Danni al comparto agricolo per neve e blackout: a Novellara un tavolo operativo per fare il punto della situazione

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Nella mattinata di lunedì 9 marzo a Novellara si sono riuniti nella sala civica del Comune di Novellara decine di agricoltori, associazioni di categoria e istituti bancari per incontrare il Giorgio Vencelsai direttore Generale di SGFA, la società gestione fondi agricoli di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) per conoscere le modalità di accesso a garanzie e crediti da parte dell’istituto pubblico.
L’incontro, rivolto a tutto il distretto della bassa reggiana, è stato promosso dal Comune di Novellara in collaborazione con Provincia di Reggio e con la senatrice Leana Pignedoli ed ha visto intervenire il Sindaco Elena Carletti, il Presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi, il consigliere provinciale delegato all’agricoltura Alessio Mammi, e l’onorevole Leana Pignedoli, vice presidente della commissione agricoltura in Senato.
14 milioni di euro, la stima presunta dei danni subiti al comparto agricolo nella Provincia di Reggio Emilia, dopo la nevicata del 5/6 febbraio scorso. In queste stime la bassa reggiana emerge per il  duro colpo subito alle serre proprio ad inizio del ciclo produttivo. L’incontro aveva l’obiettivo di offrire risposte concrete ed operative per garantire ai produttori agricoli, che in particolare per Novellara si dedicano alla coltivazione dell’anguria de.co un possibile accesso al credito per garantire liquidità e operatività.

L’ INGANNO SUGLI OGM

L'Inganno a Tavola Le bugie delle industrie e dei governi sulla sicurezza dei cibi geneticamente modificati.

L’Inganno a Tavola
Le bugie delle industrie e dei governi sulla sicurezza dei cibi geneticamente modificati.

Caro direttore, sono consapevole di trattare un argomento delicatissimo, scabroso e controverso ma certe verità devono essere poste a conoscenza di concittadini (molti).
Da decenni la bilancia agroalimentare italiana è in deficit fisso in quanto oltre ad importare metà delle carni e del grano, oltre a pomodori ed olio di oliva, quasi tutto il parco zootecnico italiano (bovini, suini, polli) è alimentato con soia estera e questa è per l’ 85% Ogm. Anche per il mais essenziale per alimentare il bestiame, siamo arrivati al 35% ad importare ciò che ci necessita. La guerra santa agli Ogm, ci costa, paragonati alla Spagna che li ha adottati, circa un miliardo di euro; loro producono 110 Q.li in media per ettaro con semi di granoturco migliorati mentre noi e la Francia 78 e 80 q.li. Le campagne consolatorie che ci propinano in molti narrano, però, che, se un alimento è fatto in Italia, questo è più buono, più sano e più giusto. Mi sembra però che siano le stesse pubblicità che ci fanno vedere delle barche a vela che solcano le autostrade o dei delfini che nuotano al fianco delle nostre autovetture: sono metafore, sono slogan pubblicitari ma noi, invece, crediamo davvero che gli asini volano. Ma non è così: il mais italiano, benché prodotto da noi, non è migliore di quello che ci perviene da fuori (soprattutto se quello che ci arriva dall’ estero è mais Ogm). Siamo accanitamente contrari agli Ogm ma lo stesso Ministero dell’ Agricoltura ammette candidamente che senza mangimi Ogm, crollerebbe l’ intera zootecnia nazionale. Quindi quasi tutto il latte, yogurt, formaggi, salumi, prosciutti e carni, anche di derivazione Dop ed Igp italiane, derivano da animali nutriti con Ogm; (nel 2013, oltre alla totalità della soia, anche un terzo del mais mondiale era Ogm (Monsanto), prossimamente pure riso e patate BASF). Quindi gli Ogm li mangiamo quotidianamente ma chi li avversa, è terrorizzato dalla possibilità che i nostri imprenditori agricoli si producano in azienda gli stessi mangimi che devono invece acquistare da cooperative o da imprese private. Questa è una politica miope e pericolosa, che danneggia sia gli imprenditori agricoli, tanto quanto danneggia i ricercatori pubblici italiani e, contemporaneamente, strizza l’ occhio alle grandi multinazionali che continuano indisturbate a gestire il 90% dei mangimi importati a danno delle nostre aziende e dello sviluppo economico del Paese. In queste condizioni al prossimo Expo di Milano dove il tema sarà <<Nutrire il pianeta>>, noi avremo davvero poco da <<exporre>>.
  Cordialità
 Paolo Pagliani
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