CYBERBULLISMO

cyber_bullismoGentile direttore, sono rimasto sorpreso dai dati allarmanti riguardanti la percentuale di adolescenti (tredicenni), che hanno subìto (una o più volte) atti di cyberbullismo e tanti che dichiarano di avere amici che lo hanno subìto. Con questo termine, (cyberbullismo), si intende un’azione persecutoria, continuata e insistente, realizzata grazie agli strumenti presenti nel mondo di internet. I ragazzi più a rischio, (35% femmine), sono gli assidui frequentatori dei social-network dove subiscono insulti e minacce anche via sms o chat, seguite dall’invio o pubblicazione di foto o filmati e dalla creazione di profili falsi su Facebook. Eppure la maggioranza delle vittime non ne parla con gli adulti così che, nel 90% dei casi di bullismo on line, non arriva a conoscenza di genitori e insegnanti. Certo, è comprensibile che sia difficile per un adolescente dichiarare in famiglia di stare subendo una persecuzione on line, dato che dovrebbe mettere allo scoperto la sua vita su internet – con tutti i suoi segreti – di fronte a un adulto che spesso non è in grado di comprendere bene come funzioni il mondo della rete. Questo però, non può non sollecitare noi <<grandi>>, a non lasciare da soli i più giovani dinanzi a tale pericolo che la massiccia frequentazione dei social media nasconde. Occorre maggior impegno per creare relazioni di fiducia che permettano alle nuove generazioni di chiedere aiuto quando è necessario.
Cordialità
Paolo Pagliani

UN’ESPERIENZA CHE NON DIMENTICHERÒ

TYP-398338-3680354-alcolizzato_gEgr. direttore, sono un dirigente in pensione che ha accettato l’invito di un amico Alcolista Anonimo, a partecipare ad una “riunione aperta” dove si svolgevano compleanni di sobrietà. Ho sentito tante testimonianze di alcolisti e familiari degli stessi, condivise e spontanee Particolarmente toccante è stata quella di una ragazza che raccontava la sua storia assieme alla mamma, per cercare di far smettere di bere il proprio papà.
Sosteneva di aver usato le buone maniere, poi i ricatti, le suppliche, affinché il loro caro incontrasse il Gruppo di A.A. Un bel giorno, stanche della situazione, l’hanno caricato forzatamente e lo hanno accompagnato al Gruppo “Speranza” di Guastalla. Alcuni interrogativi sono passati velocemente nella mente della giovane (cosa farà? cosa dirà? cosa accadrà?) e altrettanto alla svelta si sono dileguati nella certezza che lei avesse fatto la sua parte del lavoro: ora spettava solo a lui con l’aiuto degli A.A.. E’ stato proprio così vivendo un giorno alla volta. Il percorso della sobrietà, pur non essendo stato facile, è stato lungo e ricco di di contenuti ed amore. Ricco di sofferenze, ricco di quella gratuità di donarsi l’un l’altro e che li ha fatti crescere in famiglia. Ha terminato ringraziando la famiglia, la sorella, la mamma che non ha mai mollato e suo padre con gli occhi lucidi, che con la sua perseveranza ha recuperato se stesso ritrovando l’orgoglio e la stima di chi gli sta intorno. Ho molti anni ma partecipare a questa festa, come al rituale ultimo martedì di ogni mese dove tutti possono ascoltare esperienze condivise, mi fa crescere “spiritualmente”, inteso non in senso religioso ma “interiore” vedendo l’onestà, la sincerità, la solidarietà e l’amore che si respira tra i membri che da pochi giorni han smesso di bere e di chi ha oltre vent’anni di sobrietà. Credo farebbe attrazione a molti il loro Programma; io mi ritengo fortunato.
Molti cordiali saluti
Giovanni Franzoni
Alcolisti anonimi-300

