BASTA PUBBLICITÀ PER IL GIOCO

Caro direttore, è constatato che in diversi casi il gioco d’azzardo è diventato una vera piaga sociale e vien da chiedersi come sia possibile ammettere la pubblicità di questo tipo di “dipendenza” che ormai quando è compulsiva, viene riconosciuta come patologia.
E’ chiarissimo che lo Stato incassa molto denaro da questo settore ma non può non occuparsi delle categorie più a rischio e dei problemi, non marginali, che il gioco d’azzardo produce. Si cerca addirittura di incrementare alcune campagne mirate a far “giocare” i più giovani instillando l’illusione di uscire rapidamente e miracolosamente da un quadro di vita che appare frustrante; teniamo presente che sono due milioni i giovani senza lavoro e senza studio. Attraverso la pubblicità si trasmettono messaggi seducenti, che promettono qualcosa che in realtà non esiste ma che stimola questo senso della vita come azzardo. E’ indubbio che si debba intervenire, mettere un freno, specie in questo momento di accresciuta miseria, all’apertura di nuove sale da gioco, di “slot machine” che arrivano a 400 mila (e vi sono domande per introdurne altre!) ed alla pubblicità, che attrae particolarmente le categorie più deboli, i disoccupati, anziani soli e famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. La ricerca della “magia” di un momento, di una vittoria, di un gioco, contro la prospettiva di una vita difficile e pesante, che è sempre, ed è bene ripeterlo, un’ illusione.

Cordialità e buona domenica
Paolo Pagliani
Novellara