L’UOMO E’ LA PRIORITÀ

Caro direttore, l’aumento dello spread, il rialzo dei tassi, il crollo del PIL, il monito della BCE, i paradisi fiscali, il rischio default, la crisi economica, i capitali scudati, i Bund tedeschi, le banche d’investimento, la moneta unica, la finanza globale, il governo tecnico, la ripresa produttiva, il rendimento dei BOT, il programma di bilancio… Ma tutto questo, ha a che fare con l’uomo, la persona, l’essere umano dotato ancora di sogni o aspirazioni? Se diamo ascolto ai proclami che ogni giorni i media ci instillano, si direbbe che Finanza e Libero Mercato siano i soli fondamenti che il nostro vivere, (inquieto), riesce a considerare. Sembra che siano gli unici pilastri in grado di sorreggere le fragili società occidentali, arrogandosi per questo il diritto di condizionare totalmente le esistenze dei cittadini. Vogliono farci credere che diritti acquisiti, aspirazioni legittime, su cui fino a ieri ognuno di noi poteva contare e che godevano della vetta nella classifica personale dei valori, debbano essere dimenticati.
Ogni buon governo invece – ma anche il singolo cittadino – dovrebbe trovar la forza di ribellarsi alle leggi imposte dalla finanza e dal mercato globale riscoprendo magari la necessità e l’importanza di una rinnovata qualità della vita, riconsiderando nuovamente e ancora l’essere umano come il centro di tutto, la priorità, con proprie esigenze e legittime aspirazioni, in modo da avere una vita che possa dirsi serena e protetta.

Cordialmente
Paolo Pagliani

ALTRO CHE SPREAD

Caro direttore, certi numeri parlano più forte degli altri e dicono cose troppo serie per dimenticarli non appena la cronaca ci mostra altri numeri e dati. Un tasso di disoccupazione che è quasi raddoppiato in cinque anni non deve lasciarci in pace. Sotto quel 9,8% ci sono infatti nascosti, ma poi non così tanto, 500 mila volti e storie di persone che in un solo anno hanno perso il lavoro senza ritrovarne un’altro. Quando quel posto di lavoro si perde e non lo si voleva perdere, finiscono perse anche persone, storia, rapporti. Non dobbiamo dimenticare che il lavoro, il lavoratore, il posto di lavoro, non sono mai faccende individuali e individualistiche, perché imparare un mestiere significa anche e soprattutto, apprendere l’arte di costruire relazioni significative e serie in quei luoghi, poiché lavorare è innanzi a tutto inserirsi in una rete sociale. Ecco perché la produzione ed il valore aggiunto generati da un’impresa o da un’organizzazione, non sono mai la somma del prodotto di tanti individui in tanti singoli posti di lavoro ma il frutto della coralità collettiva di un team, di un gruppo, di una comunità, che va ben oltre l’azienda includendo clienti, fornitori, concorrenti e territorio. Quando allora in un Paese cinquecentomila persone perdono il lavoro accade qualcosa di molto grave, di molto più grave del calo degli indici di borsa, del calo dei consumi e persino dello spread e del PIL. Una cultura che mette sullo stesso piano i numeri degli spread, quello dei consumi e quelli del lavoro è una cultura disorientata e disorientante, perché è il lavoro che dà la giusta misura al rapporto con i beni e con il denaro. Quel 9,8% di disoccupazione ci grida che oggi la priorità dell’Italia e dell’Europa è il lavoro, obbligandoci a renderci conto che ormai ci sono milioni di giovani che nel mondo del lavoro non ci entreranno proprio. A meno che qualcuno – che non può essere solo lo Stato o la grande impresa – il lavoro, questo benedetto lavoro, non lo crea e in un certo senso lo reinventa.

Cordialità
Paolo Pagliani