GRADUATORIA DI FELICITA’

timthumbGentile direttore, leggevo che una rivista autorevole misura un indice molto particolare – e molto importante – della vita di un Paese: la felicità. E lo fa analizzando sei aspetti particolari, alcuni consueti – come la salute, l’assenza di corruzione e le aspettative di vita – e altri più insoliti. Fra questi figurano la generosità dei cittadini, la libertà di scelta e la possibilità di avere al fianco qualcuno su cui contare. E’ la Svizzera a ottenere pieni voti seguita dai Paesi anglosassoni, noi siamo al 45° posto su 130 Nazioni (male ma non malissimo); quella più triste è il Togo preceduto da Siria e Burundi. Credo che felicità non significhi assenza di dolore, di problemi, di fragilità. Significa vita sensata, condivisa con altri, concentrati sul dinamismo del voler bene a qualcuno. Quando sentiamo che le nostre giornate sono sensate, che abbiamo cura dell’essenziale, che ci impegniamo per ciò che ha un valore alto e permanente, nonostante le frustrazioni, le sofferenze, i limiti che scontiamo, il filo conduttore dell’esistenza è quello di una felicità discreta, concreta, pronta alla condivisione.
Cordialità
Paolo Pagliani

FELICE DI CIÒ CHE HAI

images (1)Il dio Vishnu promise a un suo fedele di esaudire tre e solo tre suppliche. L’orante chiese innanzitutto di essere liberato dalla moglie petulante che subito morì. Ben presto, però, l’uomo comprese la follia di questa richiesta, sentendo la mancanza di quella sua compagna di vita. Implorò, allora, Vishnu di riportarla in vita e così avvenne. Gli rimaneva ormai una sola possibilità di domanda e, non sapendo decidersi, chiese al dio di suggerirgli la giusta invocazione. E Vishnu rispose: <<Prega di essere felice di ciò che la vita ti porterà>>.
Parabola indiana
E’ una parabola che ha per tema l’incontentabilità umana dove in questa tensione germoglia l’infelicità e si annida l’insoddisfazione. Certo, non si deve vivere lasciando che il fato ci conduca là dove non vorremmo, perché siamo dotati di una libertà, di una volontà e di una capacità di agire. Ecco, allora, un equilibrio da conquistare: cercare con tutte le proprie energie la felicità ma essere felici di ciò che si ha e che la vita offre. Non essere rinunciatari ma neppure aggressivi, non precipitare nell’inoperosità ma neppure diventare esagitati e isterici. Il poeta greco Pindaro (V sec. a.C.), nelle sue odi consigliava: <<Non desiderare, anima mia, la vita degli immortali, ma godi a fondo i beni a tua portata>>. Senza fatalismi o rassegnazione, ma anche senza ribellioni e proteste infinite.
Buona Domenica
Paolo

BENESSERE

Caro direttore, ho conosciuto un maturo africano da noi in Italia per studi da tempo e dialogando amichevolmente mi aveva posto una serie di domande a cui ho faticato non poco a rispondere. Mi chiedeva perché i Paesi ricchi non sono riusciti e non riescono a coniugare sviluppo economico e benessere, anzi, come negli Stati Uniti, la felicità non è migliorata ma addirittura peggiorata. Siamo in una Nazione progredita, abbiamo accesso ai beni di consumo, all’istruzione, alla sanità ed a una vita più lunga e più sana. Eppure ognuno di noi avverte nell’aria il serpeggiare di una insoddisfazione diffusa, di un malessere e un disagio psicologico che si esprimono in una dolente e ostinata litania: mancanza di tempo. Viviamo di corsa in mezzo ad individui frettolosi. E a mancare é prima di tutto il tempo delle relazioni con gli altri, sacrificate sull’altare del benessere materiale, che conosce solo due imperativi: lavoro e consumo. Mi sottoponeva altre domande tra le quali figurava quella del perché per divenire più ricchi economicamente, dobbiamo per forza essere poveri di relazioni interpersonali, di benessere, di tempo, di ambiente naturale; non esiste un’ altra strada? Questa insoddisfazione contemporanea annuivo, determinata dallo sviluppo economico, determina un progressivo impoverimento delle nostre relazioni affettive e sociali. Questo tipo di sviluppo però non produce solo benessere ma crea enormi rischi per la stabilità economica come la crisi attuale dimostra. Siamo arrivati di fronte ad un prodotto di un’organizzazione che genera la desertificazione delle relazioni umane. Credo che abbiamo bisogno di un profondo cambiamento culturale e organizzativo riprogettando il nostro mondo, perché é necessario ma anche possibile, coniugare prosperità economica e felicità. Mi sono ripromesso di reincontrarlo più spesso; sono “lezioni” per me salutari.
Cordialità
Paolo Pagliani

