IL “GIOCO” E’ UNA ROVINA

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Gentile direttore, le accurate indagini degli ultimi anni hanno evidenziato una <<corrosiva>> e compulsiva dipendenza da gioco d’azzardo della popolazione giovanile. Stupisce che una buona fetta di ludopati sia rappresentanza dall’utenza femminile che nell’immaginario comune, fino a qualche tempo fa, risultava marginale. I locali da gioco specializzati sono sotto gli occhi di tutti, una sorta di pericoloso canto delle sirene, nei quali il vizio e la diabolica forza di seduzione esercitata dai tavoli da gioco, spesso si impadroniscono delle vli e confuse. Nonostante la campagna di denuncia e sensibilizzazione promossa da alcune istituzioni territoriali, il business è business e lo si deve probabilmente assecondare. Comunque il “gioco” in tutte le sue forme, dalle scommesse online, ai videopoker, fino ai più <<banali>> gratta e vinci, incide pesantemente sul sistema delle relazioni familiari e sociali; soprattutto i giovani, in preda a un’eccitazione euforica da gioco, si estraniano e si autoescludono dalla faticosa quotidianità arrivando a <<dissanguarsi>> contraendo debiti e costringendo le famiglie a farsene carico. In assenza, forse, di più appaganti stimoli esterni, deteriorano ogni legame con le attività lavorative o sviliscono le loro opportunità di studio. Giocano per soldi o per noia, rovinandosi letteralmente la vita, disgregando l’istituzione familiare e negandosi prospettive future.

Cordialmente Paolo Pagliani

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Slot machine e videopoker: l’Italia primo paese in Europa per denaro giocato in rapporto alla popolazione

gioca-slot-machineNegli ultimi tempi la diffusione di queste macchinette elettroniche ha avuto un enorme successo nei bar e nelle sale giochi di tutt’Italia. Gli introiti sono quadruplicati e questi nuovi giochi video ludici stanno pian piano sostituendo i classici giochi del lotto o del superenalotto. La grande reperibilità di queste slot machine ha permesso a chiunque di avvicinarsi a questo mondo che non conosce crisi, ed anzi nella crisi, rende molto di più. Dal 2011 la liberalizzazione di questi giochi ha fatto si che il fenomeno aumentasse, senza tenere conto però dei grandi rischi salutari ed una questione morale che si tende spesso a sottovalutare.
Per quanto riguarda la salute, si sono sviluppate forme di dipendenza più o meno gravi, ed ora più che mai, anche la “dipendenza da gioco” e annoverata tra le storiche dipendenze che tutti conosciamo.
Il giocatore dipendente non è certo consapevole di questo, in quanto il funzionamento di una slot machine è apparentemente innocuo con giocate che partono da un solo euro, e con tagli non superiori ai venti euro (esistono diversi tipi di slot machine comunque) quindi è molto facile ritrovarsi a spendere uno stipendio intero senza quasi accorgersene.
L’illusione di poter vincere qualcosa spinge, soprattutto in un momento storico come questo, a cercare quella fortuna che magari in altri ambiti non si trova più. Da una parte si cerca di evadere dalla realtà, e il gioco è una di queste vie di fuga, con quei suoni e quelle luci che rapiscono il giocatore e lo portano in un mondo parallelo dove i problemi spariscono, le preoccupazioni si dissolvono, e la solitudine non esiste. Anche quest’ultima gioca un ruolo importante: il giocatore tipo, spesso è un solitario, che preferisce la compagnia di se stesso alla frequentazione di circoli ricreativi o di attività alternative. Se consideriamo inoltre che molti “affezionati” delle slot machine sono pensionati in cerca di una distrazione, è facile capire come questi giochi siano davvero logoranti e come sia facile giocarsi una pensione intera tra un “bianchino” ed una “puntatina”.
Le dipendenze colpiscono indifferentemente dall’età o dallo status sociale, quindi non si può far finta di niente. Sarebbe un’opportunità importante per tutti cercare di coinvolgere nel quotidiano, con attività o iniziative, i pensionati, forse i più a rischio a causa dei pochi svaghi di cui possono disporre. Ricordiamoci che per la costruzione di un buon futuro è necessaria la conoscenza del passato e chi meglio dei nostri genitori, nonni,  zii, o bis zii, può insegnarcelo? Dare un alternativa potrebbe essere d’aiuto a tutti, evitando di riempire le sale giochi, e magari cercando di ritagliare uno spazio per loro nelle nostre vite, rispettando chi ci ha cresciuti ed accuditi.
La dipendenza da gioco è un problema serio e dietro c’è una questione anche morale da affrontare. In Italia si agevola il gioco d’azzardo legalizzato spingendo il cittadino a giocare sempre di più,  e molto spesso nascono sale giochi, o bar con appositi spazi dedicati esclusivamente alle slot machine.
Lo stato potrebbe almeno disincentivare le pubblicità al gioco d’azzardo,  o centralizzare il gioco invece che dare l’opportunità a tutti di inserire nelle loro attività slot machine e videopoker. In questo senso qualcosa di concreto è stato fatto dal comune di Reggio Emilia che con un ordinanza da parte del sindaco Delrio ha posto qualche paletto riguardo concessioni e permessi per l’ottenimento di questi giochi.
Purtroppo però gli interessi economici che da sempre girano attorno a questo settore sono enormi, e vanno al di là del rispetto, della dignità e della salute dei cittadini italiani.
Si lucra sulla disperazione, sul disagio, sulla solitudine, sull’illusione di vittoria, sulla speranza di un cambiamento radicale, ma la realtà dei fatti è diversa e molto spesso il giocatore se ne rende conto quando ormai è troppo tardi.

