GLI ULTIMI NON POSSONO ASPETTARE

Questa presentazione richiede JavaScript.

Gentile direttore, se si considerano gli effetti devastanti dell’attuale congiuntura, la posta in gioco è alta se viviamo la “missione” con passione a fianco degli ultimi. Basti pensare alla persistente dissennatezza dei poteri che hanno fin qui governato le sorti economiche e politiche del mondo. Per non parlare dello sconquasso valoriale derivante da una concezione fortemente materialistica dell’esistenza umana o dalle derive di certi fondamentalismi che s’impongono con violenza sul palcoscenico della Storia. In questa baraonda è sempre più difficile cogliere la linea di demarcazione tra Bene e Male; si avverte l’esigenza di un nuovo umanesimo. Un grande religioso affermava che: <<Vedete, noi credenti ma anche non-credenti, non abbiamo più i segni del potere>>. Nel senso che se noi potessimo davvero risolvere tutti i problemi dei disoccupati, dei drogati, dei migranti, i problemi di tutta questa povera gente, allora, sì, avremmo <<i segni del potere>> sulle spalle. <<Però c’è rimasto – continuava l’ecclesiastico – il potere dei segni, il potere di collocare dei segni sulla strada a scorrimento veloce della società contemporanea, collocare dei segni vedendo i quali, la gente deve capire verso quali traguardi stiamo andando e se non è il caso di fare qualche inversione di marcia>>. Ricordo allora il celebre detto del poeta messicano Salvador Diaz  Miròn: <<Sappiatelo, sovrani e vassalli, eminenze e mendicanti: nessuno avrà diritto al superfluo, finchè uno solo mancherà del necessario>>.

