COME VA LA GIOIA IN CASA TUA?

opuscolo-papa-cmykGentile direttore, questa è una domanda fatta da Papa Francesco in occasione di un incontro con pellegrini che risulta semplice e spiazzante invitando a riflettere. Non è facile rispondere in quanto opinioni e atteggiamenti sono molteplici. Sicuramente non è un momento di ebbrezza che un bicchiere di troppo regala in una serata di festa, oppure una pastiglia presa in discoteca dai giovani per ballare più forte fino a…morire di divertimento. Credo che la gioia possa diventare uno stile di vita, una manifestazione interiore, un modo per interpretare l’esistenza. Sono altresì consapevole che avvenimenti, episodi, più in generale della vita, influiscono sugli equilibri di ciascuno di noi. Ma con un po’ di gioia dentro, forse, si possono affrontare meglio le salite più dure e i momenti più bui. Oggi, al contrario, siamo pervasi di dolore, sofferenze, disperazione e tanta cattiveria che trasforma tutti, anche i meno anziani. E sempre più spesso il mondo degli adulti è impegnato a urlare, ad alzare la voce, mentre i silenzi di numerosi giovani fanno molto rumore, macinano pensieri che ritroviamo poi sui social media, enfatizzati e fuori controllo quando è troppo tardi. Raccontiamola e raccogliamola la gioia per seppellire una parte delle notizie tristi, gli episodi cruenti di cronaca. Raccontiamo l’altra gioia, quella che non si vede nei tg, quella che spaventa chi si compiace del terrore, dell’odio, della violenza, solo perchè vuole avere qualcosa di cui lamentarsi. La gioia non è ebetismo! La gioia sta anche nelle difficoltà, nella politica dei piccoli passi, nel sentirsi parte di una comunità che fa parte del mondo e non può escluderlo.
Cordialità
Paolo Pagliani

GENEROSITÀ NOVELLARESE

Il Telefono Amico della nostra città appartenente al Millefiori, gestito da otto straordinari volontari, desidera ringraziare pubblicamente i commercianti locali, per il generoso contributo ricevuto che andrà a finanziare, interamente iniziative di beneficenza. Il viennese Victor Frankl sfuggito ai lager nazisti, autore di un metodo noto come logoterapia, affermava che: <<Non chiederti cosa puoi prenderti dalla vita. Chiedi piuttosto che cosa puoi dare alla vita>>, che si avvicina alla nota fomula che: <<Vi è più gioia nel dare che nel ricevere>>. Novellara, da sempre, con i suoi negozianti ed imprenditori, si caratterizza per la generosità del donare e nell’amare, sentimento che allarga l’anima al mondo e alla vita. Telefonare periodicamente a chi è solo o bisognoso (120 persone), festeggiare insieme una volta al mese, pranzare una volta all’anno alla Wilma, finanziare apparecchiature utilissime per l’Hospice di Guastalla, gite brevi in pullman per vedere nuove strutture (es. Ponti di Calatrava a RE) e altre iniziative benefiche, sono possibili perché nostri concittadini non si rinchiudono in se stessi, non blindando la porta di casa ma anche il cuore. La riconoscenza e la gratitudine che vogliamo esprimere ai tanti che ci porgono un aiuto, un gesto di cordialità, una parola calorosa, non vuole essere un fiore raro ma un GRAZIE  profondamente sincero.

Cordialità e gratitudine 
Paolo Pagliani

jessica

COSA RENDE I BAMBINI PAUROSI

“A volte noi adulti non ci rendiamo conto dell’enorme lavoro che il bambino sta facendo, cercando di ordinare la realtà, di darle dei significati. Lui parte da un caos assoluto di percezioni sensoriali e gli occorre tempo per distinguerle e decodificarle, poi per imparare i nessi di causa ed effetto, poi ancora per scoprire attivamente. Per gli adulti questo è scontato, ma l’universo non si è presentato ai nostri occhi bello e fatto, tutto ordinato, siamo noi che gli abbiamo dato un senso, peraltro opinabile, ma necessario per cominciare a muoverci in un senso.
Un bambino ha tutta la vita per imparare che non esistono i buoni solo i buoni, né i cattivi solo i cattivi, che il mondo è fatto di ben altre sfumature.
Questa relatività non è adatta alla mente del bambino nelle prime fasi dello sviluppo.
All’inizio c’è bisogno di elementi semplici per cominciare ad esplorare le combinazioni ed è meglio che le cose siano stabili e ben definite….”