La storia di Hawa di P. Berton

Cari Amici, questa lettera era per un’insegnante che mi chiedeva dei raccontini per bambini, ma penso che faccia bene anche a voi adulti e ve la voglio partecipare.
Non è una storiella per i bambini che ti scrivo, anche se potrebbe giovare a loro qualora fossimo capaci di introdurli alle differenze culturali del nostro bel mondo. Nel nostro caso, intendo dire, qui a portare un handicap non è così umiliante come da noi. Per un amputato un avambraccio estetico è veramente un peso inutile da lasciarsi, casa. Se il braccio non c’è, non c’è. Un sano realismo che fa accettare più facilmente la vita e quindi crea spazio per far rinascere la felicità.
Non solo per questo potrebbe aiutarli, ma specialmente per renderli consapevoli fin da piccoli che la felicità non è condizionata dal nostro corpo. Dobbiamo accettarci come siamo qualsiasi cosa ci capiti nella vita, perché non è al nostro corpo che Dio guarda per amarci, ma a quello che siamo dentro e la vera felicità la troviamo solo in Lui.
La storia di Hawa: il ragnetto, come bonariamente e con simpatia la chiamava qualcuno, o il gomitolo, come amorevolmente la chiamava qualche altro, dico amorevolmente perché Hawa si faceva amare nella sua semplicità ed umile presenza. Frequentava regolarmente la sua parrocchia ed al giovedì era sempre presente all’incontro delle famiglie di FHM. Hawa può aiutarci a capire l’handicappato e le sue aspirazioni. Hawa forse raggiungeva il metro, ma ne dubito, tanto era curva e rattrappita e per vederti in faccia doveva girare la testa da un lato, perché non ce la faceva ad alzarla. Non era nata così. Durante la guerra, fuggita in Guinea, sembra che un virus l’avesse attaccata ed un pò alla volta l’ha storpiata al punto che, quando camminava sembrava quasi che fosse sulle sue ginocchia. Ma Hawa non rinunciò alla vita. Partecipava alle attività è raduni di FHM con grande naturalezza, ma non avrei mai pensato che nelle sue condizioni fìsiche il desiderio di diventare mamma fosse stato così forte, da farle prendere un tale rischio. Ha voluto vivere la sua vita in pieno. E diventò mamma e partorì anche se con taglio cesareo, una bella bambina. Eravamo tutti contenti che ce l’avesse fatta ed aspettavamo il giorno in cui avremmo potuto celebrare insieme la sua felicità. Ma non ce l’ha fatta. In settimana morì e, lasciò la sua bella bambina alle cure di nessuno, perché Hawa viveva sola. Non proprio sola, perché era assistita da noi di FHM. Una ragazza del movimento che tanto desiderava di diventare mamma, ed ormai sembrava che glielo fosse negato, si fece avanti con le parole in gola “forse è solo così che Dio mi manda una figlia”, e adottò la bambina. A non credere alla Provvidenza è come dire di non credere in Dio, perché proprio la sera prima mi capitò in mano un’offerta che facilitò l’adozione di quel fagottino avvolto in quattro stracci, che non aveva niente da portare con sé, quasi per non essere d’ingombro. Oggi è passato così e domani? Quale altra “meraviglia” porterà domani? I piani li fa Lui. Ben spesso li ha nascosti e spesso se li tiene nascosti a lungo, ma se ci facciamo un tutt’uno con Lui, ci accompagna con quella felicità che sembra impossibile, e lo sarebbe, in condizioni di vita come erano quelle di Hawa.

Padre Berton

Cara Romana, così se ne è andata Hawa. E’ una vita da ricordare. Ai funerali ci abbiamo pensato noi. Penso che sia un racconto da fare arrivare agli amici. Ad alcuni ci penso io.

Padre Berton

E SE FOSSE !!!!!!!!!!!!!!

