EUROPA: RIGURGITO DI NAZIONALISMI

Unione-EuropeaCaro direttore, c’è da rimanere esterrefatti per l’opera di demolizione che è stata effettuata da molte parti nei riguardi dell’Europa Unita prima del voto e che prosegue tuttora. Possibile che nessuno possa porre un freno alle farneticanti esternazioni politiche, volte a distruggere l’immagine dell’euro e dell’Unione Europea? C’è un pauroso rigurgito di nazionalismi e persino di campanilismi (vedi “secessione” veneta…). Si vorrebbe retrocedere, calpestare anni di storia, distruggere il paziente lavoro di statisti illuminati, di uomini politici lungimiranti che si sono adoperati per assemblare questo eterogeneo ma prezioso mosaico di Stati, che uscivano sconvolti da guerre rovinose e insulse. Stati differenti fra loro, ricchi di un passato di cultura e di eventi diversi che potrebbero progredire ancor di più se solo rinunciassero in parte ad egoismi ed ambizioni egemoniche. Avremmo bisogno di un progresso civile e sociale, verso una società più agile, cosmopolita e aperta a cui aspirano i nostri giovani, avviati a vivere in un mondo di maggiore mobilità nel campo del lavoro e delle relazioni sociali. Serve una campagna a favore dell’Europa, contro l’atteggiamento retrogrado di molti “politici” che possono condizionare e trascinare diverse persone, per incompetenza e ignoranza, sulla scia delle loro opinioni. Il progresso non è mai un ritorno al passato ma una coraggiosa e responsabile proiezione verso il futuro.

Cordialità
Paolo Pagliani

VIENI A TROVARMI TI ASPETTA UN'ESTATE DI OCCASIONI.

VIENI A TROVARMI TI ASPETTA UN’ESTATE DI OCCASIONI.

NON “SOLO” ECONOMIA

Caro direttore, oggi tutti parlano con disinvoltura di spread ma sono pochi coloro che hanno il coraggio di criticare un sistema che ha generato una depressione morale di indicibili proporzioni. La dicono lunga i casi di suicidio e la crescente disaffezione della gente nei confronti della politica che negli anni si è sempre più asservita a interessi di parte. Per comprendere che cosa è realmente accaduto, la storia ci insegna che la questione di fondo è incentrata sul significato che nei secoli le persone hanno attribuito a due parole, desiderio e soddisfazione. Fin dalla antichità, la prima parola ha riguardato il progresso e la crescita mentre la seconda si riferiva ai bisogni  personali e collettivi. L’esperienza umana ci insegna che tra questi due estremi, per quanto possiamo affannarci correndo a destra e a manca, non potremo mai possederli entrambi pienamente. Il divario lo possiamo ridurre o producendo più bene e incrementare il potere di acquisto della gente (questa è la ricetta edonistica scelta dai greci e dai romani) oppure, al contrario, possiamo ridurre la domanda in modo che essa coincida con l’offerta. Con l’avvento del capitalismo quella ritenuta vincente è stata la prima, per le possibilità di sviluppo impresso dall’ingegno umano e alla cosiddetta impresa privata. Un economista (Sedlacek) definiva che; <<più = meglio>> dovendosi ricredere considerata la crescente divaricazione tra ricchi e poveri determinata dalla globalizzazione. In pratica si è determinato un appiattimento materialistico riducendo progressivamente le dimensioni su cui si giudica ogni aspetto della vita e della società. Se da una parte è giusto che l’economia si concentri sull’efficienza e l’utilità, dall’altra è sbagliato che tutto si riduca all’economia senza valori morali. Una società funziona se poggia su tre pilastri: moralità, concorrenza e regole. Si tratta perciò di far rientrare il <<movente del profitto>> entro il suo ragionevole alveo: una decisione economica è sempre una decisione morale, poiché una società fondata sull’egoismo amorale sprofonda nell’anarchia. E’ quello che le nostri classi dirigenti devono scongiurare a tutti i costi.

Cordialità
Paolo Pagliani

IL CONSUMISMO CHE CONSUMA

Caro direttore,
andiamo fieri del nostro consumismo definendolo progresso e benessere, proponendolo al resto del mondo. E se ci sbagliassimo, accorgendoci che la vera ricchezza è un’altra consumando di meno, scoprendo che vivere più semplicemente si recupera in qualità della vita? Un aspetto che non consideriamo è il tempo. Prima di tutto quello che passiamo al lavoro per guadagnare i soldi necessari per i nostri acquisti, esempio l’automobile che se uno prende mille euro al mese, impiega oltre un anno di fila per comprarla di medie dimensioni; e siamo solo all’inizio, (bollo, benzina, ecc.), si stima 0,50 euro al Km. Se aggiungiamo il il tempo passato nel traffico, per trovare un parcheggio, manutenzione, la macchina assorbe ogni anno un migliaio di ore della nostra vita. Facciamo lo steso calcolo per tutti gli altri beni e ci accorgeremmo di vivere per consumare considerando che ogni casa mediamente dispone di 10.000 oggetti, (gli indiani navajos 236) e che dobbiamo per ognuno di essi lavorare, pulirli, sistemarli, fare la coda al supermercato; calcolando tutto è un lavoro forzato questo superconsumo, che ci succhia la vita. Gran parte non serve a niente di ciò che produciamo, per questo nella nostra società si è sviluppato un grande apparato di pubblicità, televendite, promozioni, per convincere la gente a consumare. Gran parte dei nostri rifiuti finisce nelle discariche e nonostante tutti gli accorgimenti, filtra oggi, filtra domani, le falde possono inquinarsi; se si finisce nell’inceneritore la nostra spazzatura può ritornarci sotto forma di diossina. Si dice che è il prezzo da pagare per il progresso ma chiamiamo le cose con il loro nome: questo non è il prezzo del progresso bensì il boomerang dello spreco. Il ritmo delle nostre giornate è scandito dagli orari di lavoro e per soddisfare le esigenze familiari bisogna fare i salti mortali sacrificando gli anziani, i bambini, la vita di coppia, si diserta la vita sociale. Bisogna correre, arrangiarsi, il tempo non basta. Compaiono le insonnie, le nevrosi, le crisi di coppia, i disagi “tenuti a bada” dall’alcol e dalle sostanze, la microcriminalità dei giovani abbandonati a sé stessi; c’è un consumo spaventoso di tranquillanti e antidepressivi e molti di noi non riescono a dormire senza sonniferi. Decidendo di passare il sabato, o peggio la domenica, nei santuari della società consumistica, cioè gli ipermercati, se ci facessimo una domanda semplice, semplice, quando mettiamo mano al portafogli: “Il nuovo acquisto che sto per fare vale lo stress che ho procurato alla mia vita? Vale l’affetto che ho fatto mancare ai miei figli? Vale la litigata che ho fatto con il mio partner? Il mio nuovo acquisto contribuisce a rendere il mondo migliore, più sicuro, più sano?.

Cordialmente
                                                                                              Paolo Pagliani