Cantina vezzola maggio 

Daniele Gareri

VIETARE GLI SPOT E GLI ANNUNCI DI VINCITE

++ SUPERENALOTTO: UN 6 A CATANIA DA QUASI 100 MLN EURO ++Gentile direttore, <<in questo locale si sono vinti 700 euro…>>. Un annuncio come questo e ne appaiono tanti in bar, tabaccherie ed edicole – dovrebbe essere abolito. Primo, perché non è veritiero (quanti altri euro si sono persi lì dentro?), in secondo luogo perché spinge a rovinarsi nell’illusione di una vincita facile. Si dovrebbe arrivare ad obbligare gli esercenti a non esporre quelle locandine ingannevoli, perché sarebbe semmai corretto scrivere anche quanti se ne sono perduti. Si sa che il banco vince sempre…e quindi la somma degli euro spesi è certamente più alta. La dipendenza da gioco è una grossa piaga sociale ed è augurabile che si limiti o addirittura si elimini la pubblicità, come uno degli ultimi spot in TV dove si dice: <<Vuoi vincere facile? Gioca al Gratta e… Vinci>>. Sul gioco d’azzardo non si dovrebbe enfatizzare la vincita anche con l’aiuto di giornali ed intervenire in modo più deciso di come ha fatto sino ad ora la politica. Specialmente vietare gli spot nel prime time, (fascia protetta), oppure tassandolo maggiormente; ora lo è meno del pane! Aumenta il fatturato dei gestori e lo Stato accetta di incassare sempre meno; incredibile. E’ grave poi che un esponente del governo e taluni in campagna elettorale, come in questi giorni, anziché  adoperarsi per limitare il pericoloso fenomeno del gioco d’ azzardo, si sia fatto e si facciano promotori di iniziative legislative per incrementarlo. Si trascura volontariamente questa ludopatia che non è più emergente, in quanto i malati patologici aumentano in modo esponenziale; é sufficiente guardarsi intorno.

