TERREMOTO: i consigli per i bambini

Per portare un piccolo contributo a sostegno di tutte le famiglie della Bassa Reggiana che in questi giorni stanno affrontando l’esperienza del terremoto, inoltriamo i consigli educativi dell’associazione internazionale SAVE THE CHILDREN. Ricordiamo che il Centro per le Famiglie è a disposizione per consulenze educative, telefonando ai seguenti numeri:

  • Anna Avanzi, psicologa tel. 3349233145
  • Giliola Belli, pedagogista tel. 3394877682
  • Marisa Menzà, psicologa tel 3286144665
  • Daria Zanichelli, psicologa tel. 3289129195

Il decalogo dell’organizzazione, pubblicato sul sito internet www.savethechildren.it, prevede:

  1. Evitare che i bambini stiano troppo davanti alla televisione: continuare a veder immagini del disastro non aiuta i bambini a superare il trauma, perché potrebbero non capire che si tratta di immagini registrate e pensare che l’evento catastrofico sia ancora in corso.
  2. Ascoltare attentamente i bambini: prima di fornire loro informazioni, cercare di capire qual è la percezione dell’evento e quali i loro interrogativi in merito. Iniziare a dialogare con loro per fornire delle spiegazioni chiare di quanto accaduto, che siano comprensibili in base all’età, lasciando che esprimano le proprie preoccupazioni e tranquillizzarli.
  3. Rassicurare i bambini e fornire loro il primo supporto psicologico: rasserenarli spiegando loro quello che si sta facendo per proteggerli, nonché informarli che durante un’emergenza la cosa che si considera prioritaria è aiutarli, affinchè si sentano al sicuro.
  4. Accettare l’aiuto di esperti: in caso di vittime in famiglia è importante considerare di rivolgersi a personale specializzato per aiutare sia i bambini che gli altri membri della famiglia a superare il trauma della perdita. Inoltre, anche se non hanno sperimentato direttamente questo shock, bisogna considerare che i bambini possono essere stati turbati da scene che hanno visto o storie che hanno ascoltato. I genitori devono prestare particolare attenzione ad ogni cambiamento significativo nelle abitudini relative a sonno, nutrizione, concentrazione, bruschi cambiamenti d’umore, o frequenti disturbi fisici senza che ci sia un’apparente malattia in corso, e in caso questi episodi non scompaiano in un breve lasso di tempo, si consiglia di rivolgersi a personale specializzato.
  5. Aspettarsi di tutto: non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo ad eventi traumatici e con lo sviluppo, le capacità intellettuali, fisiche ed emozionali dei bambini cambiano. Se i più piccoli dipendono dai propri genitori per avere la chiave d’interpretazione di quanto accaduto, quelli più grandi e gli adolescenti attingono informazioni da varie fonti. Tener presente che soprattutto gli adolescenti possono essere maggiormente colpiti da queste storie proprio perché in grado di capire meglio. Benché i ragazzi più grandi sembrano avere più strumenti a loro disposizione per gestire l’emergenza, hanno comunque bisogno di affetto, comprensione e supporto per elaborare l’accaduto.
  6. Dedicare tempo e attenzione: i bambini hanno bisogno di sentire che gli adulti di riferimento sono loro particolarmente vicini e di percepire che sono salvi e al sicuro. È fondamentale parlare, giocare con loro e soprattutto ascoltarli, trovare il tempo per svolgere apposite attività con i bambini di tutte le età, leggere loro storie o cantare l’abituale ninnananna per farli addormentare.
  7. Essere un modello: i bambini imparano dai grandi come gestire le emergenze. Occorre essere attenti ad esprimere le proprie emozioni di fronte ai bambini a seconda della loro età.
  8. Imparare dall’emergenza: anche un evento catastrofico può essere un’opportunità di far capire ai bambini che tutti viviamo in un mondo dove possono accadere queste cose e che in questi momenti è essenziale aiutarsi l’un l’altro.
  9. Aiutare i bambini a ritornare alle loro normali attività: quasi sempre i bambini traggono beneficio dalla ripresa delle loro attività abituali, dal perseguire i propri obiettivi, dalla socialità. Quanto prima i bambini ritorneranno al loro ambiente abituale e meno si continuerà a parlare del sisma, più riusciranno a superare velocemente il trauma.
  10. Incoraggiare i bambini a dare una mano: aiutare gli altri può contribuire a dare ai bambini un senso di sicurezza e controllo sugli eventi. Soprattutto gli adolescenti possono sentirsi artefici di un cambiamento positivo. È pertanto importante incoraggiare i bambini e i ragazzi a dare il loro aiuto alle organizzazioni che assistono i loro coetanei.

Centro per le Famiglie Bassa Reggiana www.centrofamiglie.eu

PROBLEMA OCCUPAZIONE

Gentile direttore,
la disoccupazione nel nostro Paese sta assumendo dimensioni allarmanti ma per il sistema non è un problema; anzi sotto certi limiti è un bene perché mantiene bassi i salari. Solo se assume proporzioni che possono danneggiarlo, allora se ne preoccupa e naturalmente per combatterlo propone la stessa ricetta valida per tutti i mali: la crescita. Il ragionamento è semplice, dato che il lavoro è creato dalle imprese che producono per il mercato, per creare nuovi posti di lavoro bisogna ampliare il mercato, ossia il volume degli acquisti. Le cose però da tempo non funzionano più così, in quanto due fenomeni impediscono questa crescita: la tecnologia e la globalizzazione. Grazie ai programmi computerizzati, (primo), ogni macchina è diventata un robot, così l’uomo è messo sempre più da parte, relegato al rango di vigilante di imprese che progettano in Europa e (secondo), fanno produrre nell’Est europeo, Africa o Sud Est asiatico. Per conquistare il mercato una delle strategie principali è la diminuzione dei prezzi e le aziende non fanno sconti, finché non hanno in mente come ridurre i costi; pensa e ripensa è stato deciso che le spese dovevano farle, come al solito, i lavoratori. Governanti ed imprenditori approfittano di ogni occasione per ricordarci che dobbiamo rinunciare al posto fisso e porgere l’orecchio sempre più alla parola flessibilità, che in certi settori avanza, sino ad arrivare a quella tremenda parola che è licenziare. Fino a che punto nessuno sa a quali dimensioni reali assumerà la fuga, anche dal nostro Nord Est super-industrializzato, non solo i settori ad alta manovalanza ma si constata invece che sta coinvolgendo anche quelli più avanzati. E’ urgente inventare nuove strategie, perché è certo che senza la gente non andremo da nessuna parte ma la gente dov’è? Purtroppo la risposta è deludente; siamo tutti appiattiti sull’individualismo, ci siamo rassegnati ma per provocare un grande cambiamento, dobbiamo diventare un movimento visibile, di massa, identificabile con dei principi forti, universali, condivisibili, che accendano speranze, che diano voglia di impegnarsi. Un movimento che sappia coniugare globale e locale, resistenza e desistenza, difesa e riforma, presente e futuro e che si faccia interprete dei bisogni della gente. Un movimento che parta dal lavoro, dalla sicurezza sociale, dalle preoccupazioni di tutti i giorni, per smascherare le logiche di questo sistema e prospettare altri orizzonti. Alcuni recenti fatti dimostrano che qualcosa sta cambiando e allora, rimbocchiamoci le maniche e non fuggiamo via, nonostante la voglia di farlo (per molti giovani), sia ancora tanta.

Cordialmente
Paolo Pagliani
Novellara