( P. Santagostino, 1997)

Non a caso, fra le tante che potevo scegliere, ho voluto iniziare a parlare delle ansie e angosce dei bambini attraverso le parole dello psicoanalista Santagostino, poiché ci ricorda quanto sia difficile per un bambino che non ha strumenti cognitivi e una base sicura da cui partire essere preda di paure, perché la paura che si trasforma in ansia o nel senso di angoscia paralizzante nasce soprattutto dalla non conoscenza di ciò che ci circonda e dal non aver introiettato dentro figure di riferimento contenitive e rassicuranti, ma su questo aspetto torneremo a parlarne in un capitolo specifico.
Ma intanto che cos’è la paura?
La paura è innanzitutto un sentimento, come la rabbia, la gioia, il dolore e il piacere.
Quindi fa parte integrante della nostra vita e non esiste persona che non abbia qualche genere di paura perché se la paura non esistesse noi moriremmo.
Infatti la paura è importante perché ci aiuta a rispondere nelle varie circostanze, cosicché possiamo prepararci ad agire rapidamente in situazioni di pericolo.
La paura è la risposta emotivo-comportamentale che un individuo mette in atto in presenza di una minaccia o di un pericolo ben riconoscibile.
Anche la paura è una sensazione molto legata all’ansia, ma che nasce come risposta normale ad un pericolo reale, ben identificato. Essa è un campanello d’allarme interno che ci segnala la presenza di un pericolo o di una minaccia che ci arriva dall’esterno.
Avere un po’ di paura è quindi, del tutto normale e necessario, soprattutto per i bambini, poiché li aiuta a rispondere in maniera adeguata ai vari pericoli che possono incontrare nella vita di tutti i giorni. Essa ci insegna a riconoscere le situazioni pericolose e ad affrontare l’ignoto con prudenza e ci fa reagire con la fuga di fronte ad un eventuale pericolo.
Il mondo infantile è animato da mille paure sia reali che paure irrazionali.
Le paure reali sono quelle che si provano rispetto ad una realtà esterna, quelle legate ad esperienze reali che il bambino vive e sperimenta, come ad esempio l’intensa paura che un bambino può provare quando si fa male o la paura dei rumori forti e improvvisi per i neonati, la paura del fuoco se ci si è scottati, per l’ape che ci ha punto o il cane che ci ha morso.
Le paure irrazionali sono invece quelle che vivono dentro di noi e sono scatenate da stimoli interni, dai nostri pensieri e fantasia.
Sia le paure reali che quelle irrazionali possono in alcuni casi amplificarsi e distorcersi, dando avvio a paure problematiche, ad ansie post-traumatiche o a fobie, che danneggiano il rapporto con gli altri e la realtà e minano la fiducia del bambino in se stesso.
Ma durante la crescita, i condizionamenti, la fantasia e l’immaginazione assumono un ruolo sempre più importante nello sviluppo e nel mantenimento delle paure infantili, soprattutto a causa di una più complessa strutturazione del pensiero del bambino e quindi di una maggiore capacità di anticipare conseguenze future: ad es.un bambino di 10 anni con uno sviluppo cognitivo-emozionale adeguato sa che Batman è un personaggio non reale e che quindi non può essere che nella realtà degli umani si possa arrampicarsi sui muri o volare da un grattacielo ad un altro senza correre il rischio di spiaccicarsi in strada, mentre Claudia, una bambina di 20 mesi con discrete capacità motorie, si identificò a tal punto con il personaggio che riuscì ad arrampicarsi sul tavolo e a tentare il “volo alla Batman” fortunatamente senza danni gravi alla sua persona!
Questo esempio ci porta a capire quanto sia importante per noi psicologi infantili, quando un genitore si rivolge a noi per un consulto su come affrontare le paure del proprio figlio, avere ben chiaro se si ha a che fare con paure normali legate alle diverse  fasi di sviluppo di un bambino oppure di sintomi ansiosi o di veri e propri attacchi di panico.
Le paure dei bambini spaventano spesso anche i genitori ma sono un normale momento di crescita, conoscerle  dà la possibilità ai genitori di aiutare il figlio a superarle.
Il bambino quando cresce tende ad abbandonare alcune paure ma ne compaiono altre di significato ed intensità diverse e che riflettono il suo processo di sviluppo cognitivo ed emotivo, in altre parole, il bambino crescendo tende ad abbandonare alcune paure e la stessa assume nuove connotazioni poiché cambia sia la comprensione del mondo del bambino e la sua capacità di affrontare le minacce.

