L’UOMO DI DENARI

Aumento-pressione-fiscale-corruzione-debito-pubblicoGentile direttore, è molto triste sentire ogni giorno notizie legate a corruzione ed a risvolti veramente strani e patologici che legano molte persone al denaro. Questo, non sempre è usato per acquistare qualcosa, talvolta serve semplicemente a palesare la propria forza, il proprio potere.
Principio primo assoluto oggi ed è doloroso affermarlo, è il denaro. L’etica è morta, le leggi non bastano a regolare una società e talora vendono promulgate solo per trarre vantaggi individuali trascurando la giustizia e l’uguaglianza, che ormai non significano assolutamente nulla. Si possono enumerare tanti modi per appropriarsi del denaro, rubandolo, ottenendolo con la corruzione, con la concussione, con la falsità, attraverso comportamenti criminali. Inoltre usando la burocrazia delle carte bollate e il potere dell’imbroglio legato alla legalità. C’è da sforzarsi per trattenere l’indignazione per urlare contro i “corvi” di una civiltà agonizzante, una civiltà che nel passato ha saputo dare all’uomo un volto più nobile, più umano. Si dovrebbe parlare di vera economia cioè la regolamentazione equilibrata e saggia della casa comune del mondo nella quale tutti viviamo; è necessario un connubio tra morale e affari. Perchè ogni prevaricazione rompe l’armonia della convivenza, ogni scandalo ne inquina l’atmosfera, ogni evasione dai doveri civici e fiscali è un furto al bene comune.
Cordialità 
Paolo Pagliani

LE FEDI RUBATE

furtiCaro direttore, sono rimasto incredulo e sconcertato per la notizia del furto delle fedi d’oro sfilate da una mano avvolta in un rosario strappandolo, ad una deceduta pensionata da ladri-sciacalli, nella camera mortuaria di Guastalla. Essi hanno approfittato nel primo pomeriggio di domenica della scarsa presenza di persone, per mettere a segno il gesto orrendo e inqualificabile. Un’alta figura dell’epoca romana, Seneca, ammoniva che <<i delitti piccoli sono puniti, quelli grandi portati in trionfo>>. Lasciando da parte una certa demagogia che può sempre celarsi in considerazioni di questo genere, anche perchè non di rado ai nostri giorni sono gli stessi delitti minori e comuni a schivare le porte del carcere, tranne l’impunità di potenti ricchissimi, crea una radicale sfiducia nella giustizia da parte della gente comune. In questo caso non è solo decenza esteriore ma trivialità, sconcezza, mancanza della dignità interiore. C’è inoltre una oscenità anche nell’ostentazione della propria stupidità, della brutalità, della vanità, della miseria morale e della perdita di qualsiasi decoro e onore. Io mi auguro con forza che una volta individuati, queste squallide persone, varchino le galere scontando quella spudoratezza, volgarità e pericolosa chiusura mentale, che indignano (parecchio), molti onesti cittadini.

Cordialità
Paolo Pagliani