemi sul posto di lavoro o anche di incorrere in vertenze penali.
I modi di pensare che sostengono la rabbia malsana possono essere così elencati:

  1. mantenere pretese e regole rigide sul modo in cui le altre persone devono o non devono comportarsi
  2. pretendere che niente e nessuno si intrometta quando volete qualcosa.
  3. sovrastimare il grado di volontarietà degli altri quando si comportano male nei nostri confronti.
  4. presumere automaticamente che noi abbiamo ragione e gli altri torto.
  5. rifiutare di considerare il punto di vista altrui.

Se state cercando seriamente di superare la rabbia malsana dovete analizzare con cura alcuni atteggiamenti che avete. Questo comprende considerare onestamente il modo in cui voi credete che le altre persone o il mondo devono comportarsi con voi.
Ecco alcuni dei pensieri che scatenano una rabbia malsana:

  1. nessuno mi deve trattare sgarbatamente o senza rispetto,
  2. il mondo non deve essere ingiusto e sleale, specialmente con me,
  3. devo ottenere ciò che voglio, quando lo voglio e come lo voglio,
  4. non devo mai esser messo dagli altri o dagli eventi della vita nelle condizioni di provare colpa, inadeguatezza, imbarazzo e vergogna,
  5. niente e nessuno deve mettere in evidenza i miei errori o le mie debolezze.

Per molte persone la rabbia si presenta all’improvviso. Imparare a riconoscere i sintomi che provate quando siete arrabbiati vi può aiutare a intervenire per tempo.

La prossima volta vi parlerò di alcuni strumenti utili per gestire la propria rabbia.
A presto

Dott.ssa Anna Pace