Non alziamo la bandiera bianca

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Natale 2005-2 008Don Tonino Manzotti lo scorso 20 marzo ci ha lasciati, e lo scoramento inziale c’aveva indotti a ritenere chiuso il rapporto che i novellaresi avevano con Lui mantenuto per oltre 50 anni.
Ma le riflessioni seguite, le considerazioni scaturite, i ricordi delle sue parole ci hanno fatto capire che sbagliavamo ad alzare bandiera bianca, a fermarci, quasi ad arrenderci. Il messaggio che Lui ci ha trasmesso racconta la pratica della solidarietà, dell’altruismo, dell’aiuto verso chi cerca d’uscire dalla povertà, dall’indigenza, dalle ingiustizie; narra l’importanza di sostenere chi anela al riscatto, alla dignità personale, all’essere protagonista del proprio futuro, vale a dire i motivi essenziali che hanno tenuti legati i novellaresi a questo missionario straordinario, sacerdote dedicato interamente al Suo Dio, e non di meno agli uomini che gli erano affidati.
Gli stessi motivi che una quindicina d’anni a questa parte, su iniziativa di Antonella Davolio, Giampaolo Gozzi e altri (don Candido non certo fra gli ultimi) ci avevano indotti ad organizzare il pranzo annuale; motivi tuttora attuali, validi, da perseguire.
Capacitandoci del fatto che era doveroso andare avanti, assieme alle altre realtà sparse nei vari comuni della bassa reggiana, si è deciso di dar vita ad un unico gruppo “Amici di Don Tonino”, avente le finalità di continuare a sostenere le opere per le quali il nostro missionario ha dedicato un’intera vita, e di valorizzare la figura di quest’uomo straordinario nella solidarietà, nella fede, nella relazioni interpersonali, nel di dialogo, nel confronto.
Domenica 12 ottobre scorso, sotto la sapiente regia e arte culinaria dello chef Mirò (il francesismo, in questo caso,  dà un tono ad un attore poliedrico dell’arte culinaria), abbiamo così organizzato l’annuale pranzo, avente gli stessi scopi degli anni precedenti, ovvero raccogliere fondi per le “missioni di don Tonino”.
Da notare che in tantissimi (e non è un modo di dire) c’hanno spronati a continuare e a fare il pranzo. Tante offerte sono arrivate da chi non ha potuto essere fisicamente presente. A Novellara il vento della solidarietà accompagna sempre chi lavora a tenere vivo il nostro essere ”comunità solidale”
Il pranzo è andato molto bene, verrebbe voglia di dire che è andato alla “grande”. E’ stata una giornata magica. Per le emozioni che s’avvertivano. Per il filmato, targato Franco Vivi, che ha narrato le vita di don Tonino. Per la presenza della famiglia  di don Tonino, ed in particolare di Luigi, il fratello minore.
Per la presenza della autorità : vice sindaco, assessore, parroco, preti dell’unità pastorale.  Ma anche e soprattutto per la splendida partecipazione dei novellaresi, dei brescellesi, degli amici di don Tonino.
Il menù tirolesi ha colto nel segno. Che bella mangiata ho sentito dire in pratica da tutti!
Il risultato economico è stato da record. Sì da record!! Sono stati raccolti, con le offerte, quasi 3.800 € ,depositati interamente nelle casse del gruppo, in attesa di essere finalizzati al progetto che stiamo discutendo con i confratelli di don Tonino, che là in Congo stanno portando avanti le sue opere.
Una di queste opere ci piace citarla riguarda l’ampliamento delle scuole primarie della ex parrocchia di don Tonino. Altre sette aule sarebbero necessarie per dare l’istruzione alle ragazze e ai ragazzi di quel sobborgo di Bukawu. Crediamo, per quello che abbiamo già in cassa, per l’aiuto degli Alpini della sez. Valgrande (grazie all’interessamento di Davide Silvestri e Aimone Montanari), dai Soci del Rotary di Guastalla-Brescello,  per l’introito del pranzo, di poter contribuire a finanziare questo importante progetto educativo e sociale. Inoltre questa nuova parte delle scuole verrebbe intitolata a Don Tonino Manzotti. Un progetto pensiamo che sia da sposare e da attuare con l’energia e la volontà che don Tonino ci ha testimoniate.
Nel tornare al pranzo, esprimiamo un ringraziamento speciale a Miro, allo staff del Circolo Ricreativo Novellarese, Silvana Selogna in testa, agli amici brescellesi, alla CILA, ALLE CANTINE LOMBARDINI, AL CONAD A “NON SOLO CAPPELLETTI”, AL DIANA e a tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno partecipato al pranzo e ci hanno fatto capire, con il loro entusiasmo e le loro parole, che il messaggio solidale va portato avanti, con coraggio, passione, dedizione. Al prossimo anno, dunque.

Sergio Calzari

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VERGOGNA TOSSICA

vergognaHo questo problema del bere che mi fa morire dalla vergogna. Chiedo al medico che mi risponde: “Da sola non può, cerchi un gruppo d’aiuto”. Io testarda: “No, ce la farò da sola!”. Puntuale arriva la ricaduta e ancora di più la vergogna. Vedo attaccata a una parete dell’ospedale una locandina di Alcolisti Anonimi. Passo e ripasso memorizzando un numero alla volta, (di più era impossibile), che trascrivo su un foglietto ben lontana dalla locandina (non si sa mai che qualcuno capisca). Arriva il grande giorno: mi decido e vado al Gruppo. E’ situato nel seminterrato di una casa popolare. Suono il campanello e dietro di me arriva una signora; mi secca farle capire dove vado. Così invece di scendere, comincio a salire le scale controllando tutti i cognomi di tutte le porte fingendo di cercare qualcuno. Primo piano, secondo piano, (non c’è l’ascensore), terzo piano sperando che la signora si fermi ma seguita a salire, quarto piano quella strega sempre dietro e io sto sempre più male (soffro di polinevrite tossica) e sempre di più mi vergogno. Quinto e ultimo piano (io mooolto seriamente controllo i nomi alle porte e la malefica mooolto seriamente finge di credere). A voce alta dico: “Avrò sbagliato portone, sono tutti uguali”. “Sì, sì, fa quella”. Ridiscendo disperata, stanca, dolorante, distrutta. Scendo le due rampe del seminterrato e lì a ridosso delle cantine mi si aprono le porte del Paradiso. Per la cronaca ho 49 anni, sono sei che non bevo, non mi fanno più male le gambe. Qualche volta mi capita di incontrare quella signora, posso dire “buongiorno” senza vergogna ma sorrido pensando alla tanta fatica e alla figuraccia che ho fatto quella volta. Ho scoperto che parlarne in gruppo è miracoloso. In A.A., oltre alla polinevrite tossica mi hanno tolto anche la vergogna tossica: poter ridere insieme agli altri delle proprie vergogne è un vero toccasana, almeno per me. Paola

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L’alcol è un problema?
Alcolisti Anonimi
forse può aiutarti!