Cordialità

Paolo Pagliani

Non alziamo la bandiera bianca

Natale 2005-2 006

Natale 2005-2 008Don Tonino Manzotti lo scorso 20 marzo ci ha lasciati, e lo scoramento inziale c’aveva indotti a ritenere chiuso il rapporto che i novellaresi avevano con Lui mantenuto per oltre 50 anni.
Ma le riflessioni seguite, le considerazioni scaturite, i ricordi delle sue parole ci hanno fatto capire che sbagliavamo ad alzare bandiera bianca, a fermarci, quasi ad arrenderci. Il messaggio che Lui ci ha trasmesso racconta la pratica della solidarietà, dell’altruismo, dell’aiuto verso chi cerca d’uscire dalla povertà, dall’indigenza, dalle ingiustizie; narra l’importanza di sostenere chi anela al riscatto, alla dignità personale, all’essere protagonista del proprio futuro, vale a dire i motivi essenziali che hanno tenuti legati i novellaresi a questo missionario straordinario, sacerdote dedicato interamente al Suo Dio, e non di meno agli uomini che gli erano affidati.
Gli stessi motivi che una quindicina d’anni a questa parte, su iniziativa di Antonella Davolio, Giampaolo Gozzi e altri (don Candido non certo fra gli ultimi) ci avevano indotti ad organizzare il pranzo annuale; motivi tuttora attuali, validi, da perseguire.
Capacitandoci del fatto che era doveroso andare avanti, assieme alle altre realtà sparse nei vari comuni della bassa reggiana, si è deciso di dar vita ad un unico gruppo “Amici di Don Tonino”, avente le finalità di continuare a sostenere le opere per le quali il nostro missionario ha dedicato un’intera vita, e di valorizzare la figura di quest’uomo straordinario nella solidarietà, nella fede, nella relazioni interpersonali, nel di dialogo, nel confronto.
Domenica 12 ottobre scorso, sotto la sapiente regia e arte culinaria dello chef Mirò (il francesismo, in questo caso,  dà un tono ad un attore poliedrico dell’arte culinaria), abbiamo così organizzato l’annuale pranzo, avente gli stessi scopi degli anni precedenti, ovvero raccogliere fondi per le “missioni di don Tonino”.
Da notare che in tantissimi (e non è un modo di dire) c’hanno spronati a continuare e a fare il pranzo. Tante offerte sono arrivate da chi non ha potuto essere fisicamente presente. A Novellara il vento della solidarietà accompagna sempre chi lavora a tenere vivo il nostro essere ”comunità solidale”
Il pranzo è andato molto bene, verrebbe voglia di dire che è andato alla “grande”. E’ stata una giornata magica. Per le emozioni che s’avvertivano. Per il filmato, targato Franco Vivi, che ha narrato le vita di don Tonino. Per la presenza della famiglia  di don Tonino, ed in particolare di Luigi, il fratello minore.
Per la presenza della autorità : vice sindaco, assessore, parroco, preti dell’unità pastorale.  Ma anche e soprattutto per la splendida partecipazione dei novellaresi, dei brescellesi, degli amici di don Tonino.
Il menù tirolesi ha colto nel segno. Che bella mangiata ho sentito dire in pratica da tutti!
Il risultato economico è stato da record. Sì da record!! Sono stati raccolti, con le offerte, quasi 3.800 € ,depositati interamente nelle casse del gruppo, in attesa di essere finalizzati al progetto che stiamo discutendo con i confratelli di don Tonino, che là in Congo stanno portando avanti le sue opere.
Una di queste opere ci piace citarla riguarda l’ampliamento delle scuole primarie della ex parrocchia di don Tonino. Altre sette aule sarebbero necessarie per dare l’istruzione alle ragazze e ai ragazzi di quel sobborgo di Bukawu. Crediamo, per quello che abbiamo già in cassa, per l’aiuto degli Alpini della sez. Valgrande (grazie all’interessamento di Davide Silvestri e Aimone Montanari), dai Soci del Rotary di Guastalla-Brescello,  per l’introito del pranzo, di poter contribuire a finanziare questo importante progetto educativo e sociale. Inoltre questa nuova parte delle scuole verrebbe intitolata a Don Tonino Manzotti. Un progetto pensiamo che sia da sposare e da attuare con l’energia e la volontà che don Tonino ci ha testimoniate.
Nel tornare al pranzo, esprimiamo un ringraziamento speciale a Miro, allo staff del Circolo Ricreativo Novellarese, Silvana Selogna in testa, agli amici brescellesi, alla CILA, ALLE CANTINE LOMBARDINI, AL CONAD A “NON SOLO CAPPELLETTI”, AL DIANA e a tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno partecipato al pranzo e ci hanno fatto capire, con il loro entusiasmo e le loro parole, che il messaggio solidale va portato avanti, con coraggio, passione, dedizione. Al prossimo anno, dunque.

Sergio Calzari

ruini1 175

LOTTA ALLA POVERTÀ: UNA PRIORITÀ

Gentile direttore, gli italiani poveri sono sempre di più: centomila persone al mese. Sommando gli indigenti cioè concittadini che non possono più acquistare cibo a sufficienza, medicinali, pagare la rata del mutuo o di affitto e non vivono una vita decente, arriviamo a ben dieci milioni. Un record che neppure gli addetti ai lavori si aspettavano e che conferma la Caporetto del vecchio welfare italiano davanti a questa lunga crisi, soprattutto nel Mezzogiorno. A questo punto il vero nodo è uno solo: scegliere la lotta alla povertà come punto qualificante del programma di governo. Finché l’esecutivo, rimasto immobile per un ventennio, non ne prende seriamente atto, la situazione può solo peggiorare. E’ una crescita fortissima l’accelerazione di un fenomeno in atto da tempo, che ha travolto gli argini colpendo anche fasce finora al riparo. La situazione era già precaria prima della crisi, le nostre politiche di servizi erano già praticamente inesistenti e in questi anni si sono ulteriormente ridotte, in particolare con il taglio dei trasferimenti ai Comuni. La crisi ha dunque impattato su un tessuto già logoro, pieno di buchi, senza che nessuno ci mettesse neppure una toppa, se non gli interventi di cassa integrazione per i lavoratori. Senza un cambio di approccio con un nuovo welfare di tipo “generativo”, continueremo ad assistere ad una spesa pubblica inefficiente e incapace di aiutare i poveri a uscire dalla condizione di povertà. Occorre da subito l’introduzione di un piano nazionale contro la povertà <<strutturale, pluriennale e con risorse che ne permettano l’avvio nel 2015>>. Anche il Gruppo Abele e Libera che tra l’altro hanno promosso “Miseria Ladra”, s’impegna in una campagna nazionale contro tutte le forme di povertà; sono dieci punti concreti su cui muoversi. Non possiamo pensare di continuare a non far nulla; bisogna incidere realmente chiedendo a questo governo riformista di mettere la lotta alla povertà fra le sue priorità. O pensiamo pensare ancora di fronte a 6 milioni di persone e 1,5 milioni di bambini in miseria? Di fronte a queste cifre drammatiche, (fonte Istat), speriamo che ne prendano atto, non accantonando il tema della lotta dicendo semplicemente che non ci sono soldi e che hanno bisogno di costruire prima un’anagrafe dell’assistenza. <<E’ impossibile non agire!>>.

