LOTTA ALLA POVERTÀ: UNA PRIORITÀ

Gentile direttore, gli italiani poveri sono sempre di più: centomila persone al mese. Sommando gli indigenti cioè concittadini che non possono più acquistare cibo a sufficienza, medicinali, pagare la rata del mutuo o di affitto e non vivono una vita decente, arriviamo a ben dieci milioni. Un record che neppure gli addetti ai lavori si aspettavano e che conferma la Caporetto del vecchio welfare italiano davanti a questa lunga crisi, soprattutto nel Mezzogiorno. A questo punto il vero nodo è uno solo: scegliere la lotta alla povertà come punto qualificante del programma di governo. Finché l’esecutivo, rimasto immobile per un ventennio, non ne prende seriamente atto, la situazione può solo peggiorare. E’ una crescita fortissima l’accelerazione di un fenomeno in atto da tempo, che ha travolto gli argini colpendo anche fasce finora al riparo. La situazione era già precaria prima della crisi, le nostre politiche di servizi erano già praticamente inesistenti e in questi anni si sono ulteriormente ridotte, in particolare con il taglio dei trasferimenti ai Comuni. La crisi ha dunque impattato su un tessuto già logoro, pieno di buchi, senza che nessuno ci mettesse neppure una toppa, se non gli interventi di cassa integrazione per i lavoratori. Senza un cambio di approccio con un nuovo welfare di tipo “generativo”, continueremo ad assistere ad una spesa pubblica inefficiente e incapace di aiutare i poveri a uscire dalla condizione di povertà. Occorre da subito l’introduzione di un piano nazionale contro la povertà <<strutturale, pluriennale e con risorse che ne permettano l’avvio nel 2015>>. Anche il Gruppo Abele e Libera che tra l’altro hanno promosso “Miseria Ladra”, s’impegna in una campagna nazionale contro tutte le forme di povertà; sono dieci punti concreti su cui muoversi. Non possiamo pensare di continuare a non far nulla; bisogna incidere realmente chiedendo a questo governo riformista di mettere la lotta alla povertà fra le sue priorità. O pensiamo pensare ancora di fronte a 6 milioni di persone e 1,5 milioni di bambini in miseria? Di fronte a queste cifre drammatiche, (fonte Istat), speriamo che ne prendano atto, non accantonando il tema della lotta dicendo semplicemente che non ci sono soldi e che hanno bisogno di costruire prima un’anagrafe dell’assistenza. <<E’ impossibile non agire!>>.

Viva cordialità
Paolo Pagliani

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DIAMO SPAZIO AI GIOVANI

Caro direttore, siamo un paese bloccato con i giovani inchiodati al pianterreno; l’ultima statistica dell’ISTAT è desolante come immagine dell’Italia. Situazione diametralmente opposta a quella degli anni Ottanta dove si poteva accedere a posizioni di vertice da parte dei giovani e approdavano all’Università ben più dell’uno su cinque di adesso se è figlio di operaio. Sta diventando il problema più grave ed allarmante per un Paese che ne ha già tanti cui far fronte, perché significa, prima di tutto, negare ai giovani un futuro e condannarli a una situazione di perenne precarietà, come conferma in pesantissimo tasso disoccupazionale giunto al 36%. E’ una priorità assoluta per la politica italiana altrimenti in un domani non troppo lontano, sarà l’intero Paese a collassare su se stesso. Il blocco è sì la mancata crescita destinata a ripartire a fatica, dalla gravità della crisi mondiale e dal mostruoso debito (due mila miliardi di euro..). Ma a determinarlo concorrono anche l’esistenza e la tenace persistenza, della attuale classe dirigente dove l’età media è certificata in 59 anni; la più alta nei Paesi europei. Non è detto che i giovani debbano essere necessariamente migliori degli anziani ma non sta scritto da nessuna parte che questi ultimi, debbano stare a vita nei posti di comando, specie quando, come nel caso italiano, hanno provocato danni evidenti e ingentissimi. Spalanchiamo le porte e le finestre al futuro: sarà l’eredità più preziosa che possiamo lasciare ai nostri ragazzi.

Cordialità
Paolo Pagliani

IL LAVORO E I GIOVANI

Caro direttore, le notizie sul lavoro giovanile sono preoccupanti perché a crescere è solo il tasso di disoccupazione che li riguarda. Gli ultimi dati ISTAT sono disastrosi: più di un giovane su tre è in cerca di lavoro che sembra non esserci proprio per chi ha meno di 26 anni. E’ vero che le nostre famiglie riescono ancora a creare quella rete di solidarietà grazie alla quale i ragazzi non rischiano di oltrepassare la soglia della povertà, tuttavia l’impossibilità di mettersi alla prova e dimostrare la propria energia per l’assenza del lavoro, costituiscono una ferita nell’anima giovanile.
Questa carica di energia non possiamo permetterci il lusso di sprecarla se si vuole invertire finalmente la marcia della pericolosa deriva che ha intrapreso l’Italia, in termini di credibilità, di scarsità di crescita, di diffusa illegalità, di forti individualismi ed egoismi sociali. La situazione diventa ancora più complessa per il fatto che la popolazione italiana più giovane rappresenta solo un settimo del totale. Da qui, la fatica di far sentire la sua voce e la sua indignazione; occorre uno sforzo comune. Se accetteremo, tutti noi, di andare più lentamente, i nostri giovani potranno andare più velocemente. Per il loro bene, per il bene del nostro Paese.

Cordiali saluti
Paolo Pagliani