I VALORI PIÙ IMPORTANTI

imagesGentile direttore, siamo chiamati a scegliere coloro che avranno in mano le sorti politiche del nostro Paese da cui non dipende solo il buongoverno della nostra nazione ma anche il destino dei più poveri, che guardano a noi con speranza nonostante la seria congiuntura attuale. Tutti sentiamo che non si può continuare a vivere sopra le righe come abbiamo fatto negli ultimi decenni; che dobbiamo cambiare il nostro stile di vita, che s’impongono scelte ispirate dalla sobrietà e dalla solidarietà, non solo perché il portafoglio è presto vuoto e perché non è giusto scialare quando molti altri, anche a causa dello sperpero, devono tirare la cinghia. Siccome questa crisi non è solo economica e politica ma riguarda l’uomo e l’umanità, per uscirne è necessario un cambiamento che vada alle radici e rimetta ordine nella scala dei valori che determinano la nostra vita. Certamente non sono il profitto e il guadagno ma la persona umana e la vita insieme, con quei diritti fondamentali che ad essa si riferiscono e che devono essere assicurati a tutti. Occorre ritornare a richiamare i valori veri come l’onestà, la giustizia, alla carità, al senso della misura che abbiamo perduto nell’ubriacatura degli ultimi decenni di benessere.
Ora che abbiamo toccato il fondo, forse sarà più facile capirne l’urgenza. La fantasia non ci manca: vediamo di metterla in funzione riducendo le nostre esigenze per condividere il lavoro con chi altrimenti lo perderebbe del tutto, di non spendere per oggetti di lusso non necessari, di ridurre i consumi, soprattutto dei beni non rinnovabili e magari anche altro. Dovremmo rammentarci che quanto più pretendiamo per noi, tanto meno resta ai poveri più poveri. E’ una questione di stretta giustizia e, in molti casi, anche di vita e di morte.

Cordialità
Paolo Pagliani

RUBERIE: PRENDETEVI UN PO’ DI RIPOSO

E’ come un enorme elefante nella stanza della crisi italiana. Tutti ci girano intorno, lo vedono, e nessuno lo considera neppure lontanamente.

Caro direttore, sappiamo quello che è avvenuto nella Regione Lazio ma non c’è nulla di cui stupirsi; molti politicanti da sempre hanno sottratto i soldi dei contribuenti per riempirsi le tasche. Noi italiani avremmo diritto però ad un po’ di rispetto. In questo periodo caratterizzato da richieste di sacrifici che arrivano impietose da tutte le parti, servirebbe un periodo di tregua da parte della classe politica. Per cortesia fermatevi un attimo, prendetevi del riposo e sospendete i vostri indebiti arricchimenti – qualcuno le chiamerebbe ruberie – almeno fino a quando la situazione non sarà tornata alla normalità.

Cordialmente
Paolo Pagliani

PIOVE SUL BRUCIATO

Egr. direttore, stiamo facendo ancora i conti di un’estate di roghi da record ma ampiamente prevista, che scatta un’altra emergenza: le frane. Non più trattenuta dalla vegetazione andata in fumo, la terra non potrà far altro che franare; l’alluvione delle Cinque Terre ce lo insegna (ottobre 2011). E come per gli incendi, scattano nuovi allarmi. Piove sul bruciato; c’è poco da fare ironia ma è proprio così. Torna il pericolo piogge ma seppur i dati siano precisi e circostanziati, non bastano e prepararsi al solito <<l’avevamo detto…>> non basta. Bisogna intervenire finalmente e con continuità. I soldi ci dicono sono pochi, nulla per la prevenzione ma almeno quei “troppo pochi” li si spenda bene e in fretta. Tocca soprattutto alle amministrazioni locali metter in pratica quei pochi strumenti di pianificazione spesso a costo zero o quasi. Basterebbero corretti piani regolatori ed efficienti piani di protezione civile, controlli severi e cura dell’ambiente. Basterebbe, anche per incendi e frane, non avere paura del non-consenso; cioè governare seriamente i cittadini ed il loro territorio. Può essere scomodo ed inizialmente impopolare ma salva le vite e il nostro futuro.
Cordialità 
Paolo Pagliani