Viva cordialità
Paolo Pagliani

Schermata 2014-07-22 a 16.12.43

GLI ULTIMI SONO DIMENTICATI

CRISI-ECONOMICAGentile Direttore, lo scontro tra i maggiori partiti, l’instabilità del governo, la possibilità di elezioni, il destino personale di un noto politico, sono stati al centro del dibattito negli ultimi mesi. La crisi economica, pur grave, è rimasta in secondo piano. Quella sociale, sempre più lacerante, è stata messa da parte, in attesa della prossima stagione. Dimenticati e mai nominati gli <<ultimi>>, quelli che vivono ai margini della società, i poveri, coloro che della crisi sociale ed economica sono le principali vittime. Eppure gli <<ultimi>> oggi sono più di ieri. La realtà ci parla delle mense della Caritas più frequentate di una volta e non più solo da mendicanti, bensì anche da intere famiglie che non hanno di che sostenersi; le statistiche mostrano numeri inesorabili. L’assenza degli <<ultimi>> nel dibattito italiano ha dato, ancora una volta, la misura del distacco della politica dalla realtà del Paese. Ha mostrato come sia esiguo il collegamento dei partiti – aspra e a tratti, astiosa – e la tragedia reale e silenziosa della vita di tanti. Non può però sfuggirci l’impressione che, se non si ricomincia dalla condizione degli <<ultimi>>, se questa non diventa oggetto di attenzione e discussione con l’adozione di misure significative, anche la soluzione della crisi economica e politica risulterà, di fatto, impossibile.

Cordialità
Paolo PaglianiCuore Farmacia 2013

NON “SOLO” ECONOMIA

Caro direttore, oggi tutti parlano con disinvoltura di spread ma sono pochi coloro che hanno il coraggio di criticare un sistema che ha generato una depressione morale di indicibili proporzioni. La dicono lunga i casi di suicidio e la crescente disaffezione della gente nei confronti della politica che negli anni si è sempre più asservita a interessi di parte. Per comprendere che cosa è realmente accaduto, la storia ci insegna che la questione di fondo è incentrata sul significato che nei secoli le persone hanno attribuito a due parole, desiderio e soddisfazione. Fin dalla antichità, la prima parola ha riguardato il progresso e la crescita mentre la seconda si riferiva ai bisogni  personali e collettivi. L’esperienza umana ci insegna che tra questi due estremi, per quanto possiamo affannarci correndo a destra e a manca, non potremo mai possederli entrambi pienamente. Il divario lo possiamo ridurre o producendo più bene e incrementare il potere di acquisto della gente (questa è la ricetta edonistica scelta dai greci e dai romani) oppure, al contrario, possiamo ridurre la domanda in modo che essa coincida con l’offerta. Con l’avvento del capitalismo quella ritenuta vincente è stata la prima, per le possibilità di sviluppo impresso dall’ingegno umano e alla cosiddetta impresa privata. Un economista (Sedlacek) definiva che; <<più = meglio>> dovendosi ricredere considerata la crescente divaricazione tra ricchi e poveri determinata dalla globalizzazione. In pratica si è determinato un appiattimento materialistico riducendo progressivamente le dimensioni su cui si giudica ogni aspetto della vita e della società. Se da una parte è giusto che l’economia si concentri sull’efficienza e l’utilità, dall’altra è sbagliato che tutto si riduca all’economia senza valori morali. Una società funziona se poggia su tre pilastri: moralità, concorrenza e regole. Si tratta perciò di far rientrare il <<movente del profitto>> entro il suo ragionevole alveo: una decisione economica è sempre una decisione morale, poiché una società fondata sull’egoismo amorale sprofonda nell’anarchia. E’ quello che le nostri classi dirigenti devono scongiurare a tutti i costi.

