LA NAVE CHE AFFONDA

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Caro direttore, leggendo un articolo del 1969 che diceva <<l’Occidente è una nave che affonda dove tutti ignorano la falla e lavorano assiduamente per rendere sempre più comoda la navigazione e dove non si vuol discutere che di problemi immediati… Ma la vera salute non sopraggiunge forse perché si è capaci di scoprire la vera malattia?>>, trovo che si riveli attuale anche per noi oggi. E’ come l’immagine suggestiva di un Titanic speronato e squarciato che procede verso l’affondamento mentre sul ponte si studia come migliorare la piscina o i servizi di bordo o il comfort delle camere. Non ci si preoccupa più di tanto dei problemi veri della nostra esistenza, della società, non cincischiando su questioni marginali. Per guarire da una malattia bisogna avere il coraggio di guardarla in faccia, nella sua gravità e non ricorrendo a rimedi illusori a placebo o ad artificiose sicurezze. Si deve ritornare al rigore, all’autenticità, spogliandosi della fatuità, della rissa politica continua, della superficialità, della banalità. Non è un monito pedante ma il necessario ritorno alla sostanza dei problemi (primo il lavoro), ai valori, alle domande vere e non il galleggiare o il perenne tirare a campare!

Cordialità
Paolo Pagliani 

POVERTA’ IN CRESCITA ANCHE PER I PENSIONATI

Caro direttore, già da diverso tempo gli istituti di statistica stanno documentando che gli stipendi dei lavoratori sono fermi e perdono potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Se a questo si sommano la crescente e molto preoccupante disoccupazione, oltre al pesante aumento delle tasse sui ceti medio-bassi, il quadro allarmante è quasi completo. Perché quasi? Perché si parla poco delle pensioni in essere da tempo. Io sono in quiescenza da circa otto anni e non sono un “baby pensionato” avendo lavorato 40 anni. La mia pensione è praticamente bloccata mentre i costi per vivere nell’ultimo decennio, sono cambiati in modo notevole e crescente. Se le cose stanno così – e di questo non ho dubbi – il rischio di allargare ulteriormente il numero dei poveri diventa drammatico.
Cordialità
Paolo Pagliani

Commissione europea: mettete fine al precariato in Italia!

Il nostro Parlamento sta per approvare una manovra economica che condannerà milioni di lavoratori italiani alla precarietà estrema e li escluderà dalle protezioni basilari. Ci rimangono solo 24 ore per far sì che l’Unione europea fermi questo nuovo attacco ai nostri diritti.

Berlusconi sta facendo di tutto per fare approvare misure drastiche che faciliterebbero il licenziamento dei lavoratori, spostando così il peso della crisi economica sulle spalle dei più deboli. Ma l’Unione europea ha già richiamato il governo di Berlusconi perché protegga i lavoratori precari. Se oggi saremo in molti a firmare la denuncia formale alla Commissione europea, potremo fare pressione perché costringa il nostro governo ad agire in fretta.

Domani consegneremo formalmente la denuncia a Bruxelles e le nostre firme a una conferenza stampa congiunta con personalità di primo piano, come il giuslavoralista Pietro Ichino e la Vice-Presidente del Senato Emma Bonino. Oltre 40.000 di noi si sono già uniti a questa campagna per mettere fine al precariato e per garantire lavori decenti a tutti: raddoppiamo i nostri numeri. Firma a destra e fai il passaparola con tutti!

Firma la petizione
http://www.avaaz.org/it/italia_no_precariato/?copy