BERE TROPPO E DEPRESSIONE

Depressione
Egr. direttore, leggevo che la depressione si associa molto spesso alla dipendenza da alcol, facilitandone le ricadute. Gli psicofarmaci, per quanto utili, non bastano a fermare la dipendenza dal troppo bere. Viene ribadito che i gruppi di automutuoaiuto sono una realtà irrinunciabile, che è basato sulla reciproca comprensione e gestione di problematiche sociali e individuali con il coinvolgimento delle persone che condividono lo stesso problema. La premessa su cui si basano gli Alcolisti Anonimi dove ho partecipato alle loro cosiddette “riunioni aperte”, è il riconoscimento dell’impotenza della donna/uomo/ragazzo, di fronte all’alcol e dei danni che il proprio stato di dipendenza ha inflitto alle altre persone. I costi poi per la comunità sono incredibili: 53 miliardi di euro (3,5 del Pil) l’anno, sono le spese totali dovute all’abuso di alcol in Italia dove 8 ragazzi su 10 bevono provocando il triste primato di prima causa di morte, fra i giovani entro i 24 anni. Si sta studiando dei complessi legami esistenti tra alcolismo e disturbi dell’umore cercando di delineare le possibili strategie terapeutiche per entrambe le problematiche. Il dibattito su cosa venga prima – depressione o abuso alcolico – è tutt’ora aperto ma il trattamento deve tenere conto di questa doppia vulnerabilità. Auguriamoci che nuovi farmaci come la ketamina che sono oggetto di studio, riescano in un domani ad agire su entrambi i fronti.
Cordiali saluti
Giovanni Franzoni

VERGOGNA TOSSICA

vergognaHo questo problema del bere che mi fa morire dalla vergogna. Chiedo al medico che mi risponde: “Da sola non può, cerchi un gruppo d’aiuto”. Io testarda: “No, ce la farò da sola!”. Puntuale arriva la ricaduta e ancora di più la vergogna. Vedo attaccata a una parete dell’ospedale una locandina di Alcolisti Anonimi. Passo e ripasso memorizzando un numero alla volta, (di più era impossibile), che trascrivo su un foglietto ben lontana dalla locandina (non si sa mai che qualcuno capisca). Arriva il grande giorno: mi decido e vado al Gruppo. E’ situato nel seminterrato di una casa popolare. Suono il campanello e dietro di me arriva una signora; mi secca farle capire dove vado. Così invece di scendere, comincio a salire le scale controllando tutti i cognomi di tutte le porte fingendo di cercare qualcuno. Primo piano, secondo piano, (non c’è l’ascensore), terzo piano sperando che la signora si fermi ma seguita a salire, quarto piano quella strega sempre dietro e io sto sempre più male (soffro di polinevrite tossica) e sempre di più mi vergogno. Quinto e ultimo piano (io mooolto seriamente controllo i nomi alle porte e la malefica mooolto seriamente finge di credere). A voce alta dico: “Avrò sbagliato portone, sono tutti uguali”. “Sì, sì, fa quella”. Ridiscendo disperata, stanca, dolorante, distrutta. Scendo le due rampe del seminterrato e lì a ridosso delle cantine mi si aprono le porte del Paradiso. Per la cronaca ho 49 anni, sono sei che non bevo, non mi fanno più male le gambe. Qualche volta mi capita di incontrare quella signora, posso dire “buongiorno” senza vergogna ma sorrido pensando alla tanta fatica e alla figuraccia che ho fatto quella volta. Ho scoperto che parlarne in gruppo è miracoloso. In A.A., oltre alla polinevrite tossica mi hanno tolto anche la vergogna tossica: poter ridere insieme agli altri delle proprie vergogne è un vero toccasana, almeno per me. Paola