Cordialità
Paolo Pagliani

PAGELLE SCOMODE

Gentile direttore, negli ultimi giorni le agenzie di rating, quelle che danno voti di affidabilità all’economia finanziaria dei vari Paesi, hanno declassato ancora una volta l’Italia e in misura minore altre nazioni europee.
Per ora questa brutta pagella non ha avuto effetti sui mercati, stiamo vivendo un momento di stasi ma sarebbe un errore sottovalutare questi giudizi, non rimandandoli al mittente ma prendendoli sul serio.
Salvo situazioni estreme, non è mai una scelta saggia né utile alla crescita individuale e collettiva, quella di screditare chi pronuncia un parere critico nei nostri confronti.
La realtà dei fatti è che nonostante i timidi segnali di questa lunga estate, la situazione del debito pubblico italiano e più in generale del sistema economico, industriale e produttivo rimane seria e grave, confermato dall’enorme spread, (370 punti), tra i Bund tedeschi e i nostri Btp, troppo alto, nonostante le parole rassicuranti dell’Europa.
Credo non esistano complotti di nemici dell’Italia che ci stanno attaccando e screditando, sono invece convinto che la fiducia sia sempre stata un fattore decisivo dell’ economia e del mercato, ora essendo ai minimi storici quella italiana, non c’ è da stupirsi se Moody’s e le altre agenzie, ci infliggono continui declassamenti.
Occorrere evolvere verso un sistema con meno finanza speculativa e più imprenditori civili, con meno Stato e più società, con meno individui e più relazioni; richiederà tempo l’uscita da questa crisi, forse decenni, perché essa è il frutto di un modello economico insostenibile. La globalizzazione ha veramente cambiato il funzionamento del mondo, dando all’ economia e ai mercati un ruolo nuovo e cruciale.
Cordialmente
Paolo Pagliani
Novellara

LE QUATTRO RIVOLUZIONI

Mentre appare assodato che non possiamo portare tutti gli abitanti del pianeta al livello di vita di noi occidentali, è altrettanto certo che i poveri della Terra devono uscire dalla miseria in cui sono stati scaraventati. Essi hanno il diritto di mangiare di più, vestirsi di più, curarsi di più, studiare di più e avere scarpe di più di quante ne abbiano. Ma potranno farlo solo se i benestanti accetteranno di consumare di meno. Apparentemente, la sobrietà è solo una questione di stile di vita e volendo usare una metafora, potremmo dire che il mondo è come se fosse abitato da pochi grassoni, che convivono con un esercito di scheletrici. L’obesità è l’emblema del consumismo a buon mercato che si scontra con la povertà, sintesi perfetta di quattro privazioni: mancanza di istruzione, di senso critico, di dignità e mancanza di denaro. Sobrietà non significa ritorno alla candela ma significa eliminare gli eccessi e rimodellare il nostro modo di produrre, consumare e organizzare la società; siamo però così abituati all’abbondanza che solo l’idea di vivere diversamente, ci spaventa. Non solo per i cambiamenti nello stile di vita personale ma ci spaventa pure per i suoi risvolti sociali, perché se produciamo di meno e con minori guadagni, chi fornirà allo stato i soldi per garantirci istruzione, sanità, viabilità, trasporti? Ma si potrà vivere bene con meno garantendo i bisogni fondamentali per tutti? E’ possibile se sapremo mettere in atto quattro rivoluzioni: la rivoluzione degli stili di vita, della produzione e della tecnologia, la rivoluzione del lavoro e quella dell’economia pubblica. Queste sono le nostre sfide.

Cordialità
Paolo Pagliani
Novellara