Voglia di vita

Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?
(Mario Luzi)

Foto Mauro Storchi

di Don Giordano Goccini

È partita la giostra del Natale: le luci, la musica, le vetrine, le offerte. Dopo l’astinenza del 2020 che ci ha costretti in casa, finalmente possiamo tornare a goderci – con responsabile moderazione – tutti i rituali del tempo natalizio. Di cui il presepe, la Messa di mezzanotte, e la nascita di Gesù sono rimasti solo un’appendice marginale per pochi affezionati.
In pochi decenni una nuova ritualità si è imposta nelle nostre vite. Un nuovo calendario che non ha il suo centro nella notte del 25 dicembre, ma nel venerdì nero, il black friday degli sconti imperdibili. Nuovi templi sacri hanno surclassato le nostre belle chiese: sono i centri commerciali, moderni santuari dove peregrinare in adorazione di emblemi molto luccicanti e poco necessari. Una nuova liturgia che occupa ogni istante della vita e che attraverso cellulari e pc penetra in ogni situazione, proponendoci offerte imperdibili per acquistare ciò di cui non sentiremmo affatto bisogno. Il tutto condito dall’euforia generale dei numeri della ripresa, del Pil che risale, di un nuovo (piccolo) miracolo italiano!
Abbiamo davvero bisogno di tutto questo? Dopo quasi due anni di pandemia, migliaia di morti partiti senza un saluto e un terzo dell’umanità senza vaccini né cure, è proprio necessario consegnare i nostri cuori e il nostro tempo a questa isteria collettiva, che ci fa sentire in ansia se la vigilia di Natale non abbiamo ancora trovato qualcosa da regalare alla zia (che, ahimè, ha già tutto)?
La verità è che, sì, ne abbiamo bisogno! Ne sentiamo il bisogno! E il digiuno dello scorso anno, invece di liberarci, ce ne ha fatto sentire ancora di più il bisogno. E senza nemmeno pensarci tanto, ci buttiamo a capofitto, travolti dalla nostra voracità. C’è una mancanza dentro di noi che chiede di essere colmata. C’è un’attesa che chiede risposta, una fame d’infinito. È talmente profonda da essere inafferrabile, abissale, immensa. È la mancanza di Vita che provano tutti i viventi. Un’invocazione di pienezza che accompagna i nostri giorni così frammentati e parziali. È questa mancanza che ci fa temere persino negli attimi di felicità, rammentandoci che passeranno presto. È lei a farci sentire che ogni conquista non basta mai.
Quando girovaghiamo per vetrine abbagliati dalle luci e storditi dalle réclame è quella mancanza che stiamo cercando di colmare. È quell’attesa profonda che ci guida da un’offerta all’altra, con l’ansia di perdere qualcosa, di non riuscire ad accalappiare tutto il necessario. Ma non basteranno i magazzini dei centri commerciali (e il plafond della carta di credito, che talvolta ci riporta alla realtà) a colmare il nostro vuoto. Potrebbero invece aiutarci alcune proposte a buon mercato, ma oggi poco pubblicizzate.
Potrebbe aiutarci ritrovare il gusto della cura delle relazioni. Utilizzando tutto l’armamentario digitale che la pandemia ci ha costretto a far nostro, possiamo raggiungere anche persone lontane e sole.
Potrebbe aiutarci aprire gli occhi e il cuore a chi ha bisogno. Spezzandolo con chi ha fame, il pane che mettiamo sulla nostra tavola ritrova un sapore profondo e autentico, la sua vera fragranza.
Potrebbe aiutarci entrare nel sacrario della nostra coscienza, là dove questa mancanza si fa davvero sentire – a volte con dolore – e, seppur soltanto a tratti, si svela e acquista contorni e fisionomia, aprendo nuove possibilità di essere accolta e colmata.
Potrebbe aiutarci entrare in chiesa e lasciarci colmare dal mistero di Dio. Ascoltare di nuovo il racconto dell’onnipotente dei cieli che si fa bambino sulla terra per condividere questa nostra vita umana. Buon Natale.

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