MATRIMONI IN CALO, SOCIETA’ PIÙ POVERA

Caro direttore,
il panorama disegnato dall’Istat, sui matrimoni in Italia, è segnato da un preoccupante vuoto di valori forti, di una maggiore incertezza, disorientamento e disponibilità ad investire nel futuro. Certo, l’Istituto di Statistica fa notare che la crisi economica, specie nel biennio 2008-2009, ha pesato parecchio sulle decisioni degli aspiranti sposi ma sarebbe riduttivo spiegare il calo record, (meno 6%), soltanto in termini di difficoltà economiche e abitative. Quanto ha pesato la cultura della provvisorietà e, diciamolo, dell’immaturità che sembra dominare i nostri giorni, con il rifiuto del “per sempre” che è ormai una costante in tutte le scelte che contano? A diminuire non sono solo le prime nozze ma anche le seconde e i matrimoni misti, decisioni che nascondono paure ed incertezze che non possono lasciare indifferenti, perché segnano un intreccio allarmante di contraddizioni etiche ma anche di pesantissime derive educative. Dal punto di vista politico e sociale l’Italia non ha ancora preso sul serio la crisi della famiglia e della denatalità, si notano solo iniziative elettorali, invece di lavorare per un cambio di mentalità; chi si sposa paga più tasse di chi non si sposa, chi ha figli paga di più di chi non ne ha! Occorre andare alla radice con coraggio e ribadire che fare famiglia non solo è possibile ma vantaggioso per tutta la società, sempre più rarefatta, le comunità sono sempre meno coese e si avverte un progressivo allentamento delle relazioni che rende tutto più difficile. Tutti siamo colpevoli di questa accidia che è responsabile della mancata diffusione di quella verità sul matrimonio e sulla famiglia, in tanti strati sociali e culturali anche ai massimi livelli, di cui oggi avvertiamo tutta la gravità. Si opta pure per la separazione dei beni che due anni orsono era al 65%, un segnale che parla di prospettive sempre più di corto respiro e di crescente mancanza di fiducia reciproca. E’ indubbio che esiste un individualismo esasperato dove il singolo è sempre meno legato agli altri, ad un progetto, a un’appartenenza culturale e sociale; è chiaro perciò che legami deboli o rifiuto degli stessi, propongano una società fragile, che produce disastri individuali e sociali, come  il sempre più evidente impoverimento generale. Iniziamo invece a premiare e a non penalizzare i giovani che si sposano e formano una famiglia, attraverso politiche sociali che aiutino a costruirsi un futuro incoraggiando seriamente, senza discriminare nessuno, chi si assume responsabilità, secondo regole di equità e di giustizia. Sarebbe il più grande regalo che potremmo fare alla nostra società.
Un saluto cordiale
Paolo Pagliani
Novellara

P.S.
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