CROLLO DEGLI UNIVERSITARI

L’auto ad acqua

Caro direttore, il ministero dell’Istruzione comunica una notizia preoccupante e cioè che il numero dei diplomati negli ultimi dieci anni che continuano gli studi è diminuito di un ulteriore 10% toccando proprio nel 2012, la quota più bassa.
Sono certamente molte le ragioni che possono dare conto di questo evento: la crisi economica che colpisce le famiglie, la ridotta disponibilità di borse di studio e di fondi, l’aumento repentino delle tasse negli ultimi anni, la prospettiva di lunghi periodi di precariato e di stage gratuiti dopo il conseguimento della laurea. Senza dimenticare ovviamente, che l’Italia è uno dei Paesi europei dove il tasso di impiego dei laureati è molto basso e che spesso i salari non differiscono di molto da quelli dei diplomati, soprattutto nei primi anni di lavoro. Proprio l’insieme di tali elementi potrebbe rendere ragione della crescente sfiducia dei giovani nei confronti degli studi universitari; tale situazione però dovrebbe segnare come un grave monito per la nostra classe dirigente. Anche da questa visuale ritorna a galla la grande questione di una visione generale del futuro del nostro Paese. Non è possibile pensare a grandi riprese ed a necessarie crescite senza investire nel mondo della cultura e della ricerca, cioè nell’università. Questa è un bene prezioso per l’intera collettività: è la fucina dove l’intelligenza e la passione dei nostri giovani possono venire allenate e sviluppate per sognare e realizzare un mondo migliore di quello che hanno trovato.

Cordialità
Paolo Pagliani