IL “GIOCO” E’ UNA ROVINA

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Gentile direttore, le accurate indagini degli ultimi anni hanno evidenziato una <<corrosiva>> e compulsiva dipendenza da gioco d’azzardo della popolazione giovanile. Stupisce che una buona fetta di ludopati sia rappresentanza dall’utenza femminile che nell’immaginario comune, fino a qualche tempo fa, risultava marginale. I locali da gioco specializzati sono sotto gli occhi di tutti, una sorta di pericoloso canto delle sirene, nei quali il vizio e la diabolica forza di seduzione esercitata dai tavoli da gioco, spesso si impadroniscono delle vli e confuse. Nonostante la campagna di denuncia e sensibilizzazione promossa da alcune istituzioni territoriali, il business è business e lo si deve probabilmente assecondare. Comunque il “gioco” in tutte le sue forme, dalle scommesse online, ai videopoker, fino ai più <<banali>> gratta e vinci, incide pesantemente sul sistema delle relazioni familiari e sociali; soprattutto i giovani, in preda a un’eccitazione euforica da gioco, si estraniano e si autoescludono dalla faticosa quotidianità arrivando a <<dissanguarsi>> contraendo debiti e costringendo le famiglie a farsene carico. In assenza, forse, di più appaganti stimoli esterni, deteriorano ogni legame con le attività lavorative o sviliscono le loro opportunità di studio. Giocano per soldi o per noia, rovinandosi letteralmente la vita, disgregando l’istituzione familiare e negandosi prospettive future.

Cordialmente Paolo Pagliani

info n. 349-3974777

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FATE IL NOSTRO GIOCO

Qui Lecco Libera, che azzardo la serata sull’azzardo&#8230Gentile direttore, leggevo che due giovani comunicatori scientifici, un matematico ed un fisico, spiegano in alcune scuole altoatesine com’è facile e utile capire le leggi matematiche che regolano la fortuna alle slot machine. Essi dimostrano che il destino di ogni giocatore è perdere, premettono i due membri della Fondazione: “Fate il nostro gioco” ed allora si inizia a prendere coscienza di tanti rischi degli eccessi del gioco d’azzardo. Questa “industria” nazionale con volumi di affari in crescita, è l’altra faccia della crisi italiana dove esiste una correlazione negativa, fra la partecipazione a questi giochi e il reddito. Più basso è il reddito più si gioca a Lotterie, Gratta e vinci, nelle sale giochi. E più si esagerano le aspettative di vincita. Sosteneva un monetarista americano, Nobel in economia nel 1948, che chi ha un basso reddito ha una maggiore propensione ad assumersi un rischio, perchè il costo che sostiene non è tale da modificare il suo reddito, che al contrario in caso di vincita, migliorerebbe notevolmente e gli cambierebbe la vita. In una situazione del genere, sembra conveniente rischiare una somma modesta, pur sapendo che le probabilità di vincere restano molto ridotte. Chi è ricco, invece, non ragiona allo stesso modo, perchè il suo vantaggio sarebbe insignificante. Esiste in pratica una linea di demarcazione sociale, quasi di classe, tra chi gioca e chi no e una massa di giocatori che in Italia si va paurosamente estendendo. Non solo. La rincorsa alla fortuna sarebbe <<anticiclica>> rispetto all’andamento dell’economia. Quasi un investimento per fronteggiare la perdurante recessione, diversamente da un professionista che mi confidava che dai suoi 5 ettari di terreno, facendolo lavorare, non guadagna quasi nulla ed alla mia ingenua domanda: <<Perchè non vendi?>>, mi ha confessato che ricavando anche 150 mila euro, non gli avrebbe cambiato assolutamente niente. Beato lui che non ha problemi economici al contrario di tanti e ricordando, trovavo sempre più attuale la definizione di Cavour sul gioco d’azzardo quando lo definiva: “la tassa sui poveri”. E’ però vergognoso che lo Stato diventi biscazziere.

Il Nobel americano (1948) è Milton Friedman.

Cordialità
Paolo Pagliani

DEPUTATI CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO

Caro direttore, pare sia nata alla Camera, a cui hanno aderito tutti i gruppi parlamentari, una Associazione “Liberi dall’Azzardo” che chiede una legge di riforma sul gioco di azzardo e per combattere la ludopatia. La proposta è di tassare solo del 5% i 130 miliardi dell’azzardo incamerando 7 miliardi all’anno, sufficienti per ridurre l’IVA e le accise sulla benzina. Un intervento legislativo che andrebbe nella giusta direzione se si realizzasse e che darebbe prova di senso di responsabilità. Si stanno accorgendo che siamo di fronte ad una vera e propria piaga sociale, che la crisi spinge inesorabilmente le persone a crescere nell’illusione che una “giocata” possa risolvere i propri problemi economici. Per avere un’ idea della portata del fenomeno, stime realistiche effettuate nei primi cinque mesi dell’anno, prevedono che nel 2012 si passerà da 79 miliardi di euro a 130 miliardi! La ludopatia è una malattia gravissima, una specie di dipendenza compulsiva che attacca non solo i giovani come altre forme di droga ma anche anziani, impiegati, casalinghe che si avvicinano all’azzardo sperando di frenare la discesa nella povertà. Invece, come è evidente a molti è tutto il contrario, perché ci si inoltra in un tunnel buio, con poche speranze di uscirne senza il supporto della medicina e della psicologia. Nel frattempo migliaia di famiglie si sono ridotte sul lastrico. Auguriamoci che almeno questo progetto, concluda il suo iter Parlamentare entro questa legislatura ma lo scetticismo a cui ci hanno abituato è imperante. Speriamo ugualmente!

Cordiali saluti
Paolo Pagliani

L’AZZARDO UCCIDE GLI AFFETTI

Caro direttore, la vera vittima del gioco d’azzardo patologico non è il giocatore compulsivo ma tutta la sua famiglia. Perché il virus della scommessa non distrugge solo il patrimonio ma gli stessi rapporti affettivi: può provocare divorzi e segnare a vita dei figli, esponendoli a loro volta in futuro alle dipendenze dal gioco, dall’alcol, dalle droghe. Sono certezze fondate sulla letteratura scientifica e dall’AND, (Azzardo e nuove dipendenze), che ha aderito al cartello “Insieme contro l’azzardo” lanciato dalla Consulta anti-usura. Perché chi si infila il cappio dei “cravattari” non di rado lo fa per debiti di gioco. La discesa nell’abisso dell’azzardo segue fasi note, quella iniziale della <<luna di miele>> quando il giocatore condivide le prime vincite con i familiari, minimizzando le perdite. Quindi nella fase “delle rassicurazioni” quando convince la famiglia che la sfortuna si vince tenendo duro. Nella fase “dello stress” il giocatore è depresso e chiuso in sé subendo la protesta dei familiari per la sua latitanza. “Il crollo” arriva con la scoperta del crac: la telefonata della banca scatena la rabbia verso “il biscazziere”. Nella fase “dello sfinimento” il giocatore spergiura e a volte riesce a prendere tempo. Alla fine arriva la perdita totale della fiducia, chi gioca è vittima di panico e ansia ed i rapporti familiari sono annichiliti o violenti; la famiglia tocca il fondo e solo ora cerca aiuto.
Sarebbe importante, la prevenzione, attivare Centri per il recupero di automutuoaiuto e limitare o eliminare la pubblicità, perché l’istigazione è continua. In un Ufficio postale mi hanno offerto un “gratta e vinci”, tra poco anche davanti agli asili. Non basta scrivere “il gioco fa male; va posto un freno!
Cordialità
Paolo Pagliani