Il mercato dei contadini ha celebrato Sant’Antonio

C’era un motivo in più venerdì pomeriggio per visitare il mercato dei contadini che settimanalmente viene proposto sotto ai portici del Borgonuovo nel centro di Novellara: la festa di Sant’Antonio, protettore degli animali.
I contadini hanno portato foto della propria fattoria, raffigurazioni di Sant’Antonio e distribuito antiche filastrocche contadine sugli animali, mentre i cittadini e clienti hanno colto l’occasione per portare cani, gatti e conigli ad assistere alla benedizione di Don Nino Ghisi.
Alla cerimonia era presente anche il Vice Sindaco Barbara Cantarelli che ha voluto condividere questo momento di tradizione antica e ricordare ai più piccoli l’amore ed il rispetto per gli animali.

Il mercato contadino festeggia Sant’Antonio

s.antonioIl 18 gennaio alle ore 16.30 sotto ai portici del Borgonuovo (via Garibaldi) il mercato dei contadini di Novellara festeggia Sant’Antonio Abate, protettore degli animali. La festa prevede la benedizione degli animali da cortile e da compagnia da parte di Don Nino Ghisi.
La festa, organizzata in collaborazione con il Comune di Novellara, vuole preservare una delle feste rurali più tipiche della nostra zona, un modo per tramandare anche alle nuove generazioni l’amore ed il rispetto degli animali attraverso tradizioni antiche.
Sant’Antonio, figura di riferimento per generazioni di contadini e braccianti, era celebrato anche all’intero delle famiglie più umili con ricchi pranzi e, non mancava mai la sua immagine nelle stalle e nei luoghi di lavoro.

VIA I CONTADINI DALLE LORO TERRE

Caro direttore,
in Italia come nel resto della UE, il dibattito sull’immigrazione dai paesi extracomunitari viene condotto in genere senza che emerga in esso alcun riferimento al principale fattore che entro quei paesi alimenta i movimenti migratori. Ogni tanto viene menzionata la povertà ma questa è un effetto di quel fattore primario che va visto nella massiccia espulsione ogni anno, di milioni di contadini dalle loro terre. Le cause possono sintetizzarsi nella razionalizzazione dell’agricoltura, mietitrebbie al posto delle falci, buoi sostituiti dai trattori, sementi OGM, che provocano sì un aumento strepitoso della produttività ma riduce i contadini che non sanno cosa fare. Una seconda causa sono i grandi progetti di sviluppo finanziati per lo più dalla Banca Mondiale, mega opere come la diga delle Tre Gole in Cina dove si priveranno della terra circa due milioni di contadini. C’è da menzionare inoltre le guerriglie interne specie in America latina dove gli scontri hanno scacciato dai loro poderi milioni di campesinos. L’Africa non è da meno e questi sradicati (privato delle proprie abitudini, della propria cultura: Esempio: molti immigrati si sentono completamente sradicati.) vanno ad ingrossare le baraccopoli sterminate di San Paulo, Giacarta, Lagos, Manila, Karachi, Delhi, tutte zone sottosviluppate dove si vive in campi orrendi, o si cerca di emigrare ad ogni costo. Il fatto è che l’economia contemporanea non sa che farsene dei tre miliardi di uomini e donne che hanno perso o perderanno presto la loro terra; tema che riguarda, per ora modestamente, pure noi italiani. Come forze lavoro sono in esubero, per usare un termine indecente nel comune gergo aziendale e come consumatori, poi, sono un disastro perché guadagnano meno di due euro al giorno. Credo che occorra aiutarei paesi meno sviluppati  a modernizzare l’agricoltura mediante tecnologie e modelli organizzativi sostenibili facendo in modo di mantenere sulla terra le popolazioni rurali, migliorandone il livello di vita, anziché espellerle in massa. E questo non tanto perché ci conviene, perché altrimenti arriveranno a piedi, a nuoto, su zattere, Tir, e carrette del mare. Ma soprattutto perché “quando si arriva al punto in cui la metà del mondo guarda alla TV l’altra metà del mondo che muore di fame, la civiltà è giunta alla fine”.

Cordialità
Paolo Pagliani
Novellara