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…BEVEVO DI TUTTO

file1303827035_11Sono Marina ho 41 anni e sono madre di tre figli di 22, 19 e 16 anni. Ho avuto una vita orribile da quando tanti anni fa, ho incominciato a bere. Ora sono sobria da sei mesi perché Claudio mi ha aiutato come un fratello. Non so da dove iniziare: sono stata ricoverata tante volte in clinica, ho tentato il suicidio con barbiturici e buttandomi persino dal balcone del quarto piano che mi provocò quattro giorni di coma, frattura del bacino ed altre cose; tentai pure di tagliarmi le vene. In famiglia nessuno mi voleva più. E io volevo solo bere. Bevevo di tutto ma soprattutto birra. Suo figlio Carlo, diplomato senza lavoro testimonia così: <<Abbiamo provato ogni cosa per salvarla. La chiudevamo in casa, la legavamo, le toglievamo i soldi, la imbottivamo di psicofarmaci: tutto inutilmente. Mia madre aveva bisogno solo della bottiglia per rimanere in piedi. Abbiamo girato parecchie cliniche di mezza Italia. La disperazione era giunta al punto di odiarla e preferire una mamma morta anziché alcolista. Dopo aver tentato ogni via, un giorno venne Achille membro di Alcolisti Anonimi: lo accogliemmo solo per spirito umanitario: come poteva curare un malato un’ altra malata? Quando Achille se ne andò per giunta mia madre si scolò una bottiglia. Poi non so cosa sia successo ma tutto è cambiato anche la mia vita. Perché in fondo io ero un alcolista che non beveva: complessato, in isolamento, con un profondo senso di vergogna di tutti. Allora pensavo che mia madre fosse una disgraziata, una viziata, che non aveva non dico rispetto per suo marito ma affetto per noi figli. Ora sembra un miracolo, e ho capito che se mia madre è alcolista non è tutta colpa sua>>.

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PER IL PAPA’

Caro papà, auguri di buon compleanno! Ti sembrerà strano che utilizzi carta e penna per farti gli auguri ma in questo periodo è molto difficile parlare con te. Non è una lettera accusatoria ma semplicemente un dialogo ed uno sfogo tra figlia e padre. In questo momento non riesco a non pensare allo sgretolamento che caratterizza la nostra famiglia. Non credere che gioisca di questa situazione; benché sia una persona autoritaria e severa, il mio cuore è molto grande e buono, sostengo soprattutto il valore tradizionale della famiglia. Non voglio fare la moralista, non mi interessa ma con queste quattro righe, vorrei farti capire la necessità di un cambiamento e svolta. Capisco che tu sia fermo nelle tue posizioni ma per un momento ascolta me, Luca, la mamma, fatti aiutare perché sei una persona che ha bisogno di un sostegno esterno; davanti a fatti concreti, non si può più fuggire. Nel tuo cuore sai cosa ti tormenta, cosa c’è di sbagliato, non devi esporre queste difficoltà nell’alcol, ti prego, perché quando hai bevuto un bicchiere non sei più lo stesso, non si riesce ad ammirare nulla di te. Bisogna essere chiari e concisi: tu sai che noi tutti sappiamo di questo problema. Se hai delle incomprensioni con la mamma, non offenderla ha fatto tanto per te, perché ci tiene alla tua salute; risolviamo insieme questo ostacolo, possiamo vivere meglio tutti. Voglio solo farti capire che c’è ancora un minimo di fiducia in te, sfrutta questa ultima opportunità, perché stai perdendo definitivamente la tua famiglia. Papà, porca miseria, cerca di vivere felicemente, renditi conto che potresti vivere la tua vita come un re: hai una casa, una moglie che si spezza la schiena ogni giorno, che ha un’ anima meravigliosa (te la sei sposata per qualcosa!), uffa, impara a vedere serenamente il tuo futuro che se tu vorrai sarà accanto a noi. Papà hai 52 anni, una vita lunga, cerca di goderla. Non riesco più a dirti ti voglio bene, ho sofferto e pianto troppo ma riesco ancora ad avere la forza di confidare in te e nella tua guarigione. Pensaci, rifletti sulla tua vita. Non abbatterti, se hai bisogno, per qualche tempo ci sono ancora, sono ancora di fianco a te. Pensare e poi agire.——-Imperativo essenziale. 
                                                               
Buona giornata
Tua figlia Monica

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TESTIMONIANZA DI UNA GIOVANE ALCOLISTA

