SCUOLA: CAMBIARE ROTTA

listCaro direttore, ci si preoccupa della fuga dei cervelli. Giusto, ma dovremmo preoccuparci anche dei cervelli che non possono fuggire. Sarebbe a dire, che è tempo che tutti ci preoccupassimo anche di quei due terzi di connazionali che non possono sperare di esportare le loro incompetenze ed elaborare un progetto di fuga consumando il meglio del loro potenziale nell’escogitare le notizie utili a nascondere le loro o totali incapacità, o drammatiche difficoltà di lettura, di comprensione, di calcolo. Questi due terzi dei cervelli che pesano sulla nostra vita sociale e produttiva incidono in modo pesantemente negativo sulla qualità della formazione dei loro figli. Che fare per cambiare rotta e riprendere il cammino che la scuola pure aveva intrapreso diversi anni orsono? Non si risolvono problemi di tale dimensione senza reperire e spostare risorse nel bilancio dello Stato. Se la Sparta governativa ci ha fatto piangere, l’Atene delle opposizioni che hanno fatto? O si accettano e concretizzano in un programma, non onirico, l’ipotesi di uno spostamento massiccio di risorse verso l’istruzione oppure meglio farà, la politica, a non ripetere più che scuola, università e ricerca sono una priorità come blandito nell’ultimo ventennio.
Cordialità
Paolo Pagliani
Helen Doron2014-blu

LA FUGA DEI CERVELLI

Vignetta-fuga-dei-cervelli-e1343559375184Caro direttore, i prodotti che l’Italia esporta sono legati ai comparti della moda, del design e degli alimenti. Ma c’è un altro <<prodotto>> che espatria nostro malgrado e che fa la fortuna dei Paesi in cui arriva: <<i cervelli>>. Vorrei citare tra i tanti nomi quello di Fabiola Gianotti, collocata dalla rivista <<Time>> al quinto posto della graduatoria di <<Persona dell’anno 2012>> (al primo posto c’è Obama); ella dirige a Ginevra il Cern ed ha illustrato al mondo la scoperta del bosone di Higgs, la cosiddetta <<particella di Dio>>. Se nella comunità scientifica internazionale è considerato normale che i talenti più brillanti espatrino per trovare i laboratori più adatti alle loro ricerche, in Italia il fenomeno ha assunto dimensioni patologiche. Si sa che ricerca e innovazione sono alla base non solo del progresso scientifico ma anche dello sviluppo dell’economia. La <<fuga dei cervelli>> da noi è dovuta a un sistema basato sulle raccomandazioni, sugli stipendi bassi e su un lunghissimo precariato. Eppure nulla si sta facendo per invertire la tendenza. Pur non essendo una potenza mondiale come USA o Cina, la Corea del Sud, ha da poco istituito un Ministero per la creazione del futuro e della scienza aspirando a diventare nel 2020, uno dei primi cinque Paesi del mondo affidandosi appunto a scienza e innovazione. Noi la materia prima, (quella grigia!), l’avremmo già per imitarla ma nutro seri dubbi che chi di dovere se ne possa accorgere.
Cordialità
Paolo Pagliani
BUONA DOMENICA
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