VIA I CONTADINI DALLE LORO TERRE

Caro direttore,
in Italia come nel resto della UE, il dibattito sull’immigrazione dai paesi extracomunitari viene condotto in genere senza che emerga in esso alcun riferimento al principale fattore che entro quei paesi alimenta i movimenti migratori. Ogni tanto viene menzionata la povertà ma questa è un effetto di quel fattore primario che va visto nella massiccia espulsione ogni anno, di milioni di contadini dalle loro terre. Le cause possono sintetizzarsi nella razionalizzazione dell’agricoltura, mietitrebbie al posto delle falci, buoi sostituiti dai trattori, sementi OGM, che provocano sì un aumento strepitoso della produttività ma riduce i contadini che non sanno cosa fare. Una seconda causa sono i grandi progetti di sviluppo finanziati per lo più dalla Banca Mondiale, mega opere come la diga delle Tre Gole in Cina dove si priveranno della terra circa due milioni di contadini. C’è da menzionare inoltre le guerriglie interne specie in America latina dove gli scontri hanno scacciato dai loro poderi milioni di campesinos. L’Africa non è da meno e questi sradicati (privato delle proprie abitudini, della propria cultura: Esempio: molti immigrati si sentono completamente sradicati.) vanno ad ingrossare le baraccopoli sterminate di San Paulo, Giacarta, Lagos, Manila, Karachi, Delhi, tutte zone sottosviluppate dove si vive in campi orrendi, o si cerca di emigrare ad ogni costo. Il fatto è che l’economia contemporanea non sa che farsene dei tre miliardi di uomini e donne che hanno perso o perderanno presto la loro terra; tema che riguarda, per ora modestamente, pure noi italiani. Come forze lavoro sono in esubero, per usare un termine indecente nel comune gergo aziendale e come consumatori, poi, sono un disastro perché guadagnano meno di due euro al giorno. Credo che occorra aiutarei paesi meno sviluppati  a modernizzare l’agricoltura mediante tecnologie e modelli organizzativi sostenibili facendo in modo di mantenere sulla terra le popolazioni rurali, migliorandone il livello di vita, anziché espellerle in massa. E questo non tanto perché ci conviene, perché altrimenti arriveranno a piedi, a nuoto, su zattere, Tir, e carrette del mare. Ma soprattutto perché “quando si arriva al punto in cui la metà del mondo guarda alla TV l’altra metà del mondo che muore di fame, la civiltà è giunta alla fine”.

Cordialità
Paolo Pagliani
Novellara