FESTA: DIRITTO AL RIPOSO

DiesDomini-bigGentile direttore, il riposo – nel senso più immediato e banale della parola – è necessario alle persone e lo Statuto dei lavoratori in tutte le società avanzate, ne sancisce il diritto. Assieme agli affetti ed al lavoro è innegabile che rappresenti, a tutte le latitudini, uno dei <<fondamentali>> della vita umana. Viene talvolta da chiedersi: tempo libero è sinonimo di tempo non occupato dal lavoro, o forse di tempo della libertà? Quasi dappertutto, negli spazi dei centri commerciali, vediamo il cartello con su scritto: <<Domenica siamo aperti>>. Le ragioni economiche sembrano imporsi su tutto; anche il riposo e la festa vengono subordinati alle esigenze del mercato. Così è sempre più facile trovare famiglie in cui il papà riposa la domenica, la mamma il lunedì e i figli il sabato. Lo spazio delle feste di famiglia, per non parlare di quelle di popolo, si riduce a circostanze eccezionali; una volta all’anno, in occasione del Natale o di battesimi e matrimoni (sempre più rari anche questi). Ma c’ è chi ha scritto: <<Che vita è la vostra se non avete la vita in comune? Non esiste vita se non nella comunità>>. Il settimo giorno è chiamato sul calendario domenica – cioè giorno del Signore, dies Domini – parola oggi soppiantata dall’anonimo week-end, traduzione in italiano di “fine settimana”. In tutte le società antiche ma fino ai tempi dei nostri nonni, il tempo della festa era legato alla comunità e al sacro: oggi non è più così. In un certo senso si può dire che la crisi della festa sia una spia della crisi dell’ uomo.
Cordialità
Paolo Pagliani

LA FINE DEL MONDO: SOLITO BLUFF

preppers-645x361
Caro direttore, quelle che erano indicate come “profezie” sulla fine del mondo tirando in ballo furbescamente i Maya, sono state in realtà interpretazioni errate di un semplice calcolo astronomico. Anche nel 1999 (fine anno) si faceva un gran parlare del “Millenium Bug” che si sarebbe mangiato tutte le informazioni della terra; il “baco” nel 2000 avrebbe azzerato tutti i computer della terra. Non è successo niente di simile come il 21 dicembre scorso ma ci sarà stato chi, grazie alle paure più immotivate, si sarà guadagnato un bel gruzzolo. La “fine del mondo” è stata l’occasione per mettere in vendita assurdità di ogni genere: dal “kit di sopravvivenza”, a maschere antigas, bussole, tute isolanti, automezzi blindati e anfibi. Qualche azienda ha offerto interi rifugi sotterranei “a prova di apocalisse”, anche in versione extralusso, dotata di tutte le comodità. Non è chiaro quanta gente si sia lasciata abbindolare da queste offerte, come altre proposte commerciali che sulla fine del mondo vi hanno scherzato sopra, (magliette, orologi-sveglia e una marca di birra). Il mito del 2012, per ora, è servito solo a girare qualche film. E a far arricchire chi è sempre pronto ad approfittare delle paure degli altri.
Cordialità
Paolo Pagliani

RITORNA LA VECCHIA POLITICA

verticemaggioranzaCaro direttore, un anno fa quando era nato il governo Monti, ci eravamo illusi che fosse finito il clima da guerra civile e che i maggiori partiti avessero messo da parte tutte le ostilità. Si pensava che il nuovo esecutivo che si reggeva su una tregua tra destra e sinistra, fosse solo la prima fase che sarebbe continuata dopo la fine della legislatura, con una nuova dirigenza eletta dal popolo ma con lo stesso senso di responsabilità. Come non detto. Torna il clima infuocato e quel che è peggio ritorneremo a parlare di conflitto di interessi, del ruolo della magistratura “ad orologeria”, di pericolo comunista, di uscita dall’euro, ecc. Il perché dello sconsolante ritorno al passato a cui stiamo assistendo è da ricercarsi più nei meandri della mente che in quelli della politica. L’angoscia per il tempo che se ne va, la paura di veder spegnere accanto a sé le luci della ribalta, la convinzione di essere ancora il migliore, anzi l’unico, la sete di rivincita… sono cose misteriose. Ma forse è ancora più misteriosa l’accondiscendenza di chi permette la messa in azione all’indietro, di questa pericolosa macchina del tempo. Di chi non capisce che, assecondando e sottomettendosi ancora una volta non rende un buon servigio a se stessi, né al Paese, né alla propria parte politica, e ultimamente al suo capo. Nessuno è così ingenuo da pensare che basti la carta d’identità per garantire un miglioramento della classe politica, anzi la Bibbia dice che il giovane è stolto e necessita della correzione del bastone. Tolto il Presidente Napolitano che ha dato il meglio di sé da ottuagenario, il <<vecchio sta ritornando>> ed è ben di più di una questione anagrafica; è quel brutto film che ci illudevamo di aver visto da un pezzo i titoli di coda.

Cordialità
Pagliani Paolo

QUALE RIFORMA ELETTORALE?

