L’UOMO E’ LA PRIORITÀ

Caro direttore, l’aumento dello spread, il rialzo dei tassi, il crollo del PIL, il monito della BCE, i paradisi fiscali, il rischio default, la crisi economica, i capitali scudati, i Bund tedeschi, le banche d’investimento, la moneta unica, la finanza globale, il governo tecnico, la ripresa produttiva, il rendimento dei BOT, il programma di bilancio… Ma tutto questo, ha a che fare con l’uomo, la persona, l’essere umano dotato ancora di sogni o aspirazioni? Se diamo ascolto ai proclami che ogni giorni i media ci instillano, si direbbe che Finanza e Libero Mercato siano i soli fondamenti che il nostro vivere, (inquieto), riesce a considerare. Sembra che siano gli unici pilastri in grado di sorreggere le fragili società occidentali, arrogandosi per questo il diritto di condizionare totalmente le esistenze dei cittadini. Vogliono farci credere che diritti acquisiti, aspirazioni legittime, su cui fino a ieri ognuno di noi poteva contare e che godevano della vetta nella classifica personale dei valori, debbano essere dimenticati.
Ogni buon governo invece – ma anche il singolo cittadino – dovrebbe trovar la forza di ribellarsi alle leggi imposte dalla finanza e dal mercato globale riscoprendo magari la necessità e l’importanza di una rinnovata qualità della vita, riconsiderando nuovamente e ancora l’essere umano come il centro di tutto, la priorità, con proprie esigenze e legittime aspirazioni, in modo da avere una vita che possa dirsi serena e protetta.

Cordialmente
Paolo Pagliani

L’ETA’ CHE AVANZA

Egr. direttore, recentemente quando è stata messa in discussione la possibilità – e con essa le nostre speranze – di conservare fino a tarda età le capacità mentali, siamo entrati in crisi.
Il quadro è desolante soprattutto se si pensa che il numero di persone anziane in tutto il mondo è in crescita esponenziale e che ormai non si parla più soltanto di di una terza età ma di una quarta, dagli 80 anni in poi. Per fortuna gli scienziati hanno indovinato contromisure che consisterebbero in sostanza, di prendersi cura, per tempo della propria salute e particolarmente del cuore avviando una lotta senza quartiere all’ pertensione, all’obesità e via dicendo. Senza sminuire l’importanza di queste norme salutistiche, il contributo che può dare e ha dato la psicologia, non è secondario. In ogni età può esserci sviluppo e anche in vecchiaia si possono riscoprire interessi soffocati, abitudini dismesse che abbiamo abbandonato e alle quali tenevamo, curiosità messe a tacere a causa dei molti obblighi da assolvere. Uno studioso scomparso (Erikson), sottolineava il conflitto psicosociale dell’anziano, che consiste nella polarità stagnazione-generatività. Mentre nella prima ci si preoccupa solo di se stessi, immersi in un lago freddo e immobile, nella seconda si punta sull’impegno sociale, soprattutto nei confronti delle generazioni future. Sta a noi uscire dal conflitto e fare la nostra scelta. Quindi, tradotto in pratica, se vogliamo erigere paletti contro la tirannia degli anni, dobbiamo prima di tutto accettare i nostri limiti e poi uscire da noi stessi, partecipare, sentirci immersi in un contesto più ampio in cui tutte le generazioni hanno un compito da svolgere.

Cordialità
Paolo Pagliani