AZZARDO E DIPENDENZA

Gentile direttore, non pochi psicologi confermano che i video-poker, sfruttano a fini di lucro alcune mancanze affettive e il <<vuoto sociale>> dei giocatori. Nei soggetti più fragili e in presenza di altri fattori, questo isolamento può trasformarsi in dipendenza.
<<Il meccanismo delleslot è semplice: molta frustrazione e una piccola ricompensa ogni tanto, abbinate ad un’eccitazione costante, che proviene da suoni ripetitivi, immagini cangianti e ritmo frenetico>>. Il risultato è una concentrazione totale sugli elementi di gioco. Tutto il resto svanisce e i giocatori vengono completamente assorbiti dall’esperienza. Quella che Natasha Schull, antropologa sociale e ricercatrice americana, è riuscita a dimostrare che un giocatore può arrivare fino a 300 giocate all’ora utilizzando una slot tradizionale, con gettoni e leva ma se sostituiamo la leva con i tasti tipici delle macchine moderne, questo numero raddoppia! Si entra nella machine zone, cioè quella “zona” dove si vuole prolungare il più possibile la durata di questo stato: vincere o perdere ormai non ha più significato, basta che il gioco non finisca mai.
E’ stato presentato in pompa magna il fiore all’ occhiello dei Monopoli e cioè il “poker veloce” dove si permette di giocare online su più tavoli contemporaneamente, sempre tra loro differenti. E sempre con il limite delle puntate a 1000 (mille) euro, cifra chiaramente visibile ai giocatori prima che prendano parte al tavolo. Questo basti, a chi chiede conto delle responsabilità nel caso di dipendenza e bancarotta familiare.

Un cordiale saluto
Paolo Pagliani

SOLITUDINE TECNOLOGICA

Gentile direttore, leggevo che neuro-scienziati di Harvard, dopo studi approfonditi, hanno scoperto che dare sfogo alle proprie confidenze attiva, a livello cerebrale, le stesse sensazioni di piacere che proviamo per il cibo, sesso e denaro. E che più di un terzo dei nostri discorsi quotidiani è dedicato ad esprimere pensieri e sentimenti privati: parliamo tanto di noi, non solo perché ci fa piacere ma perché ci dà anche piacere. Non dimentichiamo poi che i socialnetwork come Facebook e Twitter e la tecnologia in generale, ci incoraggiano più al soliloquio che alla comunicazione vera e propria. Confermava una esperta: <<Ormai ci aspettiamo più dalla tecnologia che dagli altri. Non sappiamo più conversare, esser pazienti, ascoltare rispettando i tempi del nostro interlocutore. Stiamo perdendo la profondità>>. Alla fine pur parlando tanto di noi, ci sentiamo fondamentalmente molto soli, il che ci incoraggia a volerci mettere continuamente in luce, in una rincorsa a farci ascoltare dimenticando di contraccambiare. Si dovrebbe riflettere se ci appaga veramente raccontare tanto di noi, senza imparare niente del mondo degli altri. E’ risaputo però che entrare davvero in contatto con personalità diverse dalla nostra e che possiedono esperienze e sentimenti che non conosciamo, rappresenta uno dei lati più interessanti del non essere soli al mondo. Da soli non cambieremo il clima dei tempi, né riusciremo con la pura volontà a contrastare i nostri eccessi di individualismo. Tuttavia, è meglio conoscerli, sapere che ci sono. Perché quando avremo tutto il piacere di parlare tanto di noi e sentiremo ugualmente quello spasmo di vuoto da qualche parte, potremo attivarci per chiudere la bocca e aprire le orecchie.

Cordialità
Paolo Pagliani

AI GIOVANI IL GIUSTO SPAZIO

Caro direttore, viviamo un tempo in cui tutti paghiamo i costi delle avidità finanziarie di pochi senza scrupoli.
Abitiamo in un Paese in cui la lotta contro la criminalità organizzata non decolla, in cui lo sperpero di denaro pubblico è di casa e dove l’evasione fiscale è la prima causa di stallo del sistema economico complessivo, costretto a tassare fin oltre il giusto i cittadini onesti. In questo scenario dalle tinte fosche, reca non poca speranza il senso per la giustizia che anima il nostro universo giovanile. Basta pensare alla convinta partecipazione alle iniziative locali e nazionali contro la ‘ndrangheta e la mafia, senza dimenticare le recenti proteste contro le grandi lobby bancarie e finanziarie che non accettano alcun controllo sociale. Esiste un senso per la giustizia, per la pace, per il bene comune, per la solidarietà, per il rispetto per l’ambiente, per un’equa distribuzione delle risorse, che è acceso e vivo nel cuore di tanti giovani uomini e di tante giovani donne. Ed è molto triste dover constatare quanto sia difficile il ricambio generazionale dentro i meandri della politica e i luoghi dell’economia e della cultura. Dovremmo saperlo che i giovani sono “nuovi”, genuini, forse anche ingenui ma soprattutto geniali. Hanno cioè un olfatto non ancora contaminato dall’odore del marcio e del male, possiedono un’anima dotata di naturali anticorpi contro le tentazioni idolatriche del potere e del denaro. Proprio in virtù di questa affinità geniale con le cose nuove, con le cose intatte, con le cose integre, con le cose giuste, sono la nostra vera speranza. Ed è ora di lasciar loro il giusto spazio.

Cordialità
Paolo Pagliani