IL “GIOCO” E’ UNA ROVINA

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Gentile direttore, le accurate indagini degli ultimi anni hanno evidenziato una <<corrosiva>> e compulsiva dipendenza da gioco d’azzardo della popolazione giovanile. Stupisce che una buona fetta di ludopati sia rappresentanza dall’utenza femminile che nell’immaginario comune, fino a qualche tempo fa, risultava marginale. I locali da gioco specializzati sono sotto gli occhi di tutti, una sorta di pericoloso canto delle sirene, nei quali il vizio e la diabolica forza di seduzione esercitata dai tavoli da gioco, spesso si impadroniscono delle vli e confuse. Nonostante la campagna di denuncia e sensibilizzazione promossa da alcune istituzioni territoriali, il business è business e lo si deve probabilmente assecondare. Comunque il “gioco” in tutte le sue forme, dalle scommesse online, ai videopoker, fino ai più <<banali>> gratta e vinci, incide pesantemente sul sistema delle relazioni familiari e sociali; soprattutto i giovani, in preda a un’eccitazione euforica da gioco, si estraniano e si autoescludono dalla faticosa quotidianità arrivando a <<dissanguarsi>> contraendo debiti e costringendo le famiglie a farsene carico. In assenza, forse, di più appaganti stimoli esterni, deteriorano ogni legame con le attività lavorative o sviliscono le loro opportunità di studio. Giocano per soldi o per noia, rovinandosi letteralmente la vita, disgregando l’istituzione familiare e negandosi prospettive future.

Cordialmente Paolo Pagliani

info n. 349-3974777

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E’ AFFASCINANTE DIRE: “ALCOLISTI”

Spero che a nessuno dispiacerà se oso la triste confessione che vi sono momenti, oh, molti momenti in cui io desidererei essere un alcolista. La ragione è che io considero la gente di A.A. la più incantevole del mondo. Tale è la mia considerata opinione. In qualità di giornalista ho scoperto essere mia fortuna l’aver incontrato molte di quelle persone che vengono ritenute affascinanti. Conto fra i miei amici stelle e luci meno brillanti del palcoscenico e del cinema. Gli scrittori rappresentano la mia dieta giornaliera, conosco dame e gentiluomini di entrambi i partiti politici. Sono stato ricevuto alla Casa Bianca; ho diviso il pane con re, ministri e ambasciatori e io dico, dopo questo elenco, che preferirei una serata con i miei amici A.A., piuttosto che una con qualsiasi persona o gruppo tra quelli che ho indicato. Mi sono chiesto perché io consideri così affascinanti questi bruchi alcolisti che hanno scoperto le loro ali da farfalla in Alcolisti Anonimi. Vi è più di una ragione ma posso dirne alcune. Gli A.A. sono quelli che sono ed erano quelli che erano, perché essi sono sensibili, immaginativi, ossessionati da un <<sense of humour>> e una consapevolezza di una universale verità. Essi sono sensibili, il che significa che vengono facilmente feriti e ciò li aiuta a divenire alcolisti. Ma quando si sono ristabiliti sono ancora così sensibili – come sempre – sensibili alla bellezza e alla verità e avidi inafferrabili delle glorie della vita. Ciò li rende compagni affascinanti. Alcuni di loro bevono per sconfiggere la loro immaginazione. Altri gozzovigliano solo per cancellare insopportabili visioni immaginarie. Ma quando essi hanno trovato la via del recupero, i loro discorsi traboccano di calore e di luce; questo li rende compagni incantevoli. Essi sono ossessionati da un <<sense of humour>>. Perfino nel corso della loro intossicazione essi erano conosciuti perché dicevano cose dannatamente divertenti. Ma quando hanno trovato la via del loro recupero, possono scoprire una felice libertà e sono capaci di raggiungere uno stato divino in cui essi possono ridere di se stessi – l’apice dell’auto-conquista. Andate alle riunioni e ascoltate le risate. Di cosa ridono? Ridono di macabre memorie su cui spiriti più deboli si rannicchierebbero in inutili rimorsi. E ciò li rende persone meravigliose con cui stare al lume di candela. State con loro quando finisce la riunione e ascoltateli recitare la Preghiera della Serenità! Essi hanno trovato un Potere Superiore che loro servono diligentemente. E ciò dà un fascino che non si trova mai altrove: né in mare né in terra.

 Fulton Oursler (giornalista)
New York

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UMILTÀ: UNO STILE DI VITA

Nel momento in cui si decide di far parte di un gruppo A.A. la prima cosa che salta agli occhi dalle testimonianze personali, è proprio questo concetto di umiltà. Infatti ammettere di essere alcolista e poi accettare la propria impotenza nei confronti dell’alcol, è la prima forma di umiltà che noi pratichiamo. Prima di entrare in A.A., quanti di noi si dibattevano sulla necessità di smettere di bere e nell’incapacità a farlo? Alla base, persisteva un forte senso di orgoglio che ci faceva dire: non ho bisogno di nessuno e un forte senso di vergogna che ci impediva di dire a se stessi, ho bisogno di aiuto. Tutta la nostra cultura di fatto è basata su valori, quali orgoglio, ambizione, individualismo, che se portati all’eccesso impediscono di riconoscere la vera umanità presente in ognuno di noi. Spesso i rapporti fra gli individui sono mediati e condizionati da meccanismi quali la paura, l’arroganza e quant’altro. Ci si convince inoltre che rifarsi alla legge del più forte sia l’unica strada per sopravvivere in questa società che, bisogna dirlo, a tutto induce tranne che al vero significato della vita. Possesso e sopraffazione costituiscono il principio unico di esistenza mentre pure la psicologia ci fa intendere che la pratica dell’umiltà, assieme a un buon esercizio di autostima, può essere un ottimo sistema di accettazione di se stessi al fine di neutralizzare conflitti e frustrazioni. L’umiltà, inoltre, è la via migliore per mettersi in relazione con gli altri in modo autentico. Il surrogare con falsi valori il malessere, (esempio il consumismo, le ambizioni sbagliate, la prepotenza e il razzismo), difficilmente può indurre all’umiltà; troppa presa da sè la persona tende a vedere gli altri come nemici da cui difendersi o, più volentieri da attaccare. Ridurre l’egocentrismo, prendere coscienza dei propri difetti anche di quelli meno apparenti, è un buon inizio verso la liberazione dalle tante storture che la vita con gli anni ci ha costretto a subire e a far subire. La pratica dell’umiltà. come lo smettere di bere, richiede sforzo e volontà; vuole consapevolezza e cuore insieme. Noi grazie ad A.A. abbiamo l’opportunità di raggiungere, non dico la perfezione ma sicuramente l’umiltà per oggi e, un giorno alla volta, un nuovo stile di vita.

Sono Paolo un alcolista anonimo di Viadana – MN

Io mentre vi addormentate, voglio ricordarvi sussurrando che è tempo di gioire, di sognare la pace dentro la vostra famiglia fra tutti coloro che ne fanno parte e che ora si stanno addormentando. Non dimenticate che ciascuno ha bisogno dell’altro e che la vostra felicità è legata a quella degli altri.

Anonimo