Gentile direttore, sta diventando seccante il tira e molla tra i partiti a proposito della riforma elettorale. Uno dei sistemi democratici credo, sia quello proporzionale anche senza sbarramento. E’ stato fatto di tutto, fino alla cosiddetta “porcata”, per cercare stabilità di governo ma non è servito a nulla, la certezza della inamovibilità ha fatto solo danni e gli scandali che emergono ed emergeranno ne sono testimonianza. Stabilità ha pure voluto dire il raddoppio di stipendi e benefit ad ogni alzata di gamba di cane arrivando a depredare l’Italia come non mai. Un buongoverno sono convinto si ottenga togliendo ogni possibilità di arricchirsi ai Parlamentari: niente rimborsi elettorali, niente sussidi ai giornali di partito, niente stipendi stratosferici ma semplicemente allineati a quanto è giusto percepisca un buon manager, se fa bene il proprio compito e per il solo periodo della carica.
Controllo patrimoniale prima e al termine del mandato anche ai parenti, responsabilità diretta nei casi di colpa o dolo, curriculum e promesse con programmi a tutti su internet, così da non necessitare di spese o rimborsi. Faranno inoltre politica solo coloro che avranno programmi chiari e avranno studiato per farla, a fronte di uno stipendio adeguato ma non esagerato. Le maggioranze si formeranno di volta in volta sulla base di ciò che sarà giusto far passare e quando non sarà più possibile governare, si tornerà alle urne perdendo il posto; mai più voti sulla fiducia, verifica che comunque dovrà esser richiesta dal Capo dello Stato quando vi saranno i segnali di ingovernabilità. Massima trasparenza attraverso internet su chi e cosa è stato votato, guadagnato, speso e dove vanno a finire i soldi. E chi teme per la privacy non pensi a candidarsi ma scelga di fare un altro lavoro!

Cordialità
Paolo Pagliani

RUBERIE: PRENDETEVI UN PO’ DI RIPOSO

E’ come un enorme elefante nella stanza della crisi italiana. Tutti ci girano intorno, lo vedono, e nessuno lo considera neppure lontanamente.

Caro direttore, sappiamo quello che è avvenuto nella Regione Lazio ma non c’è nulla di cui stupirsi; molti politicanti da sempre hanno sottratto i soldi dei contribuenti per riempirsi le tasche. Noi italiani avremmo diritto però ad un po’ di rispetto. In questo periodo caratterizzato da richieste di sacrifici che arrivano impietose da tutte le parti, servirebbe un periodo di tregua da parte della classe politica. Per cortesia fermatevi un attimo, prendetevi del riposo e sospendete i vostri indebiti arricchimenti – qualcuno le chiamerebbe ruberie – almeno fino a quando la situazione non sarà tornata alla normalità.

Cordialmente
Paolo Pagliani

L’UOMO E’ LA PRIORITÀ

Caro direttore, l’aumento dello spread, il rialzo dei tassi, il crollo del PIL, il monito della BCE, i paradisi fiscali, il rischio default, la crisi economica, i capitali scudati, i Bund tedeschi, le banche d’investimento, la moneta unica, la finanza globale, il governo tecnico, la ripresa produttiva, il rendimento dei BOT, il programma di bilancio… Ma tutto questo, ha a che fare con l’uomo, la persona, l’essere umano dotato ancora di sogni o aspirazioni? Se diamo ascolto ai proclami che ogni giorni i media ci instillano, si direbbe che Finanza e Libero Mercato siano i soli fondamenti che il nostro vivere, (inquieto), riesce a considerare. Sembra che siano gli unici pilastri in grado di sorreggere le fragili società occidentali, arrogandosi per questo il diritto di condizionare totalmente le esistenze dei cittadini. Vogliono farci credere che diritti acquisiti, aspirazioni legittime, su cui fino a ieri ognuno di noi poteva contare e che godevano della vetta nella classifica personale dei valori, debbano essere dimenticati.
Ogni buon governo invece – ma anche il singolo cittadino – dovrebbe trovar la forza di ribellarsi alle leggi imposte dalla finanza e dal mercato globale riscoprendo magari la necessità e l’importanza di una rinnovata qualità della vita, riconsiderando nuovamente e ancora l’essere umano come il centro di tutto, la priorità, con proprie esigenze e legittime aspirazioni, in modo da avere una vita che possa dirsi serena e protetta.

Cordialmente
Paolo Pagliani

LE PARALIMPIADI DEI VINCENTI

Gentile direttore, enorme è stato il successo che hanno avuto su tutti i media le Paralimpiadi del mese scorso a Londra, solo una voce discorde ed infelice di un grande attore comico (e non solo), ha condannato i Giochi dove gareggiavano atleti danneggiati dalla sfortuna con la motivazione: <<Esaltano la disgrazia>>. Credo che non esista immagine più consolatoria dell’uomo senza gambe che alza la bicicletta, da lui stesso costruita, con la quale ha appena vinto una medaglia d’oro. Sarebbe giusto evitare che le Paralimpiadi, che tutti abbiamo negli occhi passino senza che portiamo alla luce il messaggio che ci fanno fatto intravedere. Mi ha commosso sentire Alex Zanardi, dopo il successo che ha alle spalle molti sacrifici, a proposito di suo figlio 14 anni, di cui ne va fiero. <<Dopo la vittoria mi ha detto: “Papà sono quasi dispiaciuto nel dirti che ti voglio bene adesso, perché sembra che te lo dica nel momento in cui hai fatto una straordinaria figura. Voglio che tu sappia che ti voglio bene perché tu sei mio padre. Punto. Sono molto orgoglioso di essere tuo figlio”>>. Gli atleti delle Paralimpiadi ce l’hanno fatta: sono vincenti. Hanno cercato e trovato gli strumenti per contrastare e superare la sventura. Sono riusciti a farcela  perché la famiglia e gli amici, li hanno aiutati. E’ utopico oggigiorno solo pensare, purtroppo, che dovremmo noi tutti aiutare gli sfortunati. Non c’è solo la lotta contro le ingiustizie sociali, ci si dovrebbe occupare pure contro quelle naturali. La sventura che colpisce un uomo non dovrebbe essere un problema suo, o di sua moglie, o della sua famiglia, ma di tutti; sarebbe il giusto traguardo dell’umanità.

Cordialità
Paolo Pagliani