I fratelli Romani alla conquista di Londra

Luca e Marcello di Santa Maria della Fossa sono emigrati nella grande megalopoli per lavoro, ma stavolta la crisi non c’entra perché si tratta di una scelta di vita.

Romano-1La storia di Luca e Marcello Romani è per certi versi singolare. Per motivi diversi e in momenti diversi, hanno deciso di trasferirsi a Londra. Ma stavolta la crisi non c’entra. Per entrambi, il fermento che da sempre contraddistingue la capitale del Regno Unito ha offerto più possibilità rispetto all’Italia. Qualcuno potrà pensare che i due fratelli avranno la possibilità di vedersi spesso. In realtà, per esigenze lavorative abitano in due parti opposte della megalopoli londinese, distanti tra loro un’ora di macchina e due di metropolitana.
Luca Romani, 32 anni, ha deciso di partire per Londra nel 2006 assieme alla fidanzata Alice Veroni di Campagnola. Allora non c’era la crisi e Luca lavorava come magazziniere. Il motivo? Una scelta di vita, un percorso che la coppia aveva deciso di condividere assieme, tanto che Luca e Alice si sono poi sposati due anni fa. Lei è diventata branch manager del rinomato Benugo Café, visitato anche da Luciano Ligabue che si trovava a Londra per un concerto alla Royal Albert Hall. Lui, dopo aver studiato ingegneria del suono all’Alchemea College, lavora come resident sound engineering al Village Underground, un grande spazio culturale londinese che organizza concerti di musica indie, elettronica, sperimentale, hip-hop, nonché performance teatrali nel quartiere alla moda di Shoreditch. Come professionista freelance, a Luca capita anche di curare le registrazioni di album in studio e di seguire artisti emergenti in tour nel Regno Unito. Per un certo periodo ha anche collaborato con la BBC. La passione per il suono gli è stata tramandata da suo padre Claudio Romani, da sempre fonico della compagnia dialettale “I fiaschi” di Santa Maria e fonico delle commedie dialettali al teatro Asioli di Correggio.
Marcello, 39 anni, è invece fresco di partenza, essendo espatriato agli inizi del 2015. Prima di partire lavorava come responsabile informatico per una piccola azienda di Mancasale. Era un lavoro che gli piaceva e, se ciò non bastasse, aveva un contratto a tempo indeterminato; quindi, anche in questo caso la crisi non c’entra. Tuttavia, Marcello ha deciso di mettersi in gioco per cercare lavoro in una grande azienda e fare un’esperienza professionale in un paese anglofono. Ha quindi cercato e ottenuto un colloquio di lavoro a Londra ed è stato assunto dall’azienda Openbet, dove lavorerà come programmatore e sviluppatore di software. Si tratta di un bel salto di qualità rispetto all’occupazione precedente. Marcello ha così potuto mettere a frutto la passione che ha sempre avuto fin da ragazzo per i computer e l’informatica. Peraltro si troverà in un contesto lavorativo molto stimolante, con colleghi provenienti da 26 Paesi diversi. In attesa di tuffarsi nella nuova esperienza lavorativa, per ora la cosa che più ha colpito Marcello è che Openbet gli ha rimborsato i costi del suo soggiorno londinese per il colloquio, rimborso che sarebbe avvenuto in ogni caso, anche senza assunzione. Qui da noi sarebbe fantascienza, là è la normalità.
Sia Luca sia Marcello sottolineano che il loro percorso di crescita professionale è stato reso possibile dalla meritocrazia tipica dei paesi anglosassoni, dato che entrambi, da perfetti “signor nessuno” sono riusciti a imporsi in una della città più competitive al mondo con le proprie forze, senza spintarelle o raccomandazioni di nessun tipo. Una gratificazione che ha premiato la loro voglia di provare una diversa esperienza di vita. A noi non resta che augurare loro un grande in bocca al lupo.

Alessandro Cagossi

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LE PARALIMPIADI DEI VINCENTI

Gentile direttore, enorme è stato il successo che hanno avuto su tutti i media le Paralimpiadi del mese scorso a Londra, solo una voce discorde ed infelice di un grande attore comico (e non solo), ha condannato i Giochi dove gareggiavano atleti danneggiati dalla sfortuna con la motivazione: <<Esaltano la disgrazia>>. Credo che non esista immagine più consolatoria dell’uomo senza gambe che alza la bicicletta, da lui stesso costruita, con la quale ha appena vinto una medaglia d’oro. Sarebbe giusto evitare che le Paralimpiadi, che tutti abbiamo negli occhi passino senza che portiamo alla luce il messaggio che ci fanno fatto intravedere. Mi ha commosso sentire Alex Zanardi, dopo il successo che ha alle spalle molti sacrifici, a proposito di suo figlio 14 anni, di cui ne va fiero. <<Dopo la vittoria mi ha detto: “Papà sono quasi dispiaciuto nel dirti che ti voglio bene adesso, perché sembra che te lo dica nel momento in cui hai fatto una straordinaria figura. Voglio che tu sappia che ti voglio bene perché tu sei mio padre. Punto. Sono molto orgoglioso di essere tuo figlio”>>. Gli atleti delle Paralimpiadi ce l’hanno fatta: sono vincenti. Hanno cercato e trovato gli strumenti per contrastare e superare la sventura. Sono riusciti a farcela  perché la famiglia e gli amici, li hanno aiutati. E’ utopico oggigiorno solo pensare, purtroppo, che dovremmo noi tutti aiutare gli sfortunati. Non c’è solo la lotta contro le ingiustizie sociali, ci si dovrebbe occupare pure contro quelle naturali. La sventura che colpisce un uomo non dovrebbe essere un problema suo, o di sua moglie, o della sua famiglia, ma di tutti; sarebbe il giusto traguardo dell’umanità.

Cordialità
Paolo Pagliani