Gruppi di Reggio Emilia e provincia
tel. 346.303.70.00

Cantare per superare un trauma

Il percorso di ricerca di una psicoterapeuta e di una musicoterapeuta

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Palazzo Bonaretti Editore (Novellara) Tel. 0522652276

Una psicoterapeuta e una musicoterapeuta si incontrano, in questo volume scritto a quattro mani, per confrontare le loro professionalità su di un campo di intervento delicatissimo ed estremamente “forte”: una bambina, in cura dalla psicologa, è stata vittima di un prolungato abuso da parte del padre senza il conforto della madre, capace solo di lanciare messaggi di confusione e indifferenza al fatto. Da una richiesta di aiuto per tentare una collaborazione professionale sul caso in oggetto, nasce un interessante percorso di ricerca che mette in stretta relazione l’esperienza musicale – principalmente attraverso pratiche di ascolto e di espressione vocale – e il vissuto traumatico della bambina, nell’intento di riarmonizzare la sua relazione con se stessa, con l’adulto protettivo e con il mondo intero. Da un lato vengono analizzati gli elementi legati all’esperienza di abuso: i disturbi della sfera cognitiva della bambina dovuti a importanti alterazioni emotive, l’emergere in lei dei sentimenti di vergogna e di colpa, il contemporaneo affiorare nell’adulto di forme di distorsione nella percezione delle reazioni infantili. D’altro canto si ragiona sulla musica come modo – forse unico – per aver ragione dell’universo rumoroso e caotico che circonda ogni bambino dal momento della nascita. L’esperienza sonora diventa il campo di sperimentazione che gli può consentire di rielaborare suoni e rumori, di renderli quasi prevedibili e di attenuare i sentimenti di timore e di angoscia, in un gioco di previste e anticipabili soluzioni. La musica si pone quindi come uno strumento privilegiato per riportare il bambino ai suoi pensieri, per renderlo capace di gestire emozioni forti quali paura e ansia e per ridurre i suoi problemi di attenzione e di concentrazione. Alle autrici Anna Pace e Monica Maccaferri va il merito d’aver aperto la strada a un campo di ricerca di sicuro interesse e di aver fornito alcuni spunti e strumenti che potranno servire, da stimolo e da base di riferimento per sviluppare nuove ipotesi di intervento e cura.

info n. 349-3974777

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SOTTOSCRIZIONE POPOLARE A FAVORE DEL PORTICO

Ex Jugoslavia, Serravalle di Chienti, Alba, San Giuliano di Puglia, Sant’Agostino Ferrara. Queste località sono state oggetto, dal 1993 ad oggi, di straordinarie iniziative di solidarietà promosse dal mensile novellarese IL PORTICO che attraverso sottoscrizioni popolari, ha raccolto fondi poi destinati alle popolazioni colpite da guerre e calamità naturali. 

Oggi è  IL PORTICO, che da 31 anni entra nelle case di tutti i novellaresi, ad aver bisogno del vostro aiuto e della vostra solidarietà. Sappiamo bene, che non è il momento più favorevole per promuovere una  sottoscrizione popolare ma non ci restano altre strade, se vogliamo garantire l’uscita del giornale sino al 31 DICEMBRE 2013, sperando che il prossimo sia un anno migliore. Sino ad oggi, gli inserzionisti, ai quali va un vivo e sentito ringraziamento, ci hanno sostenuto convintamente riconfermandoci la loro fiducia anche per l’anno in corso. Qualcuno, purtroppo, a causa della grave crisi economica che ha colpito tutti i settori, non ha potuto fare altrettanto. Anche a loro va comunque il nostro sincero ringraziamento. Contiamo pertanto sulla sensibilità e sulla solidarietà di tutti i novellaresi ai quali rivolgiamo l’invito a sostenerci nella convinzione che il nostro mensile sia letto, apprezzato ed atteso e rappresenti ormai parte della storia di tutta la comunità novellarese. GRAZIE.

P. la redazione Paolo Paterlini

IBAN – IT45M0538766400000001412105
Banca Popolare Emilia romagna agenzia di Novellara

Sottoscrizione ilportico1024

Nuova sede per gruppo aiuto psiconcologico “Angolo Oasi”

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Il gruppo di mutuo aiuto psiconcologico Angolo Oasi di Novellara, nell’augurare a tutti i lettori de “Il Portico” serene e gioiose festività e un buon 2013, coglie l’occasione per comunicare l’indirizzo della nuova sede: Via E. De Nicola n° 24.
Gli incontri, aperti a tutti, si svolgono come di consueto il primo e terzo lunedì di ogni mese.