I VALORI PIÙ IMPORTANTI

imagesGentile direttore, siamo chiamati a scegliere coloro che avranno in mano le sorti politiche del nostro Paese da cui non dipende solo il buongoverno della nostra nazione ma anche il destino dei più poveri, che guardano a noi con speranza nonostante la seria congiuntura attuale. Tutti sentiamo che non si può continuare a vivere sopra le righe come abbiamo fatto negli ultimi decenni; che dobbiamo cambiare il nostro stile di vita, che s’impongono scelte ispirate dalla sobrietà e dalla solidarietà, non solo perché il portafoglio è presto vuoto e perché non è giusto scialare quando molti altri, anche a causa dello sperpero, devono tirare la cinghia. Siccome questa crisi non è solo economica e politica ma riguarda l’uomo e l’umanità, per uscirne è necessario un cambiamento che vada alle radici e rimetta ordine nella scala dei valori che determinano la nostra vita. Certamente non sono il profitto e il guadagno ma la persona umana e la vita insieme, con quei diritti fondamentali che ad essa si riferiscono e che devono essere assicurati a tutti. Occorre ritornare a richiamare i valori veri come l’onestà, la giustizia, alla carità, al senso della misura che abbiamo perduto nell’ubriacatura degli ultimi decenni di benessere.
Ora che abbiamo toccato il fondo, forse sarà più facile capirne l’urgenza. La fantasia non ci manca: vediamo di metterla in funzione riducendo le nostre esigenze per condividere il lavoro con chi altrimenti lo perderebbe del tutto, di non spendere per oggetti di lusso non necessari, di ridurre i consumi, soprattutto dei beni non rinnovabili e magari anche altro. Dovremmo rammentarci che quanto più pretendiamo per noi, tanto meno resta ai poveri più poveri. E’ una questione di stretta giustizia e, in molti casi, anche di vita e di morte.

Cordialità
Paolo Pagliani

SPERARE SI PUÒ ANCORA

Caro direttore,
certe volte mi chiedo che significato conserva la speranza quando il quadro tende al nero e lo scontento è profondo. I tessuti sociali sfilacciati, le vecchie certezze che vacillano, la precarietà diffusa come un morbo, la vita sempre più cara, le tante insicurezze combinate con il dilagare di violenze, volgarità e stupidità di ogni genere. Poi le ruberie assortite, anche di chi, responsabile della cosa pubblica, ha in carico quote di bene comune. Si parlava un tempo di crisi o caduta dei valori Si è smesso di parlarne anche perché quelli di base, vengono considerati non più meritevoli di essere difesi: la famiglia, l’educazione, senza parlare di castità e verginità, ormai ritenuti da tanti, al di fuori dello spazio religioso, non fondanti. E così all’ombra del tristissimo “così fan tutti “, ognuno sembra chiamato a fare ciò che più gli riesce per vivere e anche per arricchirsi se si sa muovere, arrangiare, destreggiare, se è furbo e con gli “agganci giusti “. Ora si può forse in queste condizioni, confidare in un domani diverso nel quale il vento giri, le cose cambino e si diffonda il piacere dell’onestà? In chi e in che cosa devono credere i giovani? In niente, pare. Nella norma certo è così come quando  apriamo un giornale, o accendiamo il televisore e si sentono notizie di licenziamenti, di aziende che chiudono, di articolo 18 modificato, di disoccupazione crescente, di produzione stagnante, di criticità ovunque. I conti non tornano? Colpa di chi non li ha saputi fare. E sarà pure così, anzi è senz’altro così ma se non tornano e non torneranno per chissà quanto tempo, visto che siamo convinti a considerarci prima di tutto soggetti economici, in che cosa si deve sperare? Ci avverte però un monaco (Mosconi), che sperare si può. La Parola, le Sacre scritture, il Vangelo assicurano che si può, anche se tutto tende a far credere di no e si è insinuato il dubbio che nel vuoto, nel silenzio, nel nulla cada la divina promessa. Scrive ancora il monaco che: <<La speranza è la fede che l’impossibile diventi possibile>>. Utopia? No. Si spera perché si crede e si crede perché si spera. Certo si deve essere cristiani, si deve avere fiducia che il divino agisca sull’umano, che il presente è vivibile quando si ha la certezza che un futuro ci sia. Per durare nel tempo, la speranza in quanto carica vitale e “istintiva”, non è sufficiente, come per battersi contro le grandi difficoltà di questo vivere e battersi contro la complessità dell’impossibile . Occorre la fede.

Cordialmente 
Paolo Pagliani

MAGGIORANZA SILENZIOSA

Caro direttore,
a scuola ci hanno insegnato che la politica si fa nella cabina elettorale e in misura minore, nelle sedi di partito. Ma ci hanno ingannati. La politica si fa sempre, perfino quando stiamo zitti. A ben pensarci, proprio il silenzio e la indifferenza sono tra i comportamenti di maggiore rilevanza politica, perché il potere segue la regola del chi tace acconsente. In effetti, la “maggioranza silenziosa” è il suo più grande alleato. La vera forza del potere si chiama consenso, che non si avvale del silenzio ma anche dell’obbedienza tenendo ben salde le redini dei giornali e delle televisioni per indottrinarci, per darci una comoda chiave di lettura della realtà, per riempire il nostro tempo e la nostra mente con interessi artificiali, (sport, sesso, moda, frivolezze), lontani dai problemi veri. Dal momento però che il nostro lavoro, il nostro consumo, il nostro risparmio sono molto importanti per la sopravvivenza del sistema, noi possiamo usarli per ricattarlo e obbligarlo a comportamenti diversi. La politica si fa in ogni momento dell vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, in edicola, in cucina, nel tempo libero, quando ci si sposa. Scegliendo cosa leggere, quale lavoro svolgere, che cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o vampiresche, contribuiamo a costruire la democrazia o a demolirla, un’economia solidale dei diritti o un’economia animalesca di sopraffazione reciproca. Comportandoci in maniera consapevole e responsabile, equa, leale, onesta, sobria, non solo daremmo un altro volto al nostro mondo ma obbligheremmo il sistema a cambiare le sue regole. Infatti nessun potere riesce a sopravvivere di fronte ad una massa che pensa a far trionfare la coerenza sopra la codardia, l’impegno contro il quieto vivere, l’onestà contro la dilagante corruzione, l’equità sopra le piccole avidità. Se pensiamo prima di agire e se agiamo con i nostri valori, possiamo mettere in ginocchio il sistema.

Cordialità
Paolo Pagliani
Novellara