VERGOGNARSI

(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Caro direttore, affermava uno scrittore americano che: <<L’uomo è l’unico animale capace di arrossire. Ma è anche l’unico ad averne bisogno>> pensando però a Francesco Schettino e ad un’altra persona mi riesce difficile crederci. Vedere l’ex comandante della Concordia ad una festa vip ad Ischia, vestito di bianco applaudito e fotografato dagli invitati lascia sconcertati. Un personaggio che ha sulla coscienza 32 vittime, immagine misera del nostro Paese all’estero, danni ingentissimi perché “forse distratto in cabina” e per sua ammissione “Madonna cosa ho fatto”, (tradotto dal napoletano), che lascia la nave in balia delle onde con inermi passeggeri ed equipaggio a bordo, riverito ed omaggiato come riporta la stampa, mi indigna parecchio. Pare ora che stia scrivendo un libro con la sua verità, (salvataggio di migliaia di turisti!!), che scommetto, purtroppo, avrà successo. Non riportare mai vergogna, arroganti ci rende spudorati, ci cancella il rimorso, ci amputa dal cervello il senso critico. Quella della perdita della vergogna è una delle più truci esperienze dei nostri giorni, un vizio che non è più appannaggio dei vincitori ma di tutti. Scherzando, lo scrittore russo Cechov parlava di <<un bassotto che camminava per la strada e provava vergogna di avere le gambe storte>>. Ora, invece, le gambe storte – soprattutto le storture dello spirito – vengono ostentate e diventano materia di spettacoli ripugnanti ed osceni.

Cordialità e buona domenica
Paolo Pagliani
Testata www Novellara viva

I VERI EROI

Caro direttore,
leggevo sulla prima pagina di un diffuso settimanale, che la moglie e suoi concittadini difendono Francesco Schettino affermando che non è un mostro. Mostro è chi uccide, violenta, tortura e l’ex comandante della Costa Crociere non è un mostro. Si può ribadire con certezza che non è un eroe nè un santo. E’ l’esatto contrario di Simone Neri, sottocapo della Marina che durante il nubifragio del 2009 a Messina, dopo aver salvato otto persone a Giampilieri, morì nel tentativo di salvare un bambino. Non pensò a salvare se stesso. Forse le navi grandi, piene di persone ma anche quelle piccole, sarebbe meglio affidarle a persone coraggiose e generose come quel sottocapo di prima classe.

Cordialità 
Paolo Pagliani