PERCHÉ L’INCONTRO FA PAURA ?

Gentile direttore, durante un viaggio mi sintonizzo su un canale di musica e attualità dove il tema del giorno è l’incontro; il conduttore propone interessanti e provocatorie riflessioni in questi tempi in cui tutto entra facilmente in crisi. La parola incontro fa paura. La sera, tutti dicono di stare in casa per non fare… strani incontri. Per non parlare dell’incontro con il diverso, con chi ci sembra lontano da noi; un lontano che poi magari si rivela essere il vicino di casa. E   l’ immigrato? Non si sa niente di lui, per cui è meglio rinchiudersi nella propria identità, perché ciò che è identico non fa paura. Possiamo però dire, che tutti progressi dell’uomo sono nati da incontri. Le nostre radici cristiano giudaiche sono figlie di un incontro, i romani secondo il mito sono figli di Enea scappato da Troia: un turco. Poi ci siamo mischiati con gli etruschi che qualcuno dice d’essere di origine fenicia: libanesi, il pomodoro arriva dagli aztechi, ogni giorno usiamo i numeri…arabi! Tutti figli di incontri e senza la curiosità verso l’altro, la nostra identità non sarebbe mai nata. Il vero coraggio, come sostiene pure Papa Francesco, sta nel guardare in faccia l’ altro, scoprire una nuova identità e, già che ci siamo, anche un po’ della nostra. Forse i giovani sono in grado spesso di testimoniare meglio cosa sia l’incontro perché lo vivono in classe o nel tempo libero. Sanno cos’è è il confronto, lo scontro, l’amicizia con il diverso più di tanti scrittori o politici che parlano di chiusure e diffidenze. Basterebbe volgere lo sguardo verso figli e nipoti per scoprire come si fa, quali sono i limiti e i pregi di tanti incontri che ormai sono inevitabili. Asili e scuole sono le vere palestre dei cittadini del domani…sono i luoghi privilegiati dove non esistono discriminazioni e pregiudizi che spesso appartengono al mondo degli adulti. Sono i luoghi privilegiati dove si sperimentano i primi veri incontri della propria formazione umana. Non sprechiamo l’ occasione, non rinunciamo a noi stessi ma nemmeno rinunciamo all’ intrigante possibilità di scoprire chi vive vicino a noi.

Cordialità
Paolo Pagliani

jessica

BECERO RAZZISMO

insultiSi legge ogni giorno da parte di esponenti politici di non elevato spessore, insulti, offese e minacce alla ministra Kjenge per il colore della pelle e dei suoi orientamenti in tema di immigrazione che mi trovano d’accordo. Ho avuto modo di conoscerla personalmente oltre a farmi visitare da lei per problemi oculistici ed ho potuto apprezzare la sua professionalità e la determinazione nell’ affrontare i problemi: un’ottima impressione. Le infelici battute a suo carico mi ricordano una frase di uno scrittore afroamericano James Baldwin che sosteneva: <<Il pregiudizio razziale troverà sempre un fertile terreno in quella piccola e debole cosa che è il cervello umano>>. E’ comprensibile che una miscela di popoli così densa come avverrà, sarà faticosa e le paure reciproche sono sempre in agguato potendo esplodere con veemenza. La xenofobia che oggi serpeggia sotto apparenti forme di autodifesa nasce appunto dalla paura dell’altro e del diverso. Certo, la coesistenza delle differenze è spesso ardua ed esige un lavoro paziente di dialogo e di rispetto da entrambe le parti. Tuttavia la brutalità del rigetto razzista, (isterico del nazismo, fanfarone del fascismo), oltre a non risolvere i problemi, anzi a renderli più tesi, non libera dai timori e rende la vita piena di fiele e acrimonia che buzzurri politicanti contribuiscono ad alimentare.
Un saluto cordiale
Paolo Pagliani
Dott.ssaAnna Pace013