Svegliarsi al mattino. angosciata, tutta tremante, con dei crampi orribili allo stomaco…ma che cosa ho, cosa significa tutto questo, perché? Quante volte me lo sono chiesta e quante volte ho sempre negato la verità? Era il nervoso, la delusione avuta ieri, tutto fuorché riconoscere il vero motivo! Poi, una discussione un po’ più forte in famiglia, con il ragazzo, la perdita di tutti i valori, delusioni su delusioni, pianti su pianti e a un certo punto dici: devo fare qualcosa. Basta, ho deciso che da domani smetto di bere! E’ vero, lo penso veramente ma dopo il primo bicchiere non mi fermo più, non mi frega più niente di tutti i miei buoni propositi e ricomincio tutto da capo! Quante volte ho fatto e detto tutte queste cose? Tante, che non le ricordo neppure più; ricominci a prendere le pastiglie per non bere ma non sei tranquilla… quella fissa ti ossessiona: è un incubo! Non dormi di notte, sogni di bere, ti nascondi le bottiglie, le lattine, bevi anche se sai che rischi di lasciarci la pelle ma non te ne frega niente: continui! Poi, ti parlano di un gruppo di Alcolisti Anonimi, provi, tanto pensi che troverai solo gente ubriaca, pensi che ci andrai una volta e poi non vi metterai più piede. La vergogna è tanta nel varcare quella soglia, perché hai paura di essere considerata diversa, una <<timbrata>> dalla società…ed invece ti viene incontro una donna che si presenta:<<Io sono Anna e sono un’ alcolista>>. Parli con lei e ti chiedi perché sia così serena, parli così tranquillamente dell’ argomento che per te è sempre stato un tabù. Entri in una sala e trovi un sacco di gente serena e felice che ti accoglie come ti conoscesse da sempre. Senti le esperienze di tutti e ti accorgi che non sei più sola, che hai qualcuno che ha provato e che sta provando le tue stesse sensazioni… è tutto così strano e bello! Poco per volta scopri che il tuo non è un vizio ma una malattia che puoi controllarla e vincerla con tanta volontà e tanta amicizia da parte del gruppo. 24 ore senza bere: è una follia ( pensi! ). Ed invece arrivi a casa e provi anche tu; è difficile, anche se subito non sembra. Riscopri la vita, l’ amore, la gioia di vivere, ti ritorna la voglia di parlare con gli altri, perché non più paura di essere giudicata, di sentirti dire che sei ubriaca, che non capisci niente…! Non vorresti più tornare indietro nemmeno per tutto l’ oro del mondo, hai incominciato una nuova vita, una nuova strada che ti appare serena e tranquilla. Tutto questo è perché devi dire una sola cosa: Grazie Alcolisti Anonimi.

Lara  –  Piacenza

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STUPIRE CON ” EFFETTI PERSONALI “

Mi chiamo AnnaChiara e sono una alcolista ed ho passato gran parte della mia vita, probabilmente, a viaggiare sull’onda per dimostrare a tutti che io…” sono una brava figlia, una brava bambina, una brava studentessa e così via “. In quest’immagine di me stessa che l’ego smisurato mi proiettava, ci stava bene anche quella di brava alcolista perché si sa nascondere molto bene (avevo infatti l’illusione che nessuno si accorgesse). D’altronde chi poteva sospettare? Efficienza nel lavoro con ruoli di responsabilità, in casa e in famiglia: tutto a posto, ben fatto, organizzato e pulito. Buona, gentile e accomodante che evita i conflitti e gli scontri anche quando viene calpestata rimanendo ad ingoiare bocconi amari. Questi però riescono ad andar giù solo con l’alcol, il grande amicone che entra pian piano nella mia vita ed io bonariamente lo accolgo. Ma quell’amico diventa troppo invadente. Quei calici di vino che mi versavo come a volermi sentire sempre in festa, non sono più allegri, mi fanno del male. Il “bere normale” non è più tale, diventa sempre più solitario e addirittura anche al mattino.
Cerco di non perdere il controllo ma una vocina da dentro mi dice: “Forse c’è qualcosa che non va”. Provo a non ascoltarla impegnandomi a non esagerare ma niente da fare, non ci riesco! Come mai? Che strano eppure un tempo riuscivo a fermarmi! E così trascorro diversi anni, poi qualcosa scatta dentro di me perché tutto questo inizia a non piacermi più. Cerco, cerco un foglietto ma dove l’ho messo? Lo trovo finalmente: un numero di telefono di Alcolisti Anonimi, che avevo preso da una sala d’aspetto, in ospedale. Senza più esitare telefono e subito una voce gentile mi risponde; prendiamo accordi ed il giovedì successivo eccomi finalmente alla mia prima riunione in A.A. Il sabato successivo, le mie prime 24 ore senza alcol, traguardo che mi sembrava impossibile da raggiungere. Da allora son passati nove mesi, mi sembra di esser riemersa da una palude, sto riacquistando fiducia nella vita che per tanto tempo la avevo annegata nel bere.

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Il Portico n.287 MARZO 2012

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