ONORA IL NONNO E LA NONNA

nonni-e-nipoti05Gentile direttore, l’inverno demografico incombe sulla vecchia Europa e i nipoti saranno sempre di meno e anche i nonni di conseguenza rischiano di esercitare la loro “nonnità”, in maniera risicata, limitata, striminzita. Bambini messi al mondo in quantità che dire modica è un eufemismo (la media per donna nel 2015 sarà secondo le stime Istat di 1,39, una miseria), spesso ai tempi supplementari (primipare oltre i 30 anni). La situazione non è così tragica nel breve/medio termine. E meno male perché un mondo senza nipoti o tutt’al più a contendersi in quattro l’affetto di uno solo o due discendenti, sarebbe più povero e deprimente. Peccato, perché essere (e fare i nonni), viene confermato, è una delle cose più belle del mondo. <<Per i piccoli è un gigante buono perché soddisfa tre bisogni fondamentali: il bisogno di tenerezza (trascurato dai genitori che vanno sempre un po’ di fretta), il bisogno di sicurezza (perché sono un’ alternativa all’ agitazione dei genitori) e il bisogno di allegrezza>>. L’ importante è non esagerare: perché in Italia, complice da una parte la scarsità dei servizi che ha costretto molte famiglie a rinunciare all’ asilo, i nonni spesso sono arruolati full-time, in una corvèe domestica non sempre positiva. In una società condannata a vivere lo stress dell’incertezza e l’ansia delle aspettative sempre più incalzanti, una società che ha fretta di correre e che per questo spesso si perde i momenti più belli e fatica a vivere gli attimi, la figura dei nonni è un patrimonio che andrebbe tutelato. Per i bambini lo spazio dedicato ai nonni è magico, non vivono la dimensione della regola ma la percezione dell’amore in quanto essenzialmente vitali e speciali per il solo fatto di esserci. l rapporto nonno-nipoti si conferma luogo privilegiato di affetti e approfondimento.
Cordialità
Paolo Pagliani

BEL COLPO…NONNA

Sabato sera di fine maggio, si va a ballare. Ci dirigiamo in un locale della provincia di Cremona.
Dopo circa tre quarti d’ora varchiamo la soglia del locale. Il locale è provvisto di due sale separate, una per il liscio e una per il latino-americano.
Ci dirigiamo verso quest’ultima e appena entrati sono colpito da una donna o meglio da una nonna. Una persona abbastanza avanti negli anni si aggira con fare ammiccante tra i tavoli.
Poveretta, penso, deve avere sbagliato sala, oppure è solo un po’ fuori. La perdo di vista, penso alla nostra serata. La pista è ottima, il parquet per ballare non ha confronti. Mi prendo una pausa per recarmi al banco del bar, per farlo devo passare nella sala del liscio. Mente salgo sul soppalco per vedere meglio, una coppia di arzilli anzianotti mi passa accanto roteando come una meteora spandendo nell’aria una scia vaporizzata di borotalco. Noto, con una certa invidia, delle piacenti quaranta/cinquantenni ballare con attempati ballerini di almeno quindici –venti anni più avanti negli anni. E’ vero c’è carenza di uomini che sappiano ballare. L’orchestra ci “tira dentro”, sento salire il livello di coinvolgimento delle persone. Su qualche tavolino spunta “la merenda”, tartine, salatini e dolcetti formano una perfetta coreografia a bordo pista, casomai ci fosse un calo di zuccheri.
Ritorno alla sala giusto in tempo per assistere allo spettacolo. Una scuola di ballo del bresciano si esibisce al gran completo. Tutto fila liscio o quasi, quando viene annunciato il numero clou della serata. Dalla semioscurità ecco apparire la coppia che ballerà una bachata….ma..ma lei è quella la, la nonna di prima. La musica parte, il maestro di ballo guida la dama che inizia a muoversi mica male, anzi. Lei ha un abitino attillato, di colore rosso, con tanto di petunia del medesimo colore tra i capelli.  Parte un applauso corale, che carica ancora di più la coppia. Che forza nonna, complimenti occorre un notevole pelo sullo stomaco per esporsi così a ottantadue anni!!
Non bisogna arrendersi mai, ci possono essere delle belle opportunità da cogliere anche quando l’età ti  farebbe pensare il contrario. Bisogna crederci e certo occorre anche con po’ di fortuna.
Si è fatto tardi, decidiamo di rientrare. La nottata è tiepida, le strade sono deserte, lascio il finestrino dell’auto socchiuso, una fragranza di terra e di fieno invadono l’abitacolo, la luna bassa crea contorni inusuali nei campi… mentalmente ringrazio nonna Pina, (si chiama così) , per la lezione di vita che mi ha dato.

Ettore Lusetti  ‘57