L’UOMO E’ LA PRIORITÀ

Caro direttore, l’aumento dello spread, il rialzo dei tassi, il crollo del PIL, il monito della BCE, i paradisi fiscali, il rischio default, la crisi economica, i capitali scudati, i Bund tedeschi, le banche d’investimento, la moneta unica, la finanza globale, il governo tecnico, la ripresa produttiva, il rendimento dei BOT, il programma di bilancio… Ma tutto questo, ha a che fare con l’uomo, la persona, l’essere umano dotato ancora di sogni o aspirazioni? Se diamo ascolto ai proclami che ogni giorni i media ci instillano, si direbbe che Finanza e Libero Mercato siano i soli fondamenti che il nostro vivere, (inquieto), riesce a considerare. Sembra che siano gli unici pilastri in grado di sorreggere le fragili società occidentali, arrogandosi per questo il diritto di condizionare totalmente le esistenze dei cittadini. Vogliono farci credere che diritti acquisiti, aspirazioni legittime, su cui fino a ieri ognuno di noi poteva contare e che godevano della vetta nella classifica personale dei valori, debbano essere dimenticati.
Ogni buon governo invece – ma anche il singolo cittadino – dovrebbe trovar la forza di ribellarsi alle leggi imposte dalla finanza e dal mercato globale riscoprendo magari la necessità e l’importanza di una rinnovata qualità della vita, riconsiderando nuovamente e ancora l’essere umano come il centro di tutto, la priorità, con proprie esigenze e legittime aspirazioni, in modo da avere una vita che possa dirsi serena e protetta.

Cordialmente
Paolo Pagliani

CE LA FAREMO?

Caro direttore, la gente si chiede se e come l’Italia riuscirà a venir fuori da questa crisi, determinata da tre grandi cambiamenti. La globalizzazione è la prima causa che ha messo i nostri lavoratori in concorrenza con quelli di Paesi poveri quindi la crisi finanziaria mondiale nata negli USA che ci ha portato in recessione, poi l’avvento dell’euro che è stato un cambiamento che avrebbe richiesto l’avvicinamento della nostra economia alla qualità di quelle dei Paesi forti della moneta unica. Ci siamo trovati così deboli tra i forti, senza più avere la chance della svalutazione competitiva per compensare la nostra debolezza. Ora però ce la faremo a percorrere questo sentiero stretto ed angusto? Questo percorso è stato intrapreso con decisione dal governo Monti, spalleggiato da un governatore italiano della BCE, che ha allargato i cordoni del credito alle banche.
Abbiamo iniziato con sacrifici e rigore fiscale per ripristinare la fiducia nella sostenibilità del nostro debito e convincere gli investitori internazionali a comprare i nostri titoli. La situazione è migliorata ma l’ossigeno dalle banche non è ancora arrivato a famiglie ed imprese; gli istituti di credito hanno utilizzato la maggiore liquidità disponibile per ricostituire le loro riserve ed acquistare titoli di Stato. Dalla lotta all’evasione fiscale si prevedono nuove risorse, come dalla revisione accurata dei capitoli di spesa che saranno destinate a riduzioni della tassazione sui redditi delle persone fisiche e delle tasse sul lavoro delle imprese. Nello stesso tempo occorre varare quelle riforme in grado di colmare il gap tra noi e i Paesi più virtuosi come la Germania; sembra l’unica via possibile. Siamo un paese con importanti risorse nascoste come il più alto rapporto tra ricchezza e reddito familiare a livello mondiale ed una delle quote più alte di possesso di prime case (oltre l’ 80%). La componente liquida (non immobilizzata in case) di questa ricchezza, è tre volte il debito pubblico ma pur conoscendo questo, il governo ha deciso di evitare la drastica strategia di una patrimoniale <<forte>> per ridurre il debito, che avrebbe messo in ulteriore difficoltà il paese. La strada intrapresa è l’unica possibile e vista la qualità della nostra attuale classe dirigente, è lecito essere ottimisti. L’esito finale dipende anche dalle forze politiche tradizionali che siedono oggi in panchina e dal loro senso di responsabilità. Coraggio, possiamo farcela!

Un cordiale saluto
Paolo Pagliani