La guerra e i sentimenti degli aggrediti

È la sera del dieci di marzo, con Paolo Paterlini ci siamo dati appuntamento per andare ad ascoltare e a raccogliere il pensiero, le valutazioni e i sentimenti di una Famiglia ucraina che vive da noi da parecchi anni.

Sono le 19,00, saliamo al terzo piano di una palazzina dell’Abicoop in Via Togliatti, ove la Famiglia risiede come assegnataria di un alloggio di detta Cooperativa. Siamo accolti con garbo e senza inutili riverenze. L’alloggio è ben disposto e arredato in modo conveniente.
La famiglia è composta da una signora anziana, dalla figlia e da due delle sue tre figliole.
La terza non abita con loro, e non è presente all’incontro perché al lavoro. Le due figlie, spigliate e affabili, sono maggiorenni e lavorano come operaie in imprese di Novellara. Sono anche presenti Giulia e David, lei di trentuno anni e il suo bambino di otto, appena giunti dall’Ucraina, da Kiev. La particolarità che ci fa piacere cogliere è che la donna e il bambino sono stati accolti nonostante non abbiano vincoli di parentela con gli ospitanti. Quando si parla di solidarietà, questo ne è un piccolo-grande e significativo esempio. Ci presentiamo e dopo i primi convenevoli la conversazione diventa via via più facile e spontanea. Natalia, la madre, è la figura centrale della Famiglia: fa l’operatrice sociosanitaria da oltre vent’anni, in specie nei servizi domiciliari. La due figlie presenti: Anna e Laura, sono nate in Italia, e sono italiane a tutte gli effetti o meglio novellaresi doc: sciorinano un dialetto alla Sergio Subazzoli. La più grande: Vittoria (30 a.) è nata in Ucraina, ed è lei che ha fatto il viaggio insieme alla madre per venire da noi. L’argomento per il quale siamo lì, la guerra nella loro patria, coinvolge emotivamente tutta la famiglia e le due ragazze non hanno remore ad affrontarlo, tanto è il bisogno di parlarne, di fare uscire le loro ansie, paure e preoccupazioni. Hanno le idee chiare e le espongono con naturalezza e forte partecipazione. Anna, ad esempio, alla precisa domanda di Paolo relativa a cosa ne pensano del loro presidente Zelensky, afferma senza mezzi termini: “Siamo fiere del nostro presidente. Finora si è mosso con coraggio e ci ha ben rappresentato. Ovviamente ha fatto quello che poteva, ma ha dato fiducia e ci ha aperta la porta della speranza”. Laura: “Sono in collegamento con amici che vivono in Ucraina e che ora sono a combattere per la libertà, la nostra libertà che è anche la vostra, quella dell’occidente. I miei amici hanno paura dei russi, ma non scappano perché difendono degli ideali in cui credono fermamente:” Entrambe: “L’Ucraina non si arrenderà così facilmente. Sarà una lunga guerra, per noi la libertà è irrinunciabile.” Natalia dice di non riuscire più a guardare la televisione: “Ogni volta che la guardo piango”. Poi in modo deciso afferma: “L’Ucraina è stata svenduta da una vecchia classe dirigente corrotta, dispotica e senza onore. Ma nessuna nazione ha fatto niente per l’Ucraina. Lasciare mano libera a Putin in Crimea prima e nel Donbass dopo ha aperto le porte verso la nostra nazione.
Ma attenzione Putin non si fermerà a prendere Kiev e il resto del nostro Paese. Vorrà ancora e ancora tanto altro.” La signora Giulia, l’ospite appena giunta dalla zona di guerra, ci racconta, grazie alla traduzione di Laura, del loro a dir poco travagliato viaggio: “Mio marito è andato volontario al fronte in Donbass. Prima di partire ci ha messo su di un convoglio che ci ha portano prima a Bratislava (Slovacchia) poi in Italia. E’ stato un viaggio interminabile con il cuore in subbuglio, verso l’ignoto, lontani da casa, dagli affetti, da mio marito. Lui prima di darci l’ultimo abbraccio ci ha detto che andava a combattere per la giustizia e per il nostro diritto a vivere liberi: <voi andate in occidente e, qualsiasi cosa accada, non scordatevi mai che l’Ucraina è la vostra patria e che la libertà se verrà perdura andrà riconquistata.” Mamma mia, che forza d’animo!! Paolo chiede a Laura e Anna come si trovano in Italia e qual è il loro destino e quali sono i loro sogni: “A noi piace stare in Italia. A Novellara conosciamo tante persone, abbiamo il lavoro, viviamo bene. Siamo fortunate ad essere qui. L’Ucraina l’abbiamo dentro nel cuore, ma è l’Italia il nostro destrino, il nostro futuro e ora la nostra terra.” Natalia, invece, vorrebbe poi ritornare in Ucraina. “Là ho una piccola casetta e un po’ di terra intorno per farci l’orto e qualche piccola produzione agricola. E’ là che vorrei poter trascorrere quello che la vita mi vorrà ancora concedere.” Sono le otto di sera.
E’ ora di andare. Scattiamo qualche foto. David sorride, come tutti i bimbi quando hanno vicino la mamma e si sentono in un ambiente protetto. E pensare che al mondo c’è chi fa piangere i bambini.

Paolo Paterlini
Sergio Calzari

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