Cordialità
Paolo Pagliani 

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L’AZZARDO NON CHIAMIAMOLO GIOCO

Caro direttore, gli studi condotti in diverse parti del mondo ribadiscono l’accresciuta pericolosità del nuovo gioco d’azzardo che genera terribili dipendenze compulsive.
Sono state indicate tre variabili principali che sembrano aver contribuito all’aumento del “gioco” tra le fasce adulte e giovanili: la crescente liberalizzazione e maggiore tolleranza nonché l’incoraggiamento verso questa pratica percepita come innocua; la ritardata consapevolezza del problema e la scarsa attenzione ai programmi per pervenire ad una coscienza collettiva sui problemi correlati. Il fenomeno, inoltre, lo si conosce poco, né gode di prevenzione o cura sporadica riabilitativa. La fiducia nella fortuna è una caratteristica arcaica dell’ uomo e l’azzardo è una gara in cui si cerca di vincere non l’avversario ma il proprio destino. Si evidenziano alcuni fattori di rischio sugli adolescenti (13-14 anni) come l’inesperienza, il desiderio di sconfiggere la noia, il piacere di facili ricompense, le gratificazioni economiche immediate. Il gioco d’azzardo patologico rimane ancora oggi nell’immaginario sociale un fenomeno più associato al “vizio” o alla “cattiva volontà” che non al grave problema. E’ una dipendenza, in parte ancora “sommersa” quindi un qualcosa di sottostimato, non riconosciuto come malattia; certi genitori si crede siano inconsapevoli di quel che accade ai figli. La stessa parola “gioco” li tranquillizza. Occorre promuovere azioni d’informazione attraverso i mass-media sui rischi della ludopatia, informare le famiglie su questa gravissima forma di dipendenza, ottenere una diagnosi precoce del problema per poi accedere alla cura. Sarebbe opportuno vigilare sul tipo di gioco che i ragazzi intraprendono sapendo che quelli in cui ci sono di mezzo i soldi, sono trappole da evitare e che spesso sono gli adulti i cattivi maestri.

Cordialità
Paolo Pagliani

Il gioco d’azzardo (2 parte)

Chi sono i soggetti maggiormente a rischio? Esistono categorie di persone più vulnerabili alla dipendenza da gioco?
Le ricerche effettuate  confermano che non esiste un identikit del giocatore d’azzardo per il semplice fatto che il fattore a rischio più grosso è la facilità con cui si può entrare in contatto con il gioco, senza alcuna barriera d’accesso.
Unica distinzione è quella tra giocatori sociali e giocatori patologici: i primi guardano al gioco d’azzardo come una attività di divertimento, in cui investire deliberatamente parte del proprio denaro e per alcuni questo divertimento si trasforma in dipendenza.
I giocatori compulsivi sono quegli individui che si trovano cronicamente e progressivamente incapaci di resistere all’impulso di giocare, non presentano caratteristiche particolari legate all’età, o alla classe sociale, ma io credo che la maggior parte di coloro che cadono nella dipendenza da gioco o in qualsiasi altra forma di dipendenza, siano persone attraversate dal male di vivere. Così mi confidò una persona affetta dalla dipendenza da gioco “….mi porta ad essere diverso da quello che vorrei essere …come se fossi alla fine un essere diviso in due …non capisco più nulla, mi parte la vena e divento compulsivo …mi riempio di adrenalina e devo scaricarla ….entro in un’altra dimensione ….non esiste più la realtà ma ne esiste una parallela che non ha le stesse leggi.  Vincere diventa una maniera per dimostrare a noi stessi che abbiamo ancora il controllo sulla nostra vita, il potere di dirigere le sorti della nostra vita.
Il gioco risveglia il nostro desiderio di onnipotenza, che di solito deve fare i conti con una quantità di fattori incontrollabili. E come se giocando ci liberassimo dagli ingranaggi di una vita che non ci appassiona  più, è come trasferirci in un altro mondo dove la vita appare più felice. Il gioco si presenta come una pausa, una interruzione, un alleggerimento del peso dell’esistenza.”
Queste sono alcune affermazioni da me raccolte ascoltando alcune persone affette dalla malattia del gioco e che mi portano ad ipotizzare che alla base ci sia una insoddisfazione esistenziale che il gioco riesce a “coprire” per poi diventare un’arma potente con cui confermare che tutto non ha senso ed è quindi meglio lasciarsi andare a volte fino alla morte.

A presto.
Dott.ssa Anna Pace

Gioco d’azzardo/1

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