COSA RENDE I BAMBINI PAUROSI
PRINCIPALI PAURE

  • Età dai 2-4
    Forti rumori, persone, situazioni, oggetti sconosciuti, cadere, distacco daigenitori, movimenti improvvisi, luci abbaglianti, ombre, animali, incubi.
  • Età dai 4-6
    Fantasmi, buio, esseri immaginari, sogni, morte, ladri.
  • Dai 6 in su
    Essere canzonati, sgridati, puniti, criticati, rimproverati o sentirsi umiliati, perdere l’amore o la stima dei genitori, dolore fisico, eventi naturali, rapporti con i coetanei, scuola, esami, sport, nudità (es. doccia, spogliatoi).

Come possiamo vedere le paure attraversano le diverse fasi dello sviluppo infantile. Non c’è nulla di strano nel fatto che un bambino provi paura, quello che deve preoccuparci sono le paure che impediscono al bambino di condurre una vita sana, le così dette paure invalidanti.
Ecco come si presentano:
Il bambino è terrorizzato, si agita anche solo all’idea di dover affrontare  la situazione a rischio; da come la sensazione di sentirsi annientato dal pericolo.
Sono paure arrivate in seguito a traumi: si manifestano sempre e solo in una situazione specifica che il bambino associa a una esperienza negativa (ad esempio un luogo chiuso dopo essere rimasto chiuso di notte in bagno).
Sono invadenti: condizionano la vita del bambino e dei genitori, impedendo alcune attività fondamentali (ad esempio affrontare uno spostamento in macchina dopo che si è rimasti coinvolti in tamponamento).
Queste paure rischiano spesso di rimanere permanenti, non si modificano nel tempo e rimangono intatte nonostante lo sviluppo del bambino, rimanendo vistosamente fuori tempo e fuori luogo e possono portare a sviluppare vere e proprie crisi d’ansia.
Il disturbo d’ansia nel bambino piccolo è spesso manifestato con sintomi quali cefalea, vomito e dolori addominali.
A partire dalla pre adolescenza le crisi assumono atteggiamenti di continua richiesta, manifestazioni di collera e alterazioni comportamentali.
Gli psicologi e i neuropsichiatri infantili prestano molta attenzione a quei bambini e ragazzi che manifestano ansia da separazione, ansia generalizzata, fobie specifiche e disturbi ossessivo compulsavi.
Ho seguito diversi casi dove bambini tra i 5 e 10 anni sentivano il bisogno compulsivo di lavarsi continuamente le mani o di ricorrere a una masturbazione eccessiva e debilitante per poter alleviare i loro stati di ansia.
Il disturbo d’ansia da separazione è più frequente nei bambini più piccoli, il disturbo d’ansia generalizzato nei più grandi, e il disturbo da panico da panico generalmente non si presenta prima della pubertà.

Dott.ssa Anna Pace