di Annalisa Goldoni naturopata

Potrebbe iniziare così….
Come mai non ci danno mai nessuna notizia che ci faccia avere fiducia?
O che ci faccia riflettere su qualcosa di nuovo ?
Pensate che novità sarebbe trovarsi dei titoli sui giornali o in TV di questo tipo:
Oggi una ragazza è entrata in un bar, ed ha emanato una felicità tale, che  ha contagiato, e tutti ora vogliono sapere  dove poterla trovare.
Mamma insegna ai suoi figli cosa significa autonomia e si ritrova con una qualità di vita da invidiare.
Uomo a cui gli è stato rubato il computer lasciato in auto invece di inveire, lamentarsi, si osserva e capisce che non essendo stato attento, la responsabilità è sua.
Le relazioni hanno avuto un aumento di intimità, e questo è un ottimo segnale di ripresa dell’essere umano – e quindi anche del sistema socio-economico-politico.
Ultime notizie dagli stati uniti, si conferma che l’astenersi dalle lamentele e fare 3 sorrisi al giorno con persone che si incontrano, è l’esercizio che porta a maggiore salute psico–fisica
Ringraziare di ciò che si ha, porta abbondanza. Lo sapevate?
Guardare 10 minuti al giorno il cielo e i colori della natura migliora la vista, confermato dall’istituto di iridologia di Roma.
Dall’ente mondiale delle doti Umane, alla Domenica dedicare un po’ del nostro tempo a giocare aumenta la l’intuizione.
La natura è ciò che ci dà la vita, dall’Australia sede della Protezione Ambientale, viene comunicato che portare il pensiero a questo da alle coltivazioni ricchezza fertile e agli alberi più emissione di anidride carbonica.
Trovarsi qualche cartello qua e la, o notizie radio o televisive, oltre alla pubblicità che ne siamo intrisi, avessimo anche questo tipo d’informazione, quante qualità potrebbero uscire? Ve lo siete mai chiesti?
Provare porta entusiasmo.
Vi racconto una storia, reale per la maggioranza di noi umani.
Abbiamo la moglie, i figli, un lavoro e ci manca la macchina nuova, soldi per fare shopping o viaggiare e avere l’ultimo modello del cellulare che fra poco fa anche il caffè…
Poi abbiamo la moglie, i figli, un lavoro, la macchina nuova, soldi per fare shopping sfrenato, e l’ultimo modello del cellulare… ma pensiamo di non guadagnare abbastanza vogliamo di più, abbiamo l’influenza e siamo fastidiosi, intrattabili…
Poi abbiamo moglie, figli, auto, cellulare, guadagnamo di più, stiamo bene di salute… ma si rompe la caldaia, e imprechiamo…
Portiamo sempre l’attenzione su ciò che manca e poco o nulla su ciò che abbiamo. Portarla su cio che c’è…
Alza la nostra felicità.
Se avete il piacere di condividere, mi trovate… all’Erboristeria il Calice Novellara viale Montegrappa 32.

Erboristeria “il Calice”

PROPRIO A ME? IMPOSSIBILE

Senti schiamazzare rumorosamente, ridere forte, urlare, imprecare e bestemmiare, senti dire che tutti mi sono contro, senti dire al diavolo il lavoro, senti dire tante cose e ti accorgi che queste persone hanno il problema dell’alcol. Allora incominci a pensare, ma porca miseria è mai possibile ridursi così, vuoi che non capiscano, staranno pure male, i genitori, gli amici o i parenti non possono fare qualcosa, perché quello lì continua a dargli da bere, se continua così si uccideranno, avranno il fegato spappolato, ecc. Viene quasi un rifiuto per persone di quel tipo, le scansi come fossero chissà chi, fai finta di non vederli, praticamente lì ignori, li vorresti cancellare ma non puoi perché fanno chiasso. Non ti accorgi che anche tu piano piano, giorno dopo giorno, bicchiere dopo bicchiere, stai diventando come loro? No anzi, la forza che ti senti, la sicurezza di te, la tua superiorità ti danno la certezza che a te non capiterà mai. Cosa vuoi che sia una bevuta. Però queste diventano frequenti. Ed ecco che un giorno, senza rendertene conto, tocchi il tuo fondo e ti spaventi (così è stato per me), non ci badi e prosegui sino a quando ritocchi ancora una volta il tuo fondo ancora più fondo. Cosa mi capita, cosa mi è successo, è mai possibile che proprio a me stia accadendo una cosa simile? Sì è possibile, l’alcol è entrato. Chi ti sta vicino cerca di farti capire, di correggerti, di fermarti di dirti che ti fa male ecc. e che occorre rimediare. Prendo (nel mio caso) una decisione e dato che hai sentito parlare di A.A, telefoni e vai al primo incontro con il cuore in gola e la paura della sconfitta. Si è quasi increduli di tanta serenità che naviga nel gruppo che ti ascolta e ti sponsorizza. Sei turbato da tanto, sei frustrato da quello che dici e di quello che hai fatto ma noti con il passare dei minuti che qualcosa ti distende, ti comprende, ti rasserena. Arrivo all’anno della sobrietà, il gruppo decide di fare i compleanni ma ecco come una sciabola vecchia ma affilatissima, l’alcol riesce a farsi breccia e a ritornare. Un gesto inconsulto? No un gesto consapevole ho bevuto anche se poco ma ho bevuto. La causa? La rabbia e l’ira. Le parole della persona amata che dice «ma cosa fai, non ti metterai a bere nuovamente, sarà bene che tu ne parli con gli amici di A.A.». Tutto questo mi ha fatto ripiombare indietro di un anno, facendo crollare quella barriera che con troppa sicurezza pensavo perfetta. Un’esperienza tremenda che deve far pensare che il nostro nemico è sempre lì, pronto ad insinuarsi al più piccolo cedimento. La sobrietà è un lungo cammino e non è nulla di più importante della propria felicità; la vita è tutto questo, l’opportunità di viverla e la felicità di meritarla quindi occorre difenderla. Ad ogni costo. Serene 24 ore, Piero alcolista anonimo di Modena.

P.S.
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