BERE TROPPO E DEPRESSIONE

Depressione
Egr. direttore, leggevo che la depressione si associa molto spesso alla dipendenza da alcol, facilitandone le ricadute. Gli psicofarmaci, per quanto utili, non bastano a fermare la dipendenza dal troppo bere. Viene ribadito che i gruppi di automutuoaiuto sono una realtà irrinunciabile, che è basato sulla reciproca comprensione e gestione di problematiche sociali e individuali con il coinvolgimento delle persone che condividono lo stesso problema. La premessa su cui si basano gli Alcolisti Anonimi dove ho partecipato alle loro cosiddette “riunioni aperte”, è il riconoscimento dell’impotenza della donna/uomo/ragazzo, di fronte all’alcol e dei danni che il proprio stato di dipendenza ha inflitto alle altre persone. I costi poi per la comunità sono incredibili: 53 miliardi di euro (3,5 del Pil) l’anno, sono le spese totali dovute all’abuso di alcol in Italia dove 8 ragazzi su 10 bevono provocando il triste primato di prima causa di morte, fra i giovani entro i 24 anni. Si sta studiando dei complessi legami esistenti tra alcolismo e disturbi dell’umore cercando di delineare le possibili strategie terapeutiche per entrambe le problematiche. Il dibattito su cosa venga prima – depressione o abuso alcolico – è tutt’ora aperto ma il trattamento deve tenere conto di questa doppia vulnerabilità. Auguriamoci che nuovi farmaci come la ketamina che sono oggetto di studio, riescano in un domani ad agire su entrambi i fronti.
Cordiali saluti
Giovanni Franzoni

…BEVEVO DI TUTTO

file1303827035_11Sono Marina ho 41 anni e sono madre di tre figli di 22, 19 e 16 anni. Ho avuto una vita orribile da quando tanti anni fa, ho incominciato a bere. Ora sono sobria da sei mesi perché Claudio mi ha aiutato come un fratello. Non so da dove iniziare: sono stata ricoverata tante volte in clinica, ho tentato il suicidio con barbiturici e buttandomi persino dal balcone del quarto piano che mi provocò quattro giorni di coma, frattura del bacino ed altre cose; tentai pure di tagliarmi le vene. In famiglia nessuno mi voleva più. E io volevo solo bere. Bevevo di tutto ma soprattutto birra. Suo figlio Carlo, diplomato senza lavoro testimonia così: <<Abbiamo provato ogni cosa per salvarla. La chiudevamo in casa, la legavamo, le toglievamo i soldi, la imbottivamo di psicofarmaci: tutto inutilmente. Mia madre aveva bisogno solo della bottiglia per rimanere in piedi. Abbiamo girato parecchie cliniche di mezza Italia. La disperazione era giunta al punto di odiarla e preferire una mamma morta anziché alcolista. Dopo aver tentato ogni via, un giorno venne Achille membro di Alcolisti Anonimi: lo accogliemmo solo per spirito umanitario: come poteva curare un malato un’ altra malata? Quando Achille se ne andò per giunta mia madre si scolò una bottiglia. Poi non so cosa sia successo ma tutto è cambiato anche la mia vita. Perché in fondo io ero un alcolista che non beveva: complessato, in isolamento, con un profondo senso di vergogna di tutti. Allora pensavo che mia madre fosse una disgraziata, una viziata, che non aveva non dico rispetto per suo marito ma affetto per noi figli. Ora sembra un miracolo, e ho capito che se mia madre è alcolista non è tutta colpa sua>>.

campagna_antialcool_comune_Milano