L’AZZARDO NON CHIAMIAMOLO GIOCO

Caro direttore, gli studi condotti in diverse parti del mondo ribadiscono l’accresciuta pericolosità del nuovo gioco d’azzardo che genera terribili dipendenze compulsive.
Sono state indicate tre variabili principali che sembrano aver contribuito all’aumento del “gioco” tra le fasce adulte e giovanili: la crescente liberalizzazione e maggiore tolleranza nonché l’incoraggiamento verso questa pratica percepita come innocua; la ritardata consapevolezza del problema e la scarsa attenzione ai programmi per pervenire ad una coscienza collettiva sui problemi correlati. Il fenomeno, inoltre, lo si conosce poco, né gode di prevenzione o cura sporadica riabilitativa. La fiducia nella fortuna è una caratteristica arcaica dell’ uomo e l’azzardo è una gara in cui si cerca di vincere non l’avversario ma il proprio destino. Si evidenziano alcuni fattori di rischio sugli adolescenti (13-14 anni) come l’inesperienza, il desiderio di sconfiggere la noia, il piacere di facili ricompense, le gratificazioni economiche immediate. Il gioco d’azzardo patologico rimane ancora oggi nell’immaginario sociale un fenomeno più associato al “vizio” o alla “cattiva volontà” che non al grave problema. E’ una dipendenza, in parte ancora “sommersa” quindi un qualcosa di sottostimato, non riconosciuto come malattia; certi genitori si crede siano inconsapevoli di quel che accade ai figli. La stessa parola “gioco” li tranquillizza. Occorre promuovere azioni d’informazione attraverso i mass-media sui rischi della ludopatia, informare le famiglie su questa gravissima forma di dipendenza, ottenere una diagnosi precoce del problema per poi accedere alla cura. Sarebbe opportuno vigilare sul tipo di gioco che i ragazzi intraprendono sapendo che quelli in cui ci sono di mezzo i soldi, sono trappole da evitare e che spesso sono gli adulti i cattivi maestri.

Cordialità
Paolo Pagliani

DEPUTATI CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO

Caro direttore, pare sia nata alla Camera, a cui hanno aderito tutti i gruppi parlamentari, una Associazione “Liberi dall’Azzardo” che chiede una legge di riforma sul gioco di azzardo e per combattere la ludopatia. La proposta è di tassare solo del 5% i 130 miliardi dell’azzardo incamerando 7 miliardi all’anno, sufficienti per ridurre l’IVA e le accise sulla benzina. Un intervento legislativo che andrebbe nella giusta direzione se si realizzasse e che darebbe prova di senso di responsabilità. Si stanno accorgendo che siamo di fronte ad una vera e propria piaga sociale, che la crisi spinge inesorabilmente le persone a crescere nell’illusione che una “giocata” possa risolvere i propri problemi economici. Per avere un’ idea della portata del fenomeno, stime realistiche effettuate nei primi cinque mesi dell’anno, prevedono che nel 2012 si passerà da 79 miliardi di euro a 130 miliardi! La ludopatia è una malattia gravissima, una specie di dipendenza compulsiva che attacca non solo i giovani come altre forme di droga ma anche anziani, impiegati, casalinghe che si avvicinano all’azzardo sperando di frenare la discesa nella povertà. Invece, come è evidente a molti è tutto il contrario, perché ci si inoltra in un tunnel buio, con poche speranze di uscirne senza il supporto della medicina e della psicologia. Nel frattempo migliaia di famiglie si sono ridotte sul lastrico. Auguriamoci che almeno questo progetto, concluda il suo iter Parlamentare entro questa legislatura ma lo scetticismo a cui ci hanno abituato è imperante. Speriamo ugualmente!

Cordiali saluti
Paolo Pagliani